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esercizi di scrittura creativa

Hai letto bene il titolo dell’articolo? La guarigione del cuore passa per la scrittura. Scrivere ti aiuta nel percorso di guarigione. Non solo, è uno strumento che ti supporta nel trovare la tua voce, la consapevolezza di chi sei. Insomma, la scrittura ti trasforma. Trasforma la tua vita. 

 

La guarigione del cuore: che significa? 

In che senso la scrittura aiuta nel percorso di guarigione del cuore? 

Che cosa possiamo guarire con la scrittura? Intanto – l’ho detto e scritto mille volte e non mi stanco di ripeterlo – la scrittura non è una terapia medica, non è una medicina.

Potreste obiettare che nel V secolo a.c. Gorgia da Leontini, sofista greco, sosteneva che “la potenza della parola nei riguardi delle cose dell’anima sta nello stesso rapporto della potenza dei farmaci nei riguardi delle cose del corpo”. 

Potremmo dire che è una medicina per l’anima, per il cuore. Anche se, ci tengo a precisare, ci sono ferite o malesseri che richiedono l’intervento di professionisti come psicoterapeuti, psicologi, psichiatri e a loro, in certi casi, bisogna rivolgersi. 

Non ho più dubbi, anche grazie ai tanti casi che ho vissuto e ai dati che ho raccolto, sulla forza terapeutica della scrittura.

Scrivere per guarire è il titolo del libro che ho dedicato a questo argomento, al potere immenso della scrittura, una pratica semplice ma dirompente.

T’invito a leggere alcune delle testimonianze di percorsi di scrittura trasformativa come i 90 giorni di scrittura terapeutica o Immersion. Scrivere nella Natura: scrivere ci cambia, a volte addirittura stravolge, mette davanti alle persone delle verità scomode ma di cui è necessario prendere atto.

 

Quando abbiamo bisogno della guarigione del cuore 

Quando il nostro cuore ha bisogno di una guarigione?

  • quando non trova più la propria dimensione
  • quando ci ha colpiti un abbandono
  • quando abbiamo vissuto un lutto
  • quando è subentrata la fragilità della malattia
  • quando ci sentiamo soli
  • quando non ritroviamo noi stessi
  • quando abbiamo bisogno di riconnetterci con la Vita.

 

Esercizi di scrittura terapeutica

In tutti i casi che abbiamo elencato, ma anche in molti altri, scrivere ci aiuta a ritrovare la nostra dimensione, a rientrare in contatto con la nostra profondità, mi piace dire “a dialogare di nuovo con noi”.  

Ci sono degli esercizi di scrittura terapeutica che ci possono aiutare a indagare noi stessi in alcuni momenti o situazioni particolari della nostra vita.

A volte siamo confusi e non sappiamo che cosa scegliere, altre volte siamo stanchi e tutto ci pare difficile, in altre occasioni siamo demotivati, di fronte a un ostacolo o a un fallimento ci sentiamo privi di motivazione, di energia, perdiamo fiducia in noi stessi.

Ecco, sono questi i momenti in cui la scrittura ci può essere di aiuto.

Per questo ti consiglio la lettura di un articolo-guida in cui troverai esercizi di scrittura terapeutica da praticare subito: Esercizi di scrittura terapeutica per ritrovare benessere

 

Le parole che curano 

Come esorta Eugenio Borgna, famoso psichiatra e attento cultore della parola, in un testo profondo e a tratti commovente – Le parole che ci salvano “ci sono parole che curano e parole che salvano la vita, ma ci sono anche parole che accrescono queste ferite, che non di rado fanno sanguinare il cuore non solo di chi sta male nel corpo ma anche di chi sta male nell’anima”. 

Per riconoscere le parole giuste, è necessario aver esercitato opera di introspezione che ci renda attenti agli altri e alla situazione che vivono. In alcuni casi, ci sarà necessità di parole capaci di alleggerire uno stato d’animo, di confortare; in altri momenti, un linguaggio fatto di parole profonde, presenti, attente gioverà di più alla persona che si trova in una situazione di fragilità. Ma ciò che conta è che queste parole, come scrive ancora Borgna, “dovrebbero essere sempre gentili e umane, tenere e accoglienti… Certo, dovremmo sempre guardarci dal dire parole che non siano state prima filtrate dal cuore che le renda capaci di divenire portatrici di speranza”. 

Il prendersi cura di sé attraverso la scrittura implica assumere la buona abitudine di salvare la memoria di sé stessi, di ripercorrere il proprio vissuto in modalità narrativa, accettando quello che il racconto restituisce. E anche di rendere onore alla propria storia.

editare un libro

Raccontare la propria storia 

Per quanto mi riguarda devo dire che su di me e la mia vita ha avuto un potere salvifico la narrazione della mia storia, iniziata con un lavoro che ho svolto alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, una realtà importante con cui, oggi, sono felice di collaborare. La mia storia è diventata un libro, non perché sia così esclusiva e interessante, ma perché vorrei che rimanesse ai miei figli. Certo, un libro non basta e quando inizi a raccontare di te, del tuo vissuto, la storia continua.

