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esercizi di scrittura creativa

Consigli di scrittura? Perché sono utili? 

Sono molte le domande che chi scrive si pone ogni giorno, sono tutte importanti e rivelano il bisogno di poter migliorare. Bene, la buona notizia è che si può sempre crescere nella pratica della scrittura; quella meno buona – ma dipende dai punti di vista – è che non si raggiungerà mai la perfezione. Scrivere è un cammino in costante evoluzione.

Consigli di scrittura? Perché? Per rispondere a tanti dubbi e quesiti che gli autori sollevano. Credo serva a tutti noi, ogni tanto, porsi domande, anche quelle all’apparenza più banali: è utile per non adagiarsi, rivedere alcune regole fondamentali e rispolverare il proprio legame con la scrittura e con la motivazione che ci guida e ci sprona.

 

Frasi lunghe o frasi corte: valuta il tuo stile 

La questione sulle frasi lunghe o corte è una delle più dibattute. Le frasi lunghe denoterebbero uno stile migliore, più raffinato ed elevato. In realtà, dipende. Se chi scrive ha una predisposizione, un talento, una maestria di gestione del fraseggio tali da muoversi bene nell’articolazione di quatto o cinque frasi, legando tra loro, con abilità, principale e subordinate, allora va bene. Se invece la frase lunga si mostra trapuntata di relative (che… che… che…), rivela errori di attribuzione del verbo al giusto soggetto, non è chiara a una prima lettura, ecco, forse bisogna procedere a una revisione oppure orientarsi a un altro tipo di fraseggio. 

Ci sono autori che hanno un talento innato per le frasi lapidarie, corte, essenziali. Sembra facile dire tutto in poche parole, ma sappiamo bene che non è così. Per cui, scegliete in base a ciò che vi riesce meglio e, in ogni caso, esercitatevi. 

Ecco un esempio di fraseggio articolato molto efficace:

Da ragazzo mi piaceva il rumore della pioggia. Soprattutto al mattino, nel dormiveglia, quando confusamente tra i vapori d’un sogno grigioferro, la sentivo insinuarmisi nelle orecchie con lo strepito d’una voliera; ovvero simulare uno scalpiccio di piedi, di molti piedi, come per una marcia longa o un si salvi chi può. (Tratto da Tommaso e il fotografo cieco, Gesualdo Bufalino)

Ed ecco invece un esempio di frase corta ben costruita:

Da qualche tempo rimesto di sera e frugo tra i vecchi negativi di mio padre. Ho fatto ristampare tutti i fotogrammi. Su uno di questi mi sono fermato. Non capisco chi lo abbia potuto scattare(Tratto da Non ora, non qui, Erri De Luca)

Certo, stiamo parlando di Bufalino e De Luca, due maestri. Analizzare i fraseggi è una pratica molto utile, aiuta a trovare il proprio stile.

Quando devi tagliare, taglia 

Un’altra questione tra le più critiche è quella dei “tagli”: per alcuni autori può essere molto difficile accettarli, ma bisogna tenere presente che è davvero raro trovare un testo in cui, almeno nella prima stesura, non si debbano eliminare delle parti.

Quando si deve senza dubbio tagliare?

  • Quando le divagazioni inserite nel testo non hanno senso in rapporto alla storia, non hanno alcun tipo di impatto sulla vicenda principale. Vale anche in altri tipi di testi. Anche chi scrive manuali o saggi può cadere nella trappola della divagazione. Ci si convince che ci sia sempre altro da dire così il lettore avrà più elementi a disposizione, ma il rischio è alto: farsi abbandonare proprio da quello stesso lettore che si voleva avvantaggiare.
  • Quando, nella narrativa, sono presenti descrizioni di ambienti troppo dettagliate. Un semplice elenco non trasmette atmosfera alla storia, e va dunque eliminato o reso più efficace e mirato.
  • Vanno tagliate parti fuori contesto, in cui si trattano argomentazioni che non riguardano in modo pertinente quello di cui si sta narrando.
  • Se ci sono parti contraddittorie devono essere valutate e, spesso, qualcosa sarà eliminato o corretto in maniera incisiva. 
  • Se sono presenti nel testo similitudini del tipo “rosso come un gambero”, “magro come uno spillo”, “bianco come un cencio” consiglio di  trovare qualcosa di meno banale, espressioni meno abusate, più nuove, originali e personali.

