Come fare un indice

Come fare un indice non è una domanda che si pone solo chi sta per scrivere un libro. Può essere anche molto interessante per chi deve scrivere una tesi di laurea, una ricerca, ma anche un articolo suddiviso in titoli o paragrafi.

Quello che è importante è capire come dobbiamo ragionare quando è il momento di creare un indice, quali aspetti vadano considerati e che tipi di esempi ci possano essere utili. 

Perché è importante fare un indice? 

L’indice è super importante. Per chi scrive: perché permette, nella fase di progettazione di un testo, di chiarirsi bene le idee, non solo, di testare il nostro stesso percorso di scrittura. Mi capita spesso di analizzare gli indici dei libri insieme agli autori e quasi sempre si trovano soluzioni diverse da quelle prospettate in un primo tempo. Quando ci mettiamo a ragionare sull’iter del libro – o meglio sulla struttura – scandagliamo le nostre motivazioni, analizziamo il focus delle argomentazioni, valutiamo che cosa sia davvero necessario e che cosa invece si qualifichi come superfluo.

L’indice presenta il libro 

L’indice, inoltre, riveste un’altra importante funzione: quella di presentare il libro all’editore con cui vorremmo pubblicare. Sono numerosi gli editori che lo richiedono ed è comprensibile. La congruità, la profondità, l’appeal di un indice rispecchiano come l’autore abbia lavorato; permettono di capire quali siano gli argomenti trattati e se il contenuto presenta un buon grado di novità e di approfondimento.

Le caratteristiche di un buon indice 

Vediamo quali possiamo indicare come caratteristiche di un indice efficace che risponda alla sua vera funzione e cioè trasmettere il contenuto e la qualità del lavoro svolto dall’autore e anche dall’editor.

Chiarezza: un indice deve essere chiaro, comprensibile, senza costringere chi legge a dover interpretare concetti o parole.

Struttura efficace: la struttura dell’indice deve essere ben definita e articolata, non deve diventare un labirinto di paragrafi e sotto paragrafi. Non tutti i sottotitoli vanno inseriti nell’indice. Possiamo suddividere certo il testo in maniera organica e logica (in particolare quando il testo è molto lungo, pensiamo a 300-400 pagine) ma, appunto, non tutto deve figurare nell’indice perché troppi sottotitoli non gioverebbero a una comprensione immediata degli argomenti trattati. 

Articolazione congruente: l’indice deve avere un’articolazione logica. Che cosa s’intende? Che l’indice deve avere uno sviluppo. Il passaggio da un argomento all’altro è progressivo, segue una logica, un ragionamento di approfondimento che può portare, come un testo argomentativo a tutti gli effetti, dal generale al particolare o viceversa, dipenderà dagli argomenti trattati. Evitate – nella manualistica e saggistica – quegli indici piatti e inespressivi che sono solo elenchi di quello che troveremo nel testo. L’indice non è un elenco, è parte del libro, va costruito in modo sapiente e attento.

 

Tipologie di indici 

Va detto che se la domanda a cui rispondere è quella da cui siamo partiti – come fare un indice – dovremmo anche dire che non c’è una modalità univoca. L’indice si rapporta con il contenuto del libro.

Ci sono libri in cui l’indice non può essere che l’estrinsecazione della struttura stessa del testo (ma non è sempre così).

 

L’indice di un saggio 

Riporto un esempio di un testo che ho utilizzato in questi giorni: “La scrittura o la vita. Dieci incontri dentro la letteratura”  di Annalena Benini. In questo libro l’autrice raccoglie i pareri di scrittori italiani sul tema del loro rapporto con lo scrivere, quanto sia vocazione, quanto sia ossessione. Come si potrebbe costruire un indice di un testo di questo tipo?

In diversi modi.

  1. Scegliendo una sotto tematica rispetto a quella della vocazione-ossessione e cogliendo i punti in comune che gli scrittori hanno espresso per farli diventare titoli dei capitoli; per esempio “La nascita della passione” e poi “Il primo libro”, “Come si sviluppa l’ossessione per lo scrivere” e via così. All’interno dei singoli capitoli, riportare i pareri dei diversi autori sulla sfumatura del tema trattato. Un indice di questo tipo comporterebbe un po’ più di difficoltà a inquadrare il testo anche per i lettori. Forse sarebbe più suggestivo, ma meno chiaro. Si tratta di un tipo di indice molto adatto a testi motivazionali, per esempio.
  2. Fate caso al sottotitolo, “Dieci incontri dentro la letteratura”. Ci dice già in modo molto chiaro che la Benini ha fatto dieci interviste. L’indice che lei ha scelto che cosa contiene? Il nome dell’intervistato e un piccolo titolo evocativo. Esempio: 

Sandro Veronesi. La tentazione della rovina

Michele Mari. Da solo sull’atollo: tutto per me è laggiù

Valeria Parrella. Far passare la luce e dire l’indicibile

La scelta è molto appropriata perché l’indice è chiaro, schematico (il libro è di 250 pagine). Ma non è freddo, grazie alla frase che l’autrice aggiunge cogliendo il focus di ogni risposta alla sua domanda. Nella parte finale aggiunge poi il titolo “Trenta libri nelle nostre vite” dove raccoglie buona parte dei libri che gli autori intervistati hanno citato con un commento utile. 