Perché – per la guarigione del cuore – è un passo fondamentale il raccontarsi?

Raccontarsi è una cura, senza dubbio. Ne parlo anche in maniera dettagliata nel mio libro “Scrivere per guarire. Manuale di scrittura terapeutica”.

A volte, sono accadimenti, traumi, dolori disagi che ci spingono a scrivere di noi. Altre volte, senza sapere bene perché, iniziamo a nutrire questo desiderio.

C’è un tempo, nella nostra vita, in cui può nascere l’esigenza di raccontarsi. Un bisogno, un’idea si insinuano nella mente fino a diventare un vero e proprio progetto di scrittura. Iniziamo a pensare che ci piacerebbe scrivere di noi, della nostra storia, avvertiamo una sorta di spinta a non attendere oltre; spesso succede di accostarsi alla dimensione della scrittura proprio attraverso la narrazione autobiografica.

Scrive Duccio Demetrio, fondatore della Libera Università dell’Autobiografia: “Si inizia ripensandosi per caso, non si finisce più di scoprire, di cercare, di giustificare e comprendere. La sorpresa più straordinaria è proprio questa. Si impara dall’analisi della propria storia, si impara apprendendo da se stessi e si inizia a coltivare un vizio che ci riporta, se lo desideriamo, ai nostri anni adolescenti: quando il diario, la poesia, la novella, senza che noi lo sapessimo, già segnalavano quella che poi, nell’età degli anni maturi e senili, si sarebbe trasformata in passione autobiografica”. 

Le avvisaglie e i motivi che spingono a raccontare per iscritto la propria storia sono varie e tutti meritevoli di attenzione. 

  • Molte persone si avvicinano all’autobiografia per la necessità interiore di lasciare una traccia, una testimonianza del vissuto. In genere, avviene in età matura, adulta, quando è più forte il senso di conservazione, l’urgenza di non perdere memoria. Si desidera che i figli, i nipoti o chi resterà, chi continuerà il cammino, possa avere un ricordo, un segno che davvero la vita è stata vissuta, c’è stata. La paura dell’oblio riguarda da sempre la natura umana e cerchiamo, spesso inconsciamente, il modo di lasciare un segno. 
  • Come suggerisce Roberto Scanarotti, scrittore e biografo di comunità: “Sui social basta anche condividere una semplice immagine – azione di per sé molto meno impegnativa rispetto a quella richiesta dalla scelta delle parole e dalla cura della sintassi – per esprimere la volontà di parlare di noi, di far sapere che esistiamo e che abbiamo qualcosa da dire-immaginare-inventare-chiedere-esibire”. Cerchiamo un territorio sicuro, un tempo più lento, in cui affermare noi stessi, soprattutto in questi nostri giorni, dove tutto sembra andare via veloce, in uno scorrimento, o scrolling, delle bacheche online, i feed, di cui siamo frequentatori. 
  • Ci sono casi in cui si sono vissute esperienze sconvolgenti, avventurose, traumatiche ed è naturale il desiderio di registrarle, di sottrarle al fluire del tempo. Forse anche per rivederle con calma, per capire che cosa ci sia accaduto grazie a una rivisitazione emotiva.
  • I rapporti e le relazioni importanti, che ci hanno segnati: molte storie autobiografiche sono incentrate su questi racconti. Storie di amori e di amicizie eterni, altri finiti troppo presto, indimenticabili, dolorosi, potenti. 
  • Nei percorsi di vita a volte accadono fatti, anche di breve durata, capaci di apportare grandi cambiamenti, scelte radicali: raccontarlo in una autobiografia è un modo per affermarli, osservarli con occhi nuovi. Si tratta di svolgere una vera e propria pratica di auto comprensione.
  • Molte sono le storie di superamento di dolori, malattie, traumi, lutti che fanno emergere l’esigenza di dare conforto e attestazione a chi può trovarsi nella stessa situazione. L’autobiografia assume in questo caso un particolare valore sociale.
  • Le storie familiari hanno riempito e continuano a riempire le pagine delle autobiografie rivelandosi spesso scritture catartiche. Sono narrazioni di genitori che raccontano i legami con i figli, le gioie e le difficoltà di queste relazioni o, viceversa, figli che sentono il bisogno di narrare, di solito a distanza di tempo, la storia, felice o travagliata, con i genitori. Nascono anche dal bisogno e dall’orgoglio di affermare un senso di appartenenza, unito al piacere di dare continuità alla propria genealogia che ci ripaga restituendoci una forte identità. 

Il motivo che ci spinge a scrivere può non trovare particolari spiegazioni e necessità ma solo scaturire dal desiderio di prendersi cura della propria storia e in questo modo onorarla. 

In questi casi non dovremmo tergiversare, ma subito partire per un’avventura incredibile che insinuerà in noi continui desideri di ripartenze e, in particolari, rivelerà a noi stessi nuovi orizzonti della vita e dell’anima. 

 

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