Un  cassetto ce l’abbiamo tutti. E forse anche un romanzo ben custodito dentro. A volte nel cassetto teniamo l’idea di scrivere un romanzo e molti appunti, frasi, strutture abbozzate, personaggi. Certo: non è facile. Ci vuole tempo, passione

Quali passaggi sono necessari e utili per scrivere un romanzo?

Da dove s’inizia? Bisogna dire che parlando con autori affermati e che hanno già pubblicato diversi testi verrebbe da dire che non esiste una strada unica, una via certa e sicura che vada bene per tutti.

Scrivere un romanzo, scriverlo bene e portarlo a termine non è impresa semplice, va detto. Richiede la capacità di gestire tempo ed energie, di rimanere focalizzati sul lavoro intrapreso nonostante incombenze e impegni. Inoltre, a mio avviso, comporta anche una buona dose di coraggio: sì, ci vuole coraggio a rivedere le proprie scelte e spesso la fase dell’editing può rappresentare la necessità di una revisione massiccia di un lavoro che s’intendeva ormai giunto al termine.

Ci sono però degli step, delle fasi che sono utili a tutti, agli esordienti in particolare. I passaggi che lo scrittore deve seguire per trasformare la propria idea in libro sono determinanti.

Che cosa, in generale, è necessario fare?

scrivere un romanzo

Abbiamo tutti un cassetto e molti di noi dentro ci tengono un romanzo: quando gli daremo la vita che merita?

 

Testare l’idea primitiva in poche righe

Focalizzare l’idea: le famose 5-6 righe che dovrebbero racchiudere l’idea “primitiva” che ti è venuta in mente.

Che cosa intendo per idea primitiva? Se vuoi puoi definirla anche ispirazione, è quella lampadina che ti si accende in testa, un abbozzo di storia, a volte una folgorazione, altre volte un nucleo nebuloso che deve prendere forma.

Ti segnalo questo video in cui spiego in dettaglio che cosa si debba intendere per IDEA PRIMITIVA.

 

Cerca di racchiudere la tua idea di romanzo in 5-6 righe: ti consente di iniziare a capire se l’idea abbia un fondamento, la forza necessaria per meritare il nostro investimento di tempo, energia, passione.

La cosa più importante prima di scrivere un romanzo, di partire con la scrittura vera e propria è testare l’idea: in questa fase ci vuole molta capacità autocritica. Certo, è necessario saper difendere la propria idea, coglierne i lati migliori ma, nello stesso tempo, saper vedere le debolezze del nostro progetto.

Raccontiamo anche a voce quest’idea, parliamone, descriviamo la storia  che vorremmo scrivere.

Non solo, prova ad immaginarla come fosse un film. Sentiamo i pareri di persone di cui abbiamo fiducia, di bravi lettori. E magari anche di persone competenti ma anche critiche, sai di quelle che cercano sempre tutti i cavilli possibili?

Fatti mille domande: sulla trama, sui personaggi, sulla tenuta della storia. Non innamorarti mai della tua idea perché potrebbe diventare una gabbia.

Prima di scrivere il romanzo sviluppa l’idea

Il passo in più è quello di sviluppare l’idea che hai scritto in 6 righe in almeno 20-25 righe. Questa è una prova ulteriore per vedere dove la storia sia debole.

Non solo la storia ma anche lo stile, la struttura che in questa fase iniziamo a pensare.

Dacia Maraini dice” non è tanto la storia quanto lo stile che conta che deve essere musicale, la storia deve avere una struttura”. E questo è vero, fondamentale.

Non è la storia in sé ma è come la racconto, la sviluppo e la strutturo. 

 

Scrivere un romanzo significa anche scegliere lo stile

Scegliere lo stile: lo stile è formato da tanti elementi diversi (la scelta della punteggiatura, del linguaggio e del ritmo) ma è anche molto legato all’autore, alla sua personalità ed espressività.

Quanto più ti conosci tanto meglio emergerà il tuo stile. Conoscere come ci rapportiamo al mondo, agli altri, studiare le nostre reazioni, i pensieri, le convinzioni ci aiuta ad essere autori migliori e più consapevoli.

 

 

L’importanza di suddividere l’idea

Se quello  che hai in mente è di scrivere un romanzo corposo, diciamo intorno alle 200 pagine, dopo aver fatto le 20-25 righe dovresti sviluppare ulteriormente l’idea, fare una sorta di RIASSUNTO di almeno 10-15 pagine, un riassunto in cui ripercorri la vicenda che intendi narrare, il suo svolgimento.

