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Come pubblicare libri? Il concorso letterario può essere una valida opportunità anche perché spesso ci permette di raggiungere poi un editore.  Per questo ho voluto intervistare un autore che ha fatto questo percorso. 

Alessandro Venuto è un autore che si definisce emergente. In realtà è uno scrittore a tutti gli effetti, con il quale ho affrontato un argomento molto interessante: il percorso attraverso cui è arrivato a pubblicare il suo (primo) libro. E il racconto inizia dalla nascita del suo rapporto con la scrittura. 

Pubblicare libri gratis: si può?

Non solo si può pubblicare libri gratis ma si dovrebbe. Lo scrittore deve avere di sé e del proprio lavoro una tale considerazione da non arrivare a compromessi di un’editoria a pagamento che con il vero mondo editoriale ha davvero poco da spartire. La troppa fretta, il desiderio di essere pubblicati, la paura che trascorra troppo tempo e il libro perda attualità sono alcuni dei motivi che spingono ad optare per una scelta il più delle volte sconsiderata. Allora meglio mille volte l’auto pubblicazione.

Diventare uno scrittore: il percorso

Il percorso di Alessandro Venuto, come ci racconta, non è stato né facile né immediato. La passione per la scrittura e la lettura sono state le vere basi su cui ha costruito la sua storia di scrittore. Una storia davvero trapuntata di libri che è interessante scoprire insieme a lui. Rileggendo questa intervista mi sono resa conto di quanti libri ci consiglia Alessandro. Ognuno di noi ha di certo dei testi di riferimento ma anche raccogliere i suggerimenti di altri autori, riguardo alle letture, è molto importante per la nostra formazione.

Da Il pianeta delle scimmie a Knausgard

Ho provato a scrivere il mio primo libro – racconta Alessandro – quando avevo sette anni. In quel periodo mi ero innamorato dell’autore Terry Brooks e del suo ciclo fantasy “La saga di Shannara”. Il suo modo di narrare la storia, di coinvolgere il lettore mi avevano talmente colpito che avevo cercato di scrivere qualcosa che gli assomigliasse. Ho sempre letto tanto: per me scrittura e lettura sono due passioni che si intrecciano. Il primo libro che mi comprai  fu “Il pianeta delle scimmie” di Pierre Boulle. Andavo alle medie e ricordo che lo lessi in tre giorni: mi innamorai di quel modo di raccontare così veloce. Dopodiché, non mi sono mai fermato e ho letto un po’ di tutto. iniziai a leggere in maniera compulsiva.

Da Thomas Mann a Musil a Joyce e tanti altri autori; sentivo il bisogno costante di nutrirmi dei libri, delle storie. L’incontro più importante però è avvenuto qualche tempo dopo quando feci la conoscenza dell’opera di  Karl Knausgard, autore dell’opera in sei volumi “La mia battaglia”. Mi innamorai del suo modo di raccontare la vita, la sua storia, la narrazione fatta di  piccoli dettagli quotidiani. Gli è stata mossa l’accusa di essere un po’ noioso, ma in realtà ha la capacità di tradurre l’universale nel particolare e questo è qualcosa di difficile ma importante da fare in un buon libro. Ecco, mi sono detto, questo è ciò che voglio riuscire a fare; raccontare una storia con questa semplicità, ma anche con questo carattere universale. 

L’importanza di avere dei modelli

Un aspetto importante nel percorso di un autore che si domanda come pubblicare libri sono i modelli di riferimento; avere dei modelli non significa poi emularli o in qualche modo riprodurli ma – soprattutto quando si è esordienti e si iniziano a muovere i primi passi nel mondo della scrittura – avere dei riferimenti sia a livello di tematiche che di stile, poi ognuno, come hai fatto tu Alessandro, darà vita al proprio.

