contratto-editoriale-alessandra-perotti

Punto di vista narrativo: scelta importante

Quante volte, impostando il tuo testo, ti sei domandato quale punto di vista scegliere? Tante, lo so.

Ma ora è deciso: tirerai fuori dal cassetto gli appunti che lo stanno intasando, sceglierai l’idea migliore, le darai una chance, dedicherai un po’ di tempo tutti i giorni alla scrittura, lavorerai sodo sui personaggi, sull’accadimento, sulla struttura e sul finale della storia, sceglierai con cura le parole per raccontarla.

Gli ingredienti ci sono tutti. Davvero?

In realtà quando si progetta un libro, tra le tante decisioni che vanno prese a priori ci deve essere anche quella riguardante il punto di vista  che si intende usare per condurre la narrazione. Sarebbe un errore considerarlo qualcosa che verrà da sé, in modo naturale, durante la stesura, un’opzione irrilevante ai fini del racconto. In fondo quel che conta sono la trama e i personaggi, no? No. 

Il punto di vista è il mirino della telecamera puntato sulle scene della tua storia e dentro il quale inviti il lettore a mettere l’occhio. Se la visuale è sfuocata, il racconto risulterà appannato.

Il punto di vista: questione di descrizione

La metafora cinematografica non è casuale: progettare un racconto è come montare un film; oltre alla coerenza cronologica delle sequenze bisogna stare attenti a dove si piazzano le telecamere.

Tempo e luogo, cronologia e angolazione.

Il punto di vista narrativo ha dunque a che fare con la descrizione, anzi, verrebbe da dire che sia proprio il modo con cui si sceglie di descrivere una storia o un qualsiasi altro argomento. E sappiamo bene quanto incida nella scrittura la capacità di trasmettere al meglio un racconto: è la dote del vero narratore.

Che cosa vuoi ottenere quando scrivi? 

Già, che cosa vuoi ottenere quando scrivi una storia, crei il tuo blog, racconti il tuo lavoro, presenti te stesso? Quali sensazioni vorresti suscitare in chi legge? Quale effetto ti piacerebbe creare? Se stai per scrivere un romanzo, come intendi conquistare il pubblico?

La natura del testo che ti accingi a comporre incide per forza sul modo in cui devi presentarlo. Se stai scrivendo un manuale tecnico-scientifico, lo scopo sarà quello di spiegare o dimostrare qualcosa. Il lettore dovrà ricavare informazioni pratiche dalla lettura, sarete idealmente uno di fronte all’altro: tu che comunichi e lui che riceve e anche la terminologia che userai sarà rigorosa e puntuale. 

Se invece vuoi raccontare un viaggio e far arrivare al lettore le sensazioni che hai provato nel viverlo, andrai alla ricerca di immagini evocative, che trasmettano al meglio le emozioni di quella esperienza. Vorresti che anche chi legge ne provasse di uguali, viaggiasse insieme a te, ti fosse accanto.

Anche le parole che userai allora saranno diverse: libere, originali, spontanee.

Posizione e necessità

Il rapporto scrittore-lettore prevede che i due non solo entrino in relazione, ma assumano una reciproca posizione.

Nell’esempio del manuale tecnico-scientifico sono ricorsa, non a caso, all’espressione uno di fronte all’altro, mentre nel racconto di viaggio ho parlato del desiderio di chi scrive di portare con sé il lettore, di averlo accanto.

I due diversi tipi di testo presuppongono, anzi, esigono due punti di vista distinti.

Se il focus di ciò che stai scrivendo ti è chiaro, scoprirai che esiste un solo punto di vista davvero necessario per comunicarlo in modo efficace.

Nell’ambito della narrativa le possibilità sono tante, perché tante sono le visuali da cui si può raccontare la stessa storia, ma una volta scelta la posizione che vuoi far assumere al lettore, dovrai adottare un certo punto di vista e mantenerlo.

Caratteristiche e particolarità del punto di vista narrativo

Per quanto riguarda il punto di vista narrativo dobbiamo valutare molti aspetti che lo caratterizzano. Conoscere come possa essere trattato e applicato ci aiuta a comprendere meglio l’importanza della nostra scelta. Ci sono dei testi che presentano una storia interessante ma sbagliano il punto di vista; a volte basta cambiare questa prospettiva e le pagine, la storia acquistano una nuova efficacia.

 

Il narratore onnisciente

 Il narratore è colui che racconta avvenimenti, assumendo un punto di vista narrativo definito a priori dall’autore reale.  

