scrittori esordienti

Scrittori esordienti: non la prendo larga ma arrivo subito all’argomento che intendo trattare. Gli esordienti mancano spesso di carattere per affrontare la vera scrittura di un libro e la conseguente pubblicazione e promozione; studiano poco, sanno poco in generale, non solo di letteratura ma anche di quello che accade attorno a loro. Leggono pochi magazine dedicati alla scrittura, se gli fai delle domande sui libri più venduti non sanno dirti molto. Inoltre, il dono della sintesi è raro, davvero. Mamma mia che quadro, ma è davvero così la situazione? 

Scrittori esordienti: ma chi sono?

 La situazione è in parte così. Ma, come in ogni cosa, ogni generalizzazione è sbagliata in sé. Ci sono scrittori (si legga: persone che ambiscono a diventare scrittori) concentrati sulla scrittura, studiano, s’informano, sono spesso in sfida con il proprio talento. Sono esigenti. Altri desiderano solo emergere cosa del resto legittima e sana se preceduta da un percorso, da un iter di apprendimento e miglioramento costante.

L’emersione  richiede alcune doti o difetti, dipende dai punti di vista. Sono editor, ghostwriter e writer coach  e quindi di esordienti (da non confondere con giovani di età anche se la media in effetti è bassa a livello anagrafico) ne incontro tanti, arrivano in redazione, oppure allacciamo rapporti di editing nella stanze virtuali di zoom, skype, tra le righe dell’email, al telefono: anche così ci si conosce, a volte anche di più. Il mio è un osservatorio privilegiato che mi ha portato a raccogliere dati, domande e risposte, dubbi, atteggiamenti degli scrittori esordienti.  

 Scrittori esordienti italiani: l’identikit 

La casistica che ho a disposizione, come dicevo, è vasta, sia perché di anni di lavoro ne ho attraversati parecchi con entusiasmo e passione che non riesco a far affievolire per potermi dedicare, che so, a passeggiate, gite, festival e cose del genere. Sono stata editore per dieci anni e sulla mia scrivania è passato di tutto “cose di cui voi umani” non avete neppure idea. Ho raccolto urla euforiche e brindisi alla firma di un vero contratto editoriale, altezzosi battiti di ciglia e smorfie ai rifiuti, pianti, capricci, prove di coraggio e di lealtà, stanchezza, determinazione. Ho lavorato con diciassettenni e ottantenni e in entrambi i casi ho ricavato esperienze indimenticabili. 

Nel tempo ho potuto osservare talenti incredibili dimenticarsi di se stessi, autori preda di paure e fobie, maestri della parola, velleitari, egotici, prepotenti e primedonne. Come in ogni ambito professionale, del resto. 

Ho pensato in questi ultimi tempi di tracciare una sorte di identikit del quasi-esordiente perché ci sono dei tratti che continuano a presentarsi con una media percentuale che si fa interessante tanto da richiedere alcune riflessioni sulla società stessa e sul mondo editoriale.

Le caratteristiche 

Parto da quelle positive perché, dai, prima s’incoraggia sempre. 

Incontro persone che hanno una grande fiducia, si affidano e si fidano. Questo mi carica di grandi responsabilità ma, negli anni, mi ha permesso di essere migliore e di smussare un aspetto del mio carattere: l’impazienza. Sono diventa una editor paziente e questo lo devo agli autori. Non potrei tradire la loro fiducia. Rimango calma anche di fronte al un qual è con l’apostrofo o ad un personaggio che parla come un robot (senza motivo).  

Chiedono chiarezza, onestà di valutazione: sul fatto che poi siano capaci di reggerla è un’altra cosa e tra poco entro in argomento.  Credono nella scrittura, la riconoscono come propria via espressiva d’eccellenza, la intendono come un valore: non è certo cosa da poco.  In genere, se devono correggere lo fanno. Magari qualcuno all’inizio non la prende troppo bene ma quello che conta è far capire il senso e l’utilità delle correzioni. C’è impegno, desiderio di comprendere.

 Sto però notando, sempre di più, alcuni tratti che certo non giovano all’aspirante autore, anzi. 

