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Quando è il momento giusto per raccontare la propria storia

Raccontare la propria storia è un viaggio e come tutti i viaggi alterna momenti belli ad altri più difficili. Ma è un’avventura unica; è inoltre un modo per salvare il vissuto dallo scorrere del tempo ma è anche una pratica che ci permette di conoscere sempre di più noi stessi, una vera e propria presa di consapevolezza.

Sarebbe bello che questo tipo di scrittura venisse insegnata anche a scuola,  molti insegnanti già lo fanno: imparare fin da piccoli ad osservare e registrare la nostra storia è un grande bagaglio per la vita.

Se senti l’esigenza di dedicarti a questa scrittura per vari motivi, allora, è il momento di farlo. Il momento giusto è quello in cui sentiamo il bisogno di scrivere di noi stessi.

 

Raccontare la propria storia: si parte della nascita?

Molti pensavo che il racconto del vissuto debba partire sempre dalla nascita ma non è così. Non è necessario scrivere  tutta la propria storia, anzi, è importante comprendere quale parte della storia abbiamo necessità di narrare. Conta molto quale sia la motivazione che ci porta ad affrontare questa pratica. Dedica perciò del tempo a capire che cosa avresti davvero desiderio e bisogno di narrare. Certo, nessuno ti vieta di partire dalla nascita se preferisci narrare tutto il tuo percorso. L’importante è che indaghi questa tua motivazione e che tu la senta giusta per te.

 

Come raccontare la propria storia e i suoi significati

La narrazione della propria storia nasce da molteplici motivazioni e quindi sono diversi i significati che assume e gli ambiti in cui ricade il risultato di questa esperienza. Di certo c’è una valenza terapeutica ma non va dimenticata anche quella storica e sociale, della narrazione di una storia individuale che si fa, in quanto testimonianza, storia collettiva.

Scrittura come terapia

Raccontare la propria storia si è rivelata una scrittura di grande impatto e di grande forza terapeutica: sentiamo il bisogno di dedicarci a questa  scrittura autobiografica soprattutto quando vogliamo fare chiarezza, quando comprendiamo che è venuto il momento di indagare il vissuto. Spesso  viviamo senza guardarci mai alle spalle, certo  non dobbiamo vivere osservando il passato ma è importante saper  trarre dal passato tutte quelle indicazioni che ci aiutino a migliorare il nostro presente e a progettare il futuro. Rivedere con gli occhi del presente il vissuto ha sempre un grande potere terapeutico.

Scrittura come testimonianza

La necessità di raccontare la propria storia nasce dal bisogno di lasciare una testimonianza. Potremmo citare tanti libri che racchiudono grandi verità storiche, spesso non molto edificanti per l’umanità. Tra i tanti ricordo sempre La masseria delle allodole un romanzo di Antonia Arslan, pubblicato da Rizzoli nel 2004, che racconta il genocidio armeno ma la lista sarebbe lunga. Le testimonianze possono anche essere molto più personali: c’è una vasta letteratura di persone che raccontano vite connotate da violenze, la battaglia con la malattia, conflitti pesanti all’interno della famiglia o con se stessi. Sono scritture di grande valore per quello che testimoniano. 

Storia della famiglia

Raccontare la propria storia significa spesso narrare la propria famiglia. Ci sono memoir (storie di memorie) davvero intensi e indimenticabili. Lessico famigliare della Ginzburg è uno dei più famosi; L’altra figlia di Annie Ernaux,  Infanzia berlinese di Walter Benjamin solo per citarne alcuni tra i più classici e più conosciuti.

Queste scritture ci permettono di salvare un’intera storia di generazioni e più di tutte dimostrano come la scrittura autobiografica sia sempre collettiva. Del resto in ogni narrazione autobiografica la famiglia, raccontata o taciuta, assume sempre un ruolo fondamentale e non c’è analisi personale senza analisi familiare.

Storia di un successo imprenditoriale

Ci sono persone che soprattutto nell’ambito imprenditoriale hanno ottenuto grandi successi ed è forte e legittimo il desiderio di raccontare la propria storia perché sia un esempio per i tanti che vogliono percorrere la stessa strada. A mio avviso c’è responsabilità e dovere di raccontarsi. Vivendo determinate esperienze, risolvendo problemi, realizzando grandi imprese si è costituito un patrimonio  di informazioni che possono essere davvero utili agli altri o anche darci un’idea diversa del mondo imprenditoriale. Come per esempio un libro che mi è molto piaciuto Per fare un manager ci vuole un fiore di Niccolò Branca. Una visione innovativa, spirituale dell’azienda (non solo certo) e dei rapporti professionali.