È proprio così. Qualunque sia la tua passione, dallo sport alla cucina, ci sarà sempre qualcuno che in quel campo è meglio di te. Allora guardi a quella persona, che incarna l’esperienza che vorresti fare, e dici “anch’io” e inizi a prendere quello che ti piace di quella persona e del suo modo di fare quel tipo di esperienza e provi a portarlo nel tuo quotidiano. Nella scrittura diventa l’iniziare a scarabocchiare qualcosa, l’immaginare di poter scarabocchiare qualcosa su qualcuno. All’inizio non è mai qualcosa di buono. Quando studiavo teatro, il nostro insegnante di recitazione diceva che la prima idea non è mai quella buona ed è un po’ così anche nella scrittura. 

Creare personaggi efficaci

Alessandro ha avuto un’intensa esperienza con il teatro per questo gli domando se questo ha influito sulla creazione dei personaggi. 

Sì, è stata un’esperienza importante. Soprattutto con il metodo Stanislavskij che aiuta a capire la costruzione del personaggio e come rivestirsi del personaggio stesso. Poi si impara a trasferirlo nella letteratura, in quello che scrivi: il personaggio ha un inizio e una crescita individuale che poi lo porta a fare tutta una serie di azioni o di considerazioni; ed è un percorso che deve prevedere uno spazio e un tempo all’interno del romanzo, come accade anche nel teatro. Soprattutto attraverso il metodo Stanislavskij, si apprende la capacità ad entrare nel personaggio liberando la parte meccanica della recitazione, in modo tale che quella emotiva possa emergere; questo dà la possibilità di sentire quello che personaggio pensa, di agire come il personaggio e quindi, a quel punto, di vivere le esperienze crescendo nel personaggio. A volte il rischio invece è di mettere tutto insieme e il risultato non è realistico. 

Quando non lavoriamo bene sul personaggio, la nostra storia ne risente e non riesce ad esprimersi al meglio.

Il rischio è che poi non sia credibile; una cosa che si diceva spesso a teatro è che il personaggio deve essere credibile e la stessa cosa è nella scrittura: devi sentire che quello che stai scrivendo può succedere davvero. Ad esempio, questa è stata la grande scommessa di Philip Dick nella science fiction, partire dalla domanda “E se…” e renderla credibile. Quindi, anche la realtà diventa qualcosa di trasmutabile, sulla quale puoi giocare. È così che ho iniziato, con questi modelli di riferimento. Dei buoni maestri.

Una cosa che si diceva spesso a teatro è che il personaggio deve essere credibile e la stessa cosa è nella scrittura: devi sentire che quello che stai scrivendo può succedere davvero. Ad esempio, questa è stata la grande scommessa di Philip Dick nella science fiction, partire dalla domanda “E se…” e renderla credibile.

Alessandro Venuto

creare personaggi efficaci

L’importanza della scrittura

Domando ad Alessandro:  oggi, al di là di tutto quello che hai fatto nella tua vita, che cos’è per te la scrittura? Quanto è importante per te?

La mia vita è anche la scrittura. Se uno riesce ad avere una vita che gli assomiglia il più possibile è un uomo fortunato. Credo che la capacità di scrivere della propria vita, di portare la propria vita all’interno della scrittura, renda artistico tutto ciò che si fa.  Questo diventa importante nel momento in cui leggi tanto perché, come diceva Umberto Eco, riesci a vivere tantissime vite in una. Ma diventa ancora più interessante e intrigante nel momento in cui arrivi a scriverlo perché riesci a vivere ancora di più.

Nella lettura vivi con i personaggi, ma è un livello di immedesimazione diverso da quello che ottieni vivendo i personaggi mentre ne scrivi: è come assistere a una pièce teatrale o vedere un film e avere la possibilità di renderla visibile anche agli altri. Si crea una comunione intorno a quello che hai reso visibile; non che prima non esistesse: per te era evidente perché lo vedevi – perché i personaggi ti parlano e ti raccontano quello che vogliono – ma lo rendi visibile agli altri e diventa una comunione di intenti molto interessante.