Può essere interno, quando prende parte alla narrazione attraverso un personaggio oppure esterno quando non è coinvolto nella trama.  

Se il narratore, si trova in diversi luoghi contemporaneamente, può spiegare al lettore eventi passati, presenti, futuri e fornisce molte informazioni; se spia movimenti e azioni dei personaggi oppure ne conosce la loro psicologia e penetra nei loro pensieri; se esprime le motivazioni e l’importanza degli eventi, ne descrive particolari, dettagli e fa capolino tramite commenti e giudizi allora siamo di fronte ad un narratore esterno onnisciente.

 È l’angolazione dalla quale il lettore domina tutta la narrazione.

È quel particolare punto di vista a focalizzazione zero, dove a raccontare le vicende è qualcuno di estraneo a tutto quanto, in cui la cinepresa virtuale è collocata all’esterno, in un punto sopraelevato dal quale si vede tutto. 

Il narratore onnisciente si esprime in terza persona, usa forme verbali al passato, e il lettore ne può avvertire la sua presenza da indizi come commenti personali o frasi che anticipano gli eventi che devono ancora accadere per questo la voce narrante si definisce palese.

I vantaggi dello scrivere in terza persona 

 Scrivere in terza persona onnisciente ha dei vantaggi: governando tutta la narrazione, ci si può permettere di passare da un personaggio all’altro senza concentrarsi solo su uno, rendendo il testo più vivace, più ritmato e meno noioso.

La narrazione sarà più veloce proprio perché il narratore sa tutto e anticipa pensieri e comportamenti dei personaggi, inoltre può prendersi gioco e ironizzare su essi evidenziando difetti o particolarità. Può limitare l’immedesimazione con il protagonista, se si tratta di un personaggio negativo.

Gli svantaggi dello scrivere in terza persona

 Tuttavia, a discapito del lettore, c’è il fatto che passando da un personaggio all’altro troppo spesso, può confondersi oppure non immedesimarsi a fondo con nessuno di essi e limitare così l’aspetto immaginario.

 Senza contare poi che per usare questo onnisciente punto di vista bisogna essere abili nel dominare l’intreccio narrativo, nel sapere legare e passare da una situazione all’altra con un’organizzazione strutturale della trama ben delineata.

 Il narratore onnisciente è tipico della narrativa ottocentesca dove gli autori di quell’epoca erano artigiani che plasmavano il loro mondo senza lasciare nulla d’ignoto nei loro romanzi di analisi del sociale. 

Il narratore eterodiegetico

Si parla di narratore eterodiegetico quando la voce narrante si colloca al di fuori della storia e le vicende sono narrate da un punto di vista esterno.  

Il punto di vista esterno prevede la narrazione in terza persona, ma sta all’autore decidere a quale distanza porsi dai personaggi, dove collocare la cinepresa, quanto vicino o quanto distante.

Abbiamo una figura narrante esterna impersonale quando il narratore è molto distante, cioè riprende solo le azioni e si limita a registrare alcuni aspetti dell’ambiente, le caratteristiche fisiche dei protagonisti e i loro dialoghi. 

Non prende parte alle vicende, riferisce cose accadute ad altri e si presenta come semplice testimone, davanti a cui tutto accade ma che, a differenza dell’onnisciente, non anticipa nulla, non spiega e non giudica l’azione, non ha la capacità di penetrare nella mente dei personaggi e non ne conosce realmente i pensieri e le emozioni. 

È il caso in cui il narratore ne sa meno dei personaggi e preferisce stare in disparte.  
Quando invece si colloca molto vicino ad un singolo personaggio, come se la telecamera lo seguisse, oppure si mette ad una distanza intermedia fra molti personaggi abbiamo una narrazione in terza persona limitata.

Si otterrà un effetto molto simile a quello di una narrazione in prima persona, ma senza i limiti di dover sempre stare nella testa di un solo personaggio; si entra nel punto di vista dei personaggi con il dialogo, con il discorso diretto, ma la linea narrativa la tiene il narratore esterno.                                    

 È la soluzione che permette al narratore di descrivere il protagonista dall’esterno e raccontare le relazioni che ha con gli altri personaggi, oppure quando si desidera che il lettore si immedesimi profondamente con il protagonista.

 

Punto di vista narrativo e focalizzazione

“Il mondo è una mia rappresentazione” scrisse Schopenhauer. 

