scrittura terapeutica

Scrittura terapeutica: possiamo davvero affermarlo? Non ci sono dubbi. La scrittura, attraverso diverse modalità e pratica,  è una grande terapia nel senso che guarisce i blocchi, le paure, ci aiuta ad essere consapevoli di noi stessi. Pensiamo soltanto, per esempio, alla medicina narrativa è assodato che porti grandi benefici sia al paziente sia a chi se ne prende cura instaurando un rapporto diverso e più proficuo ai fini della guarigione. 

Dal greco therapeutikós significa che ha a che fare con la terapia, con la cura. E la cura di noi stessi può avvenire attraverso diverse strade e pratiche.  

Funzione terapeutica della scrittura

Ci sono una serie di attività a cui l’uomo si dedica che non possono certo essere equiparate alle terapie mediche ma che hanno un grande valore perché è ormai dimostrato che apportano benessere, agiscono sullo stato d’animo, permettono di superare blocchi e difficoltà. Qui non stiamo parlando della scrittura creativa utile ai romanzieri (anche se pure questa tipologia di scrittura può essere terapeutica) ma di quella scrittura che diventa via di consapevolezza di sé, non solo, ma permette di portare a galla quei pesi indicibili che spesso ci teniamo dentro.

 

I principali benefici della scrittura terapeutica

 I benefici sono davvero tanti ma possiamo citarne alcuni, i principali:

  • Costa meno di una seduta dall’analista. Intendiamoci non sostituisce l’analista ma – a parte che molti psicologi e psichiatri utilizzano ogni giorno la scrittura con i loro pazienti – può supportare una terapia in atto, può essere una fase iniziale; a volte, come in molti casi pratici che ho potuto verificare, è persino risolutiva: casi in cui abbiamo bisogno di portare chiarezza, di comprendere, di confessarci. 
  • Ha un effetto davvero di “rinascita”. 
  • Ci permette di arrivare in profondità, è una delle vie attraverso cui raggiungiamo la nostra memoria involontaria.
  • Non richiede mezzi o organizzazioni particolari, carta e penna, un luogo tranquillo (ma a volte anche affollato) va bene quando sentiamo il bisogno di scrivere, di esprimerci.
  • Possiamo praticarla tutti senza particolari abilità legate alla lingua, alla conoscenza della grammatica.
  • Semplicità dei supporti e degli strumenti: qualcuno mi chiede quali supporti utilizzare per praticarla. Come detto consiglio sempre la scrittura a mano poi si può passare al pc per raccogliere i testi scritti e salvarli. Se no basta un’agenda, un quaderno, un diario, quello che vi piace. La carta è silenziosa, accogliente, discreta: accoglierà le vostre confessioni come un’amica fedele e le custodirà. Insieme alla penna che scorre si prenderà cura dei vostri pensieri, magari anche delle lacrime ma vi sarà supporto incredibile per alleviare dolore e paura.  Oltre a quelli appena citati possiamo vedere anche altri aspetti in cui emerge chiaro il ruolo della scrittura terapeutica. 

 Fa bene alla salute

La scrittura terapeutica fa bene alla salute perché scrivendo (e prima ancora parlando quindi esprimendo) ciò che ci turba, ci limita, ci ferisce noi superiamo l’inibizione riacquistando la leggerezza, la liberazione da un peso. Quando, per esempio, l’emozione è troppo forte e non si riesce a narrarsi consiglio di creare un personaggio che interpreti la nostra parte. Un alter ego letterario. Ricordo un ragazzo di un gruppo che seguivo (con gravi problemi e storie di vita per nulla semplici) che si raccontava attraverso l’immagine di un treno. Le vicende della locomotiva rappresentavano la sua esistenza e quello che lui avrebbe voluto essere quando raccontava di una corsa libera su rotaie lucente attraverso verdi valli di montagna.

Libera dal peso dei segreti

I segreti pesano e tanto.   tutto quello che non è espresso resta nel nostro inconscio e lo condiziona. Come insegna Pennebaker nel suo libro “Il potere della scrittura” mantenere un segreto genera una sorta di stress che agisce sulla salute, in particolare sul sistema immunitario ed interferisce anche con il nostro sistema nervoso. Ansia e stress si riducono quando confessiamo un segreto anche soltanto a parole, ancora di più quando scriviamo e lo possiamo leggere esterno a noi, rivelato. 

I benefici della confessione 

 La scrittura terapeutica riveste un ruolo molto importante e curativo e in modo particolare nella fase iniziale del trattamento del trauma o del disagio. 

Jamie Pennebaker, per un certo periodo con Josh Smyth, ha dedicato anni di studi a questo aspetto della scrittura proprio nell’ottica di alleviare traumi e disagi, di portarli alla luce, di permettere alle persone di riprendere a vivere. 

