
Narratore onnisciente e punto di vista narrativo
Ho già affrontato in più occasioni e in altri articoli la questione del narratore onnisciente, in particolare ne ho parlato in “Punto di vista narrativo come sceglierlo e perché”: ci sono dei testi che presentano una storia interessante, ma sbagliano il punto di vista; a volte basta cambiare questa prospettiva e la storia acquista una nuova efficacia. Forse non si studia abbastanza tale aspetto prima di costruire la storia, dico sempre “fate delle prove”, bisogna provare, sperimentare il punto di vista narrativo e la voce narrante.
Per approfondimenti sulla voce narrante suggerisco la lettura dei seguenti articoli
“La voce narrante come renderla al meglio”
“Narrazione: quale voce scegli per raccontare la storia?”
Il narratore onnisciente: significato
Il narratore è colui che racconta avvenimenti, assumendo un punto di vista narrativo definito a priori dall’autore reale del testo.
Può essere interno, quando prende parte alla narrazione attraverso un personaggio oppure esterno quando non è coinvolto nella trama.
Se il narratore si trova in diversi luoghi contemporaneamente e può spiegare al lettore eventi passati, presenti, futuri e fornisce molte informazioni; se spia movimenti e azioni dei personaggi oppure ne conosce la loro psicologia e penetra nei loro pensieri; se esprime le motivazioni e l’importanza degli eventi, ne descrive particolari, dettagli ed entra nella storia tramite commenti e giudizi (e qui bisogna andarci molto cauti, eh) allora siamo di fronte a un narratore onnisciente, per essere più precisi, a un narratore esterno onnisciente.
È l’angolazione dalla quale il lettore domina tutta la narrazione.
È quel particolare punto di vista a focalizzazione zero, dove a raccontare le vicende è qualcuno di estraneo alla storia; immaginate un film: la cinepresa è collocata all’esterno, in un punto sopraelevato dal quale si vede tutto.
Le caratteristiche del narratore onnisciente
Il narratore onnisciente si esprime in terza persona, usa in genere forme verbali al passato, il lettore ne può avvertire la presenza da indizi come commenti personali o frasi che anticipano gli eventi che devono ancora accadere: per questo la voce narrante si definisce palese.
Il narratore onnisciente si distingue dagli altri tipi di narratore per alcuni elementi importanti.
- Conoscenza totale della storia e dei personaggi: il narratore sa tutto, non solo ciò che accade ma anche i pensieri e le emozioni di tutti i personaggi.
- Visione globale degli eventi: può raccontare fatti che i personaggi non conoscono, rivelare dettagli che altrimenti rimarrebbero nascosti e fornire informazioni su più linee narrative in contemporanea.
- Possibilità di anticipare o spiegare eventi passati: spesso, il narratore onnisciente anticipa momenti chiave della trama o approfondisce il background dei personaggi, aggiungendo dettagli che arricchiscono la narrazione.
- Presenza di commenti e giudizi personali: in alcuni casi, il narratore onnisciente non si limita a raccontare gli eventi ma li commenta, giudica i personaggi e offre riflessioni sulla storia o sulla società. Sui commenti del narratore esterno consiglio sempre di prestare attenzione perché il rischio è che diventino pesanti, che inquinino in qualche modo la narrazione, rivelando una presenza che non dovrebbe essere invadente.
Questo tipo di narratore consente una grande libertà narrativa, ma può anche allontanare il lettore dall’immedesimazione diretta nei personaggi, creando una distanza emotiva. Ecco perché, quando seguo scrittori e scrittrici nella scrittura e nell’editing delle loro opere, raccomando che si dedichi del tempo alla scelta del punto di vista e della voce narrante, anche in relazione alla tipologia di storia che viene narrata. Insomma, qualunque scelta comporta vantaggi e svantaggi e bisogna optare per quella che si sente più adatta a ciò che dobbiamo raccontare.
Il narratore onnisciente si esprime in terza persona, usa in genere forme verbali al passato, il lettore ne può avvertire la presenza da indizi come commenti personali o frasi che anticipano gli eventi che devono ancora accadere: per questo la voce narrante si definisce palese.

Scrivere in terza persona: i vantaggi
Utilizzare il narratore onnisciente ha indubbi vantaggi che già sono emersi da quello che ho detto fino a questo momento: governando tutta la narrazione, ci si può permettere di passare da un personaggio all’altro senza concentrarsi solo su uno, rendendo il testo più vivace, più ritmato e meno noioso. La visione è ampia e i limiti dello sguardo sono ridotti al minimo.
Si può entrare nei pensieri di ogni personaggio, vedere il passato, il presente e il futuro.
Scrivere in terza persona: gli svantaggi
Un narratore onnisciente corre il rischio di non immedesimarsi a fondo con nessuno dei personaggi e limitare così l’aspetto immaginario di chi legge. Inoltre, la narrazione può risultare meno intima, un po’ più distante (certo, dipende sempre dall’abilità di chi scrive, non ci sono dubbi).
Bisogna possedere la capacità di dominare l’intreccio narrativo, saper passare da una situazione all’altra con un’organizzazione strutturale della trama ben definita, forte, senza cadute narrative (questo vale sempre, a dire il vero).
