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Editing sui testi: ecco i problemi che trovo 

L’editing sui testi è il mio lavoro quotidiano, i problemi che trovo sono molti – quasi tutti risolvibili – e conoscerli vi aiuterà ad evitare di cadere in certi errori.

Fare editing ad un testo non significa soltanto valutarne la forma, trovare gli errori ortografici, sintattici e grammaticali – questo lo può fare il correttore di bozze – ma anche testarne efficacia e leggibilità. In una parola: vagliare le sue potenzialità per un’eventuale pubblicazione.

Gli aspetti di cui tenere conto sono tanti e nel mio quotidiano lavoro di editor mi accorgo che alcune manchevolezze sono diffuse e riscontrabili in molte delle opere che analizzo.

Il peso dei testi

 “La grande narrativa – la buona narrativa – come ogni lettore serio sa bene, ha una grande importanza emotiva e intellettuale. E la migliore narrativa dovrebbe avere un certo peso, non c’è altra parola per dirlo. (I Romani usavano la parola gravitas per indicare un’opera di sostanza). Comunque la vogliamo chiamare (magari non c’è neanche bisogno di definirla), è una qualità che tutti riconoscono quando si rivela.” [Raymond CarverIl mestiere di scrivere, Storie in cui accade qualcosa d’importante]

Mi piace iniziare con questa citazione il mio contributo sui problemi più comuni che, in fase di editing, incontro più spesso nei testi che revisiono, perché ritengo che Carver centri con lucidità gli obiettivi a cui ogni scrittore dovrebbe tendere e che ogni editor dovrebbe ricercare negli scritti che prende in esame.

Carver parla di “importanza emotiva e intellettuale” e di “peso” come sintesi della buona narrativa, quel quid che tutti colgono nei testi che leggono, quando c’è, pur senza saper spiegare spesso di che cosa si tratti, e che gli scrittori invece dovrebbero avere ben chiaro fin da subito quando decidono di comporre un’opera.

Ogni scrittura finalizzata alla pubblicazione deve toccare le corde sensibili dei lettori a cui si rivolge e generare empatia o, per usare sempre le parole di Carver, “lo choc del riconoscimento”.

 

Il pubblico di riferimento

E qui la prima considerazione: in fase di editing mi rendo conto che spesso gli autori, prima di cimentarsi nella stesura, non si sono domandati quale sia il tipo di lettori a cui intendono rivolgersi. Non si tratta di conformarsi al gusto di un pubblico ideale per compiacerlo, ma di avere ben chiaro il contenuto dei propri scritti per intuire a chi potrebbero interessare.

Il linguaggio adottato per raccontare qualcosa cambia a seconda del pubblico a cui è destinato, ma mentre l’oratore può vedere chi gli sta davanti, quali siano le sue reazioni e l’età media del proprio uditorio, lo scrittore non ha questo privilegio e deve immaginare i propri lettori.

Idea iniziale e linguaggio più adatto

Fare chiarezza sui destinatari significa cogliere l’essenza del messaggio, l’idea di fondo sottesa al testo e presuppone, da parte dello scrittore, un lavoro di indagine e di sintesi che previene la scrittura.

L’idea di un testo, sia esso un articolo, un romanzo, un saggio, un libro che descrive un’azienda, un blog è ciò che potrebbe essere riassunto in poche righe e che contiene il senso di quello che vogliamo comunicare. È la causa che ci fa scrivere, ma anche l’effetto che vorremmo ottenere.

Una volta chiarito a chi vogliamo dire che cosa, si potrà decidere come procedere ovvero a quale genere narrativo ricorrere e quale linguaggio scegliere per esprimerlo. Può sembrare inverosimile, ma in realtà molti dei testi che revisiono mancano, in tutto o in parte, di struttura, di finalità e di svolgimento logico.

 

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Non c’è correzione, per quanto marginale e insignificante, che non valga la pena di effettuare. Di cento correzioni ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme possono determinare un nuovo livello del testo.

Theodor W. Adorno

Benedetta scaletta

Non sono abituato a fare scalette, non è nella mia natura. Io scrivo sotto l’effetto dell’ispirazione. Me lo sono sentita ripetere spesso e tutte le volte ho fatto presente al mio interlocutore che la scaletta o indice degli argomenti, schema dei capitoli, albero della storia o come altro lo si voglia chiamare, è un punto di partenza imprescindibile della scrittura. Se manca il lavoro preparatorio, si vede.

I testi che leggo difettano sovente di uno sviluppo coerente. Si arriva alla fine senza raggiungere l’obiettivo.

Se non serve, non dirlo

Non tutto quello che si racconta ha la stessa intensità; ci sono scene che contengono azione, conflitti, avventure e altre meno movimentate il cui scopo è quello di introdurre o accompagnare il lettore alle successive. In questi momenti è facile incappare in battute d’arresto che rompono il ritmo narrativo e lo rallentano. Il lettore avverte la fatica dello scrittore nel traghettarlo dove vuole lui.

Troppo spesso quando revisiono i testi m’imbatto in capitoli trascinati per pagine, in cui l’autore indugia sui dettagli, si perde in descrizioni che non aggiungono niente alla vicenda, ripete gli stessi concetti con parole diverse.

Tutto quello che si scrive deve essere funzionale alla trama o alla tesi che si vuole sostenere: se non serve, non dirlo.

La voce dell’autore

A meno che non si scriva un’autobiografia o si scelga di raccontare una storia in prima persona, l’autore dovrebbe lasciare parlare e agire i propri personaggi ed evitare incursioni nel testo che suggeriscano le intenzioni dei protagonisti o quale sia il modo migliore di interpretare ciò che ha appena scritto. La voce di un autore ha a che fare con lo stile narrativo e non con la sua presenza in scena. Se c’è bisogno di specificare che un personaggio è arrabbiato, imbarazzato, felice o affranto significa che non lo si è fatto agire o parlare in modo così efficace da renderlo evidente. Bisognerà allora lavorare sul personaggio e non aggiungere una didascalia.

La cura della forma

L’editor non riscrive i testi che prende in esame. Il suo compito è quello di individuarne punti di forza e criticità e suggerire gli interventi da operare, ma sarà poi l’autore ad agire e a lavorare sullo scritto.

A volte però mi arrivano testi poco curati nella forma o per niente riletti, ancora in fase embrionale. 

Il primo editing lo deve fare l’autore.

L’opera che si sottopone a un editor dovrebbe essere il risultato di un lavoro di progettazione, svolgimento e rifinitura che lo scrittore ha già svolto per conto suo. 

Un rapporto di fiducia

Incontrare l’autore, capire le sue intenzioni, le aspettative, il suo coinvolgimento nel testo che mi sta affidando per una revisione, è fondamentale per me per poter lavorare al meglio. Ma è necessario che alla base vi sia un rapporto di fiducia e che l’autore non se la prenda se gli vengono proposti tagli corposi o correzioni “dolorose”.

Farsi leggere uno scritto da un editor non è affare per permalosi, richiede una predisposizione anche da parte dell’autore imprescindibile perché il rapporto funzioni.

Quando però questo accade, lavorare insieme agli autori sui loro testi rimane una delle attività più gratificanti e creative che io conosca.

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Se hai scritto un testo o un’idea ma hai molti dubbi, mi farà piacere darti un mio parere a titolo gratuito, una valutazione. Come fare?

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