esercizi di scrittura creativa

Vorrei scrivere un libro: desiderio di tanti 

Vorrei scrivere un libro, comincia spesso così la conversazione con le persone che mi incontrano o mi contattano per chiedere il mio contributo professionale in questa meravigliosa impresa che molti desiderano intraprendere, seppure per scopi e ragioni differenti.

Sì, perché scrivere un libro non è per tutti una velleità fine a se stessa, ma un desiderio profondo, a volte persino un’esigenza e, quand’è così, sono sempre felice di contribuire a esprimerla come merita. Certo, un conto è scrivere (e con questa pratica tutti possono cimentarsi), un altro pubblicare. La pubblicazione non è per tutti, perché richiede un certo tipo di lavoro che non sempre si è disposti a sostenere, per una vasta serie di motivi.

Va detto però che il bisogno di scrivere, in generale, ha che fare con la memoria, o meglio con il desiderio di lasciare traccia di sé, conservare un ricordo e tramandarlo a chi verrà dopo di noi, in modo particolare a chi amiamo di più.

Raccontarsi così come si vorrebbe essere ricordati è un’aspirazione comune, connaturata all’essere umano.  L’amore che mi lega da sempre alla scrittura dipende proprio dal fatto che vedo in questa straordinaria forma di comunicazione il canale più efficace e diretto per trasmettere agli altri ciò che più mi appartiene e mi sta a cuore. 

Chi scrive, a un certo punto del cammino, si trova a confrontarsi, come dicevo, con il desiderio di scrivere un libro, di dare forma concreta e tangibile alle proprie idee e pensieri, in modo da poter raggiungere altre persone, i lettori appunto. 

 

Le parole sono importanti 

Troppe volte nella vita le convinzioni più solide, quelle che riteniamo inscalfibili e determinanti, si rivelano con il tempo idee che ci sono state trasmesse, talora persino inculcate, da altri. E quando questo accade e si arriva ad averne coscienza, seguono di solito bruschi risvegli, se non autentici punti di rottura.

C’è un modo, però, per testare le nostre opinioni e saggiarne la credibilità, ed è quello di fermarsi ogni tanto a rivedere la propria vita, alla luce di quello che si è fatto, detto e scritto nel corso del tempo. Qualcuno lo chiama bilancio, ma io preferisco parlare di rilettura consapevole del proprio vissuto. Annotare con costanza i miei pensieri è un’abitudine che mi accompagna da sempre e mi ha aiutato tanto sia nelle scelte professionali sia in quelle personali. Rileggermi a distanza di tempo mi permette di rielaborare idee e sensazioni e cogliere un disegno d’insieme. 

Le parole sono importanti: fate sempre caso alle parole. Dicono tanto di noi. Di come stiamo, di come percepiamo noi stessi e il mondo in cui viviamo. Dicono che cosa ci anima e che cosa rappresenta per noi scrivere un libro. 

 

Scrivere è vivere: la scrittura ci rivela 

Scrivere è vivere è una frase che mi esprime e mi connota. Non a caso, è stata scelta come titolo del primo convegno che ho dedicato alla scrittura, a Milano, nel giugno del 2019. Da qui derivano altre espressioni che, per me, sono molto emblematiche di quello che penso: “la scrittura ci rivela” lo dico spesso  e lo penso, proprio perché la scrittura non mente mai.

Mi ha fatto molto piacere trattare questi argomenti, ripercorrere un cammino nella scrittura rispondendo alle domande dell’intervista che ho rilasciato poco tempo fa a Libriz, interessante portale (che vi consiglio di consultare) sulla lettura. 

Ho scoperto che tornare sulle parole che ho usato per rispondere e raccontarmi è sintomatico di come mi sentissi in un determinato momento, ma anche di quali e quanti tasselli contribuiscano a formare ciò che sono. Credo che ripercorrere la propria strada narrandola sia sempre un atto prezioso per ciò che ci restituisce. Magari può essere utile anche per te provare a rispondere alle domande a cui anch’io ho risposto.

 

Raccontare se stessi: da dove partiresti tu? 

 Le domande che mi fanno riguardano di solito il mio lavoro, l’attività svolta e i progetti futuri, perché per capire chi sia una persona si parte sempre da lì: da quello che fa.

Anche con Libriz è stato così e ne è uscito un quadro che non solo ho rivisto con piacere, ma che ho riletto con la penna in mano, perché sapevo che mi avrebbe generato il desiderio di scrivere ulteriori considerazioni, quelle che poi sono confluite in questo articolo.

Chi è Alessandra Perotti? 

A tale domanda ho risposto facendo riferimento alla professione di editor, ghostwriter e writer coach, a cui ho affiancato quella di autrice di libri per bambini e per adulti e i dieci anni da editore, che tanto mi hanno insegnato riguardo a tutti gli aspetti relativi alla produzione di un libro, dall’idea iniziale alla sua distribuzione finale.

