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Scrivere di sé richiede coraggio e desiderio di introspezione. Si tratta di una pratica che può portare davvero benessere e consapevolezza in vari ambiti della nostra vita: nelle relazioni, nella professione e anche nella nostra comunicazione. Ci sono dei momenti in cui emerge forte il desiderio di regalarci uno spazio e un tempo per intraprendere questa modalità di scrittura. Immagina di partire per un viaggio senza sapere dove ti porterà. La cosa certa è che avrai numerose restituzioni importanti per la tua quotidianità. Non solo, se ti senti in una fase di confusione o di disagio, ecco, inizia a scrivere di te. Vedrai che sarà un’esperienza unica a cui mostrerai sempre riconoscenza. 

Che cos’è la scrittura di sé?

Scrivere di sé: da dove partire? Si tratta di una domanda più che lecita. Ci sono tante forme e tante modalità. La prima e più semplice è quella di tenere un diario di ciò che ci accade ma soprattutto di come ci sentiamo in seguito agli accadimenti, quali emozioni proviamo e quale sentire è dominante nella nostra giornata. Potremmo dedicarci alla scrittura autobiografica scrivendo la nostra storia o un periodo che sentiamo il bisogno di chiarire, analizzare, rivedere.

Quando iniziamo a raccontare di noi entriamo nella dimensione dell’osservazione, ci scostiamo un passo da quello che viviamo, dai pensieri, dalle emozioni per guardarci agire, vivere. Siamo più obiettivi, la mente si fa più chiara e riesce a cogliere aspetti che il solo pensiero non è in grado di fermare e analizzare. Mentre ci narriamo siamo dentro di noi (come personaggio narrato) ma anche fuori (come narratore): qui si compie un atto fondamentale per una sempre più profonda acquisizione di consapevolezza. 

Si tratta di un modo di scrivere che, se praticato con autenticità, è in grado di metterci a nudo di fronte a noi stessi. Lo racconto spesso nei corsi quanto sia stato spiazzante per me scrivere la mia autobiografia che è diventata un libro dal titolo Ti aspetto qui. Non è stato semplice ripercorrere alcuni momenti ma oggi ringrazio di averlo fatto perché proprio scrivendo la mia storia ho compreso molte situazioni che pesavano sul mio vissuto: posso dire che sia stata una liberazione, una forma di alleggerimento.

La mia esperienza come cultrice di autobiografia

Quando ho iniziato la stesura della mia autobiografia, sono caduta in una trappola: il fatto che fossi stata editore e che praticassi la professione di editor, con tanti anni di lavoro nella predisposizione di piani di opere, mi ha portato a pensare subito di pianificare anche quello che stavo per scrivere. Sono partita creando un indice, suddividendo i capitoli e stabilendo quale contenuto avrei narrato pagina dopo pagina. Niente di più sbagliato. Scrivere di sé significa essere e sentirsi liberi di lasciarsi andare al flusso creativo. Devi essere pronto ad accogliere quello che emergerà: tu inizia a raccontare e la scrittura saprà dove portarti. Certo, dovrai metterti in gioco con molto coraggio. 

Mi ero iscritta alla Lua – la Libera Università dell’Autobiografia – e la conclusione dell’anno accademico, per diventare cultrice in autobiografia, prevede e richiede la consegna della propria autobiografia.

E questo è indispensabile. Parlare di autobiografia senza averla scritta è diverso, resti in superficie, se non ti sei davvero sporcato le mani con quel tipo d’inchiostro. Dopo che hai intrapreso questo viaggio narrativo, ti rendi conto di che cosa voglia dire. A questo punto hai un modo diverso di trasmetterlo alle altre persone, a chi ha ancora dubbi, a chi non sa da dove partire e se valga davvero la pena. 

Quando narri te stesso arriva, improvviso e potente, uno strano vento che ha l’unico scopo di scompigliare le carte.

Andò così la mia autobiografia: quello che avevo scritto mi apparve finto. La scrittura non mente mai. Se il contenuto non è autentico stride. Entrai in crisi. Che cosa dovevo fare di diverso? Non lo sapevo. Iniziai a girare attorno a me stessa, mi persi nei pensieri. Come se non volessi davvero intraprendere un percorso per paura di trovare scomode verità.

Quale aspetto non aveva funzionato? Il tempo passava, si avvicinava la scadenza per la consegna del lavoro. Potevo buttare via tutto e ricominciare? Lo feci. Ricominciai a scrivere la mia storia, la mia autobiografia, senza nessun appiglio. Decisi di lasciarmi andare alla narrazione, di guardarmi con occhi onesti per quanto riuscissi a farlo.

