Scrivere di se stessi richiede coraggio.

O almeno quando intendiamo davvero andare in profondità, quando partiamo per un viaggio senza sapere dove ci porterà. Ma siamo determinati ad andare avanti, pronti alle rivelazioni che arriveranno.

Lo racconto spesso nei corsi quanto sia stato spiazzante per me scrivere la mia autobiografia.

Da editore da ex editore, con tanti anni di lavoro nella predisposizione di piani di opere, ho pensato subito di pianificare anche quello che stavo per  scrivere.

Mi ero iscritta alla Lua – la Libera Università dell’ Autobiografia – e la conclusione dell’anno accademico per diventare cultrice in autobiografia prevede e richiede la consegna della propria autobiografia.

E questo è indispensabile. Parlare di autobiografia senza averla scritta è diverso, resti in superficie se non ti sei davvero sporcato le mani con quel tipo d’inchiostro.  Dopo che hai intrapreso questo viaggio narrativo ti rendi conto davvero che cosa voglia dire e allora hai anche un modo diverso di trasmetterlo alle altre persone, a chi ha ancora dubbi, a chi non sa da dove partire e se valga davvero la pena. 

Nessun problema – mi dicevo – che cosa mai ci vorrà? Organizzerò il lavoro, scriverò: è il mio mestiere. 

Ideai un indice completo e ben strutturato. So quanto sia importante procedere con uno schema  preciso per non disperdersi poi a opera iniziata. 

Ma quando narri te stesso arriva, improvviso e potente, uno strano vento che ha l’unico scopo di scompigliare le carte.

Andò così. Quello che avevo scritto mi apparve finto: la scrittura non mente mai.

Entrai in crisi: Che cosa dovevo fare di diverso?

Quale aspetto non aveva funzionato? Il tempo passava, si avvicinava la scadenza per la consegna del lavoro. Potevo buttare via tutto e ricominciare? Lo feci. Allora dimenticai tutto, anche il mio lavoro. Ricominciai a scrivere la mia storia, la mia autobiografia, senza nessun appiglio. Decisi di lasciarmi andare alla narrazione, di guardarmi con occhi onesti per quanto riuscissi a farlo.

Promisi a me stessa di accettare tutto quanto sarebbe emerso.

Consegnai la mia storia: Ti aspetto qui la intitolai. 

Scrivere la propria storia significa addentrarsi in un labirinto. Strade intricate da percorrere, senza una mappa, senza un traguardo certo.

La magia però accade. Scrivendo la strada si rivela, i muri cadono e del labirinto inizi ad intravedere l’uscita. Non solo. Ti troverai su di una collina, dove soffia il vento che pulisce l’orizzonte.
Vedrai dispiegarsi da lontano la tua vita, ti osserverai vivere: scrivendo.
scrittura come autoanalisi e cura
Scrivere la propria storia significa addentrarsi in un labirinto. Strade intricate da percorrere, senza una mappa, senza un traguardo certo.
La magia però accade.

 

Possiamo dire senza alcun dubbio che la scrittura di sé sia una forma di autoanalisi. Non ci sono dubbi. Non a caso la psicologia e parte della psichiatria ne fa uso da anni, da secoli oserei dire, anche senza che sia stata definito in modo preciso il suo ruolo.

Certo, oggi la medicina narrativa ha rappresentato un grande passo avanti. La raccolta della storia del paziente ha una grande valenza sotto svariati punti di vista e dona un apporto incredibile sia al medico e ai sanitari che alla famiglia.

La scrittura di sé è anche cura di sé.

Intanto cura della propria storia. La scrittura salva la memoria.

Ma è anche cura vera e propria dell’ansia, dell’inquietudine, della confusione. La mia autobiografia mi ha portato nuova lucidità e una comprensione diversa della mia vita e delle relazioni.

Scrivere di se stessi, dedicarsi all’analisi dei propri pensieri e sentimenti ma ancor più alla propria autobiografia è importante per la nostra consapevolezza e quindi salute mentale e anche fisica. Questo mi spinge a dedicare parte del mio lavoro  alla scrittura della propria storia e alla scrittura consapevoleA sollecitare le persone perché scrivano di sé, recuperino la preziosità del vissuto.

In aprile, due giorni dedicati all’autobiografia

Quest’anno ci sarà un evento, un corso di due giorni – il 6 e il 7 aprile – in un luogo bellissimo in provincia di Lecco, l’Oasi di Galbusera Bianca.

Due giorni dedicati alla propria storia: guiderò i partecipanti in modo che possano porre le basi per scrivere di sé, per conoscersi per fare una vera autoanalisi. Un’esperienza capace di portare una svolta nella vita di ciascuno di noi.

Se vuoi avere informazioni più dettagliate vai alla pagina NARRA TE STESSO, RINNOVA LA TUA STORIA. 

Compila il format che troverai nella pagina e ti darò tutte le indicazioni di cui hai necessità. 

 

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