Lavorare nell'editoria

C’è ancora possibilità oggi di lavorare nell’editoria? Va detto che il settore ha subito un’evoluzione che ha inciso sulle modalità di svolgere le diverse professioni editoriali.

C’erano una volta le case editrici che raccoglievano in sé buona parte delle figure professionali legate al mondo dell’editoria. Oggi, tranne alcuni casi, non è più così e spesso i professionisti che svolgono funzioni precise riguardo alle opere destinate alla pubblicazione lavorano sempre più al di fuori di esse come freelances.

Capita allora che riguardo a chi siano e a cosa facciano ci sia un po’ di confusione tra i non addetti ai lavori e che alcuni termini usati per definirli non sempre vengano associati all’attività corretta.

Vediamone alcuni nel dettaglio.

 

L’editor non è l’editore

 Sì, è vero, le parole si somigliano al punto da essere quasi identiche, ma editor non è la versione inglese del termine editore.

In inglese editore si dice publisher.

Dunque, mentre l’editore o publisher è di solito il proprietario di una casa editrice, produce libri e sceglie su quali opere investire, pubblicandole e inserendole nelle proprie collane, l’editor è invece colui che si occupa dell’editing dei testi. E qui si apre il discorso su che cosa debba intendersi per editing.

La prima risposta che capita di sentire è: l’editing può definirsi come la revisione di un testo e la correzione dei suoi errori. Il che, in parte, è vero, ma se si limitasse soltanto a questo l’editor non svolgerebbe una funzione molto diversa dal correttore di bozze, che invece è un’altra figura ancora, la vedremo in seguito.

In realtà l’editor analizza i testi sotto più punti di vista e quello linguistico e formale è solo uno di questi. Vaglia l’opera nel suo insieme, si occupa della sua struttura, ne coglie i punti di forza e le criticità, riesce a valutarne sviluppi e potenzialità. Vede non solo il testo che ha tra le mani, ma soprattutto quello che potrebbe diventare.

È in grado di indicare all’autore, qualora ci siano i presupposti, dove e come lavorare sulla propria opera per renderla migliore.

Qualche volta l’editor mantiene ancora un contatto con una casa editrice, seppure come professionista esterno, ma non è sempre detto che sia così. L’editor, quando è preparato e capace, è un punto di riferimento importante per chi scrive, perché guarda alla sua opera da fuori, con uno sguardo sensibile e competente.

Mi piace sempre ricordare che in Italia sono stati editor personaggi come Italo Calvino, Cesare Pavese e Natalia Ginzburg, tanto per dirne alcuni.

 

Correttore di bozze 

 Se avete intenzione di lavorare nell’editoria, questa è una figura che dovete conoscere anche solo per la lunga storia e tradizione che la caratterizza. Detto anche revisore del testo, il correttore di bozze cura soprattutto l’aspetto formale e linguistico degli scritti che prende in esame. Corregge i refusi, gli errori sintattici, ortografici e grammaticali, la tenuta della trama, l’efficacia dei dialoghi, la costruzione dei personaggi.

All’interno della casa editrice è la persona che verifica la cianografica, vale a dire il documento di stampa che precede il definitivo e che riproduce in maniera fedele tutte le caratteristiche grafiche del prodotto – testo, disposizione, formato, impaginazione – ad esclusione della cromia. La cianografica, detta anche semplicemente ciano, viene rilasciata dal reparto prestampa per permettere al cliente di verificare e confermare il lavoro (il cosiddetto visto si stampi), per poi procedere alla stampa vera e propria.

 

Curatore editoriale 

 Può definirsi come un talent scout, ovvero colui che legge e valuta le opere da proporre al mercato editoriale.

In questo consiste la differenza con l’editor, nel fatto che il curatore editoriale mantiene sempre il contatto con la casa editrice per cui lavora e, nello stesso tempo, con l’autore dell’opera che ha preso in esame. È suo compito individuare la giusta collocazione dei testi nelle diverse collane editoriali.

 

Agente letterario 

 È il professionista che rappresenta gli scrittori presso la o le case editrici con cui collabora. Si occupa quindi più dell’autore che della sua opera, lavora per negoziarne i diritti e cura il contratto editoriale e, di solito, viene pagato con i proventi delle vendite patteggiate per conto dello scrittore.

Oggi bisogna stare molto attenti a rivolgersi a un agente letterario: sono tanti, non tutti seri e davvero introdotti nelle case editrici.

