fbpx
esercizi di scrittura creativa

Il viaggio dell’eroe: è ancora così importante? 

Il viaggio dell’eroe, nonostante il passare del tempo, rimane una delle più valide strutture narrative utilizzate in letteratura, nel cinema ma anche in altri ambiti, dal teatro alla crescita personale. Si tratta di un modo di vedere e di costruire lo sviluppo delle vicende narrate che prende spunto – è innegabile – dall’esistenza umana, dai suoi corsi e ricorsi, dal timore di affrontare ostacoli. Ma prende anche linfa vitale dall’importanza di avere con sé, in questo cammino che ci riguarda tutti, degli amici, dei mentori, insomma, degli alleati che ci aiuteranno a risalire dall’abisso e arrivare alla meta.

 

Il viaggio dell’eroe, Campbell 

Sì, lo so che dovrei citare Vogler, l’autore dell’omonimo libro. Ma prima di lui bisogna invece ricordare Joseph Campbell, psicologo americano nato nel 1904 e morto nel 1987, famoso per i suoi studi in campo mitologico. Ecco, Carl Gustav Jung, con il testo Gli archetipi dell’inconscio collettivo, è stato per lui grande fonte d’ispirazione.

Tali archetipi condividono l’essenza, o meglio la struttura, dei miti che ritroviamo in tutte le culture della Terra. Il contributo fondamentale di Campbell è nel libro, precursore di quello di Vogler, dal titolo L’eroe dai mille volti. Dopo di questo c’è Vogler, che racchiude nella sua pubblicazione tutto il percorso del viaggio dell’eroe dettagliando ogni passaggio.

 

Il viaggio dell’eroe, Vogler

Chiunque abbia interesse a scrivere una storia o anche solo a capire come deve essere strutturata, non potrà prescindere dalla lettura del Il viaggio dell’eroe di Christopher Vogler, pietra miliare dello storytelling ancor prima che questa parola comparisse sulla bocca di tutti gli esperti di cinema, libri, tv, pubblicità, marketing e comunicazione.

Ha avuto il merito di razionalizzare in un solo libro tutta la conoscenza, derivata da vari ambiti di studio, su come sono costruite le storie che funzionano: quali sono le figure (o meglio ancora i ruoli) che possono e devono comparire, quali le fasi e lo svolgimento della narrazione capaci di agganciare il lettore o lo spettatore rendendo il racconto davvero coinvolgente.

Sappiamo tutti che una storia è composta da molti elementi e che non sarà un libro a renderci meravigliosi autori dopo la sua lettura, eppure “Il viaggio dell’eroe” merita un approfondimento perché chi scrive deve conoscere i meccanismi di base di una buona storia e solo dopo aver capito e sperimentato questi meccanismi potrà magari sovvertirli (anche Picasso, prima di inventare il cubismo, imparò perfettamente a dipingere nel modo più classico).

Che cosa racconta il libro di Vogler e come è nato?

La genesi del libro la racconta lo stesso autore: lavorava a Hollywood e si occupava di leggere i copioni per capire se una sceneggiatura fosse più o meno valida e potesse divenire opera cinematografica; dalla sua esperienza e dalle sue letture realizzò che si potevano elaborare dei consigli di base, una sorta di vademecum dello sceneggiatore. Questo poteva essere utile sia a chi costruiva le storie sia a chi le revisionava e doveva perfezionarle prima che la grande macchina del cinema hollywoodiano investisse nella realizzazione del film, con l’aspettativa, è chiaro, di ottenere un buon guadagno dalla produzione.

Vogler ha iniziato a sistematizzare la scrittura di sceneggiature efficaci, a definire delle regole che potevano delineare un buon prodotto per l’industria del cinema.

Per sua stessa ammissione, Vogler non ha inventato le argomentazioni contenute nel libro ma le ha tratte da altri volumi ispiratori – tra cui quello di Campbell -. Il motivo è che “Il viaggio dell’eroe” non è affatto un’invenzione di Hollywood ma è una struttura narrativa presente già nel mito e nelle fiabe, fin da quelle tramandate oralmente (chi ha letto le Fiabe italiane di Italo Calvino sa bene di cosa stiamo parlando).

 

 

 

 

Nel libro di Campbell è raccolta un’analisi dei personaggi dei miti e dei loro ruoli nella storia, con approfondimenti che scandagliano la mitologia classica occidentale ma anche quella indiana, africana e dell’estremo oriente.

editare un libro

La struttura e i ruoli narrativi nel mito e nella fiaba 

La forza di questa struttura narrativa sta proprio nel fatto di rispecchiare un’esigenza di espressione dell’essere umano, il suo modo spontaneo di raccontarsi, di dare senso alla propria esistenza come percorso e avventura di crescita e di sviluppo.