Come pubblicare libri da esordiente 

La domanda che spesso mi viene posta, e che di norma si pone un autore, è:  che direzione scelgo, adesso che ho terminato il mio libro? Mi rivolgo all’editoria, quindi con il mio testo cerco un editore,  oppure mi oriento verso l’auto pubblicazione o passo attraverso un concorso letterario?  Vorrei che raccontassi qual è stata la tua esperienza, quali difficoltà hai trovato e quale è stata poi la via d’uscita che ha portato all’uscita del tuo libro “In direzione opposta”.

La mia idea era: “Adesso scrivo e si accorgeranno di me”. È normale avere un po’ quest’idea in testa; ma non è andata così, anzi. Finisco il romanzo in circa sei mesi e inizio a scaricare da Internet una lista di grandi case editrici che dovevano accorgersi di me. Risultato: nulla di fatto; nel senso che non arriva nessuna risposta, neanche negativa. Vivevo un po’ nel mito di Jack London, che racconta benissimo nel suo romanzo autobiografico, e di questi plichi in busta che gli tornavano indietro. Mandavo una mail e pensavo: rispondimi che non ti è piaciuta, almeno dimmi che mi hai visto, che è già qualcosa. E invece nulla: centinaia di mail cadevano assolutamente nel vuoto. Quindi “In direzione opposta” viene messo al chiodo, nel senso che decido che probabilmente non è la mia strada, che forse non dovevo scrivere.

I concorsi letterari: perché non provi?

Nel mio lavoro però ho avuto la fortuna di collaborare con un medico psichiatra che a sua volta scriveva racconti, storie e fumetti, e mi diceva: “Perché non inizi con i concorsi? Io ho fatto così e tutto sommato ho delle pubblicazioni.” Ovviamente rispondo di no, perché se il mio talento doveva emergere doveva essere col botto; soltanto che lui tutte le settimane arrivava dicendo “Sai che me ne hanno pubblicato un altro? Sai che vado alla premiazione di quello? ” E io mi rodevo, pensando: “Che fortuna! Evidentemente lui è bravo e io no.” Perché è questo il messaggio che riceviamo da un mondo nel quale se sei bravo è immediatamente visibile. È il mondo dei social, dei programmi TV dove arrivi facilmente a una notorietà immediata: se non va in questo modo significa che non vali. È questa l’idea che passa ed è un modello chiaramente non funzionale. Anzi, penso che la maggior parte delle persone che hanno talento fatichino a emergere e a mostrarlo. 

Scegliere il concorso giusto

Mi viene in mente l’esordio letterario di D’Annunzio, quando scrisse Primo Vere e comunicò ad alcuni giornali di essere morto per fare in modo che si parlasse del suo libro. Ed è una cosa che anch’io ho meditato di fare, a un certo punto, ma per fortuna non l’ho fatta. Insomma, decido che il mio libro non sarebbe uscito. Ma questo collega continua a parlarmi delle sue grandi pubblicazioni e alla fine decido di provarci. Incappo, per caso o per fortuna, nel concorso Le Fenici pubblicato da Edizioni Montag; un concorso per esordienti al quale, in quel momento, ricordo di non aver dato nessun peso: ho aperto la mail e spedito il manoscritto – ormai impolverato – e me ne sono completamente dimenticato. Anche perché fra le svariate richieste inviate l’anno prima – ed era uno dei motivi per cui ad un certo punto avevo appeso il manoscritto al chiodo – gli unici a rispondermi erano stati i signori dell’editoria a pagamento.

Editoria a pagamento

E come hai risposto agli editori a pagamento?