 

A volte ci accadono cose che possono cambiarci la vita in un istante, mostrarci noi stessi e il nostro cammino. Da questi eventi può nascere la consapevolezza di poter fare qualcosa di utile, qualcosa da condividere con gli altri.

Niccolò Branca

scrittura autobiografica

Da dove partire? Dall’urgenza

Ma la domanda è: da dove si parte? Se hai deciso che vorresti provare a scrivere la tua autobiografia, come molti altri, ti stai domandando quale debba essere la condizione di partenza. Il punto da cui  partire è stabilire quale sia la nostra urgenza o meglio che cosa sentiamo necessità di narrare, su quale periodo della nostra vita vogliamo concentrare l’attenzione o anche su quali anni, per esempio, abbiamo bisogno di fare chiarezza; oppure riteniamo che ci sia stato un momento così indimenticabile da volerlo suggellare, salvare dallo scorrere del  tempo e quindi scriverlo. Potresti  decidere di narrare tutta la  vita e quindi dalla nascita; ciò che conta è  definire che cosa intendi narrare.  Va detto che questa è una scrittura imprevedibile e quindi, scrivendo, potremmo sentire che le esigenze sono altre e quindi si decida di cambiare il punto di vista e di narrazione. 

Il percorso cronologico

Il secondo step – ma magari per alcuni è utile che sia il primo perché l’urgenza è già ben chiara – è fare una panoramica cronologica della nostra vita. Andiamo ad individuare le date significative per noi e a fare una scelta di quelle che intendiamo narrare. Il consiglio è di seguire un ordine cronologico in modo da avere di fronte uno sviluppo ordinato del nostro percorso che poi potremmo di certo gestire a nostro piacimento in fase di narrazione. Questo è lo step  in cui emerge in genere anche il filo conduttore che si dipana attraverso il nostro percorso esistenziale. Ci saranno fatti cronologici che avranno molto da dire e altri meno. Vedremo che cosa si ripete come una costante e sarebbe utile domandarsi il perché e analizzare le circostanze in cui ciò avvenga. 

Le fonti utili per raccontare la propria storia

Ho già avuto modo di scrivere più volte quanto sia fondamentale la raccolta di tutti i documenti che possano aiutarci nella scrittura della nostra storia. Per documenti intendo le lettere, biglietti, fotografie, anche l’email e i messaggi. Consideriamo anche i racconti di episodi a cui noi non abbiamo assistito ma che sono inerenti la nostra famiglia. I pareri degli altri su di noi, anche questo fa parte della nostra storia pur se indirettamente.

Lo scrittore deve raccontare la propria storia

Ognuno di voi avrà letto biografie di grandi personaggi della storia o di celebrità. Nulla a che vedere con l’autobiografia, quella utile per noi stessi e non  rivolta ad un pubblico di lettori. Intendo un lavoro ben diverso che parta con l’intento di fare un viaggio, un percorso incredibile nella propria vita per trovare rivelazioni su noi stessi. Non ci deve essere, almeno nella prima e anche nella seconda fase di questo lavoro, alcun pensiero rivolto alla pubblicazione.

Non dovete pensare al pubblico. Lo so dico sempre a voi scrittori che dovete studiare attentamente il vostro target, mettervi sempre dalla parte del lettore ma qui siamo di fronte ad un’altra dimensione della scrittura: si scrive per crescere, per conoscersi e per curarsi. La scrittura come terapia ha grande valore. Sperimento ormai da anni  la narrazione  di sé, la ricerca di quello che siamo stati: questo ci permetta di vivere diversamente il presente e progettare il futuro.

Perché questo atto di raccontarsi è utile allo scrittore ed è diverso dallo scrivere un romanzo? Perché lo porta ad una conoscenza profonda e inimmaginabile non solo di se stesso, della famiglia in cui è nato e vissuto, del suo percorso ma lo porta ad avere una visione più ampia del mondo, delle sue connessioni, delle sue trame. Entrare nella propria narrazione è entrare nella narrazione dell’umanità: e questo ha un impatto incredibile sull’attività dello scrivere.

Quando creiamo un personaggio compiamo un viaggio dentro la sua vita (che noi stessi costruiamo), gli diamo un passato, una famiglia, dei pensieri, dei dolori e delle gioie, delle difficoltà da superare, un carattere e un approccio al mondo. Fare tutto questo prima su se stessi ha un valore di apprendimento di alto livello.

 

 

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