Tutti quelli  che amano scrivere si saranno fatti, almeno una volta, la domanda se sia possibile vivere di scrittura in Italia, se il mestiere dello scrittore o professioni affini consentano di fare di una passione una professione. In poche parole se scrivere possa garantire diciamo un guadagno, uno stipendio. Nel nostro paese sono pochi gli autori che vivono solo di scrittura, significherebbe vivere dei diritti sulle vendite dei libri, mettiamoci pure gli anticipi – che non tutti gli editori danno – ma sono cifre che non possono quasi mai essere garantite, c’è sempre un margine d’incertezza.

Del resto se pensiamo a personaggi come Baricco e Lucarelli non passano il tempo solo a scrivere libri, hanno fondato scuole di scrittura, entrambi hanno realizzato programmi televisivi, hanno fatto della scrittura una professione a largo raggio. Penso che dovremmo pensare in questo modo: non rimanere ancorati solo all’idea di scrivere libri ma esportare questo nostro talento, declinarlo su diverse modalità e attività. D’Avenia nonostante il successo dei suoi libri ha continuato a svolgere la sua professione d’insegnante, Missiroli scrive per una testata nazionale, Andrea Vitali fino a pochi anni fa ha fatto l medico, Margareth Mazzantini fa teatro e scrive per il cinema, Melania Mazzucco ha vinto il premio Strega ma oltre a scrivere romanzi collabora con vari giornali.

Scrivere non è quello che sappiamo fare? Facciamolo, espandiamo le nostre capacità, trasmettiamole agli altri. Espansione è la parola d’ordine. 

vivere di scrittura
Scrivere non è quello che sappiamo fare? Facciamolo, espandiamo le nostre capacità, trasmettiamole agli altri. Espansione è la parola d’ordine. 

Solo puntando al Nobel per la letteratura si può pensare di vivere scrivendo libri?

In realtà penso sia possibile se pensiamo di affiancare anche una o più professioni inerenti ciò che ci appassiona, se sappiamo diversificare, anzi, creare espansioni di ciò che ci appassiona.  Ci sono diverse attività che possono, pur permettendoci di fare quello che ci piace e che amiamo, consentirci di avere anche una riscontro economico, un buon reddito.

Ti racconto la mia esperienza, il mio percorso

Ti racconto la mia esperienza per darti l’idea di come possano essere un percorso e una vita dedicati alla scrittura ma come questo sia diventato un lavoro intenso, gratificante da ogni punto di vista. Io amo la scrittura da sempre e fin da bambina non ho mai desiderato altro che occuparmi di questo.

Dopo la laurea in giurisprudenza decisi che la professione legale non facesse per me, iniziai a scrivere recensioni per varie testate giornalistiche e a correggere bozze. Guadagnavo bene? No. Ero soddisfatta? Neppure. Ma sentivo che era la strada giusta e che avrei solo dovuto insistere.

Così ho messo a frutto gli studi in legge per entrare in una grande casa editrice che aveva una sezione dedicata alle opere giuridiche. Il lavoro non era entusiasmante ma questa volta ero ben pagata ed ero entrata nel mondo editoriale, intanto scrivevo, scrivevo. Collaboravo con agenzie che si occupavano di ricerche bibliografiche, scrivevo articoli e correggevo testi. Ero appassionata di editing e iniziai a seguire il lavoro di molti editor italiani e stranieri. In quegli anni uscì anche il mio primo romanzo “Yogurt, rapinatore innamorato” scelto nell’ambito di un concorso letterario indetto da Demetra editore. Poi scrissi tante altre opere (se siete curiosi di conoscerle le trovate sul mio blog, nella sezione i miei libri)

Il salto lo feci anni dopo quando fondai una casa editrice (Edizioni Astragalo) che diressi per dieci anni occupandomi di tutto (contratti, distribuzione, stampa) e di quella che era la mia passione: lavorare sui testi, fare editing.