Significa che l’esperienza di due persone che s’incontrano, un saluto, un caffè al bar, un litigio, è diversa per ciascuno. 

Entrambi, se volessero raccontarla, la descriverebbero in modo discorde, a partire dalla propria visione del mondo, dalla propria immaginazione, l’angolo visuale da cui sono narrate le vicende è una questione di punti vista

La scelta del punto di vista influenza profondamente il racconto, condiziona la libertà di movimento dell’autore, e le opinioni dei lettori su ciò che stanno leggendo. È doveroso precisare che esistono numerose particolarità in cui ci si può imbattere di romanzo in romanzo ed è vero anche che gli stessi scrittori, quando scrivono, non si sentono affatto in dovere di rispettare le regole individuate dalla critica e dagli studiosi.  

All’interno di uno stesso testo il narratore può adottare diversi punti di vista o focalizzazioni.

 Focalizzazione neutra o zero

 (Narratore onnisciente – la cinepresa virtuale riprende dall’alto).

Il narratore è esterno alla vicenda, si pone come un osservatore al di sopra delle parti e non adotta il punto di vista di alcun personaggio, quindi non c’è una specifica focalizzazione, sa di più di quanto sappiano i personaggi, sa tutto, conosce le loro azioni, le loro parole, i loro pensieri e i loro sentimenti.

Esprime valutazioni e giudizi, ha una visione completa della vicenda anche per quanto riguarda i tempi, ciò che è avvenuto e ciò che è avverrà.

Focalizzazione esterna

(Neutrale o verista)

Il narratore è esterno nascosto, descrive la vicenda in modo oggettivo, si limita a registrare gli eventi, senza parteggiare per alcuno dei personaggi, ne sa meno dei personaggi, non ne conosce il mondo interiore.

Rappresentante di questa tecnica è  Verga, autore italiano dell’Ottocento, amante di una scrittura che evita ogni intervento visibile dell’autore, dove l’opera d’arte pare essersi “fatta da sé” come scrive Verga stesso.

  Ma è anche il punto di vista dei romanzi polizieschi e, più in generale nelle opere dove prevale la suspense, tipico strumento narrativo per creare tensione ed ansietà.  Nei romanzi gialli e d’avventura, si predilige questo tipo di focalizzazione, poiché permette di dare maggior risalto all’azione e di lasciare invece al lettore il compito, se vuole, di indagare la psicologia dei personaggi. 

Focalizzazione interna

Quando il narratore adotta il punto di vista interno. 

Narratore interno / io narrante: il narratore interno è il tipico caso di focalizzazione individuale mai neutrale, né onnisciente.  

Immaginiamo di inserire  virtualmente la cinepresa dentro la testa del protagonista (io).  È il personaggio che racconta la storia, descrive luoghi ed eventi secondo la propria visione, ci comunica le proprie emozioni e reazioni. Il narratore è un personaggio della vicenda e parla in prima persona. 

Può essere autodiegetico se la narrazione è autobiografica. 

Omodiegetico se il narratore è uno dei personaggio della vicenda. 

Narratore esterno: la focalizzazione interna si può però avere anche con il narratore esterno che, pur narrando in terza persona, è interno alla vicenda narrata, ne è partecipe o almeno testimone. La cinepresa è accanto a un personaggio e mostra ciò che succede dalla sua angolazione, senza tuttavia essere dentro la sua testa. 

 Punto di vista multiplo

Molti libri attuali sono impostati secondo uno schema di alternanza di voci, per cui alcuni capitoli sono raccontati dal punto di vista del protagonista e altri capitoli sono raccontati dal punto di vista dei comprimari. In questo caso si parla di punto di vista narrativo multiplo.

 

Punto di vista interno esempio

Vuoi portare sulla scena il lettore? Allora dovrai usare un punto di vista narrativo interno e scegliere a quale dei tuoi personaggi affiancarlo affinché viva la storia attraverso i suoi occhi, pensieri ed emozioni. Ne deriva però che gli accadimenti e tutti gli altri personaggi dovranno essere descritti da questa stessa prospettiva, filtrati dalla percezione che di loro ha il personaggio della cui visuale ti stai avvalendo.

Facciamo un esempio:

[…] Se ne andarono subito via, senza venire a salutarmi di nuovo. Menshiki attese che la Prius sparisse dal suo campo visivo, lasciò passare un momento per spostare l’interruttore della propria mente su una funzione diversa e calarsi sulla faccia l’espressione giusta (forse), poi venne verso l’ingresso.