Carattere cercasi

 Dovrebbero – gli scrittori esordienti – rafforzare il carattere. Si demoralizzano con troppa facilità. Io sono un editor, tra l’altro, che corregge; non sono  l’editore che pubblica, siamo in una fase antecedente ma già qui si scoraggiano e non dovrebbe succedere. In ogni caso la mia etica professionale a cui mi attengo m’impone di essere onesta. Senza mai tranciare le speranze a nessuno: l’editor deve grande rispetto ai sogni degli scrittori ma non deve alimentarli se non ci sono elementi per farlo ma, come dicevamo, neppure tarpare le ali.  

Bisogna essere perseveranti ma accettare che forse non si è pronti per il grande pubblico. Anche se si è scritto un libro di 200 pagine, si sono fatte le correzioni, si sono apportati grandi miglioramenti. Fatto l’editing, l’opera è pronta per tutti gli editori, per i premi, i concorsi, le segnalazioni della critica. Non è così. Certo, ho incontrato esordienti già grandi nel talento ma anche nel carattere. Se manca quest’ultimo è difficile crescere nella scrittura, raggiungere la qualità.  Contemplare la palestra è difficile: il primo libro, pubblicato e via. A volte succede (con enormi rischi) altre volte no, il primo libro non è pubblicabile o meglio una saggia decisione imporrebbe d’intenderlo come un periodo di esercizio. Poi, come detto, ci sono casi in cui l’esordio è di una qualità tale da non essere più replicabile. 

Per carattere intendo quell’energia e quella forza che non ti fa mollare, che ti fa perseguire i tuoi obiettivi se sono veri e radicati e non un trend del momento. Intendo eliminare la tentazione di piangersi addosso ma fare un’analisi seria della scrittura e dei propri risultati per poi proseguire a passo spedito. 

Studiare e poi studiare

  Negli ultimi tempi ho curato alcuni giovani autori incredibili. Informati, colti, attenti. Però va detto: non sono così frequenti. I più scrivono ma non leggono. Oppure leggono con attenzione vacua. Lo studio deve essere continuo, ossessivo in chi scrive. Ci sono domande che rivelano grande profondità, altre che non sai dove andare a prendere una risposta. Per studio intendo intanto un bel ripasso di grammatica che non guasta mai. Studiare la storia della letteratura italiana e straniera. O almeno scegliere autori che piacciono e approfondire, analizzare. Leggere riviste. Interessarsi di psicologia, educazione, scienza. Sapere quali siano i libri in classifica di vendite. Essere informati su quello che ci accade attorno è una forma di studio molto importante. 

Il mercato editoriale

 L’editor però deve essere da parte sua molto onesto fin dall’inizio. Non deve illudere. O promettere pubblicazioni che già sente molto improbabili. In questo periodo a molti autori sto parlando della complicata situazione di un mercato editoriale che ha bisogno di risanarsi, di nuove politiche, di iniezioni di mezzi e possibilità. Non è facile essere pubblicati oggi. Eppure anche quest’anno ho accompagnato alcuni autori alla pubblicazione. In alcuni casi c’è l’incontro fortuito, il colpo di fulmine tra autore ed editore (accade per lo più con i piccoli ma non solo); in altre situazioni il testo o l’autore si presentano come interessanti, appetibili anche a livello commerciale (sempre con testi di qualità, s’intende). Ma qui lo dico e lo sottoscrivo: non è facile. Ah, sì, se vi pagate la pubblicazione allora in tre settimane il libro è pubblicato e poi voi vi ritrovate sommersi dalle copie in salotto e non sapete che farne. A meno che non abbiate vostri circuiti di distribuzione.

 Discorso diverso è quello del self-publishing come ho avuto modo più volte di sottolineare e i vantaggi e gli svantaggi di essere self-publisher vanno valutati con attenzione ma ci sono casi in cui si rivela produttivo. Consigli anche la lettura dell’articolo dedicato ad un quesito che viene sempre sollevato: come trovare le case editrici per esordienti?

Che consigli dare agli scrittori esordienti?

 I bravi autori sono quelli che sanno dosare le parole oppure quelli che hanno un vocabolario infinito e non hanno paura di usarlo? Chi punta all’essenziale con il rischio di apparire troppo stringato oppure chi ha il potere di ipnotizzarti, o inebetirti, con spirali di frasi relative e spiegazioni a margine? 