 

Pensare e strutturare un indice di un libro – ma anche di un articolo – è un’attività raffinata. Richiede attenzione e la capacità sia di entrare a fondo nel testo sia di coinvolgere i lettori.

Pubblicazione

L’indice di un manuale 

Quando parliamo di manualistica, entriamo in un territorio davvero vasto. Mi sono trovata a doverci ragionare a proposito del mio libro Scrivere per guarire. Manuale di scrittura terapeutica confrontandomi anche con l’editore, Editrice Bibliografica. 

Il testo si presentava congeniale per una suddivisione in parti: devono essere le argomentazioni a farci propendere per questa scelta.

Infatti le parti sono tre:

PARTE I

DEFINIRE LA SCRITTURA TERAPEUTICA

PARTE II

QUALI SCRITTURE TERAPEUTICHE PRATICARE E COME

PARTE III

SCRITTURE TERAPEUTICHE: ESERCIZI

Sono tre grandi argomenti.

Che poi ho deciso di sotto dettagliare in parti, parti che però sono progressive nell’intero libro. Ogni parte presenta sotto paragrafi. Si è deciso di inserirli perché sono molto specifici e il lettore potrebbe avere esigenza di consultare uno o l’altro. Nel manuale, questo tipo di scelta è consigliabile proprio perché in un testo del genere si mira a dare indicazioni pratiche. Mi spiego meglio riportando l’indice.

Presentazione

Ringraziamenti

PARTE I

DEFINIRE LA  SCRITTURA TERAPEUTICA

 1 Le basi della scrittura terapeutica

Perché definiamo la scrittura “terapeutica”

Il potere della scrittura che guarisce

I benefici

Gli studi di Pennebaker

Da dove si comincia

Scrivere le emozioni

Il linguaggio che cura e le parole della vita

 

PARTE II

QUALI SCRITTURE TERAPEUTICHE PRATICARE E COME

 2 Scrittura autobiografica

Raccontarsi è una cura

L’evoluzione della narrazione autobiografica

La Libera Università dell’Autobiografia

Come impostare una narrazione autobiografica

Esempi e modelli di autobiografia

 

3 Conscious writing

Flusso di coscienza e monologo interiore

La scrittura libera

La scrittura consapevole: i sette principi di Julia McCutchen

Esempi di scritture consapevoli

 

4 Il diario

La storia del diario

Perché e come tenere un diario

Il diario terapeutico

Esempi e tipologie di diario

 

5 Le lettere

La tradizione epistolare

Tipologie di scrittura epistolare e valore terapeutico

La lettera a se stessi

Esempi di lettere

PARTE III

SCRITTURE TERAPEUTICHE: ESERCIZI

6 Scrittura terapeutiche: la pratica

Scrivere per guarire

Scrivere il disagio 

Scrivere la confusione

Scrivere la malattia

Scrivere il dolore

Scrivere la morte

Scrivere la natura 

Scrivere la gioia

Scrivere l’immaginazione

 

7 Esercizi per una settimana:

 la routine della scrittura terapeutica

 

8 Testimonianze

9 Prima di salutarci

Bibliografia

 

Altre parti importanti dell’indice: prefazione, premessa, introduzione  

Da notare che il mio libro si apre con la Presentazione. 

In genere si trova scritto Prefazione ed è affidata ad altri, persone di riferimento per l’autore. Per me in questo caso è stata scritta da Duccio Demetrio, maestro e mentore, fondatore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. Lui l’ha chiamata Presentazione e a me è piaciuto tanto, anzi, devo dire che la sua è una vera Presentazione più che una Prefazione.

Ma in genere si parla di Prefazione e si tratta di contenuti di una voce autorevole che prepara alla lettura del libro. 

La Premessa, quando c’è, in genere, è affidata all’autore stesso: è lo spazio in cui può condividere motivazioni e pensieri che hanno portato alla scrittura del libro.

L’Introduzione, invece, è più legata ad approfondimenti in vista della trattazione che si sta per leggere. 

 

I ringraziamenti 

Poi ci sono i ringraziamenti che ho voluto mettere all’inizio ma che volendo si possono inserire anche alla fine. In un manuale o saggio in genere sono sempre presenti. 

 

La dedica 

A chi dedichereste il vostro libro? Questa è una parte che viene inserita a discrezione dell’autore ma non figura nell’indice.