La voglia di evolvere, cambiare, non fermarmi mai, mantenendo però come punto di riferimento il legame con la scrittura e con gli autori, emerge con prepotenza già dalle prime parole che adopero per descrivermi. Se vuoi saperne di più sul mio percorso ti consiglio di leggere l’articolo Editor professionista: ti racconto il mio percorso. 

Tu, come ti descrivi di solito? A quali esperienze fai riferimento in modo particolare e, soprattutto, quali parole utilizzi? Se dovessi delineare il tuo percorso professionale, quali sarebbero le tappe fondamentali?

Alla domanda 

Come si intitola il tuo libro che ha avuto più successo finora e cosa ti ha spinto a scriverlo?

ho risposto citando l’ultimo testo che ho scritto Scrivere per guarire. Manuale di scrittura terapeutica edito da Editrice Bibliografica, il libro che finora ha avuto più riscontro sia come vendite sia come pubblico: esso rappresenta il punto di arrivo e di partenza di molti studi e sperimentazioni sull’impatto che la scrittura di noi stessi e della nostra storia possa avere sul benessere personale.

Ancora movimento, quindi: arrivi e partenze. Nessun arresto, nessuna intenzione di trattenersi, nel duplice significato di limitarsi da un lato e di sostare dall’altro.

Scrivere per guarire: che cosa significa? Scrivere fa bene, aiuta a ritrovare consapevolezza e benessere, a entrare in connessione con la parte più profonda di noi stessi, chiarendo i nostri obiettivi e portando sollievo ai disagi dell’esistenza.

La scrittura è una pratica salutare da introdurre nella nostra vita. Ci disintossica dai pensieri pesanti, dalla confusione, dalle nebbie mentali.

scrittura creativa

Vorrei scrivere un libro, come posso fare? 

Dopo che si sente nascere il desiderio di scrivere un libro, il passo successivo è: come posso fare?

Libriz mi domanda: Come hai deciso di scrivere e pubblicare il tuo primo libro? 

E qui la memoria corre a “Wolky Boh, delfino coraggioso”, il mio primo racconto per bambini. Lo ricordo con affetto, così come ho ancora bene in mente la fase che è seguita alla stesura, quella della ricerca di un editore. Passi ricchi di emozioni e di preziosi insegnamenti, di cui ho fatto tesoro. Certo, visto dalla prospettiva in cui mi trovo ora tante cose si potevano fare meglio, ma è questo che ci porta a migliorare: analizzare quello che abbiamo compiuto, apprezzarlo e compiere dei passi in più.

 

Il blocco dello scrittore: ti è capitato? 

Ma non ti è mai capitato di avere il blocco dello scrittore?

Chiede ancora Libriz e, in effetti, sapevo di non poter sfuggire alla domanda. Rispondo confessando con onestà che non ho mai creduto nel blocco dello scrittore, ma al massimo a momenti in cui la creatività si affievolisce, viene meno la fiducia in noi stessi come autori, perdiamo di vista gli obiettivi veri a cui tendere. Insomma, nel percorso di ciascuno di noi ci sono arresti, soste forzate.  Allora forse bisogna correggere il tiro e rimettersi in carreggiata.

 

Il rapporto con i lettori e con il futuro 

Che rapporto hai con i lettori

È la domanda successiva di Libriz, una bella domanda a cui tutte le persone che scrivono per un pubblico, piccolo o grande che sia, dovrebbero provare a rispondere.  Per quanto mi riguarda, non penso si possa scrivere solo per se stessi, anzi scriviamo sempre per qualcuno, perché alla radice della scrittura c’è il dialogo, la parola che corre da uno scrittore-mittente per arrivare a un lettore-destinatario. E poi torna ancora allo scrittore sotto forma di restituzione, di feedback sul libro. 

 

Progetti per il futuro? 

A questa domanda provo sempre una sensazione di entusiasmo e di vertigine allo stesso tempo. Il futuro esercita su di me un fascino incredibile. Si tratta di un quesito che per sua natura costringe a proiettarsi in avanti, guardare oltre. I progetti sono sempre tanti. Un nuovo libro e poi un romanzo, che aspetta di uscire da molti anni, e ancora il mio impegno nel campo della formazione e la stesura di testi per tanti professionisti, attività di ghostwriting che amo molto.

Chi scrive è in continua evoluzione perché la scrittura racconta il mondo.

 

Vuoi scrivere un libro? Un suggerimento

 A chi, dunque, mi chieda da dove partire per scrivere un libro io rispondo sempre: da te, da quello che sei, dalle parole che usi per descriverti, da ciò che fai.

Tutti gli altri passi vengono dopo. Se hai in mente un romanzo, dopo aver guardato a chi sei, alle tematiche che ti stanno a cuore, concentrati su personaggi e storia. Applica tecnica e sentire profondo: le due componenti basilari di un lavoro di scrittura.

Di qualsiasi libro si tratti (racconto, autobiografia, libro d’impresa, manuale) l’origine sei tu, con la tua autenticità e sensibilità, perché un libro non è soltanto un veicolo di contenuti, ma uno scrigno di umanità che assume valore solo se apporta una visione nuova: la tua.

 

 

 

 

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