All’inizio ero molto contento. Alla prima telefonata in cui una persona ti dice: “Abbiamo letto il tuo romanzo: è meraviglioso, è stupendo e i personaggi, ma vogliamo parlare dei personaggi?” e tu ascolti e pensi: “Wow, sono arrivato! Hanno visto il mio talento!” Perché tutti noi abbiamo il sogno di riuscire in quello che ci piace e che altri lo notino. Ma subito dopo la captatio benevolentiae arriva l’offerta commerciale. E ti chiedi: “Ma come? Un attimo fa mi hai detto che sono bravo, che ti piace quello che ho scritto, perché adesso mi stai proponendo di pagare?” e dall’altra parte ti rispondono che l’editoria è in crisi, che è un momento molto difficile, che la gente non legge e così abbiamo bisogno che ci aiuti. Quando chiedi in cosa consiste questo aiuto, ti rispondono che potresti ad esempio comprare 15.000 copie del tuo romanzo, oppure ti offrono sito internet, lettura su YouTube e una modella che passeggia per Milano col tuo libro, alla modica cifra di 500 euro.  Alla seconda, terza o quarta telefonata come questa, se sono le uniche che ricevi, inizi a pensarci. Non voglio passi il messaggio che a pagamento pubblichino solo gli stolti: non mi sento in diritto di dire che chi sceglie di farlo abbia sbagliato, assolutamente no. 

Se vuoi approfondire l’argomento di come presentarsi ad un editore ti segnalo l’articolo “Come presentare  un libro ad un editore: consigli utili“.

La qualità di un autore? La pazienza

 Se ti chiedi come pubblicare libri, in ogni caso, domandati quale sia la parola magicaLa parola magica è pazienza, che in genere all’inizio non si usa; ma è comprensibile perché si è finito un libro, è stato faticoso, si è già fatto l’editing, quindi si è lavorato tanto, e si prova il desiderio di uscire, di essere pubblicati. Ed è quella la strada. Però a volte la fretta si rivela un’arma a doppio taglio perché porta l’autore ad accettare condizioni che sono in realtà inaccettabili. Che ne pensi Alessandro?

Sono perfettamente d’accordo, la scrittura richiede la pazienza di Michelangelo quando andava personalmente a scegliersi il marmo nelle cave: occorre partire proprio dalla massa informe. E poi devi essere sicuro di avere qualcosa da dire, perché allora è come se tu iniziassi a raccontare a qualcuno che hai davanti. Inizi a fare in modo che ogni giornata porti valore a quello che stai scrivendo e fai confluire lì tutta una serie di situazioni vissute e non vissute, amate e non amate, e quella diventa la tua occasione. Parlando di come poi si arriva ad essere pubblicati, serve appunto pazienza. Bisogna avere pazienza e confidare nel fatto che, se quello che fai per te ha valore, arriverà la tua occasione.

Quando l’occasione arriva

Un giorno, tra le email ce n’era una di Edizioni Montag che mi comunicava di essere arrivato secondo al concorso Le Fenici 2019, con allegata una proposta di pubblicazione. Ero talmente abituato a questo tipo di proposta che chiudo il telefono e non la guardo nemmeno, perché di avere un’altra conversazione del solito tipo non avevo nessuna intenzione, preferivo non crederci più. Continuo la vacanza e poi, tornato a Milano, riapro la mail e leggo il contratto, nel quale da nessuna parte era indicato un contributo da parte mia. Non ancora convinto, rispondo che non avevo trovato nessuna postilla dove fosse scritto che cosa volessero da me – perché funziona così, Seligman la chiamava la sindrome dell’impotenza appresa, quando ci si abitua ad un certo tipo di trattamento – e loro mi rispondono che in effetti non chiedevano niente: il motivo per cui non c’era scritto è che non c’era niente da chiedere, desideravano solo pubblicarmi. Non ti dico che botta di adrenalina! Knausgard, ad un certo punto, in un suo libro scrive: “Io volevo arrivare lì, lì, lì” e lo scrive tre volte: ecco, quelle tre volte le ho sentite tutte moltiplicate per diecimila.