Promisi a me stessa di accettare tutto quanto sarebbe emerso. Così terminai il libro, quello vero. Quello che mi ha aperto gli occhi ma, in modo particolare, mi ha permesso di toccare il flusso vitale in cui siamo immersi, di sentirmi davvero viva, parte di un mondo e di una grande storia. Anche questa è una delle meraviglie dello scrivere di sé: ci permette di capire che non siamo soli.

Scrivere di sé: entrare in un labirinto

Scrivere la propria storia significa addentrarsi in un labirinto. Strade intricate da percorrere, senza una mappa, senza un traguardo certo.

La magia però accade. Scrivendo la strada si rivela, i muri cadono e del labirinto inizi ad intravedere l’uscita. Non solo. Ti troverai su di una collina, dove soffia il vento che pulisce l’orizzonte.
Vedrai dispiegarsi da lontano la tua vita, ti osserverai vivere: scrivendo.
scrittura autobiografica
Scrivere la propria storia significa addentrarsi in un labirinto. Strade intricate da percorrere, senza una mappa, senza un traguardo certo.
La magia però accade.

 

Le caratteristiche della scrittura di sé

Possiamo dire che scrivere di sé dona una serie di benefici che traiamo dal dedicarci a questo tipo di scrittura.

 

Forma di autoanalisi

Senza alcun dubbio, la scrittura di sé è una forma di autoanalisi. Non a caso la psicologia e parte della psichiatria ne fanno uso da anni, da secoli oserei dire, anche senza che sia stato definito in modo preciso il suo ruolo. Per esempio, “la lettera a se stessi” è una scrittura di sé che aiuta a stabilire un contatto con il proprio stato d’animo, con il vissuto. In molti casi, ha consentito un vero e proprio sblocco delle emozioni limitanti permettendo di osservare con chiarezza e consapevolezza una certa situazione di dolore, disagio, malattia o confusione. Ti consiglio la lettura dell’articolo Lettera a se stessi: una vera scrittura di benessere.

Medicina narrativa

La medicina narrativa è una delle applicazioni della scrittura di sé di cui si è riconosciuto ormai il grande valore. La raccolta della storia del paziente ha una grande valenza sotto svariati punti di vista e dona un apporto incredibile sia al medico, ai sanitari che alla famiglia mentre assiste i propri cari. La narrazione diventa uno strumento basilare nell’analisi della malattia e nel percorso di cura. Per chi avesse voglia di approfondire questo argomento, il testo punto di riferimento è “Medicina narrativa. Onorare le storie dei pazienti” di Rita Charon.

Cura di sé e memoria

Scrivere di sé significa avere cura della propria storia. La scrittura salva la memoria del vissuto. Se abbiamo sempre consapevolezza del nostro vissuto, sappiamo guardare in modo diverso al presente e progettare il futuro con molta più energia e lucidità. Non ci soffermiamo mai abbastanza a pensare quanto sia importante la nostra memoria: noi siamo la nostra memoria, siamo quello che abbiamo imparato, le lezioni che gli sbagli ci hanno impartito, siamo la gioia e la felicità e l’amore che abbiamo provato. Salvare tutto questo grazie alla scrittura vuol dire rendere onore alla nostra stessa esistenza.

 

Scrittura anti ansia

In molti casi, scrivere diventa una modalità di supporto in alcuni stati d’ansia. L’argomento è stato affrontato, sviscerato e dimostrato da Pennebaker nel suo lavoro e in testi come Il potere della scrittura.

Scrivere ci aiuta anche a tenere a bada l’inquietudine, la confusione. Posso dire che scrivere la mia autobiografia mi abbia portato nuova consapevolezza e una comprensione diversa della mia vita e delle relazioni.

Scrivere di sé, dedicarsi all’analisi dei propri pensieri e sentimenti ma ancor più alla propria autobiografia è importante per la nostra consapevolezza e quindi salute mentale e anche fisica. Questo mi spinge a dedicare parte del mio lavoro alla scrittura della storia personale e alla scrittura consapevole. A sollecitare le persone perché scrivano di sé, recuperino la preziosità del vissuto.

Ti piacerebbe intraprendere questo percorso?

Se vuoi sperimentare la scrittura di sé ecco alcuni consigli per te.

Segui il mio account Instagram dedicato alla scrittura terapeutica.

Esiste anche un gruppo Fb – Scrittura Terapeutica Vision – in cui troverai molti esercizi da praticare subito.

In ogni caso ti invito a visitare la mia pagina del Writer Coach.

Narrare se stessi: ecco da dove iniziare

Ti consiglio questo video in cui parlo di come e perché iniziare una scrittura autobiografica. Sono certa che ti potrà interessare. Buona scrittura.

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