Questo è molto utile per capire se ci siano dei veri e propri accadimenti, se lo sviluppo sia coerente o ci siano cadute da colmare, o personaggi da rifinire.

 

Costruire bene i personaggi e i dialoghi, strutturare e sviluppare la narrazione: in questa fase poni la basi di tutto questo che andrai poi a definire e raffinare in seguito.

 

Fatto il riassunto lo puoi suddividere: in parti, capitoli, punti costruendo una sorta di percorso. Ogni capitolo o parte sarà chiusa in sé così nella fase della stesura potrai dedicarti ad una parte o all’altra senza dover seguire per forza il filo consequenziale della storia.

La suddivisione è importante, ti permette di avere uno sguardo ampio sul tuo lavoro e sulla struttura che gli stai dando ma contribuisce a migliorare l’organizzazione della scrittura.

 

 

Ora puoi iniziare a scrivere il romanzo

A questo punto hai lavorato abbastanza per preparare la fase organizzativa (mi verrebbe da dire che il più è fatto ma certo c’è da scrivere ancora molto però considera che con questo metodo hai senza dubbio dato un’impostazione concreta al tuo lavoro) e puoi passare alla scrittura. Lasciati andare nella stesura, non preoccuparti in questa fase di sfoltire, aggiustare, correggere, dosare la punteggiatura. Lo farai nella fase di revisione e riscrittura, nella seconda e terza bozza per intenderci.

Mi permetto di darti un consiglio.

Inizia qui la fase più creativa  ma anche quella in cui rischi  di disperderti. Non ho dubbi che avendo una struttura già predisposta il tuo lavoro sia al sicuro e anche se ci saranno momenti d’inattività potrai sempre riprendere senza grandi difficoltà. Ma datti un tempo, fissati un termine entro il quale finirai la prima bozza. Valuta in base a quanto tempo potrai dedicare alla tua opera ma non lasciare al caso o pensare di farlo nei ritagli di tempo perché il rischio è non finire.

Quando rivedo i romanzi degli autori metto in conto di fare almeno 3 o 4 bozze di revisione, a maggior ragione prevedile anche nella stesura.

Hai raggiunto la fine? Hai terminato di scrivere il tuo romanzo?

Hai scritto tutta la storia? Bene ora inizia quello che chiamo “il tempo del miglioramento”, è la fase in cui costruisci davvero la resa efficace  e il successo del tuo testo.

 

 

scrivere e pubblicare un romanzo

Ad un certo punto il romanzo deve vedere la luce, essere pubblicato, essere letto, è questo il suo scopo.

 

Editing e revisione del romanzo

Fase cruciale del lavoro di scrittura, quella che davvero fa la differenza. E sì, perché è solo sottoponendo gli scritti ad un’attenta revisione che emergono errori, incongruenze, cadute narrative, inverosimiglianze.

Il primo editing lo fa l’autore.

È lui che più di tutti sa capire se con la propria scrittura è stato capace di trasmettere al meglio il racconto, ma soprattutto le emozioni che attraverso la narrazione devono sempre passare al lettore.

 

Per scrivere un romanzo prendi in considerazione di riscrivere

L’editing che forse molti identificano con un’attività noiosa, una correzione di bozze con la lente d’ingrandimento può invece diventare una strada di crescita personale incredibile. Quando correggiamo la nostra scrittura stiamo apportando modifiche al nostro linguaggio, non solo, andiamo ad agire sulle connessione neuronali del nostro cervello.

Gli scrittori hanno il dovere di conoscere le regole fondamentali della revisione dei testi.

Per questo ho messo a punto alcuni corsi di editing di livello base e avanzato che si svolgono in aula oppure online, che vogliono fornire le informazioni fondamentali per una buona revisione dei testi.

Se l’autore lo riterrà opportuno, potrà sottoporre il proprio scritto anche ad un editor per la messa a punto finale. Questa è una fase che dovrebbe rappresentare una vera e propria formazione. 

Va detto che ci sono ancora editori che si avvalgono di editor e quando sono interessati ad un testo si preoccupano di farne fare la revisione anche secondo le linee editoriali, questo è almeno quello che dovrebbe fare un editore serio. Non deve spaventare l’idea di riscrivere in parte o da capo il proprio testo e neppure di togliere intere sezioni che si rivelano poco funzionali ai fini della narrazione. Gli scrittori permalosi che non accettano critiche non vanno mai molto lontano. 