Ne L’assassinio del commendatore, da cui è tratto il periodo, Murakami racconta la storia attraverso gli occhi del protagonista, di cui non viene mai rivelato il nome. Il lettore conosce gli altri personaggi in funzione di ciò che di loro dice il protagonista e soltanto quando entrano in relazione con lui. 

Nell’esempio riportato sopra il “forse” inserito tra parentesi è indispensabile. Chi sta raccontando vede agire un altro personaggio, Menshiki, e ce ne descrive il comportamento. Se l’autore non avesse attribuito alla descrizione la connotazione del dubbio, sarebbe incappato in un’ingenuità narrativa: avrebbe fatto passare per oggettiva la sensazione soggettiva del personaggio dal cui punto di vista ha deciso di narrare la storia.

Quando si sceglie un punto di vista quindi bisogna stare molto attenti a mantenersi fedeli ad esso per tutto il corso della narrazione.

Punto di vista esterno esempio

Vuoi che il lettore assista alla storia da una visuale allargata, che abbraccia allo stesso modo e allo stesso tempo tutti i tuoi personaggi e le loro azioni? Allora dovrai avvalerti di un punto di vista narrativo esterno.

Il lettore non si chiederà chi sta raccontando la vicenda, non la metterà in dubbio, non sospetterà che possa essere andata in modo diverso: accetterà la versione che gli viene proposta perché la riterrà oggettiva.

Pensiamo ad esempio a “Il Signore degli anelli”. Il capitolo I del Libro Primo comincia così:

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant’anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea.”

Tolkien sceglie un punto di vista esterno che gli dia la libertà di raccontare tutto di tutti. Nel Prologo dichiara di aver ricavato la storia dai testi della tradizione Hobbit, quindi si pone nei confronti del lettore come un relatore che riporta quello che ha scoperto. È un evidente espediente narrativo che motiva però i toni del racconto e consente al lettore di sapere fin da subito quale posizione assumere nei confronti di ciò che leggerà.

Altri esempi letterari di punto di vista narrativo

Il Nome della Rosa di Umberto Eco. L’espediente che usa l’autore è quello del manoscritto ritrovato. La vicenda si svolge all’interno di un monastero benedettino del Piemonte, ed è suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita monastica.  Il narratore – Adso de Melk – è omodiegetico ed onnisciente, in quanto lui stesso narra da vecchio le vicende avvenute durante la sua giovinezza, e dunque conosce già lo svolgimento di esse, ma non è autodiegetico perché il protagonista è Guglielmo da Baskerville.

 La focalizzazione è interna.

“Era una bella mattina di fine novembre. Nella notte aveva nevicato un poco, ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita. Al buio, subito dopo le laudi, avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle. Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne, allo spuntar del sole.

Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio.”

Il treno dei bambini di Viola Ardone. Amerigo, dei quartieri spagnoli di Napoli, narra di quando piccolo, povero e orfano di padre  venne separato dalla madre e portato, insieme ad altri ragazzini nella sua stessa condizione, per alcuni mesi nelle regioni del Centro Nord, in affidamento ad altre famiglie contadine un poco più agiate in modo da superare l’inverno. Qui saranno rivestiti, mandati a scuola e curati.

  La focalizzazione è interna. È Amerigo, il protagonista, che narra i fatti. Il legame empatico con

  Amerigo si stabilisce già dalle prime righe. 

 “Mia mamma avanti e io appresso. Per dentro ai vicoli dei Quartieri spagnoli mia mamma cammina  veloce: ogni passo suo, due miei. Guardo le scarpe della gente. Scarpa sana: un punto; scarpa  bucata perdo un punto. Senza scarpe: zero punti. Scarpe nuove: stella premio…”

 Di buona famiglia di Isabella Bossi Fedrigotti. si tratta di un romanzo diviso in due parti. 

Virginia e Clara, due sorelle “di buona famiglia”, ormai anziane, si ritrovano a ricordare il passato. Pur unite da legami di sangue, sono molto diverse tra loro. Nella prima parte, Clara pacata e riflessiva parla a sé stessa ripercorrendo le vicende della vita in comune con la sorella.  Nella seconda parte, il muto soliloquio passa a Virginia la ribelle e volitiva .

