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esercizi di scrittura creativa

Le sequenze narrative: perché sono importanti 

Hai sentito parlare di sequenze narrative? Sai quanto sono importanti nella stesura di una storia? Quando leggi un libro, soprattutto se di narrativa, alla fine, a chi ti domanda se ti sia piaciuto o no saprai senz’altro fornire una risposta.

Se poi ti chiedessero anche che cosa ti abbia colpito in particolare, sarai in grado di rispondere, farai forse riferimento a quel determinato personaggio che ti ha colpito, oppure alla trama capace di tenerti con il fiato sospeso fino alla fine o, ancora, alle immagini straordinarie di luoghi e paesaggi evocati dall’autore.

Ma se qualcuno ti domandasse in che modo lo scrittore/la scrittrice abbia saputo gestire le sequenze narrative e in quali, secondo te, abbia dato il meglio di sé, rispondere non sarebbe così facile.

Eppure, credimi, il concetto di sequenze narrative non è un argomento che riguarda soltanto gli addetti ai lavori. Si tratta solo di comprendere quale sia il ruolo che rivestono nella costruzione di un racconto o di un romanzo, come riconoscerle e, di conseguenza, servirsene quando si vuole progettare una storia. Ricorda però che, una volta apprese, potrai utilizzarle anche nella tua comunicazione scritta di ogni giorno.

Come potremmo definirle? 

Le sequenze narrative sono le parti in cui è possibile suddividere un testo e nelle quali si possono individuare elementi sintattici e contenutistici specifici in grado di svolgere funzioni diverse all’interno di un racconto. 

Detto così può sembrare complicato, ma basta entrare un po’ di più nel vivo dell’argomento per accorgersi che le incontriamo di continuo quando leggiamo e, anzi, ce ne serviamo d’abitudine mentre scriviamo, in maniera più o meno consapevole. Saperle gestire e dosare, però, è un’importante abilità che può davvero trasformare una storia qualsiasi in una vera e propria narrazione. 

 

Tipi di sequenze narrative: quali e quante sono 

Le sequenze di un testo si suddividono in:

  • sequenze narrative;
  • sequenze descrittive;
  • sequenze riflessive;
  • sequenze espressive;
  • sequenze dialogiche.

All’interno di un racconto o di un romanzo, di solito, si trovano tutte, il che implica che è possibile anche riconoscerle e isolarle. E anzi, ti dico già fin da subito che quello di andare in cerca delle varie sequenze all’interno dei testi che leggi, soprattutto se scritti da autori eccellenti, è un esercizio molto utile e che ti consiglio di fare, sia per diventare un lettore/una lettrice più consapevole sia, ancora di più, per migliorare nella scrittura. Ti consiglio anche di esercitarti a trovare le sequenze narrative persino nei film o nelle serie televisive che ti piacciono di più, perché anche le opere destinate allo schermo, piccolo o grande che sia, sono costruite allo stesso modo.

Sequenza narrativa 

È quella parte di testo in cui vengono narrate le azioni e le vicende di un racconto. Si tratta di sequenze dinamiche in cui succede sempre qualcosa e in cui, come si suol dire, la storia viene portata avanti.
Quando scriviamo, è importante rendersi conto di trovarsi all’interno di un momento come questo, perché possiamo adeguare anche il nostro stile alla situazione. Se c’è bisogno di far avanzare la narrazione può essere utile, ad esempio, andare dritti al punto, evitando divagazioni e lunghi giri di parole. In una sequenza narrativa è bene che il testo scorra.

Ecco un autorevole esempio di sequenza narrativa:

Alle cinque le due signore si ritirarono per abbigliarsi e alle sei e mezza Elizabeth fu mandata a chiamare per il pranzo. Alle numerose e cortesi domande, tra le quali ebbe il piacere di notare il particolare interesse di Mr. Bingley, non poté rispondere come avrebbe desiderato. Jane non stava affatto meglio. A quella notizia le sorelle dichiararono, e tornarono più volte a ripeterlo, di essere tanto dispiaciute; i brutti raffreddori erano un tale orrore; quanto a loro, non c’era niente che detestassero quanto il prendersi una malattia. Dopo di che non ci pensarono più; […]
(Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Crescere edizioni, 2013, pag. 33)

 