Nelle fiabe e nei miti ci sono somiglianze, ruoli e strutture ricorrenti anche quando provengono da culture lontane geograficamente tra loro, che non hanno mai avuto contatti nell’antichità.

Uno psicanalista non si stupisce affatto di queste somiglianze perché Jung ha teorizzato il fatto che gli esseri umani, pur diversi tra loro, nel profondo sono mossi dagli stessi bisogni secondo degli archetipi che generano sogni e immaginari molto simili. Quando la storia funziona, parla alle emozioni, all’inconscio. Ci coinvolge nel profondo e non può che lasciare un segno nella nostra mente.

Come abbiamo visto, chi ha saputo analizzare e raccontare molto bene i miti del mondo mettendone in evidenza le somiglianze e le sfaccettature è stato proprio Joseph Campbell a cui Vogler dichiara apertamente d’essersi ispirato. Nel libro di Campbell è raccolta un’analisi dei personaggi dei miti e dei loro ruoli nella storia, con approfondimenti che scandagliano la mitologia classica occidentale ma anche quella indiana, africana e dell’estremo oriente. Tutte le grandi civiltà prima o poi hanno materializzato nella figura di un eroe il loro immaginario collettivo, alcune di queste grandi storie hanno assunto a un certo punto una forma scritta, altre magari si sono perse nella volatilità della tradizione orale. 

Un altro importante punto di riferimento è il lavoro di Vladimir Propp nel testo Morfologia della fiaba dove ritroviamo, con qualche sfumatura di differenziazione, ruoli e struttura simili a quelli del mito.

Possiamo dire, quindi, che Vogler ha scritto il suo volume nel 1992 partendo da analisi di studiosi di stampo accademico e facendone uno strumento operativo utile nel lavoro quotidiano dell’industria del cinema e valido senza dubbio anche a distanza di diversi decenni. D’altra parte, Campbell era già stato un riferimento ad Hollywood per registi come Spielberg o Lucas, che hanno lasciato il segno con le loro opere.

 

Il viaggio dell’eroe: entriamo nel vivo 

Il libro ha due grandi sezioni: la prima è dedicata a definire i ruoli dei personaggi, la seconda a definire le fasi della storia.

La prima parte descrive gli archetipi: ruoli che possono essere svolti da più personaggi (così come un solo interprete può avere più di un ruolo o, magari, differenti funzioni narrative). Vogler li elenca al completo ma è chiaro che non tutte le storie devono necessariamente seguire questo schema. 

 

Gli archetipi 

Seguendo la struttura del libro definita da Vogler vediamo i ruoli archetipici svolti dai vari personaggi e ricorrenti nelle storie.

Sono 7, oltre al protagonista-eroe, ma come anticipato non sempre si identificano con altrettanti personaggi.

 

Il Mentore 

Un tipico archetipo delle storie è il Mentore. Lo riconosciamo subito, è il personaggio che prepara l’eroe ad affrontare il viaggio: a volte lo allena, nella mente o nel corpo, a volte gli procura quello che gli servirà per superare le prove. Spesso sembra che il mentore sia proprio il personaggio che più conosce la storia e sa prevedere che cosa succederà all’eroe… per intenderci è Silente in Harry Potter, Gandalf nel Signore degli Anelli o Obi-Wan-Kenobi ma anche il Maestro Yoda, in Guerre Stellari.

 

Il Messaggero 

Il Messaggero è chi fa da tramite tra il mondo o la vita ordinaria che l’eroe sta vivendo e il mondo in cui si deve recare per vivere la sua avventura, il mondo straordinario. Sempre pensando ad Harry Potter può essere abbastanza immediato associare questo ruolo ad Hagrid (almeno per il primo libro perché poi la storia è intricata e complessa e si può dire che il ruolo di messaggero venga svolto da diversi personaggi nella saga). Il messaggero smuove le acque, per così dire, porta all’eroe un avvertimento, una richiesta di aiuto, una sollecitazione che lo spinga a muoversi verso la sua avventura, abbandonando il mondo ordinario verso l’ignoto.

 

L’Ombra 

Altro archetipo quasi sempre imprescindibile è l’Ombra, il cattivo, l’alter-ego negativo dell’eroe. In alcune storie non abbiamo difficoltà a identificare il personaggio che svolge questo ruolo, sempre facendo esempi molto chiari nessuno si opporrà se dico che in Guerre Stellari il cattivo è Darth Fener, nel Signore Degli Anelli è Sauron ed è Voldemort in Harry Potter. Tuttavia, per come è definito l’archetipo dell’Ombra, il suo ruolo di tanto in tanto è svolto dal protagonista stesso: per esempio quando dubita delle sue capacità o si ritrae dalla sua missione rifiutandola… si comporta come antagonista di sé, ostacolando la sua missione e quindi mettendosi nel ruolo dell’Ombra.

