esercizi di scrittura creativa

Creare personaggi: ruoli nella narrativa 

Creare personaggi? Sì, ma come? Non c’è storia senza personaggi, perché qualsiasi vicenda si narri, in qualsiasi tempo e luogo si scelga di ambientarla, funziona soltanto se accade qualcosa a qualcuno. E dal modo in cui verrà vissuta, interpretata e risolta emergerà il carattere dei personaggi coinvolti. 

Si dice che le storie siano già state raccontate tutte e che quello che le rende sempre diverse dipenda modo in cui l’autore sceglie di costruirle e narrarle. È vero, ma aggiungerei che le storie cambiano anche a seconda di come i personaggi reagiscono agli eventi, perché personalità diverse condurranno la narrazione in direzioni differenti e, per esperienza, sappiamo bene quanto infinite possano essere le sfumature caratteriali delle persone.

 Ecco perché scrittori e scrittrici dovrebbero dedicare tanto tempo e attenzione alla loro costruzione.

Ne va del dell’esito dell’opera.

 

Come si costruiscono buoni personaggi? 

I personaggi che funzionano si costruiscono creando una scheda biografica per ciascuno di loro, che contenga il maggior numero possibile di dettagli e informazioni. Di ogni personaggio dovremo immaginare l’aspetto fisico, la postura, il tono di voce, i gesti abituali, gli eventuali tic, il tipo di andatura, lo stile di abbigliamento preferito, vale a dire tutti quei particolari estetici che lo identificano e lo rendono unico, riconoscibile tra mille.

Ma nella scheda dovranno comparire anche informazioni riguardo al suo carattere, i suoi pregi e difetti, i punti deboli e quelli di forza, eventuali manie e fobie. E anche il suo grado di istruzione e i tipi di studio ai quali si è dedicato, il livello d’intelligenza, il suo acume e intuito. Occorre indagare il personaggio anche dal punto di vista emotivo, individuare le sue passioni, che cosa lo commuove e davanti a che cosa resta impassibile, quale tipo di situazione gli fa perdere il controllo e che cosa invece è capace di tollerare.

Infine, ma non meno importante, qual è la sua urgenza, quello che in inglese si direbbe il need, vale a dire che cosa detta le sue azioni, riempie i suoi pensieri, muove il suo cuore. Insieme all’accadimento, ovvero il fattore scatenante che innesca la vicenda, il need del personaggio costituisce un elemento fondamentale per costruire una trama solida e potenzialmente funzionante.

Tutte le informazioni della scheda dovranno allora finire nel romanzo?

No, per niente. Quelle serviranno all’autore per avere sempre sott’occhio la natura del personaggio che ha costruito, farlo agire e parlare in modo coerente, evitare di cadere in contraddizione, ma il più delle volte al lettore non sarà utile trovarsi di fronte pagine e pagine di descrizione che lo informano su ogni aspetto pubblico e privato del soggetto che agisce. Anzi, raccontare per filo e per segno chi sia, che cosa stia provando e come si senta un personaggio è proprio una delle ingenuità più diffuse nelle quali incappano gli scrittori inesperti. È l’errore che infrange la nota regola dello “Show don’t tell” ovvero “Mostra, non dire” e che nega al lettore la possibilità di immaginare, togliendogli allo stesso tempo il piacere di leggere.

 

Da dove trarre ispirazione per creare personaggi efficaci 

C’è chi lavora sempre e soltanto di fantasia: i suoi personaggi sono inventati in ogni loro aspetto fisico, emotivo, caratteriale e professionale.

C’è chi si ispira a parenti, amici o nemici che ha conosciuto di persona e che chiede in prestito alla vita per inserirli nelle proprie trame narrative. Qualcuno attinge un po’ dalla fantasia e un po’ dalla realtà aiutandosi con immagini, fotografie ed esperienze personali.

Non esiste un metodo migliore di un altro, ciascuno ha il proprio. Però non si può non averne uno perché, se i personaggi non sono costruiti con criterio, il risultato non sarà all’altezza delle aspettative e la narrazione si rivelerà debole.

Di certo ci sono almeno un paio di doti di cui lo scrittore o la scrittrice non può fare a meno, se vuole costruire personaggi vividi e tridimensionali: la sensibilità e lo spirito di osservazione. Occorre che sappia cogliere tutti gli aspetti distintivi delle persone che incontra e vede intorno a lui.

Gli individui, infatti, comunicano in vario modo e a diversi livelli: attraverso il linguaggio sia verbale sia corporeo e, anche quando parlano, possono trasmettere informazioni differenti a seconda dei toni di voce che usano e delle scelte lessicali per le quali propendono.

 

PNL e sistemi rappresentazionali 

Esiste una disciplina, non riconosciuta dalla comunità scientifica, che va sotto il nome di PNL, cioè Programmazione Neuro Linguistica, molto diffusa e applicata soprattutto nell’ambito del coaching.