Sono stati gli anni dell’esperienza. Un’esperienza che  mi ha permesso di lavorare tanto sulla scrittura, di lanciare lo sguardo oltre l’orizzonte di quello che avveniva in Italia, di leggere innumerevoli testi, di confrontarmi con diversi generi letterari, dal testo per bambini – i favolosi silent book – al romanzo rosa, dal poliziesco al manuale. Mi sono confrontata con grafici e tipografi, ho visto i libri andare in macchina, ho scelto la carta e ho valutato il cromalin ( la prova colore) di copertina e illustrazioni, so come si determina il prezzo di produzione di un libro e quali costi incidono sul prezzo finale. Ho lavorato su come si presenta un’opera, sulle location più adatte e sui tipi di pubblico, sul marketing editoriale. In quegli anni ho toccato con mano le aspirazioni e i timori degli autori, le inadeguatezze di una normativa vecchia e superata che regola il diritto d’autore (è anche per questo che è difficile vivere di scrittura), ho conosciuto editori piccoli ma seri e preparati altri truffaldini. Ho partecipato a fiere, festival, convegni. Mi sono occupata di distribuzione entrando in contatto con i librai, ho aumentato la mia grande stima verso i lettori a cui chi scrive deve tutto.

Fino a dover scegliere: fare l’editore ti assorbe e ad un certo punto sentivo il bisogno di chiudere una parentesi e dedicarmi del tutto all’attività  di editor e di autrice (ne parlo nella mia autobiografia Ti aspetto qui).

 

Oggi possono dire:  sì vivo di scrittura ma scrivere libri è una parte della mi attività. Seguo gli autori, dall’idea al libro finito e corretto, quindi la professione prende l’etichetta di editor e se vogliamo di  writer coach quando aiuti l’autore a trovare la propria motivazione, lo stile, a darsi organizzazione vera e propria, una disciplina quando è necessario per perseguire obiettivi e sogni pronti per divenire realtà. Sono anche – e questa lo so è la parte misteriosa – ghost writer scrivo articoli e testi che firmano altri. A molti non piace questo aspetto dello scrivere, questa professione. La trovo entusiasmante, s’impara tanto, si cambia registro, ci si misura con voci differenti e si cresce. Questa è una scrittura per lo più relativa alla manualistica, dedicata a professionisti e formatori o docenti che non hanno la velleità di diventare scrittore da premio Bancarella o Strega ma hanno la necessità di confezionare un testo che racchiuda la loro attività, che serva per promuovere il lavoro, da utilizzare come biglietto da visita.

E poi la mia grande passione la scrittura emozionale terapeutica, e la scrittura strategica. Il mio libro Vision racchiude questo aspetto: il desiderio di trasmettere un tipo di scrittura che aiuti le persone ad individuare la propria strada, a capire dove siano diretti, a trarre il meglio da se stessi.

Diventare social è indispensabile

Lavoro molto sui social, credo sia indispensabile.

Chi dice che l’autore non debba mai costruire un brand forse ha ragione ma chi scrive non può non comprendere quale grande rivoluzione sia in atto, quale mutamento della comunicazione stia avvenendo. La trovo una sfida entusiasmante. Faticosa. Forse a volte si demonizzano gli strumenti quando si ha paura di mettersi in gioco, di ricominciare da zero. Gestire un account su Linkedin, su Fb, impostare un blog e scrivere articoli è molto impegnativo, non c’è dubbio. Ma lo scrittore come può comunicare al meglio oggi se non là dove stanno i suoi lettori? Anzi, queste piattaforme, questi spazi, permettono l’incontro diretto, interattivo tra chi scrive e chi legge.

Ho creato un canale Telegram per dare alle persone che lo seguono contenuti utili ogni settimana, per migliorare la loro scrittura, per apprendere le novità. Sul canale ho lanciato un podcast dedicato all’editing e le persone che ascoltano possono sentire svolgersi l’editing dal vivo, nel modo in cui lavoro ogni giorno. A proposito, sul gruppo fb writing way dedico almeno una o due dirette al mese su argomenti di scrittura che interessano agli autori.

