
Devo essere onesta fin da subito: le domande retoriche non le ho mai amate molto. In narrativa, spesso, gravano come un peso inutile sulla fluidità del racconto; ammetto però che ci sono contesti in cui possa avere un senso utilizzarle. Del resto, le ritroviamo anche in grandi capolavori della letteratura. Ritengo, in ogni caso, che svolgano la loro funzione migliore in articoli, post, testi per video o podcast.
Domande retoriche: esempi
Ma che cosa intendiamo davvero con domande retoriche e perché si chiamano così?
Si definisce domanda “retorica” perché non contempla la ricerca di una risposta, la risposta è già insita nella domanda o, comunque, è già conosciuta da chi legge o ascolta. Quindi, è puro espediente retorico.
Ecco alcuni esempi.
- Che cosa avrebbero visto gli occhi di Maria al suo ritorno?
- Chi non vorrebbe essere felice?”
- Non è forse vero che tutti vogliamo la pace?
- Chi potrebbe negare che l’istruzione sia importante?
- Perché mai dovremmo ignorare un problema così grave?
- Non ti sembra evidente che questa sia la soluzione migliore?
Prima regola: non abusare
Le domande retoriche sono dei potenti strumenti stilistici (forse qualcuno vuole negarlo?) perché coinvolgono il lettore, suggerendo una risposta ovvia e mettendo in risalto un punto importante del discorso. Meglio evitare però di usarle troppo perché potrebbero causare una serie di effetti che non fanno bene ai nostri testi e a noi che scriviamo, nel ruolo di autori e autrici.
Quali effetti? Questi.
- Sensazione di manipolazione: chi legge può percepire che l’autore stia cercando di forzare una certa risposta o punto di vista. Questo potrebbe ridurre l’impatto persuasivo del testo, poiché la retorica risulta troppo evidente.
- Ridondanza: troppe domande retoriche producono ripetitività e riducono l’efficacia complessiva del discorso. Insomma, sembrano stratagemmi stilistici vuoti.
- Semplificazione eccessiva: le domande retoriche spesso presuppongono risposte semplici o scontate, ma non tutti gli argomenti possono essere ridotti a risposte ovvie, potremmo passare per chi banalizza questioni complesse.
- Perdita di autenticità: se utilizzate troppo le domande retoriche renderanno l’espressività artificiosa, si avrà una sensazione di flusso narrativo meccanico o artificioso, il rapporto tra chi scrive e chi legge, secondo me, potrebbe incrinarsi.
Quando usare le domande retoriche?
Il mio suggerimento è di ricorrere alle domande retoriche con moderazione e in contesti dove possono davvero aggiungere enfasi o creare una connessione emotiva.
Ecco alcune situazioni in cui il loro uso si rivela particolarmente utile.
Rafforzare un’argomentazione
Una domanda retorica può servire a rafforzare un’idea già esposta, coinvolgendo il lettore in modo implicito. Aiuta a far risaltare un punto chiave, senza bisogno di una risposta evidente.
Esempio:
“Non è forse chiaro che un’educazione migliore porta a una società più equa?”
Qui la domanda rafforza l’idea, già discussa, del valore dell’educazione, sottolineando che la risposta è ovvia.
Creare coinvolgimento emotivo
Se volete far sentire il lettore parte del ragionamento, usatele. Questo può essere utile nei testi persuasivi o molto carichi emotivamente.
Esempio:
“Chi non si è mai sentito solo in un momento difficile della vita?”
La domanda crea un legame empatico, perché molti lettori possono identificarsi con il sentimento descritto.
Stimolare la riflessione
Senza dubbio, le domande retoriche sono utili per invitare chi legge a riflettere su un tema importante o complesso, una sorta di sollecitazione a prendersi dello spazio per un ragionamento personale.
Esempio:
“Se non ci prendiamo cura del pianeta oggi, cosa ne sarà delle generazioni future?”
In questo caso, la domanda induce il lettore a considerare le conseguenze a lungo termine.
Aggiungere enfasi o drammaticità
Ci sono poi contesti letterari o discorsi oratori in cui le domande retoriche possono aggiungere un senso di drammaticità o urgenza, sottolineando l’importanza di un tema o di un passaggio.
Esempio:
“Quanto ancora dobbiamo aspettare prima che vengano prese delle decisioni?”
L’uso della domanda retorica qui dà un senso di urgenza, enfatizzando l’inazione.
Chiarire la posizione dell’autore
Una domanda retorica può anche servire a chiarire o sottolineare la posizione dell’autore, mostrando che non ci sono alternative valide alla sua opinione.
Esempio:
“Chi potrebbe negare che la salute sia la priorità di tutti?”
L’autore usa questa domanda per rafforzare la sua posizione, implicitamente affermando che non ci sono obiezioni razionali.
Il mio suggerimento è di ricorrere alle domande retoriche con moderazione e in contesti dove possono davvero aggiungere enfasi o creare una connessione emotiva.

Fare una transizione efficace
Si ricorrere alle domande retoriche per guidare chi legge da un argomento a un altro, funzionando da ponte tra i vari passaggi del discorso o del testo. A mio avviso è un uso non privo di ridondanza.
