Scrivere e parlare: con quali parole? 

Quando scriviamo non usiamo tutto il nostro vocabolario, tutte le parole che il nostro cervello contiene.

Nel 2016 Byrna Rene – editor, book strategist americana – scrive che la maggior parte delle persone ha un vocabolario di “comfort-zone” di circa 20.000 parole, con un database più grande e “passivo” di circa 40.000 parole. Pare che le prime 25 parole del nostro vocabolario attivo siano utilizzate nel 33% della nostra scrittura quotidiana e le prime 1.000 parole sono usate nell’89%.

Che cosa significa?

Ci sono delle parole migliori, più creative magari anche più nostre ma dobbiamo uscire dal recinto della nostra abitudine e programmazione mentale.

Ci sono parole che sono nostre, che usiamo di solito, che sono entrate nella nostra espressività. Non trovo che questo sia del tutto negativo nel senso che alcune nostre espressioni possono addirittura far parte di un brand, possiamo avere  un mantra che ripetiamo spesso per esempio e che ci rende riconoscibili ai nostri lettori.

Ci sono poi parole collettive, entrate nell’uso comune. Pensiamo per esempio ad una parola come storytelling diventata d’ uso comune a volte anche non sempre in modo corretto.

Come facciamo ad uscire da questa confort zone delle parole?

scrittura come autoanalisi e cura

Dovremmo spingerci a cercare parole che esprimano in modo più profondo i concetti, che colgano la sensibilità, la sfumatura di quello che vogliamo comunicare.

Per prima cosa dobbiamo cercare le sfumature dei pensieri, dei concetti: questo ci permette di andare oltre, di andare in profondità. Non limitarti a dire o scrivere una cosa come han sempre fatto tutti.

Il nostro messaggio deve essere semplice e chiaro ma questo non significa scrivere sempre utilizzando le stesse parole, anzi, dovremmo spingerci a cercare parole – pur sempre nella semplicità – che esprimano in modo più profondo  la sensibilità, la particolarità di quello che vogliamo comunicare.

“Oggi ho fatto il mio lavoro” può diventare “Oggi mi sono dedicato al mio lavoro” con una scelta del verbo meno scontata.

Byrna Rene ha parlato e scritto di 5 modi per superare i nostri limiti e scegliere consapevolmente le parole giuste per la nostra scrittura.

5 modi per scegliere e scrivere le parole giuste

 

 

 

  1. Prestare attenzione: individuiamo le nostre parole confort. Se indichiamo sempre una nuova avventura come “stimolante” forse su questo dovremmo lavorare. O se iniziamo sempre molte frasi con “per quanto riguarda”. Possiamo modificare quello che conosciamo.
  2. Fare una lista: importante è fare una lista sulle parole più usate. Meglio lavorare su una parola per volta.
  3. Leggi generi letterari diversi da quello a cui ti dedichi di solito: questo apre nuovi orizzonti e introduce ispirazioni nel nostro vocabolario
  4. Compra un dizionario dei sinonimi. Byrna scrive “Un thesaurus vecchio stile è uno strumento favoloso per trovare parole nuove e interessanti per sostituire i tuoi vecchi standard logori.”
  5. Una parola al giorno: puoi aprire il dizionario a caso scegliere una parola e utilizzarla durante il giorno per radicarla nella memoria. Più parole utilizzeremo e più allargheremo il nostro vocabolario.

Quando conversiamo possiamo spiegare quello che intendiamo con l’aiuto della mimica, della gestualità, possiamo ricercare parole nel corso della conversazione ma quando scriviamo dobbiamo cercare il termine giusto, la parola perfetta – le mot juste di Flaubert – così doneremo al lettore il meglio di noi e della nostra ricerca.

 

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