I conflitti psicologici sfociano spesso nella malattia: asma, congestione, affanno, lievi forme di depressione sono legati a disagi mentali ed emozionali. Gli studi di Harold Wolff – pioniere nel campo della medicina psicosomatica – a metà del XX secolo furono dedicati al legame tra il conflitto psicologico e la salute. 

Se ci sono segreti che non abbiamo mai rivelato ma siamo stanchi di portarli dentro di noi come prima cosa scriviamo, poi decideremo che cosa fare dei nostri scritti. In molti casi vengono eliminati, distrutti perché hanno già assolto  la funzione di accogliere la confessione, lo sfogo. A volte si ha invece l’esigenza di lasciare testimonianza di fatti e verità e rivelazioni che tratteniamo da troppo tempo dentro di noi.

La scrittura terapeutica ci esprime

In momenti di confusione, di dolore, di difficoltà ma anche quando abbiamo esigenza di stare con noi stessi e conoscerci meglio dovremmo ricorrere a questo strumento. 

Prendiamo l’abitudine di dedicare a questa scrittura anche solo una decina di minuti al giorno. 

Magari all’inizio possiamo sentirci bloccati, inespressivi ma durerà poco. Iniziate a scrivere quello che vi passa per la testa, servirà ad attivare il cervello, la zona creativa. Questo tra l’altro è un metodo che consiglio anche agli scrittori quando lamentano di non avere ispirazione.

Chiudete gli occhi per qualche istante e percepite il vostro corpo, come vi sentite, se avete caldo o freddo, se c’è qualche punto dolorante.

Attenzione a non cadere in trappole come “ma io non so scrivere” “non conosco bene la grammatica” “ho una brutta calligrafia”.

Non state scrivendo per dare il vostro testo alle stampe. Lo state facendo per voi stessi, per il vostro benessere. Se scrivere invece è troppo gravoso iniziate con il parlarne, se non potete farlo con qualcuno fatelo con voi stessi: raccontate a voce quello che ancora non può trovare forma scritta. In genere il passaggio dall’orale allo scritto avviene con meno difficoltà.

 

funzione terapeutica della scrittura
Scrivendo superiamo l’inibizione e ciò che ci blocca. Iniziamo a vedere con più lucidità la nostra vita. In qualche modo ne prendiamo le distanze per un certo tempo e riusciamo a comprendere tutto con chiarezza.

Una differenza importante: terapia e attività di supporto

Ma sappiamo bene quanto utilizzare il termine terapia possa farci entrare in una zona “calda”, dibattuta e discussa. Quindi chiariamo subito un aspetto, una differenza importante. Abbiamo detto che cosa significhi l’aggettivo terapeutico; il sostantivo terapia deriva anch’esso dal greco (therapeÍa) e significa guarigione: questo vale sempre, in ogni accezione del termine.  Dobbiamo però distinguere la terapia come concetto e attività di supporto dalla attività sanitaria che è protocollata e viene rilasciata da professionisti e si basa generalmente sulla somministrazione di medicinali.  In certi casi si rivela più utile la prima, pensiamo a tanti disturbi psicosomatici o a situazioni di blocco emozionale.

I grandi benefici delle terapie naturali

Sono ormai riconosciuti i grandi benefici della terapie naturali. Pensiamo agli effetti positivi della Pet therapy  (terapia “dolce”, basata sull’interazione uomo-animale) soprattutto sui bambini; oppure al grande impulso che sta avendo, In Italia –  grazie all’opera e all’impegno di Richard Romagnoli  e ai suoi “workshock” – la Laughter therapy che si basa sugli effetti che la risata incondizionata ha sul nostro organismo e questi sono stati provati e registrati anche dalla medicina convenzionale. Ma potremmo fare un lungo elenco. La musica, per esempio o l’arte del disegno e della pittura. Certo, la scrittura attraverso la parola che esprime il pensiero profondo ha il potere di arrivare davvero dentro di noi.

Penso sempre che la misura di ogni cosa sia il bene che le persone ne ricavano.  Dalla scrittura, in particolare dalla narrazione di sé, ho visto arrivare tanti benefici che ora mi sento di doverlo raccontare, di invitare le persone a dedicarsi a quest’attività per il beneficio che possono trarre.  

iniziare a scrivere i ricordi
Iniziate a  raccogliere i ricordi, a tenere un diario, a ridisegnare la mappa della vostra vita, a fare un passo indietro per rivedere il film che ci vede protagonisti.