Sequenza descrittiva 

È quella in cui ci si sofferma su una descrizione che può riguardare l’ambiente, il paesaggio oppure anche un personaggio. Come vedi, per definirla, ho usato non a caso il verbo “soffermarsi”, perché sequenze del genere imprimono alla narrazione una battuta d’arresto più o meno prolungata. L’autore sospende per un attimo il racconto di ciò che accade e sposta l’attenzione sull’aspetto dei luoghi in cui si svolgono le azioni oppure su quello delle persone che compaiono in scena. Occorre sapere bene dove e quando prevedere sequenze come queste perché, se si sbaglia l’attimo e le si inserisce magari nel bel mezzo di un dialogo cruciale tra due personaggi, si rischia di spezzarne il ritmo facendogli perdere tutto il suo fascino. E poi bisogna conoscere bene l’arte della descrizione che non è mai una semplice elencazione di ciò che si vede o che sta intorno, ma la capacità di dare le pennellate giuste a una storia per renderla unica e indimenticabile.

Un esempio di straordinaria capacità descrittiva lo trovi qui:
Ecco gli acquazzoni prepotenti e gioiosi di novembre. Queste secchiate d’acqua che precipitano dall’alto dei cieli mi mettono allegria, si accompagnano a una nebbiolina diffusa che colma lo spazio del giardino trasformandolo in una sorta di grembo opalescente. Le forme risaltano con incremento di presenza, la luce acquista una qualità di illuminazione come da interni. Noto un tralcio di convolvoli sbocciati nell’orto coi tepori di San Martino: inumidito dal vapore acqueo, il colorito prende vigore e risalta.
(Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie ed., 2023, pagg. 111-112)

 

 Le sequenze narrative sono le parti in cui è possibile suddividere un testo e nelle quali si possono individuare elementi sintattici e contenutistici specifici in grado di svolgere funzioni diverse all’interno di un racconto. 

 

sequenze narrative

Sequenza riflessiva 

Ci sono momenti, nel corso di un racconto, in cui si rende necessario un commento, una riflessione oppure la semplice esposizione di un pensiero da parte di un personaggio o del narratore stesso. Nei romanzi in cui la voce narrante è in prima persona è ancora più facile che questo avvenga e anche più ammesso. Tuttavia, la riflessione può essere affidata anche ad altri personaggi ed essere riportata magari sottoforma di un loro pensiero o sensazione. Quando questo accade, ci troviamo in mezzo a una sequenza riflessiva e anche in questo caso il racconto rallenta un po’ o addirittura, se la riflessione è molto consistente, s’interrompe proprio.
Ecco un esempio letterario di questo tipo di sequenza:

Fra le grandi sensazioni che ho provato nel corso della vita, non posso dimenticarmi della prima notte lungo il Cammino di Santiago. Faceva freddo, benché fosse estate, e io avevo ancora nella bocca il gusto del vino che Petrus aveva portato. Guardai il cielo: la Via Lattea si stendeva sopra di me, mostrando l’immenso cammino che dovevamo percorrere. In un altro momento, questa immensità avrebbe suscitato in me una grande angoscia, una paura terribile di non poter ottenere niente, di essere troppo piccolo per quell’impresa. Ma quel giorno io ero una semente ed ero nato di nuovo. Avevo scoperto che, nonostante il conforto della terra e del sonno che stavo dormendo, la vita “lassù in cima” era molto più bella. E avrei potuto nascere sempre, ogni volta che avessi voluto, finché le mie braccia fossero diventate abbastanza grandi da stringere tutta la terra da cui provenivo.
(Paulo Coelho, Il Cammino di Santiago, ed. Mondolibri, 2003, pagg. 34-35)

 

Sequenza espressiva 

Può in qualche modo essere considerata una diversa declinazione della sequenza riflessiva, perché anche qui l’autore ferma per un attimo lo scorrere degli eventi per indugiare sugli stati d’animo e le emozioni dei personaggi.
L’attenzione si concentra più su quello che provano che su quello che fanno ovvero su quello che sentono in virtù di quello che stanno facendo o che sta accadendo.
Già, perché finora ti ho portato esempi in cui ogni singola sequenza narrativa è riconoscibile in maniera evidente e autonoma ma, all’interno di un testo, il più delle volte le varie parti si mescolano tra loro, intersecandosi l’una nell’altra.

