Le macchine da scrivere stanno tornando o non sono mai andate via?

“Le macchine da scrivere stanno tornando”. 

Quando leggo notizie come questa (Usa, analogico è bello: il ritorno delle macchine da scrivere) il primo pensiero è che alla base ci sia l’intento sensazionalistico di un bravo titolista oppure la reazione istintiva, tendente al provocatorio, di chi diffida della tecnologia. Una forma tangibile di elogio del buon tempo antico, tipico di chi tanto giovane ormai non è più e che, riesumando oggetti simbolo del passato, spera in qualche modo in un suo ritorno. I dischi in vinile, le vecchie foto in bianco e nero, le radio d’epoca e le macchine da scrivere, appunto.

Ma poi leggo di negozi in America rivenditori e riparatori di macchine da scrivere, che incrementano le vendite e non riescono a soddisfare tutte le richieste dei clienti e allora comincio a credere che qualcosa di vero e di interessante ci debba pur essere in questa tendenza.

Lo scetticismo si trasforma in curiosità. 

Che cosa mai potrà mancare della macchina da scrivere che la tastiera di un computer non possa offrire, moltiplicandone anzi le funzionalità?

Gesti e sensazioni dello scrivere a macchina

Mancano le sensazioni fisiche, tattili, olfattive e sonore che scrivere a macchina regalava e che il computer non restituisce più. Il suono dei tasti, il profumo d’inchiostro, la bellezza della macchina in quanto oggetto, l’eleganza di un foglio battuto alla vecchia maniera. 

Più inventiamo sistemi per liberarci da attività manuali lente e difficili da correggere, più dopo qualche tempo sentiamo il bisogno di tornare a praticarle.

Scopriamo, per esperienza, che comodità e velocità non sono sempre vantaggi. Possono renderci più efficienti, ma non per questo migliori. Ci sono azioni che dalla fatica di essere praticate e dalla quantità di tempo che richiedono per essere perfezionate traggono beneficio e guadagnano in qualità.

La scrittura è senz’altro una.

 

 

le macchine da scrivere stanno tornando

Più inventiamo sistemi per liberarci da attività manuali lente e difficili da correggere, più dopo qualche tempo sentiamo il bisogno di tornare a praticarle.

Scrittori e macchina da scrivere

Non si va lontano se non si pianifica il percorso, si stabiliscono tappe, ci si allena per mantenere il ritmo giusto. Vale anche per gli scrittori

Piano di lavoro, scaletta degli argomenti, organizzazione delle tempistiche sono fondamentali per trasformare un’idea in un testo organico, ma anche gli oggetti, l’ambiente e la ritualità dei gesti possono aiutare a creare le condizioni giuste per lavorare meglio.

Per alcuni la macchina da scrivere entra a far parte del metodo che si sono imposti di seguire, perché consente di collazionare le bozze e vedere sulla carta l’evoluzione del lavoro svolto, oppure perché semplicemente non consente distrazioni. 

È una macchina destinata ad un’unica funzione, quella di scrivere, e quando ci si siede davanti non si può far altro che quello e non ci si distrarre con le notifiche e tutto il resto. 

La quantità di informazioni, input e sollecitazioni che il computer può inviarci mette a dura prova la capacità di concentrazione degli scrittori anche più disciplinati. 

 

Sicurezza e conforto

C’è infine anche un altro aspetto, non trascurabile, che gioca a favore della macchina da scrivere, specie quando si devono redigere documenti dai contenuti delicati e top secret. 

La macchina da scrivere non è soggetta agli attacchi di hacker e cyber spionaggio e pare che i servizi segreti russi e americani siano tornati a servirsene.

E poi ci si sente un po’ più padroni del proprio lavoro quando questo non dipende dalle intemperanze dello strumento che si usa per svolgerlo: ammanco di corrente, perdita di dati, furto del pc e il nostro romanzo che evapora all’istante come la “nuvola” alla quale spesso lo affidiamo.

 

Ma i giovani che c’entrano?

Tuttavia se l’apologia della macchina da scrivere può fare presa su chi è stato abituato nella sua vita a vederne in funzione almeno una, quale fascino potrà mai esercitare su chi è nato nell’era di pc, tablet e smartphone?

Anche qui sembra che ci siano delle sorprese.

Il negozio americano che rivende e ripara typewriter, citato all’inizio, annovera fra i propri clienti anche tanti giovani, attratti dal fascino di questo strumento non soltanto in quanto oggetto vintage, ma proprio in virtù della sua funzione.

Non penso che la macchina da scrivere tornerà a prendersi una rivincita sul computer al punto da sostituirlo ancora nella stesura dei testi; io stessa possiedo ancora la mia prima macchina da scrivere ma confesso che per scrivere articoli e libri mi affido al pc. Eppure  vedo in questa storia uno spunto per ragionare sul significato di evoluzione e di progresso.

Si progredisce facendo tesoro di ciò che è stato, apprezzando il contributo che ha dato a chi se ne è servito in passato, tornando all’occorrenza ad usarlo se e quando pensiamo possa ancora esserci utile oggi, senza anacronistici rimpianti ma anche senza l’altezzoso disprezzo di chi ritiene che il meglio vada a braccetto con il nuovo e non sia in alcun modo debitore ai passi che sono stati mossi prima di lui.

A Milano esiste il Museo della macchina da scrivere che consiglio di visitare dove pare sia custodita una delle macchine da scrivere di Hemingway. Visitare un luogo come questo per chi scrive e ama la scrittura è un’esperienza bella, confortante per la cura con cui le macchine che hanno fatto la nostra storia sono custodite.

E chi cura ama. 

 

 

 

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