 Come si pratica la scrittura terapeutica

Come si pratica la scrittura terapeutica in concreto? Ci sono delle tecniche e delle modalità che ci possono venire in aiuto? Di tecniche ne parla come ho detto in modo scientifico Pennebaker parlando di scrittura espressiva. Teneva numerosi laboratori spesso nelle università e raccoglieva dati che poi analizzava con l’aiuto e il supporto di medici e scienziati. Dopo i primi esperimenti – come racconta nel libro citato Il potere della scrittura – iniziò la collaborazione con la dottoressa Kiecolt-Glaser e il marito di lei, un immunologo; entrambi lavoravano nella Ohio State University College of Medicine. Non è questa la sede in cui raccontare tutto l’iter degli esperimenti ma una cosa fu ed è chiara: le persone che avevano scritto e descritto in dettaglio e in profondità i traumi, i disagi, i dolori presentavano un miglioramento della funzione immunitaria. Le tecniche che Pennebak utilizzava erano soprattutto quelle di dare sollecitazioni di scrittura riguardo ai traumi che le persone avevano vissuto.

 Scrittura libera

Anche Pennebaker sapeva che la prima modalità è quella di scrivere in libertà. Per questo diciamo che un primo livello di scrittura terapeutica può essere pratica raccontando a se stessi – in un diario, in una lettera – come stiamo, che cosa percepiamo e perché crediamo di sentirci in un certo modo. Il suggerimento è quello di scrivere tra i dieci e i venti minuti senza fermarsi, entrare nel flusso della mente che trova una via d’uscita e permetterle di esprimersi senza gravarla di preoccupazioni come la grammatica o il che cosa mai potremmo scrivere. Non entrate con il pesante filtro della ragione. Si tratta di una scrittura vostra, intima, potete essere autentici, onesti, sinceri.

 Raccogliere i ricordi

Scrittura terapeutica è anche l’analisi del vissuto, la scrittura autobiografica. Lo sperimento con molte persone che seguo proprio nel percorso autobiografico.

Iniziate da soli: a raccogliere i ricordi, a tenere un diario, a ridisegnare la mappa della nostra vita, a fare un passo indietro per rivedere il film che ci vede protagonisti. Tutto questo ci prepara il terreno. Per esempio, è utilissimo il lavoro di recupero delle fotografie andando a vedere in quali situazioni eravamo, con chi, che momento stavamo vivendo, se siamo in posa oppure naturali; e se non ci siamo noi nelle foto chi c’è e se per noi quella persona, quel gruppo, quel luogo sono stati importanti. Anche i luoghi hanno un loro ruolo: i luoghi in cui abbiamo abitato, quelli del cuore, altri che ci ricordano momenti di dolori, posti di passaggio che però ci sono rimasti dentro. Ti sembra poco tutto questo?

Il podcast della scrittura autobiografica

Se vuoi approfondire questo aspetto della scrittura autobiografica terapeutica t’invito ad ascoltare il podcast che ho pubblicato sul Spreaker dedicato a questa tematica. Seguendo i diversi episodi si delinea un vero e proprio percorso che puoi seguire.

La scrittura del problema

Altra scrittura molto utile è quella che possiamo praticare nel caso di problemi da affrontare.

  • Inizia con la tecnica dei dieci minuti di scrittura senza fermarti per descrivere il problema che ti ritrovi davanti.
  • Identifica gli ostacoli principali e analizzali uno per uno dedicando ancora dieci minuti per punto, per problema.
  • Poi scrivi che cosa pensi davvero di questo problemi e identifica le possibili soluzioni. Può essere che la soluzione, l’intuizione emerga subito ma non disperare perché qui s’innesca in genere il processo di pensiero che ti porterà ad individuare la soluzione.

La scrittura è attività di supporto in tante situazioni. Dall’aiutarci a chiarire i dubbi fino a perseguire e raggiungere obiettivi professionali e di vita. Ma lo scrivere ci porta anche ad entrare nella profondità di noi stessi, ci sostiene nei processi di trasformazione. Ci sono vere e proprie tecniche di scrittura che hanno lo scopo di smuovere, chiarire, delineare. Dedico molto tempo alla studio e all’applicazione della scrittura terapeutica e vedo grandi risultati cosa che mi spinge ad approfondire e a divulgarla sempre di più.

Un grande apporto

La cosa che mi lascia sempre piena di stupore e alla quale non mi abituo è vedere come questo lavoro sia in grado di dare alle persone una visione più chiara del loro percorso, di fare pace con il passato e di andare con rinnovata fiducia e determinazione verso il futuro.

Voglio ricordare le parole di Duccio Demetrio (di cui vi consiglio di leggere Raccontarsi.L’autobiografia come cura di sé) fondatore con Saverio Tutino dell’Università dell’Autobiografia di Anghiari: “Crediamo e ne abbiamo ormai le prove, da quasi vent’anni, che la scrittura sia uno strumento anche di cura, uno strumento terapeutico”.

 

Vuoi sapere di più sulla pratica della scrittura terapeutica e autobiografica?

Sono una writer coach specializzata nella scrittura autobiografica. Non solo, con il format Vision ti posso seguire anche nella scrittura terapeutica con tecniche di scrittura che ti aiuteranno ad approfondire la tua consapevolezza e a stare meglio.

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