Ascoltare le sorelle è come vedere le due facce di una medaglia: tanti episodi in comune, ma interpretati e vissuti in maniera diametralmente opposta. Ognuna dal proprio punto di vista.  Questa storia mostra come si tende facilmente a giudicare fatti, persone e comportamenti quando non si ha una visione d’insieme.

 Le sette sorelle di Lucinda Riley (il primo di una saga che comprende sette opere).

Pa’ Salt il padre generoso e carismatico, che ha adottato sette bambine raccogliendole da ogni angolo del mondo e dando a ciascuna il nome di una stella, muore improvvisamente. Rientrate precipitosamente nella villa, le sorelle scoprono il singolare testamento che contiene per ciascuna una serie di indizi per mettersi sulle tracce del loro passato. 

Maia sarà la prima a volerle decifrare e a trovare il coraggio di partire alla ricerca delle sue origini. Un viaggio che la porterà nel cuore pulsante di Rio de Janeiro, dove un vecchio plico di lettere le farà rivivere l’emozionante storia della sua bisnonna Izabela.  

Il romanzo è dotato di un doppio narratore, esterno ed interno. La storia di Maia è narrata in prima persona: è lei stessa a raccontare il corso degli eventi, dal proprio punto di vista. Tale peculiarità permette la creazione di uno stretto legame empatico tra la protagonista ed il lettore. Dall’altro lato, la storia di Izabela è raccontata attraverso un narratore esterno, onnisciente. Infatti, Maia apprende le vicende della propria bisnonna attraverso delle vecchie lettere, corrispondenza che si scambiava con la sua fidata cameriera Loen.

Il passato diventa prologo del presente. Una storia nella storia.

 Incipit, è Maia che parla

Non scorderò mai dov’ero e cosa stavo facendo quando ricevetti la telefonata che mi informò della morte di mio padre. Sedevo nel grazioso giardino della villetta londinese di una vecchia compagna di scuola, e mi godevo il sole di giugno con una copia del Canto di Penelope aperta pigramente sulle ginocchia…” 

  

Testo narrativo: considerazioni

Per comprendere bene il concetto di punto di vista narrativo vanno fatte anche alcune considerazioni sul testo narrativo. La funzione tradizionale del testo narrativo è quella di raccontare quei fatti che hanno come protagonisti uomini, animali, esseri non animati che espongono la storia di qualcuno o di qualche cosa, ma, soprattutto, sono le emozioni che attraverso la narrazione trovano un efficace mezzo di espressione.

 Le narrazioni possono essere realistiche se i luoghi ed i personaggi sono reali e gli accadimenti hanno a che fare con la vita di tutti i giorni, oppure immaginarie se ispirate dalla fantasia.

I personaggi possono muoversi in luoghi reali o fantastici, all’aperto o al chiuso; in un preciso tempo passato (l’anno scorso, due giorni fa), in un tempo vago (tanto tempo fa, una volta) in un intervallo di tempo (un giorno, un’ora, un anno); oppure dispiegarsi attraverso lo scorrere naturale delle stagioni, degli anni o dei giorni.

 

 Il testo narrativo è formato da tre parti fondamentali

L’inizio o introduzione, il punto da cui prende avvio la narrazione e può contenere informazioni sul personaggio principale, sull’ambiente e sul tempo della narrazione.

Lo sviluppo o svolgimento, la parte centrale della narrazione, è qui che la storia prende forma attraverso l’incontro con i personaggi, le loro vicende, gli ostacoli che deve affrontare il protagonista.

Il finale o conclusione dove si scopre come finisce la storia, gli intrecci si sciolgono e, come al termine di un puzzle, ogni tessera torna al suo posto.

 Lo sviluppo del racconto è diviso in unità narrative o sequenze, ogni sequenza racconta un momento della storia e si interseca con sequenze descrittive quando descrivono personaggi, luoghi, ambienti, cose; dialogiche quando riferiscono le parole degli interpreti e riflessive se riferiscono pensieri e riflessioni dei personaggi e del narratore.

 I fatti possono seguire un ordine cronologico ed avremo la fabula, oppure il narratore può scegliere di modificare l’ordine facendo salti nel passato (flashback) o nel futuro (flashforward) anticipando fatti che accadranno dopo e riprendere poi l’ordine cronologico e così si forma l’intreccio o trama. 

In letteratura il termine narrativa raggruppa in sé un genere letterario comprendente: il romanzo in prosa – il racconto e la novella, più brevi del romanzo, possono essere in prosa o in versi. 