 

Il Guardiano della Soglia 

Altro tipico ruolo è quello del Guardiano della Soglia. La sua funzione drammaturgica è quella di mettere alla prova, ovvero di verificare se l’eroe è abbastanza coraggioso e determinato da intraprendere l’avventura che lo trasformerà per sempre. Per questo è un guardiano, perché non tutti possono varcare quella soglia e per attraversarla bisogna avere le giuste qualità, che solo il vero eroe possiede davvero.

 

Gli Alleati 

L’eroe spesso ha degli Alleati che si presentano durante il percorso oppure che lo accompagnano per tutta l’avventura. A volte possiamo addirittura pensare a un gruppo come protagonista della storia, altre volte invece si distinguono chiaramente l’eroe e i suoi alleati perché sono su piani diversi.

Nel caso di Guerre Stellari o di Harry Potter, conosciamo l’importanza di C-3P0 e R2D2 e Hermione e Ron nell’affiancare i protagonisti, ma non ci sono dubbi su chi sia tra loro l’eroe. Gli altri personaggi sono alleati, possono a tratti essere mentori, messaggeri o svolgere altri ruoli ma non li sovrapponiamo al protagonista. Nel Signore degli Anelli la configurazione è leggermente diversa, tanto che il gruppo di alleati di Frodo Baggins, che è senza dubbio il nostro protagonista, assume la dignità di “Compagnia dell’Anello” e diventa una cosa unica, un’entità specifica che affianca il protagonista e rende possibile il suo successo.

 

Shapeshifter e Trickster 

Archetipi più complessi sono lo Shapeshifter e il Trickster.

Il primo, Shapeshifter, è un interlocutore che agli occhi dell’eroe cambia, è poco costante, poco affidabile, ambiguo. Il suo ruolo drammaturgico è quello di generare suspense, di farci chiedere se l’eroe stia facendo le cose giuste o se stia seguendo un inganno e si troverà in difficoltà.

Il Trickster invece è il personaggio che inserisce sfumature ironiche nella storia, che ridimensiona l’ego eccessivo di un eroe classico o anche l’eroe stesso che ricorre allo scherzo e alla presa in giro per superare un ostacolo. Nelle storie d’animazione, per sdrammatizzare l’intensità emotiva della vicenda si ricorre spesso a un personaggio che incarna il ruolo del trickster, pensiamo a Ciuchino in Shrek o Sid ne L’Era Glaciale.

 

Le fasi del viaggio dell’eroe 

La seconda parte del libro di Vogler dettaglia bene le fasi del viaggio vero e proprio, con i passaggi fondamentali e le loro mille possibili sfumature di colore.

Vediamo quali sono le fasi “classiche” della storia.

 

  1. Il mondo ordinario 

L’eroe vive la sua vita ordinaria, la sua realtà ci viene descritta in modo chiaro con alcuni tratti che la caratterizzano e che saranno quelli fondamentali per identificare, per differenza, il nuovo scenario in cui si troverà il protagonista una volta iniziata la sua avventura. Il fatto che questa sia la realtà ordinaria dell’eroe non significa per forza che sia un mondo noioso o piatto, con ordinario intendiamo solo dire che rappresenta la normalità dell’eroe, dove lo troviamo prima che inizi la sua avventura.

  1. La chiamata o il segnale 

Nel suo mondo viene introdotto un elemento che scatena l’allontanamento dal mondo ordinario, questo può essere più o meno volontario e a volte l’eroe si opporrà alla sua partenza, ma alla fine, magari anche grazie all’intervento di un mentore o di un messaggero, si convincerà che sia venuto il momento di mettersi in gioco.

  1. Il rifiuto della chiamata 

Vogler la considera come una fase a sé stante ma come abbiamo detto in precedenza può essere un momento passeggero che poi si risolve nella partenza dell’eroe. Alcune storie drammatiche potrebbero essere incentrate sulla difficoltà o impossibilità dell’eroe a seguire il suo destino e rispondere alla chiamata.

 

  1. L’incontro con il Mentore 

Può avvenire prima della partenza (per esempio in un sogno, leggendo un libro o altro…), oppure può avvenire dopo. Spesso l’eroe deve “prepararsi” per l’avventura che lo attende ed è questo il momento in cui incontra il Mentore.

 

  1. Il Superamento della prima soglia

È una prima prova a cui l’eroe è chiamato. Il Superamento della prima soglia ci mostra quanto l’eroe ha già appreso dalla sua partenza e quanto si sta avvicinando  – nel percorso del suo Viaggio – a diventare l’eroe che ci aspettiamo.

  1. Altre prove 

Una volta superata la prima soglia, l’eroe può dover superare altre prove, a volte aiutato da alleati, a volte ostacolato da nemici. Questa fase della storia può essere anche molto lunga e articolata, pensiamo a tutte le prove a cui è sottoposto per esempio Frodo Baggins, per fortuna aiutato da un amico straordinario come Samvise Gamgee.