 

Le Conclusioni o Epilogo 

In un manuale o saggio possono chiamarsi Conclusioni, sono molto importanti perché è il momento in cui si fa il punto della situazione, si salutano i lettori, si lanciano ulteriori spunti di riflessioni, si ricorda il senso di ciò che si è appena narrato. 

Nel romanzo spesso le conclusioni si chiamano Epilogo. Nella retorica greca l’Epilogo era la parte conclusiva dell’orazione; dal greco ἐπιλέγως epilogos; da ἐπί- e λόγος è la scena conclusiva di un’opera teatrale o il capitolo conclusivo di un’opera letteraria”. In genere, l’Epilogo si aggiunge alla fine, è una sorta di prolungamento della storia che spesso guarda al futuro, cioè ti racconta che cosa è avvenuto dopo quella fine. 

 

Il Prologo 

All’inizio di un romanzo si può invece trovare il Prologo: “Il prologo, dal greco πρόλογος è una scena introduttiva, un monologo che precede un’opera teatrale, oppure una introduzione a un’opera in genere”.

Ha lo scopo di far conoscere un antefatto della storia ma anche di anticipare degli eventi che andranno poi spiegati nel corso della narrazione. Si usa molto nelle storie fantasy, nella fantascienza, nel genere avventuroso. 

 

La bibliografia 

Nella manualistica e saggistica, come in molti altri generi, è fondamentale. Nel romanzo si trova quando gli autori intendono rendere noti i testi che li hanno ispirati, ma è meno frequente.

La Bibliografia va messa alla fine dell’indice perché è sempre alla fine del libro.

Se vuoi approfondire la tematica sulla bibliografia ti consiglio di leggere un articolo molto interessante – scritto da uno dei gruppi di allievi del corso Editor&Ghostwriter – dal titolo Bibliografia cos’è e come scriverla

Per Bibliografia – come troviamo scritto nell’articolo appena citato – intendiamo “tutto ciò che si riferisce all’indicazione e alla catalogazione di un libro. In sostanza, può definirsi la disciplina che studia come ricercare, descrivere e classificare testi allo scopo di produrre repertori utili allo svolgimento di un lavoro di natura intellettuale”. 

 

L’indice del romanzo 

Quando si ragiona sull’indice di un romanzo, gli autori potrebbero cavarsela molto in fretta: indice dei capitoli e stop. In molti casi si sceglie questa strada ed è più che lecito. Ma non è sempre così. Ci sono autori che invece preferiscono dare titoli ai capitoli. Sono titoli che vanno scelti con cura, ma possono portare un valore aggiunto al testo.

Altro libro che ho sulla mia scrivania e che si presta alla nostra analisi: Il calamaro gigante di Fabio Genovesi.

Ecco alcuni titoli dei capitoli che sono anche numerati:

  1. Benvenuti al circo
  2. L’abbraccio impossibile dei ricordi
  3. Mai dire ormai
  4. Gesù cammina sulle acque a Pontedera

Sono undici capitoli tutti con il loro titolo.

Non è una scelta obbligata, molte volte è una scelta editoriale che l’editore stesso impone perché fa parte dello stile di una collana. Trovo che sia un aspetto da gradire, denota cura anche del modo in cui il libro viene presentato. Sono però, come sappiamo, tanti i romanzi che non hanno un indice.

 

Dove si colloca l’indice? 

La scelta di dove collocare l’indice varia in base alla casa editrice che pubblica il libro. Ma ipotizzando che abbiate deciso di auto pubblicarvi allora dovrete effettuare questa scelta. Se si tratta di romanzo, in genere si trova alla fine e, in effetti, vi consiglio di seguire tale criterio. 

Invece, in altri generi come il manuale o il saggio si pone, nella maggior parte dei casi, all’inizio in modo da offrire al lettore una sorta di mappa del viaggio che sta per intraprendere. Non è comunque una regola ferrea, anche in questo caso si può optare per inserirlo in chiusura libro. 

 

L’indice di un articolo

Questione diversa – ma non tanto a livello concettuale – preparare l’indice di un articolo come quello che state leggendo, per esempio. Quando si scrivono articoli che saranno pubblicati sul web, l’indice si genera in automatico (grazie alle funzionalità dei moderni software) in base ai titoli che diamo ai nostri paragrafi interni all’articolo e che secondo le regole della Seo (Search Engine Optimization, ottimizzazione per i motori di ricerca) seguono una vera e propria logica. Dagli argomenti principali dipendono altri argomenti che vanno a specificare, dettagliare quello di cui si sta parlando, con diversi gradi di evidenza e di importanza.

Osservate nel Sommario come si è generato l’indice di questo articolo, ma anche di altri. Importante è pensare a una struttura dell’articolo, inserire nei titoli argomenti che le persone ricercano, essere accattivanti e chiari nell’espressività.

Quello che tengo davvero a dirvi è che l’Indice, in un libro, è davvero importante perché presenta il libro stesso e induce il lettore a leggerlo.

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