Scrivere senza preoccuparsi di economia e ottimizzazione della scrittura, dare al lettore ogni impressione, sensazione, immagine prodotte dalla nostra mente di autori. Oppure attenersi al tanto sentito e ripetuto show don’t tell caro ad una parte della critica letteraria, delle scuole di scrittura e di pensiero.

Utilizzare con parsimonia e con scelte essenziali la punteggiatura, i verbi, le parole o anche in questo caso fare in modo che la forma si pieghi alla sostanza (dando appunto per scontata la sostanza quindi il valore e l’interesse del contenuto) sembra buona norma.

La cara Bruna Andruccioli, una dei membri e dei writers – come piace chiamarli a me – del gruppo fb writing way-scrittura efficace mi poneva questa questione sul gruppo (dove la potete trovare) nei giorni scorsi:

Alessandra, mi sta venendo un blocco: l’avverbio, no; i punti esclamativi, no; i puntini di sospensione, no; il punto e virgola, i verbi con molta oculatezza; le frasi più son corte meglio è, e via di questo passo. Mi si sta scompaginando un assetto mentale che porto avanti da anni (ho la mia età!) e non so se ridere o piangere. Però mi sto divertendo molto (oddio, si può dire “molto”?) Ah ah ah. Grazie per tutti i suggerimenti preziosi.

Come risponderle?

 

scrivere poco scrivere tanto
Ci sono delle tappe necessarie che chi scrive deve fare per arrivare a rivelare il vero stile originale. 

Pone una questione importante la cara Bruna. Una delle questioni che affronto da sempre. Quando tocchiamo questo argomento non possiamo prescindere dal concetto di stileE al riconoscimento, alla padronanza del tuo stile ci arrivi dopo un determinato percorso che non è tanto scandito dal tempo ma dalle tappe necessarie.

Quando si trova la propria vera voce espressiva?

Si trova la propria vera voce espressiva quando si ripulisce. Per dire, quando siamo nudi e abbiamo tolto tutto ci vediamo nella nostra realtà, senza sovrastrutture dovute all’abitudine, senza coperture o finzioni. Mi rendo conto a volte di essere provocatoria – anche nel tipo di esercizi che propongo sul gruppo –  ma è un modo per tornare all’essenza. 

Fatta quest’opera di pulizia, ognuno poi riscoprirà quello che serve alla sua scrittura e allora potrà usare ciò che crede nel modo migliore.

A volte chi scrive si fa prendere dalla preoccupazione di dover spiegare tutto, teme che il lettore possa non intendere o intendere male.

Questa preoccupazione nasce quando la stessa vicenda o l’argomento che stiamo per narrare non è del tutto chiaro nella mente dell’autore, non ha lavorato bene su che cosa debba passare al lettore, non ha scelto una strategia narrativa raffinando il linguaggio da utilizzare. Lasciamoci sì guidare dall’ispirazione, buttiamo giù tutte le idee che ci vengono in mente in qualsiasi momento ma non trascuriamo la progettazione di un’opera.

Progettare un’opera significa valutare bene ogni aspetto, scegliere la voce e il tono con cui parleremo ai lettori, il ritmo che la nostra storia seguirà, il percorso attraverso cui condurremo chi si affiderà a noi, chi ci dedicherà il suo tempo. 

Ecco alcune domande utili che vale la pena farsi.

Perché sto dicendo questo?

Ha un senso nello svolgimento della storia o delle mie argomentazioni?

Se dovessi eliminare questa descrizione o questo particolare che cosa succederebbe?

Il lettore ha davvero bisogno di sapere anche questo?

Sto descrivendo tutto oppure faccio delle scelte di particolari che in modo incisivo facciano comprendere un ambiente, una situazione, un personaggio?

Le precisazioni che sto citando (per esempio, alcune caratteristiche fisiche o psicologiche di un personaggio secondario, di una comparsa) avranno uno sviluppo e se non l’avranno a che mi servono?

Lo stile è soggettivo: non dimentichiamolo

Ogni autore ha una sua sensibilità descrittiva. Ci sono scrittori e scrittrici che sanno gestire molto bene le descrizioni articolate, le sanno strutturare in modo che tengano il lettore agganciato al testo; altri invece scrivono tanto solo perché devono approfondire le tecniche narrative, esercitarsi, migliorare l’espressività ma poi per loro è molto più utile passare ad una scrittura essenziale, pulita perché in questo modo emerga l’originalità. 

Per esperienza posso dire che di aver lavorato con autori che pur raccontando tanto affascinano i loro lettori per ritmo narrativo, immagini evocative, forza dei personaggi; altri che sono essenziali ma del tutto inespressivi.

 

scrivere poco scrivere tanto
Tecnica, lavoro e talento sono gli ingredienti della buona scrittura al di là di ogni regola e misura.

Il segreto qual è? Essere se stessi. Ma con l’acquisizione di tutta la competenza possibile. Trovando il proprio stile dopo averlo analizzato a fondo.

Lo scrittore è un bravo scultore

Per creare dobbiamo prima scandagliare, spogliare, arrivare al marmo nudo e crudo della nostra mente creativa e dopo iniziare a scolpire, a tirare fuori la storia, la narrazione, il testo.  A tirar fuori noi stessi e il nostro immaginario. Suggerisco sempre di pensare al lavoro dello scultore che si trova davanti un pezzo di marmo grezzo. Ecco a volte molti autori si fermano a quello, la storia viene scritta nella sua totalità e il risultato è qualcosa che non ha una vera personalità.

Come prima cosa entra in gioco l’immaginario. La capacità di vedere le potenzialità del blocco di marmo. Prima di scrivere o mentre iniziate  ad abbozzare la storia lavorate tanto d’immaginazione: pensate alla storia, vedetela nella vostra mente come se fosse un film. Immaginate i personaggi, la loro voce, le movenze. Lasciate scorrere la vicenda come se foste anche voi a viverla.

Entrate poi nella fase di analisi: ogni aspetto che vi viene in mente scrivetelo in modo che non vada perduto ma poi analizzatelo a fondo, valutate se ci possano essere incongruenze, vuoti, passaggi inspiegabili.

Vedete come non sia tanto lo scrivere in modo essenziale o ricco ciò che fa la differenza ma il lavoro di ricerca e perfezionamento che viene fatto dietro le quinte.

 

La lettura, una palestra indispensabile

Ci sono libri che ci piacciono molto perché vorremmo saperli scrivere ma non è sempre così.

A volte ci piace un autore e il nostro stile è del tutto differente. La lettura però aiuta sempre. Leggete quello che vi piace che sentite congeniale a voi ma leggete anche altro, stili diversi che mostrino altre modalità di scrittura. S’impara sempre dal confronto.

Un libro è un mondo da analizzare, destrutturare per comprendere quali siano state le scelte fatte dall’autore.

Anche qui, quando leggiamo un libro, tante utili domande da porsi.

 

Qual è il ritmo narrativo della storia ?

Che linguaggio è stato usato e perché secondo me?

Come vengono descritti gli ambienti?

Come venngono descritti i personaggi?

Le frasi come sono strutturate?

Mi basta quello che mi dice l’autore o vorrei sapere di più?

Senza lettura non c’è vera crescita come autori. 

Torniamo alla nostra domanda iniziale: scrivere poco o scrivere tanto? La risposta l’abbiamo: scrivere bene. 

Voglio condividere con voi un video che sono certa vi sarà d’ispirazione.

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