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esercizi di scrittura creativa

Storie da raccontare: bisogna saperle vedere

Quante sono le storie da raccontare che ancora non abbiamo raccontato? E quante storie meritano di essere narrate e salvate dall’oblio? Per fortuna ci sono scrittori e scrittrici che vanno a cercare queste narrazioni, le salvano e le donano ai lettori.

Alla nostra rassegna Una storia fantastica – una serie di interviste (condotte da me e da Laura Di Gianfrancesco) ad autori e autrici del panorama letterario italiano contemporaneo – abbiamo avuto ospite la scrittrice Paola Cereda: è una psicologa e e si definisce una racconta storie. Lavora nell’ambito di progetti teatrali e artistici, in particolare nel sociale. Il suo ultimo romanzo è La figlia del ferro, edito da Giulio Perrone Editore, pubblicato nel 2022.

 La sua produzione letteraria comprende anche:

Quella metà di noi (Giulio Perrone Editore, 2019)

Confessioni audaci di un ballerino di liscio (BaldiniCastoldi, 2017)

Le tre notti dell’abbondanza (Giulio Perrone Editore, 2015) 

Se chiedi al vento di restare (Piemme, 2014)

Della vita di Alfredo (Bellavite Editore, 2009)

 

Come iniziare a scrivere 

 Quando è nata la tua passione per le parole e per le storie?

La curiosità per le parole e per le storie da raccontare ha sempre fatto parte di me e del mio percorso di crescita. Anche il mio lavoro di psicologa ha a che fare con le storie e l’ascolto. Ho sempre avuto chiara la direzione in cui volevo andare e forte in me la convinzione che dentro le storie ci sia un mondo da scoprire, relazioni che vengono captate, costruite e alimentate. Una storia nasce perché c’è un insieme di persone attorno, una storia ha senso quando viene consegnata e moltiplica le occasioni di incontro.

Ecco perché credo così tanto nel potere delle storie.

 

Leggere: la base dello scrivere 

 Andando a ritroso nel tempo, quando è iniziato e come è iniziato il tuo amore per la scrittura?

 Questa passione è nata con la lettura e me la porto addosso da tutta la vita. 

Mi capita ancora di sentire la voce della mia professoressa di italiano quando, alle superiori, mi disse che non dovevo avere paura di andare verso i libri, non dovevo avere paura di leggere cose che non riuscivo a capire nell’immediato. 

Per me le parole sono davvero una specie di ossessione perché, oltre al significato, hanno un suono, un ritmo e vanno masticate. L’ossessione per le parole e la scrittura è visceralmente legata all’allenamento. Si può allenare ogni giorno la parola e ci si può allenare ogni giorno ad ascoltare le parole e le storie altrui. Bisogna imparare a stare in ascolto perché le storie ti passano accanto.

 

Per me le parole sono davvero una specie di ossessione perché, oltre al significato, hanno un suono, un ritmo e vanno masticate. L’ossessione per le parole e la scrittura è visceralmente legata all’allenamento.

Paola Cereda

editare un libro

Descrivere un ambiente che non si conosce 

Tu riesci a costruire storie in ambienti totalmente diversi tra loro e anche in periodi storici differenti. Come fai?

Si dice che bisogna scrivere solo delle cose che si conoscono. A mio parere, invece, si può scrivere delle cose che si ha voglia di conoscere cioè si può andare anche verso nuovi paesaggi. Tutto ciò richiede grande impegno e tanto studio perché la scrittura è dedizione. Le storie da raccontare meritano cura e attenzione.

 Per me il paesaggio è un personaggio del romanzo al pari degli altri. Io sono attratta da quei paesaggi a cui bisogna bussare, che sono affascinanti perché estremamente narrativi ma anche ignoti, non conosciuti fino in fondo e che mi obbligano a fare fatica. Forse quell’antica lezione del fare la fatica di andare verso i libri mi ha fatto automaticamente anche amare la fatica di andare verso le storie. Per conoscere il nuovo paesaggio mi costruisco una personale cartina del luogo dove è ambientata la storia e poi ci vado, chiedo alla gente che ci abita di raccontarmi storie legate a quei luoghi, a quei paesaggi. Mi ci immergo letteralmente, facendomi attraversare dai colori, dai profumi, dalle tradizioni e dalle storie che abitano quei posti. Ogni paesaggio respira e traspira le emozioni delle persone che lì vivono.

 

La figlia del ferro: una storia indimenticabile 

Nel tuo ultimo romanzo “La figlia del Ferro” hai scelto di raccontare un episodio storico di cui non si è mai sentito parlare. Come hai incontrato questa storia? 

Inciampiamo in tantissime storie. Durante una cena sono venuta a conoscenza della storia di Olimpia Mibelli Ferrini. Nel 1944, quando ci fu lo sbarco delle truppe alleate all’Isola d’Elba, fece scudo con il proprio corpo per proteggere le ragazze dalla violenza dei militari. Quella storia lì mi ha preso perché si trattava di una storia molto impegnativa e taciuta troppo a lungo, con un accadimento importante che era necessario raccontare. Era una storia rotta, una storia a cui mancavano dei pezzi.

 Mi piace molto accendere la luce su episodi sconosciuti a molti e che sono stati poco raccontati. La scrittura, per me, è anche la pazienza di recuperare pezzi e metterli insieme come in un puzzle, è fare in modo che questi pezzi poi possano trovare un senso. Da scrittrice offro un punto di vista possibile su una storia che prima è stata raccontata in modo diverso o non è mai stata raccontata. La potenza della scrittura è recuperare le storie, i racconti e donare una nuova prospettiva su quella storia. 

 

Personaggi letterari: come costruirli? 