Per contro ne esistono altri che per insicurezza o eccessivo scrupolo ritengono che il proprio romanzo non sia mai abbastanza a posto e che possa migliorare se rivisto “ancora una volta”. Si può migliorare sempre – si sa – ma questa convinzione deve funzionare come stimolo non diventare un capestro.

Ad un certo punto il romanzo deve vedere la luce, essere pubblicato, essere letto, è questo il suo scopo.

Scrivere un romanzo e poi chiuderlo in un cassetto è come far germogliare un seme e poi nascondere la pianta. Un vero peccato. 

E qui comincia un’altra fase, spesso dolente: a che genere di pubblicazione affidare il proprio lavoro? Optare per il self publishing o cercare un editore tradizionale?

Sul mio gruppo fb writing way-scrittura efficace affrontiamo spesso questa tematica e cerco di dare a chi ascolta indicazioni sempre aggiornate perché anche la situazione dell’editoria è in costante evoluzione. Dopo una grande e profonda crisi si stanno percorrendo nuove strade che  dovrebbero sempre di più tenere in considerazione il lavoro degli scrittori.

Non esiste una formula migliore di un’altra, si possono ottenere ottimi risultati in entrambi i casi, così come in entrambi i casi si può andare incontro a brutte esperienze. Dovete valutare attentamente vari aspetti.

Ecco un video in cui analizzo questa questione e che ti può essere utile

 

 

 

 

Scrivere un romanzo è una cosa, pubblicare un romanzo un’altra.

Il consiglio è sempre lo stesso: informatevi, prendetevi del tempo per analizzare le diverse possibilità nel campo dell’editoria, fatevi un’idea di che cosa offra il mercato. Internet è una fonte formidabile di notizie. In Italia sono presenti migliaia di editori e non è facile districarsi nel mare magnum delle possibilità.

Ma poi fatevi una vostra opinione studiando di persona il sito delle case editrici che v’interessano. Lì troverete la loro storia, il catalogo, notizie riguardo la disponibilità o meno a valutare nuovi autori e, il più delle volte, anche l’iter da seguire per sottoporre loro il vostro manoscritto.

Accertatevi che il genere di libro che avete scritto possa trovare posto in una delle collane dell’editore a cui intendete rivolgervi. Cercatelo con cura, più il vostro libro è il linea con la filosofia della casa editrice e più alta sarà la possibilità che venga preso in considerazione.

Ci sono editori di genere, specializzati in settori particolari della letteratura, case editrici che pubblicano solo libri per l’infanzia, altre di stampo religioso e spirituale, chi si occupa di gialli e di noir, chi ha scelto di editare solo racconti.

E il self-Publishing?

Lo stesso discorso vale per l’autopubblicazione o self Publishing. 

Il panorama è molto vasto: qualcuno offre un servizio di stampa pura e semplice senza accollarsi l’onere della distribuzione, altri invece preparano il volume e lo mettono in vendita attraverso i canali di distribuzione più diversi, come cataloghi o internet, e soltanto quando viene richiesto dagli acquirenti procedono con la stampa.

Scegliete il metodo che vi piace di più, con attenzione certo, ma date una possibilità al vostro romanzo.

Pensate che grave perdita sarebbe stata per tutti gli amanti della lettura se Joanne Kathleen Rowling, celebre autrice dei libri della serie di Harry Potter, si fosse lasciata scoraggiare dai molti rifiuti ricevuti dalle prime case editrici a cui propose il proprio lavoro. O se Stephen King si fosse arreso di fronte al giudizio di chi rispedì al mittente Carrie, il suo primo romanzo, perché lo ritenne poco interessante e con scarse probabilità di essere apprezzato dal mercato.

Volete l’esempio di un autore italiano?

Primo Levi. Vedendosi rifiutare Se questo è un uomo, e sapete da chi? Da Natalia Ginzburg e da Cesare Pavese. All’inizio lasciò perdere, ma poi provò a sottoporlo ad una piccola casa editrice piemontese che accettò di curarne la pubblicazione.

Da allora è stata storia.

C’è un altro step, basilare, importante, senza il quale ogni percorso non sarà mai davvero determinante: la fiducia. Ne serve molta per scrivere un romanzo. Abbiatene tanta. In voi stessi.

 

 

 

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