 Il contenuto varia secondo la tipologia

Definiamo verosimili le storie reali oppure inventate ma verosimili che ci parlano della quotidianità prendendo spunto dalla vita reale dove i personaggi e gli ambienti sono reali o verosimili.    

Il testo d’avventura propone un protagonista intraprendente, spericolato ma coraggioso e risoluto che vive vicende straordinarie in cui si susseguono pericoli, sfide, imprevisti e colpi di scena in ambienti solitamente selvaggi e naturali.  

La narrazione di sé è argomento dei testi autobiografici dove l’autore narra in prima persona le vicende della propria vita, inserendo anche riflessioni personali.                                         

Nella biografia invece l’autore narra la vita di una persona di solito di rilievo.                                     

 Il diario è un testo di carattere privato nel quale l’autore annota giorno per giorno gli avvenimenti più significativi della sua vita, esperienze, riflessioni, sensazioni, sentimenti e stati d’animo. Si tratta per lo più di un testo intimo, segreto scritto dall’autore per riflettere su se stesso, per far chiarezza dentro di sé, per conservare memoria di ciò che fa.

 

 Il punto di vista nel testo narrativo per la scuola primaria

 Il tempo, le vicende personali, sociali, economiche e culturali modificano il modo di rapportarsi e tra complessità e contraddizioni si modifica di continuo anche la percezione che l’adulto ha dell’infanzia e dell’adolescenza. 

Sono due mondi, quello degli adulti e quello dei bambini, che non sempre si sono integrati armoniosamente anzi sono spesso discordanti.

Ne troviamo testimonianza nella narrazione che è passata dal considerare i piccoli lettori come adulti in miniatura, creature da modellare, con una mente passiva e plasmabile, esseri acritici  senza voce in capitolo, a soggetti  interattivi che intervengono continuamente per accettare, respingere, collegare, costruire o anche distruggere.  

Si è passati da un genere letterario con un punto di vista educativo-didattico, a volte autoritario molto distante dall’ascolto del bambino, ad uno via via più attento a coglierne gusti, interessi e aspettative, considerando le diverse fasce d’età dei piccoli lettori. 

Da una visuale istruttiva-educativa gli adulti hanno pensato di rendere la narrativa “un’aula scolastica ben mascherata” con testi che, sotto una piacevole veste, nascondevano l’obiettivo  di crescere bambini virtuosi, educandoli alla bontà d’animo, all’amore verso la famiglia, alla carità verso il prossimo, al senso del dovere, alla fede in Dio e all’amore verso la Patria. 

I testi, con un linguaggio lezioso, semplificato o addirittura impoverito, diffondevano a profusione suggerimenti utili per la vita come il galateo di buona educazione familiare e scolastica, ma anche divieti e proibizioni ed esempi di punizioni, considerate eccessive e talvolta brutali viste con gli occhi di oggi.  La dimensione letteraria viene soffocata dalla preoccupazione divulgativa e il testo viene trasformato in vere e proprie lezioni.

Oggi invece il narratore non è più l’adulto che guarda con distacco la materia di cui tratta, non può permettersi di dimenticare il suo piccolo lettore, bensì è un coetaneo dei protagonisti che quasi legge i loro pensieri, e ovviamente usa il loro stesso linguaggio.

Partendo da una rappresentazione più autentica del bambino e dell’adolescente la produzione letteraria  oggi ci propone storie ricche ed originali di una superiore qualità artistica che utilizza diverse  invenzioni strutturali, stilistiche e grafiche per rendere il libro coinvolgente e interessante.  

Lo scrittore attento non cade nell’errore di credere che scrivere per i ragazzi sia semplice, ma progetta l’opera con scrupolo, cosciente che i bambini se non sono attratti dalla storia, non esitano ad abbandonare il libro.

 Il libro per ragazzi recupera una dimensione artistico letteraria con valenza ludica. 

Oggi chi sceglie di scrivere per i ragazzi deve rifiutare la retorica, il facile moralismo, evitare stereotipi, luoghi comuni e frasi fatte, deve guardare con consapevole complicità alla dignità del ragazzo, ai suoi diritti, ai suoi bisogni e ai suoi desideri.

Usa un linguaggio semplice ma curato e mai banale, lineare ma evocativo, vivacizzato da dialoghi senza noiose descrizioni. 