  1. L’avvicinamento alla caverna 

Questa è una fase in cui si comincia a percepire l’avvicinamento al climax centrale che viene preparato e atteso per tutta la storia e che ne sarà il culmine e la chiave di volta. A questo punto l’eroe ha capito le regole del mondo straordinario e il cambiamento di cui è portatore è già in atto dentro di lui, anche se attende il momento della prova centrale per rivelarsi fino in fondo. Se pensiamo sempre al Signore degli Anelli sono molto chiare le sequenze che preparano la prova centrale: Frodo e Sam sono arrivati a Mordor ed entrano nella città per compiere il loro destino.

  1. La prova centrale 

Come abbiamo anticipato questo è il momento di picco della storia, dove la tensione della prima parte sale e dopo la quale ridiscende, una volta che il destino dell’eroe si è compiuto e si sono manifestate le capacità che ha acquisito fino a quel momento, attraverso doni, allenamenti e saggi consigli di alleati, mentori e messaggeri.

La prova centrale può manifestarsi come sconfitta del nemico o in molti altri modi diversi, perché lo scopo della prova non è per forza la morte di un cattivo, può essere invece il superamento di un ostacolo o la soluzione di una crisi.

Le avventure più tradizionali costruiscono spesso il superamento della prova centrale come scontro frontale tra l’eroe e l’ombra, però potrebbe essere avvenire anche in una modalità più sottile: tornando all’esempio del Signore degli Anelli Frodo sconfigge Sauron ma non lo fa frontalmente, la forza e il successo di questa storia è che Frodo è proprio l’antitesi dell’eroe muscoloso che può affrontare il nemico con le armi.

In modo molto raffinato quello che avviene è che Frodo sconfigge il male dentro di sé e questo gli consente di annientare Sauron e il suo esercito. Più l’eroe è piccolo e poco coraggioso all’inizio della storia, più la sua capacità di sconfiggere il male ci coinvolgerà ed emozionerà.

  1. La ricompensa 

Dopo la prova centrale l’eroe non sarà più lo stesso. La fase della ricompensa è distensiva, le tensioni si allentano e se qualcuno o qualcosa metteva in dubbio le capacità del protagonista dovrà scusarsi o ricredersi. È il momento dei festeggiamenti, magari dell’inizio di un nuovo amore o l’opportunità per l’eroe di reincontrare l’amata ora che è andato incontro al proprio destino ed è diventato degno di lei.

  1. La via del ritorno 

Di solito a questo punto della storia l’eroe si rende conto che sente la mancanza di casa e che desidera mettersi in viaggio per tornare, vincitore, al mondo da cui proviene. Non sempre questo ritorno è privo di avventure: potrebbero esserci ancora degli antagonisti pronti ad ostacolare il ritorno dell’eroe, ma lo spettatore o lettore percepirà comunque che il momento clou è stato superato e che, se l’eroe avrà ancora prove da superare, saranno ormai gli ultimi tentativi dei suoi oppositori. In alcune storie può capitare che l’eroe decida di rimanere nel mondo straordinario, magari diventandone la guida.

  1. La resurrezione 

Quella che Vogler chiama la resurrezione è in realtà un momento in cui lo scrittore o sceneggiatore mette ancora una volta alla prova il protagonista per mostrare che il suo cambiamento è definitivo ed effettivo. Questo momento serve come ulteriore esercizio di morte e rinascita del protagonista per convincere definitivamente il pubblico che è cambiato e che si è compiuto il suo destino.

  1. Il ritorno con l’elisir 

Ultimo passaggio per poter dichiarare concluso il viaggio è che l’eroe tornando alla vita “di prima” porti con sé il suo elisir (che nelle fiabe può essere una spada magica riconquistata o la boccetta di una pozione che salverà la vita di una principessa, ma può anche essere una consapevolezza interiore dell’eroe). L’aver superato la prova centrale può dare all’eroe sicurezza, conoscenza, forza, maturità, amore e comprensione… e tante altre qualità che ogni eroe dovrebbe avere.

 

Come abbiamo visto, anche attraverso gli esempi, le storie più belle aggiungono, tolgono e rielaborano rispetto a uno schema rigido di ruoli e struttura, ma il volume di Vogler è di grande aiuto sia per chi scrive sia per gli editor che devono dare suggerimenti su come migliorare un racconto, un punto di partenza davvero imprescindibile.

 

HAI SCRITTO UN ROMANZO APPLICANDO LO SCHEMA DEL VIAGGIO DELL’EROE MA VORRESTI VERIFICARE SE TUTTO FUNZIONA? CONTATTAMI

 CONTATTAMI

Privacy Policy

LEGGI ANCHE

Pin It on Pinterest

Share This