Come nel caso che ti segnalo qui di seguito, tratto da I promessi sposi, in cui le emozioni di Lucia e della monaca di Monza, che trovi in grassetto nel testo, vengono descritte e messe a confronto durante il dialogo con il guardiano, che presenta il caso della giovane perseguitata alla monaca sciagurata.

Lucia diventò rossa, e abbassò la testa. […]
«[… ] Essa ha dovuto partir di nascosto dal suo paese, per sottrarsi a de’ gravi pericoli; e ha bisogno, per qualche tempo d’un asilo nel quale possa vivere sconosciuta, e dove nessuno ardisca venire a disturbarla, quand’anche…»
«Quali pericoli?» interruppe la signora. «Di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma. Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto.»
«Sono pericoli,» rispose il guardiano, «che all’orecchie purissime della reverenda madre devon essere appena leggermente accennati…»
«Oh certamente,» disse in fretta la signora arrossendo alquanto. Era verecondia? Chi avesse osservata una rapida espressione di dispetto che accompagnava quel rossore, avrebbe potuto dubitarne; e tanto più se l’avesse paragonato con quello che di tanto in tanto si spandeva sulle gote di Lucia.
(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, La Nuova Italia ed., 1978, cap. IX, pagg.167-168)

 

Sequenza dialogica 

Questa è la sequenza più facile da riconoscere perché, spesso, è anche strutturata nella pagina in un modo diverso dalle altre. Le battute di dialogo compaiono a volte una sotto l’altra e l’alternarsi dell’apertura e chiusura delle virgolette o dei trattini aiuta il lettore a capire chi stia parlando.

Sono sequenze molto dinamiche che imprimono vivacità al testo, capaci, se costruite con sapienza, di restituire la vera essenza dei personaggi che interloquiscono. 

Aggiungo che, in genere, sono anche quelle che ai lettori piacciono di più, proprio perché sono piene di vita e di colore e sembra di trovarsi dentro la scena mentre è in corso la conversazione.

Quello che segue è uno straordinario esempio in tal senso.

– Ci siamo, signora Glass, ho New York in linea, – disse la centralinista.
– Grazie, – disse la ragazza, e fece posto al portacenere sul tavolino da notte.
Dall’apparecchio venne una voce di donna. – Muriel? Sei tu?
La ragazza scostò un poco il ricevitore dall’orecchio. – Sì, mamma. Come stai? – disse.
– Ero in pena da morire. Perché non hai telefonato? Come stai? Stai bene?
– Ho cercato di chiamarti ieri sera e l’altro ieri. Ma qui il telefono…
– Davvero stai bene, Muriel?
La ragazza allargò ancora l’angolo tra il ricevitore e l’orecchio. – Sto benissimo. Fa un gran caldo. Oggi è la giornata più calda che ci sia stata in Florida dal…
– Perché non hai telefonato? Ero in pena da…
– Mamma, senti, c’è bisogno di urlare così? Ti sento benissimo, – disse la ragazza. – Ti ho chiamata due volte, ieri sera. Una volta erano appena passate le…
– L’avevo detto a tuo padre che probabilmente avresti chiamato, ieri sera. Ma lui niente, ha voluto a tutti i costi… Ma stai bene, Muriel? Dimmi la verità.
– Sto benissimo. Fammi il piacere, smettila di farmi sempre la stessa domanda. […]
(J.D. Salinger, Nove racconti – Un giorno ideale per i pescibanana, Einaudi, 2014.)

 

Pianificare le sequenze narrative di un testo

Ora che è ben chiaro il concetto di sequenze narrative, non resta che imparare a usarle per strutturare i tuoi testi, tenendo conto anche dell’impatto che ciascuna può avere sul ritmo della storia e sul modo in cui può essere percepita dal lettore.
Va detto, tuttavia, che costruire un romanzo non è un’opera di ingegneria, ma un’opera d’arte e che non basta conoscere le tecniche narrative e applicarle in modo corretto per essere certi di dare vita a un testo che funzionerà. 

C’è sempre un ingrediente, quando si scrive, che sfugge alle catalogazioni e alla rigorosa applicazione di regole precise ed è la personale sensibilità di chi scrive. Quella ha molto a che fare con il talento e davvero non può essere insegnata, ma senz’altro si può allenare imparando dai libri di chi ha dimostrato di possederne in abbondanza, abituandoci a osservare tutto ciò che ci circonda, comprese le persone, con occhi attenti e comprensivi.

 

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