Sceglie soggetti che provengono dalla vita affettiva e fantastica dei bambini, che affrontano tematiche, problemi e aspetti che riguardano il giovane lettore cercando di fornire possibili risposte agli interrogativi, purché mai rigide e dogmatiche. Abbiamo assistito ad un capovolgimento di visuale da una narrazione scritta in ossequio alla vita adulta si è passati ad una che sta dalla parte dei ragazzi dove l’adulto viene messo alle corde e degradato a simbolo del disagio giovanile e riesce a riscattarsi solo attraverso l’anticonformismo.

Esempi di punto di vista nella letteratura per l’infanzia

Ida Baccini Le memorie di un pulcino 1875 . Nel raccontare avventure e peripezie del pulcino protagonista coglie l’opportunità per caricare la narrazione, oltre che di consigli educativi, anche di innumerevoli notizie e dati scientifici.

 De Amicis Cuore, 1886 qui il bambino “cattivo”, (Franti) viene accostato a quello  “buono” così da creare una sorta di congegno narrativo atto ad esaltare il bambino educato e ubbidiente, vero modello da imitare per le sue virtù morali (Garrone).

Carlo Collodi, (pseudonimo di Carlo Lorenzini) Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino 1883 dove la funzione istruttivo educativa viene affidata ad animali saggi e consiglieri, grillo parlante e creature leggendarie la fata dai capelli turchini. Ma quest’opera è ben di più che un testo a sfondo educativo, nascosta tra le righe c’è una visione intelligente, costruttiva e trasformativa della disobbedienza. Qui la partita non si gioca tra il buono e il cattivo, ma tra il bambino bravo e il bambino vero 

Ida Baccini Una famiglia di saltimbanchi 1881; esempio di testo strappalacrime con utilizzo di personaggi bambini orfani e  trascurati che incorrono in innumerevoli sventure in cui interviene un benefattore. 

Ida Baccini Come vorrei una fanciulla 1884 Non mancano testi che presentano modelli ideali di bambina: bontà d’animo, modestia,  perdonare sempre, qualsiasi sia il torto subito, dedita ai tipici lavori femminili.  

La statunitense Louisa May Alcott scrive Piccole donne 1868 Piccole donne crescono 1869 considerato un classico della letteratura per l’infanzia. Tema principale la famiglia e come gli insegnamenti dei genitori si riflettano sui figli, ma anche la crescita e la trasformazione interiore da adolescenti ad adulti. Dall’estero però arrivano anche opere ritenute diseducative poiché inducono alla disobbedienza infatti portano con sé una ventata innovativa di antiautoritarismo e di antipedagogia.   

Astrid Lindgren, svedese scrive Pippi Calzelunghe 1945 dove sono narrate le vicende della celebre bambina dalle trecce rosse, dotata di una forza prodigiosa ai  limiti del paranormale. Pippi vive da sola in una villa colorata  in compagnia di un cavallo bianco a pois neri, che lei chiama zietto e di una scimmietta, signor Nilsson. E poi arrivano anche opere ritenute inadatte per un uso bizzarro della fantasia che può “alimentare un’attività immaginaria inutile ed improduttiva” com’è il caso di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Caroll 1865, in Italia nel 1872. 

Altri autori stranieri che hanno contribuito ad un radicale mutamento nei contenuti e nel linguaggio sono con una prospettiva sempre antiautoritaria:

 Michael Ende La storia infinita 1979. Il protagonista è un bambino del mondo reale, Bastiano Baldassarre Bucci che, leggendo un libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto.

Roald Dahl scrive storie con tratti “dickensiani” dove il bambino protagonista è spesso oppresso da povertà, da figure adulte, o da entrambi, i suoi testi però si contraddistinguono per originalità e creatività. Come nella tradizione ottocentesca, Dahl punisce i suoi personaggi, che siano genitori malvagi e incapaci di educare, o il frutto di questa incapacità, bambini viziati con il ruolo di antagonisti come GGG –  Matilde – La fabbrica di cioccolato solo per nominarne alcuni.

 Christine Nostlinger Il bambino sottovuoto 1975. Marius, il protagonista è un personaggio che appartiene alla specie dei “Pinocchi”, degli esseri magici e diversi e, perché no, dei bambini mai adulti come Peter Pan. Scrisse principalmente romanzi per ragazzi – dove affrontò temi delicati come quelli del razzismo, del bisogno e dell’esclusione.  

 In Italia assistiamo negli anni Sessanta all’affermazione di maestri-scrittori, come Gianni Rodari e Mario Lodi che danno voce alle domande dei bambini, al loro modo imprevedibile di vedere e scoprire il mondo, con singolari storie. 