Il presupposto sul quale si fonda è quello secondo cui le persone fanno esperienza del mondo, lo assimilano e lo interpretano attraverso dei sistemi di rappresentazione che passano sì dai sensi, ma che vengono interiorizzati e mappati in maniera personale e unica.

La PNL riguarda dunque il modo di percepire gli stimoli esterni, sintetizzarli e poi restituirli agli altri mediante le proprie peculiari forme di comunicazione. Queste diverse modalità sensoriali di codificare, organizzare e dare significato alle esperienze prendono il nome di sistemi rappresentazionali. Ci sono persone che nell’osservare e percepire la realtà prediligono la vista, altre che invece preferiscono l’udito e altre ancora che privilegiano le sensazioni di tipo gustativo, olfattivo e tattile.

La Programmazione neuro linguistica riconosce quindi tre canali rappresentazionali all’interno dei quali trovano posto le diverse modalità percettive ascrivibili alle persone:

  1. Canale visivo: legato alle immagini;
  2. Canale uditivo: legato a suoni, rumori e parole;
  3. Canale cinestesico: legato al gusto, all’olfatto e al tatto.

Oltre a percepire gli stimoli esterni in modo diverso, le persone, a seconda del canale rappresentazionale che prediligono, tendono a comunicarli agli altri in modo diverso. E per comunicazione non si intende soltanto la restituzione orale di ciò che si vuole trasmettere, ma anche la mimica corporea e il timbro di voce che si tende a usare.

Di certo ci sono almeno un paio di doti di cui lo scrittore o la scrittrice non può fare a meno, se vuole costruire personaggi vividi e tridimensionali: la sensibilità e lo spirito di osservazione. Occorre che sappia cogliere tutti gli aspetti distintivi delle persone che incontra e vede intorno a lui.

 

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Caratteristiche delle persone visive, uditive e cinestesiche

È stato riscontrato che le persone visive ragionano per immagini e sono di solito molto dinamiche. Il loro metodo per elaborare le informazioni segue la logica della sequenza filmata, il che si riflette sul modo di muoversi e di parlare.

Gesticolano molto, come se volessero disegnare nell’aria i concetti che trasmettono, usano un tono di voce acuto e parlano velocemente. Anche la scelta lessicale ricade di preferenza su quei verbi che hanno a che fare con le percezioni visive: immaginare, notare, vederci chiaro, mettere a fuoco, combinarne di tutti i colori, visione ecc.

Le persone uditive, invece, ricordano e apprendono con maggiore facilità quello che sentono, il loro ritmo comunicativo seguirà l’andamento più lento della conversazione, il tono di voce tenderà a essere più armonioso, daranno la giusta importanza alle pause, e sceglieranno parole ed espressioni che richiamano di preferenza l’atto dell’ascolto, come: per sentito dire, dirlo chiaro e forte, discutere, prestare orecchio ecc.

Le modalità di apprendimento e di comunicazione delle persone cinestesiche, infine, attengono soprattutto alla sfera dei sensi e della fisicità. Hanno la tendenza a compiere respiri ampi e profondi quando parlano, mantenere un tono di voce basso e cercare il contatto con l’interlocutore (toccare la mano, la spalla, abbracciare). La relazione tra sensazioni fisiche e sfera emotiva è molto intensa e questo si riflette sulla scelta delle espressioni verbali che avranno spesso a che fare con la concretezza: ho la pelle d’oca, ho la sensazione che, tagliamo corto, toccare con mano, maneggiare con cura ecc.

 

Usare i canali rappresentazionali per costruire i personaggi

Allora adesso ha senso domandarsi: si possono usare i canali rappresentazionali per costruire personaggi narrativi?

La risposta è sì, certo. 

Ogni conoscenza, non importa a quale ambito del sapere appartenga, può essere messa al servizio della costruzione dei personaggi, specie se aiuta ad attribuire loro connotazioni originali, verosimili e specifiche. Si tratta di una strategia intelligente, che torna utile in tutti i contesti della vita. Ha a che fare con il pensiero laterale, ovvero la capacità di creare collegamenti tra i saperi e di seguire percorsi non convenzionali per risolvere problemi e situazioni diverse.

Se ti riconosci nella teoria della PNL e pensi possa fornirti spunti interessanti nella costruzione dei personaggi del tuo romanzo, ben venga. L’importante è farlo con cognizione di causa, senza trasformare l’ispirazione, che se ne può trarre, nell’esecuzione di un compitino sterile, destinato a tradire, nella debolezza della propria struttura, la fonte da cui è derivato.

La componente di creatività, sensibilità e attitudine narrativa di chi scrive deve sempre emergere con forza da ogni scelta strutturale e lessicale si decida di applicare ai propri scritti: questo è l’unico modo per cercare di “avere stile”.

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