In una delle sue satire più famose (Satire I, 9) il poeta latino Orazio deve vedersela con un logorroico seccatore che, incontrandolo per strada, lo tormenta senza tregua con discorsi fastidiosi. Tra le tante cose proferite, ad un certo punto si vanta di essere imbattibile per la quantità e la velocità di versi che riesce a produrre. Orazio – che considera una vera disgrazia incappare in persone così –  non sa che cosa inventare per liberarsi di questo personaggio. 

 Ecco, sappiate che scrivere troppo, usare più parole di quelle necessarie può produrre più o meno lo stesso effetto sul lettore. Con una grande differenza: il lettore può liberarsene chiudendo il libro. E se si tratta di un editore in fase di valutazione? Farà la stessa cosa.

 Le parole di troppo pesano, rallentano il ritmo del discorso, annoiano, a volte confondono.

Capacità di sintesi

 Non a caso si dice avere il dono della sintesi, perché essere in grado di esporre i concetti in poche righe è una grande qualità, sinonimo di intelligenza.

Ognuno ha un modo proprio di raccontare: c’è chi è più portato a costruire periodi articolati, ricchi di subordinate e chi tende per natura alla concisione e alla brevità. Eppure chi scrive dovrebbe sempre sottoporre il proprio testo ad un lavoro di revisione e di limatura massiccio:  togliere tutto quello che può, che non aggiunge niente di più alla narrazione.

 

la capacità di sintesi

Molti autori sono perplessi di fronte al mio consiglio di semplificare i testi, come se alleggerire la forma significasse impoverire il contenuto.

Incontro autori che spesso rimangono perplessi di fronte al mio consiglio di semplificare i loro testi, come se alleggerire la forma significasse impoverire il contenuto. Ma non è così.  Quando una frase è essenziale e le parole che la compongo sono scelte con cura, acquista personalità agli occhi di chi legge e diventa più efficace.

Semplice non vuol dire banale. Scrivere ciò che serve – nulla di più, nulla di meno –  non significa impoverire la narrazione. 

Inoltre, c’è un altro aspetto da considerare: quest’operazione di potatura è necessaria allo scrittore per raffinare il proprio stile. Come si fa a comprendere la vera espressività se è soffocata da infrastrutture e consuetudini?

Bisogna andare alla forma essenziale e su quella poi ricostruire.

Gli scrittori esordienti dovrebbero tener ben presente questo elemento nel proprio programma di allenamento.

Anche quando si è portati a scrivere molto, quando si ha uno stile descrittivo e particolareggiato, uno sguardo che coglie innumerevoli aspetti di una scena, vale comunque sempre la pena di sperimentare un’attività di sfrondamento massiccio e vedere i risultati. 

Come acquisire la capacità di sintesi nella scrittura?

Un consiglio utile: il riassunto. Sì, proprio il riassunto. Tornate ai riassunti, quelli sui quali tanto insistevano le insegnanti  a scuola.

Quando si è costretti a riassumere un libro, una notizia, un film si deve per forza centrare il fulcro del discorso, eliminando gli orpelli a vantaggio della sostanza. Esercitatevi a riassumere per iscritto il racconto, il romanzo, ma anche i post e gli articoli di cui voi stessi siete gli autori: vi servirà a chiarire quale sia il messaggio chiave intorno al quale gravita l’intero testo.

E potrete scegliere le espressioni più adatte per trasmetterlo. 

Una scrittura essenziale è una scrittura pulita, che suggerisce l’idea di un autore consapevole, capace.

Chi soppesa le parole, le spende solo se necessario, le valuta in funzione del significato, ma anche del suono e dell’emozione che suscitano prima di tutto in lui. Sta compiendo una scelta di stile, una scelta che lo connota agli occhi del lettore.

 

scrittori esordienti, sviluppate la capacità di sintesi

Nella stesura di un romanzo o di un racconto è importante quello che si dice, ma ancora di più quello che si tace.

Nella stesura di un romanzo o di un racconto è importante quello che si dice, ma ancora di più quello che si tace, perché chi legge ha bisogno di conoscere gli estremi della storia, quelli di cui non può fare a meno, ma ha il diritto di immaginare il mondo nel quale lo scrittore l’ha collocata.