Come lavori sui personaggi? Raccontaci come li conosci e come ti approcci a loro per poi renderli così bene sulla pagina. 

 La creazione dei personaggi avviene senza ansia. Per me è come preparare tutti gli ingredienti che serviranno alla realizzazione di un piatto: li dispongo su un tavolo e vedo se c’è tutto o manca qualcosa. Il personaggio di Iole è ispirato a Olimpia per cui sono andata a cercare chi era Olimpia, se c’era qualcuno che poteva raccontarmi la sua storia, ho fatto ricerca negli archivi storici. I giorni dello sbarco del 1944 sono stati vissuti da altre donne per cui per me è stato molto importante poter avvicinare la testimonianza diretta di queste donne, allora erano bambine. 

 

I personaggi nel romanzo storico 

La figlia del ferro è un romanzo storico per cui dovevo ricostruire quel paesaggio: l’Elba del ferro, l’Elba delle miniere. C’erano fatti storici a cui dovevo prestare attenzione e fedeltà e c’era il lavoro sul personaggio Iole-Olimpia, filo rosso di tutta la narrazione. Una storia è sempre fatta di particolari. 

Avevo tantissimi elementi su cui lavorare e c’erano anche le caratteristiche principali del carattere di Iole-Olimpia, coraggio e modernità, da far risaltare. Il momento dello studio è quanto più possibile strutturato: la raccolta di interviste, l’analisi delle testimonianze e dei reperti fotografici, la ricostruzione del clima di quel periodo. Terminato questo, bisogna fare in modo che tutto prenda forma dentro di te e mettere un tempo tra quello che hai appreso e quello che diventerà il romanzo, perché scrivere è sempre far dialogare la ragione e sentimento. Lasciare un tempo di silenzio e poi vedersi mentre si scrive. 

 

Verità storica e verità narrativa 

 Parlavi di romanzo storico. Vorrei che tu spiegassi bene a chi ci ascolta la differenza tra verità storica e verità narrativa. 

 Per verità storica intendiamo tutti i fatti riportati come certi, avvenuti in un dato luogo e data, fatti di cui possiamo reperire testimonianze scritte e orali; la verità narrativa è il modo attraverso il quale ciascuno di noi si racconta le storie e le racconta agli altri.  Quando andiamo a lavorare sulla verità narrativa entriamo anche nel campo del verosimile. 

La libertà del verosimile è lo spazio in cui si muove lo scrittore. Ne La figlia del ferro c’è l’assassinio di Umberto, il babbo di Iole, per mano dei fascisti. Uno storico locale con cui mi sono confrontata mi ha detto che a Portoferraio ci sono stati degli scontri, ma non si è mai arrivati a un assassinio. Ho domandato se fosse verosimile che in altri parti d’Italia ci siano stati omicidi del genere e la risposta è stata affermativa. Questo è il verosimile: da una parte c’è il rigore nel ricostruire il paesaggio e l’ambientazione con la verità storica, dall’altra c’è la verità narrativa dei personaggi del romanzo.

 

I dialoghi: costruirli bene 

Qual è il modo migliore per mettere in scena un dialogo?

Ogni scrittore ha una voce e quella voce è riconoscibilissima. Ogni storia ha un suo colore che viene dal linguaggio e il linguaggio lo mutui dal lavoro sul paesaggio. Un paesaggio è fatto di luoghi e di persone, è fatto di relazioni. 

Quando tu studi un paesaggio ti metti in ascolto: sai benissimo che ci sono cadenze, modi di dire, dialetti che donano colore alla lingua. Bisogna sentire le parole, masticarle, sentire come suonano; bisogna leggere i dialoghi a voce alta per trovare il ritmo giusto. I dialoghi non sono solo significato, sono ritmo, cadenza, estetica della parola in azione. Bisogna allevare un tipo di scrittura che fa fluire l’interiorità e la mano sulla carta. La storia e i dialoghi si costruiscono intorno a parole chiave, a concetti che danno coerenza e aprono a punti di vista alternativi rispetto alla consuetudine.

 

Editing: misura ed equilibrio 

 Qual è stato il tuo rapporto con l’editing? 

 L’editor è preziosissimo perché offre quello sguardo esterno capace di migliorare il testo. Bisogna avere fiducia nel proprio editor e sentire i suoi consigli e interventi come aiuto.  Ci sono interventi che ti risuonano e che non avevi considerato, perché è faticoso riscrivere un pezzo, aggiungere un altro, limare. La scrittura è anche fatica, è mettersi in gioco consapevoli che si può sempre fare meglio. 

Un buon consiglio di un editor te lo porti addosso, è una sorta di piccola valigia di cose buone che poi ti ritrovi ad avere introiettato nel libro successivo, nella storia successiva. Quello con l’editor è un rapporto davvero prezioso; l’editor ama il libro e lavora per farlo brillare. Un consiglio della mia editor è stato il domandarmi sempre se ciò che sto scrivendo sia utile alla storia o sia solo un mio esercizio di stile; se è utile per la storia resta, altrimenti va tolto. Per me scrivere è anche imparare la misura e l’equilibrio. 

 

Consigli di lettura 

Quali sono i tuoi consigli di lettura?

 I libri sono fondamentali per ricevere suggestioni, per conoscere mondi diversi e stili diversi. 

Consiglio La trilogia della città di K. di Ágota Kristóf, Rosso vermiglio  di Benedetta Cibrario, Le cugine  di Aurora Venturini, La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead.

Ce ne sono tanti altri ancora, ma ciò che davvero mi sento di consigliarvi è leggere per amore e sempre con una matita in mano. Ogni libro è una scuola meravigliosa.

 

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