Pubblicare con un editore

Ma la pazienza non è finita lì, perché immaginavo che dopo la mail, tempo una settimana e sarei stato pubblicato; e invece mi sono scontrato con quelli che sono i tempi dell’editoria. Per fortuna. Tengo a dire per fortuna perché certe case editrici ti pubblicano in venti giorni, ma è perché hai pagato per ottenerlo. Ho avuto l’esperienza di una casa editrice a cui avevo inviato il mio manoscritto e che trascorsa meno di una settimana lo voleva pubblicare; non ho neanche risposto perché mi era sembrato poco credibile. Quindi la la pazienza esercitata nel trovare un editore bisogna continuare ad utilizzarla nell’attesa che il tuo libro sia pubblicato. È come una gestazione e chi è genitore lo sa: la natura ha i suoi tempi e la stessa cosa vale per l’arte. Arte e natura hanno molti punti di contatto, fra questi ci sono le tempistiche. In un certo senso, l’artista ha il dovere di tenere se stesso in gestazione e quindi deve rispettare al massimo questa fase. La differenza tra quello che scrivi per te e quello che poi sarà pubblicato è che scrivere per te è il sogno che vivi, quando lo pubblicano quel sogno diventa vero anche per altri, però devi saper aspettare.

Scegliere un editore

Il mio consiglio è di valutare che cosa pubblicano le case editrici e provare ad identificare quelle più adatte. Perché non è solo la casa editrice a sceglierti, ma sei anche tu che devi scegliere la casa editrice che più ti somiglia. Come dicevo prima, è una specie di famiglia di cui si entra a far parte e deve avere dei valori e delle esperienze nelle quali tu sia in grado di riconoscerti. In realtà poi non cambia nulla se ti rivolgi a mille case editrici: il rischio è solo che non ti rispondano e che il tuo testo rimanga lì; mentre invece è più facile, selezionando i destinatari, che abbia delle chance di essere scelto e poi pubblicato. 

Concorsi letterari a pagamento

Tornando ai concorsi letterari, tu hai partecipato ad uno gratuito. Cosa ne pensi di quelli a pagamento? Io penso che un minimo di costo possa essere stabilito anche per dare un eventuale gettone di presenza ai giurati, per esempio o sostenere un minimo di diritti di segreteria. O no?

Non ne ho un’opinione precisa perché non mi è capitato di partecipare. Alcuni di questi sono molti importanti, quindi direi che la scelta si basa anche sull’importanza del concorso. 

Self publisher

Che cosa pensi del self publishing?

Credo che sia una modalità sana di provare ad affacciarsi al mondo dell’editoria, quindi se una persona ha interesse a provare quella direzione può assolutamente farlo. La mia esperienza mi dice che riuscire a collaborare con una famiglia come una casa editrice, per il mio modo di vedere, è un valore aggiunto: è importante per me che ho bisogno di avere davanti un referente. Però, se qualcuno sente che la sua strada è il self publishing, può assolutamente seguire quella direzione. Abbiamo un’estrema facilità comunicativa, di pubblicità e di conoscenza di ciò che produciamo, con i social, internet e tutto ciò che ci può far arrivare all’altro; quindi, se questa è la tua direzione, vai. Per me, ripeto, l’elemento aggiuntivo di valore è il rapporto con la casa editrice, ma dipende da come sono costruito e dal fatto che ho bisogno di quel tipo di relazione.

Consiglio la lettura del mio articolo “Self-publisher: vantaggi e svantaggi dell’auto pubblicazione“.

Come promuovere un libro

Che cos’è successo dopo la pubblicazione del tuo romanzo? Stai ricevendo supporto nella comunicazione e nella distribuzione del libro? 

Ecco, qui è iniziata la fase più divertente, se posso dire così, della carriera di un autore esordiente, nel senso che dalla pubblicazione del libro in poi ho iniziato a vivere al telefono. Da autore esordiente mi sono scontrato contro quella che è la realtà di un esordio: devi farti conoscere e sei una persona che si affaccia con la sua esperienza in un mondo in cui ci sono giganti dell’editoria e autoriali, e poi c’è tutto un humus di persone come te che ha pubblicato il suo primo libro e che prova a farsi notare. E io ci ho messo un po’ di faccia tosta e ho iniziato a contattare proprio chiunque. La cosa interessante che mi ha suggerito la casa editrice è stata: inizia a far conoscere il libro nei luoghi a cui appartieni. 