 

scrittura creativa
Si può vivere di scrittura? Sì ma ci vuole entusiasmo, voglia di mettersi in gioco, di sperimentare nuove strade ogni giorno.

Si può vivere di scrittura? Sì. Si può ma bisogna avere l’entusiasmo e la voglia per diversificare, creare nuove strade che ci permettano di coltivare la nostra passione lavorando. 

Lo confesso: non smetterei mai tante sono le idee e le sollecitazioni.

Leggere, studiare e tenere un diario di viaggio

Chi scrive e vuole lavorare in quest’ambito deve essere informato: leggere giornali, riviste, libri non solo del genere di cui scrive ma anche di altri. La formazione è importante. Ne parlavo in una diretta dedicata proprio a questo aspetto: la categoria degli scrittori e degli autori in  genere è quella che si forma meno. Eppure le occasioni sono molte: da corsi di lettura espressiva al teatro, dalla calligrafia alla grafologia. Quello che amate, che vi appassiona ma non restate fermi.

Chi scrive deve essere attento, sensibile. Visitate mostre e musei, città, ascoltate musica, vedete spettacoli e di quello che vivete scrivete, prendete appunti.

Tenete un diario di viaggio in cui registrare impressioni, sensazioni, pensieri: vi permetterà di tenervi in allenamento e vedrete che vi tornerà utile. Sulla mia pagina fb ho lanciato da qualche settimana una rubrica video – Scrittura in viaggio – in cui potrete trovare molte indicazioni utili per questo tipo di lavoro di scrittura.

 

Siate creativi, trovate nuove strade

Devo dire che le idee migliori, quelle più produttive all’inizio sembravano le più banali. Per esempio, io amo molto stare con le persone e parlare di scrittura, confrontarmi. Tanto tempo fa – ormai quasi vent’anni fa – iniziai a pensare ad un’attività d formazione mia, in cui potessi organizzare dei corsi e dare contenuti utili alle persone. Ho tenuto corsi nelle scuole, in enti pubblici e privati fino a ideare proposte nuove, pensate da me mettendo insieme ingredienti come esperienza, studio, competenza.

Così è nato il Writing Way Lab che mi piace definire la casa della scrittura, così sono nate tante proposte di formazione pensate per rispondere a diverse esigenze, anche individuali, come abiti cuciti su misura fino ad arrivare al bellissimo format dedicato alla scrittura emozionale che si svolgerà in ottobre a Marrakech, un viaggio nelle parole che ci esprimono, nel sentire, nel pensiero che rivela noi stessi.

Se sono soddisfatta di quello che faccio? Sì ma penso sempre a quello che di nuovo si possa proporre, a come crescere. Sono però certa, senza alcun dubbio, di essere sulla mia strada, di aver fatto della mia unica e totalizzante passione il mio lavoro. Faticoso, impegnativo, spesso senza orari o festività? A volte sì ma posso dire in tutta onestà che non mi pesa, anzi, non mi stanco mai. Come diceva Elon Musk I will never give up.

Volete davvero vivere di scrittura? Analizzate le vostre competenze, i talenti, chiedetevi che cosa potete fare, come metterli a frutto. Studiate il mercato e fate un elenco con tutte le possibilità che avete, le persone che potete contattare, le piattaforme social che vi esprimerebbero al meglio.

C’è un segreto per capire il nostro ruolo, farsi una domanda precisa: che cosa posso donare della mia professionalità e competenza agli altri?

Condivido con te un video in cui racconto una parte della mia esperienza dandoti ulteriori consigli. Vorrei anche dirti di ricordare che il tempo che ci è dato non è inesauribile: utilizziamolo al meglio seguendo la parte più vera di noi stessi. 

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