esercizi di scrittura creativa

Borges, lo scrittore dei sogni

L’ho citato più volte nel mio corso “Scrivere i sogni”, e non potrebbe essere altrimenti. Jorge Luis Borges è uno di quegli autori che non si limitano a raccontare il sogno: lo trasformano in architettura narrativa. Nei suoi testi il sogno non è evasione, ma struttura profonda della realtà. E forse è proprio per questo che, ogni volta che parliamo di immaginazione come strumento di conoscenza, il suo nome torna.

Jorge Luis Borges nasce a Buenos Aires nel 1899, in una famiglia colta, bilingue, immersa nei libri. L’infanzia è segnata dalla biblioteca paterna che diventa il suo primo universo. Prima ancora di conoscere davvero il mondo, conosce le parole che lo descrivono.

Durante l’adolescenza vive in Europa, tra Ginevra e la Spagna, anni decisivi per la sua formazione intellettuale. Studia lingue, legge filosofia, entra in contatto con le avanguardie. Quando torna in Argentina, è già uno scrittore in evoluzione: fonda riviste, traduce, pubblica poesie. Buenos Aires diventa una città-mito personale, una vera mappa interiore.

La cecità, che lo colpisce fino a diventare totale, non interrompe la sua attività: la trasforma. Borges continuerà a scrivere. Ma anche a insegnare e viaggiare. quando ci penso mi sembra paradossale, ingiusto anche, eppure lui, il direttore della Biblioteca Nazionale argentina, diventa un uomo che non può più vedere i libri. Ma, ecco,  forse li vede meglio di chiunque altro, perché li vede e li vive dall’interno.

Jorge Luis Borges morirà nel 1986 a Ginevra, la città della sua giovinezza.Sembra una scelta narrativa: chiudere là dove tutto era cominciato.

La scrittura come labirinto e specchio

La sua poetica riassunta in un’immagine?  Il labirinto. Un labirinto mentale, fatto di biblioteche, specchi, doppi, enciclopedie immaginarie, universi paralleli.

Borges costruisce congegni. Ogni racconto è un meccanismo perfetto che mette in crisi le nostre certezze: il tempo non è lineare, l’identità non è stabile, la realtà non è un dato oggettivo ma un’ipotesi.

Nei suoi testi compaiono biblioteche infinite, libri che contengono tutti i libri, uomini che sognano altri uomini, punti dello spazio che racchiudono l’intero universo. Il fantastico non è decorazione: è uno strumento filosofico. Borges utilizza il racconto breve come un filosofo userebbe un trattato, ma con la leggerezza di chi sa che ogni verità è, in fondo, un artificio.

Il sogno, in questo universo, è rivelazione, mai una fuga. Nei sogni borgesiani si annida l’idea che la realtà stessa possa essere il sogno di qualcun altro. E qui torniamo al motivo per cui lo cito nel mio corso: scrivere i sogni significa accettare che il confine tra dentro e fuori sia mobile, ambiguo. Borges lo ha fatto con una lucidità quasi spietata.

Borges, i libri

È difficile indicare un unico capolavoro. 

Tra le raccolte di racconti, Finzioni e L’Aleph sono probabilmente i vertici della sua narrativa. In questi testi troviamo alcuni dei racconti più celebri e destabilizzanti del Novecento. Ogni racconto è breve, costruito con un rigore quasi matematico.

Ma ridurlo ai racconti sarebbe limitante. Borges è stato anche un grande poeta. Nelle sue poesie, spesso più intime e meditate, ritroviamo i temi della memoria, del tempo, dell’identità, del destino. La forma è essenziale, mai ridondante. 

E poi ci sono i saggi, le conferenze, le riflessioni sulla letteratura. Borges è stato un lettore straordinario prima ancora che uno scrittore. Nei suoi testi critici attraversa la filosofia, la teologia, la narrativa inglese e tedesca, la tradizione classica. Leggerlo significa anche entrare nella sua biblioteca mentale.

 

 

Nei suoi testi compaiono biblioteche infinite, libri che contengono tutti i libri, uomini che sognano altri uomini, punti dello spazio che racchiudono l’intero universo. Il fantastico non è decorazione: è uno strumento filosofico. Borges utilizza il racconto breve come un filosofo userebbe un trattato, ma con la leggerezza di chi sa che ogni verità è, in fondo, un artificio.

 

editare un libro

La sua poetica

Tre ossessioni attraversano tutta la sua opera: il tempo, l’infinito e il doppio.

Il tempo, nei suoi racconti, si biforca. Poi si ripete e si annulla. Non è mai lineare. È un labirinto quanto lo spazio. L’infinito? Una vertigine che affascina e spaventa: biblioteche senza fine, libri interminabili, universi che si moltiplicano. L’identità è fragile. I personaggi spesso si sdoppiano e si confondono.

Com’è stato detto da molta critica, in Borges non c’è psicologismo. Non c’è realismo nel senso tradizionale. C’è piuttosto un realismo metafisico, dove l’idea conta più dell’evento in sé, e la struttura più dell’emozione immediata. Eppure, sotto questa apparente freddezza, pulsa una nostalgia profonda: per il tempo perduto, per l’infanzia, per la città amata, per i libri che non si potranno più leggere. Per questo amiamo – per questo amo –  Borges, forse, più di tutto. Perché ci restituisce la complessità del mondo e la sua struggente meraviglia.

La biblioteca infinita: l’intuizione di Borges

Si può dire senza alcun dubbio: Borges ha influenzato intere generazioni di scrittori. Senza di lui, molta narrativa contemporanea sarebbe impensabile. Ma la sua influenza non si limita alla letteratura. Cinema, filosofia, arte contemporanea, persino la cultura digitale:  hanno trovato nei suoi labirinti e nelle sue biblioteche un’immagine potentissima del nostro rapporto con l’informazione e con l’infinito.

In un’epoca come la nostra, in cui siamo sommersi da dati e narrazioni, l’idea di una biblioteca infinita non è più soltanto metafora: è esperienza quotidiana. Borges aveva intuito tutto questo molto prima che diventasse realtà tecnologica.

L’immortale Borges, perché leggerlo oggi

Vuoi leggere un libro per semplice evasione? Non leggere Borges. Leggerlo è un esercizio mentale. Richiede attenzione costante e, nello stesso tempo, disponibilità a perdersi. Gusto per l’enigma. Ma ripaga con una forma di libertà rara: quella di pensare il mondo in modo diverso.

Lo consiglio a chi scrive, perché insegna la precisione e il coraggio dell’idea. Lo consiglio a chi sogna, perché mostra che il sogno può essere una struttura narrativa potente. Lo consiglio a chi ama la filosofia, perché dimostra che si può fare metafisica attraverso una storia di poche pagine.

E soprattutto lo consiglio a chi sente che la realtà, così com’è, non basta. Borges ci ricorda che ogni realtà è anche una costruzione, e che immaginare significa esplorare le sue crepe.

Nel mio corso parlo spesso di sogni come spazi di possibilità. Borges ci ha mostrato che anche la letteratura può essere questo: un luogo dove il tempo si piega, le identità si moltiplicano e l’infinito entra in una stanza. E, per un istante, diventa leggibile.

 

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