Come scrivere un romanzo

Come pubblicare libri non è la sola domanda da farsi ma anche come scrivere un romanzo.

L’arte ci guida, ci ispira ed è fatta di intuizioni. Quando leggi un autore importante di solito ti dà delle indicazioni. Leggevo Knausgard e ad un certo punto vengo a conoscenza di questo autore che si chiama Thomas Bernhard; non avevo idea di chi fosse o di cosa avesse scritto. Inizio a comprare qualche suo libro fino a che, proprio a Salisburgo che era la sua città, iniziò a leggere la sua autobiografia che è divisa in cinque volumi e il secondo si intitola “La cantina”. In questo libro l’autore parla della sua esperienza nella quale, ad un certo punto, va in direzione opposta. Lui racconta così: invece di seguire la direzione di tutti e diventare quello che altri volevano non sono andato nemmeno in direzione contraria, perché sarebbe stata una reazione a questo; ho scelto liberamente la direzione opposta. Che cosa c’era di più bello di questo incipit per raccontare la storia di due persone che proprio andando in direzione contraria si perdono, ma prendendo una direzione opposta trovano in qualche modo la possibilità di una vita degna di essere vissuta? E da lì nasce l’idea del romanzo. 

A dire il vero, nasce anche da un altro incontro e lo racconto perché è interessante. Di notte giravo per casa pensando al romanzo e dalla finestra della mia cucina, che affaccia su un garage esterno a più piani, vedo una persona che mi guarda. In realtà stava guardando il palazzo e non me, però tutti e due ci sorprendiamo perché alle tre del mattino quello è un incontro che non ti aspetti. Ecco, questa è stata la seconda dimensione nucleare del libro, cioè provare a immaginare qualcuno che ti spia perché in passato ti è accaduto qualcosa che non vorresti raccontare. Questi due pezzi si sono messi insieme e si sono mescolati con la mia carriera. Faccio l’educatore in una comunità e le persone che seguo mi hanno insegnato che cosa sia una dipendenza, che cosa vuol dire avere a che fare col mondo delle sostanze. Chi di noi non è dipendente da qualcosa? Ma qui stiamo parlando della dipendenza patologica che distrugge la vita. E questo è stato il terzo passaggio. Qualcuno mi spia, esiste un modo di andare in direzione opposta a quella di sempre: che cosa c’è di meglio che inserire queste due dimensioni in quella della dipendenza. Cioè raccontare di qualcuno che a un certo punto della sua vita si perde e che grazie alla cura, alla bellezza, all’arte e allo sport – perché parlo anche di questo – trova la sua direzione opposta. Da questo nasce il libro. 

Consigli agli autori

Sulla base di ciò che hai vissuto, agli autori che si sono impegnati, che hanno lavorato tanto, che hanno scritto e fatto l’editing, cos’altro puoi consigliare? 

Fate in modo che la vostra vita sia la vostra opera d’arte e credeteci fino in fondo. E soprattutto provate sempre senza scendere a compromessi, come dicevamo prima, ma provateci continuamente. Perché prima o poi arriva quell’occasione; arriva ma vi deve trovare pronti, perché magari arriva ma voi non ci siete; ed è davvero quel secondo in più che può fare la differenza. Così è successo a me, inviando quella mail senza neanche pensarci e riuscendo poi a fare quello per cui sentivo di essere nato. E da lì in poi si è aperto un mondo. L’anno scorso ho visto pubblicare il cento per cento di quello che avevo prodotto, effetto Martin Eden. Sono le stesse cose che scrivevo prima e perché adesso vanno bene? Vanno bene perché tu sei in quelle cose. Quindi credeteci fino in fondo, non scendete a compromessi, ma fate tutto quello che è possibile. Questo è fondamentale.

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