Scrivere poco, scrivere tanto?

Che consiglio dare agli scrittori esordienti?

I bravi autori sono quelli che sanno dosare le parole oppure quelli che hanno un vocabolario infinito e non hanno paura di usarlo? Chi punta all’essenziale con il rischio di apparire troppo stringato oppure chi ha il potere di ipnotizzarti, o inebetirti, con spirali di frasi relative e spiegazioni a margine?

In una delle sue satire più famose (Satire I, 9) il poeta latino Orazio deve vedersela con un logorroico seccatore che, incontrandolo per strada, lo tormenta senza tregua con discorsi fastidiosi. Tra le tante cose proferite, ad un certo punto si vanta di essere imbattibile per la quantità e la velocità di versi che riesce a produrre. Orazio – che considera una vera disgrazia incappare in persone così –  non sa che cosa inventare per liberarsi di questo personaggio.

Ecco, sappiate che scrivere troppo, usare più parole di quelle necessarie può produrre più o meno lo stesso effetto sul lettore. Con una grande differenza: il lettore può liberarsene chiudendo il libro. E se si tratta di un editore in fase di valutazione? Farà la stessa cosa.

Le parole di troppo pesano, rallentano il ritmo del discorso, annoiano, a volte confondono.

Non a caso si dice avere “il dono della sintesi”

 

Non a caso si dice avere il dono della sintesi, perché essere in grado di esporre i concetti in poche righe è una grande qualità, sinonimo di intelligenza.

Certo ognuno ha un modo proprio di raccontare: c’è chi è più portato a costruire periodi articolati, ricchi di subordinate e chi tende per natura alla concisione e alla brevità. Eppure chi scrive dovrebbe sempre sottoporre il proprio testo ad un lavoro di revisione e di limatura massiccio:  togliere tutto quello che può, che non aggiunge niente di più alla narrazione.

la capacità di sintesi

Molti autori sono perplessi di fronte al mio consiglio di semplificare i testi, come se alleggerire la forma significasse impoverire il contenuto.

Incontro autori che spesso rimangono perplessi di fronte al mio consiglio di semplificare i loro testi, come se alleggerire la forma significasse impoverire il contenuto.

Ma non è così.  Quando una frase è essenziale e le parole che la compongo sono scelte con cura, acquista personalità agli occhi di chi legge e diventa più efficace.

Semplice non vuol dire banale.

Scrivere ciò che serve – nulla di più, nulla di meno –  non significa impoverire la narrazione. 

Inoltre, c’è un altro aspetto da considerare: quest’operazione di potatura è necessaria allo scrittore per raffinare il proprio stile. Come si fa a comprendere la vera espressività se è soffocata da infrastrutture e consuetudini?

Bisogna andare alla forma essenziale e su quella poi ricostruire.

Gli scrittori esordienti 

dovrebbero tener ben presente questo aspetto nel proprio programma di allenamento.

Anche quando si è portati a scrivere molto, quando si ha uno stile descrittivo e particolareggiato, uno sguardo che coglie innumerevoli aspetti di una scena, vale comunque sempre la pena si sperimentare un’attività di sfrondamento massiccio e vedere i risultati. 

Come acquisire la capacità di sintesi nella scrittura?

Un consiglio utile: il riassunto. Sì, proprio il riassunto.

Tornate ai riassunti, quelli sui quali tanto insistevano le insegnanti  a scuola.

Quando si è costretti a riassumere un libro, una notizia, un film si deve per forza centrare il fulcro del discorso, eliminando gli orpelli a vantaggio della sostanza.

Esercitatevi a riassumere per iscritto il racconto, il romanzo,

ma anche i post e gli articoli di cui voi stessi siete gli autori: vi servirà a chiarire quale sia il messaggio chiave intorno al quale gravita l’intero testo.

E potrete scegliere le espressioni più adatte per trasmetterlo.

Pure presentare se stessi è un’arte: non sono il curriculum o la biografia più ridondanti ad incontrare il favore di chi li esamina, ma quelli più incisivi e onesti.

Una scrittura essenziale è una scrittura pulita, che suggerisce l’idea di un autore consapevole, capace.

Chi soppesa le parole, le spende solo se necessario, le valuta in funzione del significato, ma anche del suono e dell’emozione che suscitano prima di tutto in lui. Sta compiendo una scelta di stile, una scelta che lo connota agli occhi del lettore.

 

scrittori esordienti, sviluppate la capacità di sintesi

Nella stesura di un romanzo o di un racconto è importante quello che si dice, ma ancora di più quello che si tace.

Nella stesura di un romanzo o di un racconto è importante quello che si dice, ma ancora di più quello che si tace, perché chi legge ha bisogno di conoscere gli estremi della storia, quelli di cui non può fare a meno, ma ha il diritto di immaginare il mondo nel quale lo scrittore l’ha collocata.

L’autore ha il compito di accompagnare il lettore in questa esperienza.

Io cerco sempre di scrivere secondo il principio dell’iceberg. I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno”.

Sono parole di Hemingway che potete trovare ne Il principio dell’iceberg. Intervista sull’arte di scrivere e narrare, libro snello ed “essenziale” in cui Hemingway, intervistato da George Plimpton nel 1954, risponde su quale sia la sua idea di scrittura.

Italo Calvino nelle sue Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, ne dedica una alla Rapidità e sottolinea come “i difetti del narratore maldestro siano soprattutto offese al ritmo”. Secondo Calvino il lavoro sulla scrittura presuppone la ricerca della rapidità intesa come “agilità dell’espressione e del pensiero”.

Quello che Hemingway e Calvino teorizzano trova applicazione nei grandi capolavori della letteratura. Ne potete trovare un esempio ne La metamorfosi e altri racconti di Franz Kafka. Qui l’autore inizia il suo racconto più celebre in questo modo:

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto.

Più laconico di così.

Ma quanta efficacia narrativa in quella frase che non spiega né come né perché sia avvenuta l’orribile trasformazione e che proietta il lettore dentro la storia. È un incipit scioccante e fulmineo, ma per questo irresistibile.

La scrittura più efficace è quella che sa essere sorprendente e le sorprese, per riuscire, hanno bisogno di due azioni importanti: devono essere ben preparate e devono manifestarsi all’improvviso.

Cura e rapidità.

Se vuoi approfondire l’argomento sullo scrivere tanto o poco, ti segnalo un altro mio articolo

Scrivere poco, scrivere tanto: che cosa fare?

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