Esempio:
“Cosa possiamo fare, allora, per migliorare questa situazione?”
Dopo aver descritto un problema, la domanda retorica prepara il terreno per introdurre la soluzione.
L’importante è usarle strategicamente e non in maniera ridondante, affinché mantengano il loro impatto senza risultare manipolative o superficiali.
Chi ha usato le domande retoriche?
Sono tanti gli autori, soprattutto nel passato, che hanno utilizzano le domande retoriche. Certo, sentendo i loro nomi verrebbe da dire “se l’hanno fatto loro, perché non dovrei farlo io?”.
Mi sono divertita a fare una ricerca, ho chiesto l’aiuto di ChatGPT; il prompt era questo: puoi dirmi quali autori o autrici famosi e famose hanno usato nei loro testi domande retoriche? Ho verificato le risposte e poi mi sono anche affidata ai miei appunti del liceo (certo, li conservo ancora) e, devo dire, mi sono stati super utili (a parte l’impresa di decifrare quella mia calligrafia stretta e inclinata… che per fortuna è cambiata).
William Shakespeare
Shakespeare è noto per aver utilizzato le domande retoriche in molte delle sue opere, soprattutto nei monologhi e nei dialoghi, per dare forza alle emozioni dei personaggi.
Esempio tratto da Giulio Cesare:
“Sono io, Bruto, destinato a sopportare tutto questo? È qui tutta la gloria di Roma?”
Questa domanda retorica è posta dal personaggio per esprimere il suo conflitto interiore e la sua delusione riguardo al destino della Repubblica Romana. La domanda non richiede una risposta, ma enfatizza la sua angoscia.
Martin Luther King Jr.
Nel suo celebre discorso I Have a Dream, King usa diverse domande retoriche per suscitare emozioni nel pubblico e sottolineare l’urgenza del cambiamento.
Esempio dal discorso I Have a Dream:
“Quando saremo soddisfatti?”
Qui, King si chiede quando la popolazione afroamericana smetterà di lottare per i diritti civili. La domanda retorica rafforza l’idea che non ci si può accontentare finché la giustizia non sarà raggiunta, coinvolgendo il pubblico nella sua visione.
Percy Bysshe Shelley
Nel poema Ode to the West Wind, Shelley usa domande retoriche per trasmettere un profondo senso di vulnerabilità e desiderio di rinnovamento.
Esempio tratto da Ode to the West Wind:
“O Wind, if Winter comes, can Spring be far behind?”
(“O Vento, se arriva l’inverno, la primavera può essere lontana?”)
Questa domanda retorica viene posta alla fine del poema, collegando l’arrivo della primavera a un messaggio di speranza e rinascita. Non c’è una vera richiesta di risposta, ma l’immagine suggerisce il ciclo naturale delle stagioni e delle vicende umane.
Friedrich Nietzsche
Nietzsche spesso usa domande retoriche nei suoi testi filosofici per provocare il lettore e sfidare i concetti tradizionali di moralità e religione.
Esempio da Così parlò Zarathustra:
“Dio è morto. Dio resta morto. E noi lo abbiamo ucciso. Come ci consoleremo, noi assassini fra gli assassini?”
Nietzsche usa una domanda retorica drammatica per sottolineare le conseguenze esistenziali del rifiuto della religione tradizionale e della moralità. La domanda sfida il lettore a riflettere su ciò che accade dopo la morte di Dio come concetto morale.
Jonathan Swift
Nel suo pamphlet satirico Una modesta proposta, Swift utilizza le domande retoriche per aumentare l’impatto della sua critica alla situazione politica e sociale in Irlanda.
Esempio da Una modesta proposta:
“Non sarebbe questo un rimedio grandioso per il nostro Paese?”
La domanda è retorica e ironica: Swift suggerisce soluzioni assurde (come mangiare i bambini) per far emergere la gravità della povertà e della fame in Irlanda. Il tono sarcastico della domanda accentua la satira della proposta.
Cicerone
Cicerone era famoso per l’uso delle domande retoriche nei suoi discorsi politici e giudiziari. Le usava per sfidare i suoi avversari e per incalzare il pubblico a riflettere su temi di giustizia e moralità.
Esempio tratto dalle Catilinarie:
“Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”
(“Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”)
Cicerone usa questa domanda retorica per criticare la persistenza del suo nemico politico, Catilina, nella sua cospirazione contro lo Stato. La domanda non richiede una risposta, ma serve a sottolineare l’indignazione e la gravità della situazione.
Victor Hugo
Ne I miserabili, Victor Hugo utilizza domande retoriche per portare il lettore a riflettere sui temi importanti.
Esempio:
“Volete essere liberi? Allora siate giusti!”
Questa domanda retorica implica che non ci può essere libertà senza giustizia, e mette il lettore di fronte alla responsabilità morale delle sue scelte. Hugo usa spesso questo tipo di domande per stimolare riflessioni etiche e sociali.
Quindi, usiamo le domande retoriche: quando serve davvero e senza abusarne.
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