Il narratore onnisciente è tipico della narrativa ottocentesca dove gli autori di quell’epoca erano artigiani che plasmavano il loro mondo senza lasciare nulla d’ignoto nei loro romanzi di analisi del sociale. Ma non solo: anche oggi ci sono molti scrittori e scrittrici che scelgono questa modalità narrativa e la portano avanti nel migliore dei modi.
C’è una scrittrice che amo molto, Valeria Tron, ha scritto due romanzi entrambi opere di grande qualità stilistica e narrativa. Il primo L’equilibrio delle lucciole è scritto in prima persona; il secondo Pietra dolce, in terza: funzionano entrambi perché la scelta è stata giusta per il tipo di storia, a volte pare che sia la storia stessa a chiamare la propria voce.
Narratore onnisciente, esempi nella letteratura
Molti autori hanno utilizzato il narratore onnisciente per dare profondità e ampiezza alla loro narrazione. Ecco alcuni tra gli esempi più celebri in cui, sono certa, viene abbastanza facile identificare questa modalità.
I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
Manzoni utilizza un narratore onnisciente che non solo racconta la storia di Renzo e Lucia, ma interviene spesso con riflessioni personali, commenti sulla società e digressioni storiche. Il suo narratore è quasi una voce autoritaria che guida il lettore attraverso la vicenda, è presente. Capiamo bene che una storia del genere non avrebbe potuto essere raccontata in modo diverso.
Guerra e Pace di Lev Tolstoj
Tolstoj sfrutta il narratore onnisciente per raccontare una storia complessa e articolata, spaziando tra eventi storici e vicende personali di numerosi personaggi. Il narratore entra nella mente di tutti, offrendo una visione completa della realtà narrata. Anche in questo caso, una narrazione in prima persona sarebbe stata impensabile e forse anche insostenibile.
Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen
Anche la Austen utilizza un narratore onnisciente, però con una particolare attenzione alla protagonista, Elizabeth Bennet. La voce narrante fornisce dettagli sui pensieri e sentimenti dei vari personaggi e, talvolta, introduce sottili giudizi ironici sugli eventi.
Altri punti di vista narrativi
Mi sembra che sia chiaro: ogni punto di vista narrativo presenta vantaggi e svantaggi. Chi si appresta a scrivere un romanzo deve avere molta cura di questo aspetto e optare per la scelta che più si adatta alla storia e risponde alle sua esigenze. Può essere utile confrontare il narratore onnisciente con altre tecniche narrative.
Per un approfondimento dettagliato rimando all’articolo “Narrazione: quale voce scegli per raccontare la storia?” in cui ho analizzato i diversi punti di vista narrativi, riportando anche esempi concreti in letteratura.
Qui ricordo che i punti di vista principali sono:
Narratore interno con focalizzazione interna
Detto anche narratore omodiegetico, quello cioè che incarna uno dei personaggi della storia e che, per forza di cose, dovrà adottare una focalizzazione interna. La vicenda verrà narrata dal suo punto di vista, il che spesso si accompagnerà all’uso della prima persona singolare.
Se il narratore interno si identifica con il protagonista del racconto si parlerà di narratore autodiegetico, se invece assume le vesti di un altro personaggio si dirà allodiegetico.
Narratore interno multiplo
Nel caso del narratore interno multiplo a vestire i panni di chi racconta la storia sono, di volta in volta, personaggi diversi. Tutti parlano in prima persona e riportano i fatti, che loro stessi hanno vissuto o stanno vivendo, in base al proprio punto di vista, ma l’alternanza delle voci consente al lettore di farsi un’idea non solo di ciò che è capitato, ma anche degli stati d’animo con cui è stato interpretato da tutti gli interessati. Con questo tipo di voce narrante si può quindi affiancare alla focalizzazione interna la visione a 360° sulla storia tipica del punto di vista esterno.
Narratore inaffidabile
Esiste anche il narratore inaffidabile, quello cioè che a un certo punto, o fin da subito, a seconda di come lo concepisce l’autore, si rivela menzognero. Parla, di solito, in prima persona e la sua versione della storia non regge oppure è immatura e parziale o magari alterata da un suo stato psico-emotivo precario. Le motivazioni possono essere tante e diverse, ma quello che emerge con chiarezza è la sua assoluta inattendibilità.
Come scegliere il punto di vista adatto alla storia
Devo averlo già ripetuto in parecchi punti, ma voglio ancora sottolinearlo: quando si scrive una storia, la scelta del punto di vista narrativo è fondamentale. Ecco alcuni criteri per decidere se il narratore onnisciente è la scelta giusta oppure no:
- Vuoi offrire una visione completa della storia? Il narratore onnisciente è perfetto se desideri esplorare più personaggi e contesti, se vuoi poter raccontare pensieri dei personaggi e muoverti nel tempo e nello spazio.
- Vuoi creare un forte legame emotivo con il lettore? In questo caso, il narratore in prima persona potrebbe essere più efficace.
- Il tuo romanzo ha una trama complessa con molteplici intrecci? Il narratore onnisciente aiuta a gestire più linee narrative senza limitazioni.
Molti scrittori mescolano i punti di vista per creare effetti narrativi diversi, alternando focalizzazioni per mantenere il lettore coinvolto. Si può fare? Certo, basta saperle gestire bene.
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