Anche questa figura tende, a volte, ad essere assimilata o confusa con l’editor, ci si aspetta, cioè che l’editor funga anche da agente letterario. Talvolta capita che la stessa persona incarni i due ruoli, ma non è scontato che sia così, anzi è piuttosto raro. In ogni caso le funzioni di queste professionalità (editor e agente letterario) restano sempre e comunque due, con le loro precise differenze e peculiarità.

 

Copywriter 

 Se si cerca online il significato del termine copywriter, si può trovare la definizione che ne dà Treccani ovvero: copywriter sostantivo inglese composto da copy “testo” (pubblicitario) e writer “scrittore” indica chi redige testi pubblicitari per giornali e altri mezzi di comunicazione di massa.

Dunque la scrittura del copywriter, detto anche comunemente copy, ha come finalità la persuasione, l’efficacia comunicativa, la pubblicità del prodotto. Si esplica in ambiti diversi: giornali, spot televisivi, contenuti online e sempre più spesso il nome di questa figura professionale è associato a quello del web marketing.

In realtà il termine compare nelle redazioni dei giornali, nel XIX secolo, per indicare chi si occupava degli annunci, ma poi il significato si è esteso fino a comprendere oggi anche coloro che, per esempio, si dedicano alla stesura di post o di articoli per i blog aziendali e non.

Quello del copy è un lavoro legato alla scrittura, ma non nello specifico al mondo dell’editoria perché negli ultimi tempi si è esteso a settori tra loro anche molto diversi.

 

Ghostwriter 

 Il significato letterale del termine ghostwriter è scrittore fantasma, vale a dire chi scrive testi al posto di altri e che poi da altri sono firmati.

In politica o nel mondo dello spettacolo è un’attività consueta e antica.

In editoria, e soprattutto in Italia, siamo abituati ad associarla per lo più alla stesura di biografie o di memorie per conto di personaggi famosi. Si ammette cioè l’idea che uno scrittore di professione possa prestare la propria penna per scrivere la vita di chi è celebre in altri campi, che con la scrittura non hanno molto a che fare, come per esempio sport, musica, spettacolo, politica, imprenditoria.

Siamo invece meno abituati e talvolta anche meno disposti ad accettare che il ghostwriter scriva al posto di altri scrittori, per esempio in ambito narrativo. Che cioè un romanzo firmato da un determinato autore in realtà sia stato scritto da un altro: l’ipotesi viene vissuta un po’ come se si trattasse di un tradimento ai danni del lettore.

Intorno alla figura del ghostwriter c’è ancora molto sospetto e poca chiarezza.

Non così in America, dove questa professione non desta particolare scalpore o novità. A volte anzi è motivo di vanto, per chi se ne avvale, dichiarare con orgoglio di disporre di un ghostwriter personale.

È noto il caso dell’autobiografia di Hillary Clinton Living History (La mia vita, la mia storia), scritta in realtà da una triade di professioniste di cui sono tranquillamente circolati nomi (la ghost Maryanne Vollers, la speechwriter Alison Muscatine e la ricercatrice Ruby Shamir) con relativi compensi.

La professione del ghost comunque sta sempre più prendendo piede e richiede da parte di chi la intraprende non solo grande competenza nell’uso della scrittura, ma anche versatilità stilistica e capacità di interpretare appieno la voce di chi gli commissiona il lavoro. Vi consiglio la lettura – se volete approfondire – dell’articolo “Ghostwriter: la formazione, la professione, i prezzi“.

Quello del ghostwriter è un ruolo professionale sempre più importante e sempre più in crescita in un mercato che non è solo quello editoriale ma anche quello del marketing, del personal branding, del giornalismo. 

cosa studiare per lavorare nell'editoria

Cosa studiare per lavorare nell’editoria 

 Molti pensano che per lavorare nell’editoria sia necessario aver intrapreso studi classici e letterari.

Vero, di certo è utile ma sono tanti i percorsi che si rivelano vincenti in quest’ambito e sono legati anche al tipo di editoria a cui si mira. Ci sono persone che amerebbero scrivere di economia e finanza, altre solo di letteratura: ciò che è davvero importante è chiarire bene i propri obiettivi.

Segnalo un articolo in cui racconto il mio percorso di formazione personale, magari potrà essere utile: Editor professionista: ti racconto il mio percorso”Se invece sei interessato ai servizi che riguardano l’editing visita la mia pagina dedicata all’editor e a quelle che sono le sue mansioni principali. 

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