 Gianni Rodari Filastrocche in cielo e in terra con disegni di Bruno Munari, 1960. Semplici giochi della lingua con domande ‘impertinenti’ ed esiti imprevedibili,

Gianni Rodari Il libro degli errori Einaudi 1964

Gli errori di stampa sono la scusa per una serie di storie divertenti e di gran valore narrativo.

Mario Lodi Cipì scritto in collaborazione con gli alunni e pubblicato nel 1964, si richiama all’esperienza della scuola antiautoritaria del francese Freinet, abbandonando il tradizionale approccio alla scrittura per componimenti e temi, per esaltare la capacità creativa dei bambini tramite una scrittura non didattica.  

Italo Calvino Marcovaldo ovvero Le stagioni in città 1963. Il protagonista, attraverso una serie di inattese vicende, vive gli anni della ripresa italiana del dopoguerra: è una critica serrata ad una società che si entusiasma per il ‘miracolo economico’ e non presta attenzione ai problemi e all’umanità delle persone.                         

I segnali della svolta si hanno nel 1984 con l’uscita della collana “Le letture” casa editrice E.Elle. La prima collana di narrativa italiana articolata per livelli individuali di lettura, anziché per fasce d’età, contraddistinti dal diverso colore delle copertine. Pensate per bambini che iniziano a leggere da soli, storie accattivanti illustrate a colori e stampate con caratteri grandi. Scrivono per la collana Bianca Pitzorno, Roberto Piumini, Angela Nanetti.

Bianca Pitzorno L’incredibile storia di Lavinia ribattezzata come la storia della cacca. 

Roberto Piumini Lo stralisco la morte come problema filosofico.  

Angela Nanetti Le memorie di Adalberto dove affronta in maniera ironica e leggera i problemi della crescita nel periodo della pubertà. Sono solo alcune delle opere naturalmente la loro produzione è molto ricca, varia e con diverse case editrici.  

Seguiranno nel 1987 gli Junior di Mondadori e Gli Istrici di Salani 

Concludo con un’opera  vincitrice di innumerevoli premi. Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta Neo Edizioni 2018 

All’interno di una trama, che assomiglia a una favolaVinpeel, il protagonista ingenuo e simpatico, si muove con intuizione, fantasia e voglia di scoprire, trascinando l’intero paese di Dienterbild, popolato da gente arrivata dalle terre dell’Altrove, alla scoperta di nuovi orizzonti al di sopra ed oltre il mare.  Vinpeel mostra al mondo degli adulti, depressi e annoiati, che la felicità non è passiva ma un vero e proprio impegno. A Dienterbild ci siamo stati tutti e Peppe Millanta ci fa scorgere la via del ritorno. Un libro pieno di emozioni, di slanci vitali, sul dolore e la paura che paralizzano privandoci anche del tempo. Un testo che è un dono di serenità. Una favola per tutti.  

Punto di vista narrativo e voce narrante sono due cose diverse

Il punto di vista narrativo  e la voce narrante sono due cose diverse, anche se correlate e spesso dipendenti l’una dall’altro, ma mentre il punto di vista ha a che fare con il dove vuoi collocare il lettore rispetto alla storia che racconti, la voce narrante riguarda invece chi vuoi che racconti quella stessa storia. 

L’autore molte volte si serve di una voce narrante diversa dalla propria dietro cui nascondersi; in questo caso sceglierà un punto di vista interno e si avvarrà di uno o più suoi personaggi per raccontare i fatti.

Se invece autore e voce narrante coincidono, la storia verrà raccontata da un punto di vista esterno, per lo più in terza persona singolare.

Ti consiglio di leggere l’articolo La voce narrante: come renderla al meglio?

 

Vuoi testare la tua scelta?

Hai scritto o stai scrivendo un romanzo e non sai se la tua scelta del punto di vista narrativo sia stata giusta e hai bisogno un supporto o una consulenza? 

Sai che ci possiamo sentire anche su Skype?

corsi-online-accademia-di-scrittura-alessandra-perotti

Le consulenze online, nella forma oraria che preferisci, ti permettono di avere risposte immediate ai tuoi dubbi.

Insieme possiamo analizzare le scelte che hai compiuto per il tuo testo, se siano corrette e adatte all’obiettivo.

Scegli la formula adatta a te e iniziamo subito.

Pin It on Pinterest

Share This