coronavirus-scrivere-scrittura-alessandra-perotti

Coronavirus: la scrittura è un antidoto

In questi giorni il tempo scorre in modo diverso, è innegabile. Li ricorderemo come i mesi, l’anno (e voglio usare il sostantivo al singolare) del coronavirus.

Se dovessi trovare un aggettivo per questo momento direi rarefatto.  Se dovessi trovare un sostantivo senza dubbio inquietudine. 

Rarefatta inquietudine.

Ma c’è qualcosa che posso usare, ci lavoro attorno da una vita, c’è un antidoto che posso applicare ai miei giorni: scrivere.

Scrivere di che cosa?

Fino ad oggi non ho voluto toccare l’argomento già abbastanza caldo. Confesso anzi di aver molte volte stoppato anche le informazioni per bisogno di decongestionare. Oggi lo faccio però da un punto di vista del tutto differente. Non sono un medico, una scienziata.  Non sono neppure sociologa o economista.

Io mi occupo di scrittura, di storie ma anche di come scrivere ci aiuti spesso a comprendere il nostro stesso tempo e in qualche modo ad esorcizzarlo. 

Romanzieri e  poeti in particolare, da sempre mostrano una profonda sensibilità per il tempo che vivono, ne sanno cogliere addirittura in anticipo le istanze.  

Allora, scrivo di te, coronavirus, di tutte le sensazioni – alcune mai provate, molte a dire il vero – che hai portato nella mia vita. Scrivo di come percepisco la città in cui vivo, la nudità di alcune strade che attraverso, di come ritrovare traffico e gente mi faccia bene. Il bisogno costante di vedere – anche se a distanza di sicurezza come le regole ci suggeriscono – movimento umano, quotidianità.

Scrivo di te e di me e di questo tempo che ci ha fatto incontrare, per fortuna non direttamente ma ti osservo, vedo quello che fai, come ti muovi. Invisibile e presente: se ci pensi sei una delle più ataviche angosce dell’uomo: combattere qualcuno o qualcosa che non puoi vedere ma sai che c’è. Si tratta, per molti aspetti, di una battaglia sleale.

 

Perché scrivere  aiuta

So che scrivendo in qualche modo ti registro, ti mappo. Oh certo so bene che questo non risolverà l’emergenza sanitaria: ci stiamo muovendo su un altro piano. Ma abbiamo anche bisogno più che mai di prendere coscienza di ciò che viviamo, percepiamo, metabolizziamo. 

Non farlo significa lasciare qualcosa di irrisolto. 

Dobbiamo osservarci vivere in questi tempi, andare a fondo. Osservare e pensare.

La scrittura ci riporta anche in equilibrio emotivo. Scrivendo di noi, di ciò che siamo, di quello che possiamo fare guardiamo oltre.

Perché dopo aver preso atto, applicate tutte le misure necessarie, poi, guardi oltre e vivi. In realtà la maggior parte di noi sta continuando a vivere. Con cambiamenti grandi e piccoli ma stiamo proseguendo. Altri si fermano. C’è chi si è regalato un letargo forzato ma pur sempre letargo, silenzio, riposo, certo, ne faremo a meno ma così è e qualcosa di buono bisogna pur trarlo da questa contingenza. Usarla, diciamo, a proprio vantaggio.

Sto tenendo un diario di questi giorni, diventerà una memoria. Oggi è tempo prezioso di comprensione.

Perché non c’è dubbio: scrivere è vivere. 

Pin It on Pinterest

Share This