 

Cura le similitudini e le metafore  

Se parliamo di consigli di scrittura, non possiamo trascurare similitudini e metafore, figure retoriche tra le più utilizzate. La potenza creativa del bravo scrittore è quella che lo porta a vedere le proprie similitudini interiori, e non quello che la tradizione gli ha sempre propinato.

Similitudine e metafora appartengono all’immaginario personale. In genere, non si effettua una vera e propria ricerca approfondita, ma ci si limita alle solite immagini che la mente pigra ci propone. 

La similitudine confronta due termini attraverso avverbi di paragone o locuzioni avverbiali: Anna è bella come il sole, Mario è forte come un leone. La metafora invece sostituisce un termine con un altro, al fine di rafforzare il concetto: Luisa è una volpe (per dire che Luisa è astuta).

Sulla metafora, in particolare, per le sue implicazioni anche psicologiche, potremmo parlare a lungo. La questione importante però è quella di ricercare sempre metafore e similitudini che siano davvero nostre, che nascano dal nostro sentire, dal modo in cui noi – e solo noi – osserviamo la realtà. 

 

Leggerezza e rapidità 

Esistono dei principi che stanno alla base della buona scrittura, a cui da tanto tempo facciamo riferimento.

Una sorta di “pilastri” indiscutibili che esistono da prima della teorizzazione che ne fece un grande autore italiano, Italo Calvino. A lui va il merito di averli chiariti, spiegati e approfonditi. 

Nel 1984 l’università di Harvard invitò Calvino a tenere delle conferences nell’autunno, tra il 1985 e il 1986. In quell’anno Calvino, che era ancora relativamente giovane, iniziò a lavorare alla preparazione di queste lezioni, che intitolò “Proposte per il nuovo millennio”.

Purtroppo a causa di un ictus improvviso, nella notte tra il 18 e il 19 settembre 1985, morì senza tenere le lezioni previste e senza completare la sua opera.

Dei sei principi che egli teorizzò, non riuscì a completare l’ultimo.

Ciò nonostante, il lavoro che ha lasciato e che fu raccolto nel libro “Lezioni Americane” è ancora oggi un grande punto di riferimento per tutte le persone che scrivono. 

I principi della scrittura che Calvino enunciò sono:

La leggerezza

La rapidità 

L’esattezza

La visibilità

La molteplicità

La consistenza

Lezioni Americane di Calvino è un testo fondamentale per chi intende intraprendere un percorso di miglioramento nell’ambito della scrittura. Da anni questo testo è sulla mia scrivania, lo cito in ogni corso di gruppo o di formazione individuale. Spinge a una riflessione profonda sul proprio stile e sul proprio rapporto profondo con lo scrivere.

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L’importanza di sottrarre peso 

Con riferimento al principio della leggerezza, Calvino scrisse le famose righe “La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso. Ho cercato di togliere peso alle figure umane, ai corpi celesti, alle città, soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto  e del linguaggio”. 

Per Calvino la leggerezza è un valore, non un difetto, e non va mai confusa con la superficialità, con un atteggiamento di tipo semplicistico.

Calando questo concetto nel pratico, la leggerezza della scrittura non è una scrittura semplicistica, bensì ripulita di tutti quegli orpelli, di quei costrutti narrativi che la renderebbero pesante. 

La leggerezza è la “musicalità” ma anche la “fluidità” della scrittura: è portare l’espressività di un testo a non avere nulla che stride, nulla che pesa, a ricercare la migliore espressività.

 

L’economia espressiva 

La rapidità è rappresentata dall’economia espressiva: significa non caricare la propria narrazione di ciò che la rallenta, di ciò che metterebbe degli ostacoli sul cammino della scrittura. 

La rapidità si realizza creando consequenzialità di ciò che viene raccontato, che deve essere legato a quello che precede e a quello che segue. 

Talvolta si può affidare questa rapidità alla struttura di un testo o al suo personaggio. È quello che Flaubert chiamava la ricerca del cosiddetto “mot juste”, la parola giusta al posto giusto, l’espediente, l’accadimento là dove deve esserci.

Ma raggiungere la leggerezza e la rapidità con il solo talento non basta. 