L’autore ha il compito di accompagnare il lettore in questa esperienza.

Io cerco sempre di scrivere secondo il principio dell’iceberg. I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno”.

Sono parole di Hemingway che potete trovare ne Il principio dell’iceberg. Intervista sull’arte di scrivere e narrare, libro snello ed “essenziale” in cui Hemingway, intervistato da George Plimpton nel 1954, risponde su quale sia la sua idea di scrittura.

Italo Calvino nelle sue Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, ne dedica una alla Rapidità e sottolinea come “i difetti del narratore maldestro siano soprattutto offese al ritmo”. Secondo Calvino il lavoro sulla scrittura presuppone la ricerca della rapidità intesa come “agilità dell’espressione e del pensiero”.

Quello che Hemingway e Calvino teorizzano trova applicazione nei grandi capolavori della letteratura. Ne potete trovare un esempio ne La metamorfosi e altri racconti di Franz Kafka. Qui l’autore inizia il suo racconto più celebre in questo modo:

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto.

Più laconico di così.

Ma quanta efficacia narrativa in quella frase che non spiega né come né perché sia avvenuta l’orribile trasformazione e che proietta il lettore dentro la storia. È un incipit scioccante e fulmineo, ma per questo irresistibile.

La scrittura più efficace è quella che sa essere sorprendente e le sorprese, per riuscire, hanno bisogno di due azioni importanti: devono essere ben preparate e devono manifestarsi all’improvviso.

I grandi rifiuti della letteratura

Gli scrittori esordienti dimenticano spesso i rifiuti ricevuti dai grandi della letteratura. 

Cesare Pavese, per esempio, quando era editor presso Einaudi giudicava prima la lettera che accompagnava il romanzo: se la lettera non era scritta bene lui si fermava lì rispondendo al malcapitato autore che non c’erano i presupposti per continuare. Forse fu troppo severo perché, pensate, espresse parere negativo su Se questo è un uomo di Primo Levi, lo giudicò “poco convincente”. Insomma, per noi editor è confortante. O forse no. Non individuare un capolavoro credo sia un incubo ricorrente per chi fa il mio lavoro.

E poi Il signore delle mosche di William Golding, sì il premio Nobel: fu rifiutato per ben venti volte. 

Twilight, la saga sui vampiri di Stephenie Meyer: ci sono voluti 14 anni prima di veder pubblicato il primo dei tre libri della serie.  E la mitica Rowling? Harry Potter e la pietra filosofale fu rifiutato da almeno cinque o sei editori. Udite, udite: fu  la figlia di 8 anni del presidente di Bloomsbury a insistere perché suo padre pubblicasse quel libro. Ma potremmo continuare ancora a lungo. 

La qualità di un testo in buona parte è un dato oggettivo ma nella scelta di pubblicare intervengono tanti fattori: gusto dell’editore, studio di mercato, considerazioni di marketing, politica della casa editrice, possibilità di investire. Sono solo alcuni elementi che entrano in gioco e che l’autore dovrebbe almeno come idea tenere in considerazione. 

 

Scrittori esordienti: un vademecum utile per voi

  • Abbiate pazienza: la scrittura ha bisogno di sedimentare.
  • Non pensate di pubblicare a tutti i costi il primo libro: spesso così ci si brucia.
  • Attenzione alla frenesia di pubblicazione: vi fa cadere in mani sbagliate.
  • Siate lucidi e riconoscete potenzialità e limiti del vostro stile.
  • Piangersi addosso? Fa solo innervosire gli editor.
  • Godetevi il viaggio nell’editing: è un percorso di apprendimento incredibile.
  • I lettori sono attenti, esperti, micidiali: avete capito?
  • Amare la scrittura significa avere il coraggio di dire: ho ancora da imparare.
  • Se hai tra le mani un buon testo, persevera.
  • Abbiate sempre comprensione per il vostro editor.

 

Vuoi intraprendere un percorso di editing davvero tosto?

Quando ho iniziato tanti anni fa ad occuparmi di scrittura e di editoria, s eguire gli autori mi sono fatta una promessa etica: sarò onesta. Per cui se vuoi davvero esplorare il tuo testo in tutti i suoi aspetti, scopri il percorso di editing.

Pin It on Pinterest

Share This