
Scrivere è vivere, vivere è cambiare
Questa mattina, come faccio spesso, sono andata a camminare molto presto.
Ero immersa in uno scenario vivido e potente: il mare di cui non vedi confine, l’aria che vivifica, ripulisce, ossigena. Il colore del cielo che piano piano prende forza. E noi. Essere umani. Parte di tutto questo, dell’energia che ci circonda. Per certi aspetti, come eredi di un patrimonio incalcolabile, abbiamo il dovere di essere quelli che siamo, alla nostra massima potenza, nella forma migliore.
Allora ho fatto un pensiero: è illusorio credere di conquistare la propria felicità, il benessere senza alcuna difficoltà, senza superare ostacoli, senza dire addio, senza tagliare ciò che deve essere tagliato.
Che cosa intendo? Stiamo bene quando siamo quelli che siamo, quando possiamo realizzare la nostra natura profonda.
Scrivere è vivere: la scrittura ci aiuta e ci supporta in questo cammino, verso la presa di coscienza della nostra identità.
Scrivere è vivere: la scrittura ci permette di analizzare la vita che viviamo, di guardarci vivere, di far emergere i compromessi, le vigliaccherie, le paure. Ma anche i talenti, i desideri puri, i valori, la nostra profonda bellezza.
La scrittura consapevole scende, scende in profondità.
Ci sono molte persone che non riescono a scrivere, mi dicono che hanno un blocco. Non intendo il blocco dello scrittore, qui siamo in un diverso ambito dello scrivere. Si tratta di quel blocco inconscio che fa resistenza, che non vuole andare oltre perché spesso la verità pesa, innesca la necessità di compiere azioni che porterebbero grandi o piccoli terremoti nella quotidianità.
Scrivere è vivere: quando siamo onesti e ci lasciamo andare all’autenticità, per quanto sia possibile. La scrittura interpreta la nostra vita, la restituisce più cruda e tagliente; davvero ci permette di guardarci dritto negli occhi. Poi si tratta di mettere in atto, di portare nella realtà ciò che siamo. Pensare che sia facile che sia indolore è illusione. O almeno nella maggior parte dei casi.
Seguire per esempio una scelta professionale, cambiare lavoro, lasciare un posto sicuro per inseguire un progetto richiede coraggio e decisione. Significa scontentare qualcuno, magari anche entrare in conflitto e molti questo non lo affrontano, non lo accettano, pensano di non avere la forza per sostenerlo. Eppure, è la via della crescita.
Scrivere è vivere: scrivere di un luogo in cui viviamo e di un luogo in cui vorremmo vivere e avere ben chiaro dove staremmo bene, dov’è la nostra dimensione. Ma come fare? Come si fa a lasciare un luogo? E allora restiamo, vagheggiando il giorno in cui saremo liberi, che so, quando andremo in pensione, quando i figli di sposeranno, quando avremo un nuovo lavoro.
Una cosa è chiara: non lo faremo. Nella maggioranza dei casi, non lo faremo.
La decisione per il proprio benessere è da prendere oggi.

La vita o si vive o si scrive. Io non l’ho mai vissuta se non scrivendola.
Scrivere è vivere: amando se stessi
Siamo egoisti? Sì.
Dobbiamo essere egoisti: non vuol dire non tenere conto delle implicazioni, delle responsabilità, delle tempistiche che magari significano attendere l’evoluzione di una situazione familiare o la chiusura di impegni. Agiamo sempre con lungimiranza e strategia, certo.
Ma intendo quell’egoismo che è amore verso se stessi. Come doniamo gioia, energia, felicità agli altri se non lo siamo noi stessi? Se ci costringiamo ogni giorno a fare scelte che non sono nostre ma delle convenzioni, della famiglia degli altri?
Scrivere ti restituisce come d’incanto immagini dimenticate, verità che riprendono colore. Come una mappa la scrittura ricostruisce e ti indica la via. Quanta strada, parola dopo parola. Emozione dopo emozione. Quanta restituzione di esistenza che si proietta nel futuro.
Scrivere è vivere: scrivi di te, di come stai, di come vorresti stare e poi trai le tue conclusioni. La scrittura ti mette a nudo, scegli con che abito poi vuoi rivestirti.
La vita che ci appartiene si raggiunge superando ostacoli, mettendo in conto che qualcuno soffrirà: non agire per non far soffrire significa restare bambini, il distacco del figlio è sempre doloroso per il genitore, ma è necessario. Si raggiunge – quella vita elettrizzante e energizzante – superando ostacoli, lasciando dietro a sé lamentele e recriminazioni. Affidandosi anche alla scrittura che ci rivela chi siamo senza pietà. “La vita – scrisse Pirandello – o si vive o si scrive. Io non l’ho mai vissuta se non scrivendola”. Se desideri approfondire questi argomenti, ti consiglio il mio libro “Scrivere per guarire“, in cui troverai molte sollecitazioni utili per entrare nella dimensione della scrittura terapeutica.
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E… se volessi scrivere il libro sulla mia vita… e non so da dove cominciare??