 

La struttura narrativa: non trascurarla, è importante 

Strutturare o non strutturare un testo? Il mio consiglio è di strutturare sempre. La struttura ci permette di progettare la scrittura, di dare alle nostre opere un vero e proprio scheletro capace di sostenerle e di arrivare in maniera coinvolgente al lettore. Certo, per essere onesti bisogna dire che ci sono scrittori che non creano strutture, utilizzano altre metodologie o soltanto scrivono. Bisogna avere in questi casi una notevole padronanza della storia e della scrittura.

Se vuoi approfondire la struttura narrativa ti rimando all’articolo: La struttura narrativa: sviluppare la trama di una storia 

 

La Guida di stile: scrivi la tua

Di questo manuale – in dotazione ai giornalisti dell’Economist e contenente i principi base da seguire in riferimento alla lingua inglese –  è stata tradotta in italiano solo la prima parte, ovvero quella di maggiore utilità.

Qui di seguito alcuni di questi principi.

    • Non usare una parola lunga quando ne puoi usare una corta: una parola più corta è più efficace, una più lunga può rischiare di sfalsare il ritmo della scrittura.
    • Quando una parola non è necessaria tagliala.
    • Non usare parole o significati di cui non sei davvero a conoscenza.
    • Non essere pedante (“Don’t be stuffy”), ovvero non fare sfoggio di cultura ma attieniti a un linguaggio semplice.
    • Nella scrittura non essere arrogante nei confronti dei tuoi lettori.
    • Non essere didattico, ma cerca di mantenere un rapporto paritario con il tuo lettore.
    • Fai del tuo meglio per rimanere lucido. Qualunque cosa tu scriva preoccupati sempre di essere chiaro

Punto di vista e voce narrante: vanno sempre considerati 

La voce narrante e il punto di vista sono due aspetti diversi di un testo narrativo, ma non solo. Vanno sempre considerati con cura.

Nello specifico, la voce narrante è la voce che racconta la storia, mentre il punto di vista è il punto da cui la osservi. Per poter stabilire la voce narrante e il punto di vista appropriati è bene chiedersi cosa si vuole suscitare nel lettore, come lo si vuole conquistare.

In particolare, il punto di vista ha molto a che fare con il modo in cui si sceglie di raccontare una storia o di descrivere un argomento. Ad esempio, se si scrive un manuale il punto di vista sarà molto rigoroso in quanto lo scopo è quello di trasferire un “sapere”. E un tale punto di vista prevede solitamente l’uso di una voce narrante in terza persona.

Il punto di vista riguarda anche la posizione in cui ci si pone nei confronti del lettore, ovvero in alto (ad esempio nella manualistica e nella saggistica), di fianco (tipica dei libri di viaggio) o di fronte (tipica della narrazione in prima persona).

In sostanza, se si scrive un manuale o un saggio non ci si trova sullo stesso piano del lettore perché la “posizione” sarà quella di un esperto, di una persona che conosce una materia e trasferisce informazioni a chi ha bisogno di acquisirle.

Nel caso in cui non ci sia un forte coinvolgimento nella vicenda, come per esempio nella letteratura di viaggio, il protagonista narra la storia e diventa una guida per il lettore. Se invece la vicenda viene narrata in prima persona e l’autore vuole coinvolgere il lettore nella vicenda, la sua posizione nei confronti del lettore sarà di fronte a quest’ultimo.

In sostanza, è la connotazione che diamo alla storia a dover richiamare il punto di vista e la voce narrante che la racconterà.

Quando lo scopo è quello di portare il lettore dentro la storia, un espediente efficace può essere quello di far raccontare la storia non dal protagonista ma da uno dei personaggi.

In questo caso il punto di vista è dentro la vicenda, e così facendo il lettore ha la sensazione di avere con sé una guida, un personaggio che gli racconta una storia di cui è testimone ma di cui non è protagonista. Per  esempio, ne Il Barone Rampante  di Calvino è il fratello del protagonista che apre la narrazione e racconta i fatti. 

Spesso è la storia che ci dice come agire nello stabilire il giusto coinvolgimento del lettore.

Se si pone l’attenzione al tipo di storia, ci si deve interrogare su quali siano i bisogni del lettore e che cosa la storia debba suscitare in lui. Pertanto anche la voce narrante non va sottovalutata in quanto rappresenta ciò che il lettore ascolta, è quella che gli parla e gli racconta la storia. 

In questo articolo ho raccolto consigli che definirei basici, ma sono in ogni caso molto importanti per definire il proprio stile e mettere in atto quel passo in più che a volte ci manca.

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