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Come migliorare la propria scrittura

Come si fa a scrivere meglio, a migliorare la scrittura? È una delle domande che mi vengono rivolte più spesso da chi sta scrivendo un racconto, un romanzo o  sente che la propria scrittura non riesce ancora a esprimere ciò che vorrebbe.

La prima risposta potrebbe sembrare scontata: si migliora scrivendo.

È vero. Ma non è sufficiente. Possiamo scrivere moltissimo e continuare a ripetere gli stessi errori, utilizzare sempre le stesse costruzioni, rifugiarci nelle parole che conosciamo meglio e non accorgerci dei punti deboli dei nostri testi. Per migliorare bisogna scrivere, certamente, ma bisogna soprattutto imparare a osservare la propria scrittura. E questo richiede allenamento, tecnica, lettura, curiosità e capacità di revisione.

Prima ancora, però, c’è una domanda dalla quale credo sia importante partire.

Perché scrivi?

Scrivi perché desideri raccontare una storia?

Per pubblicare un libro?

Perché ami inventare personaggi?

Perché hai qualcosa da dire?

Oppure perché la scrittura è  un bisogno e non riusciresti a immaginare la tua vita senza? Bene, ti capisco, sappilo.

La motivazione conta perché determina il rapporto che avremo con l’apprendimento. Chi desidera scrivere narrativa e vuole portare il proprio testo a un buon livello deve accettare che l’ispirazione rappresenta soltanto una parte del processo. Dietro una pagina che sembra naturale, molto spesso, ci sono studio, tentativi, cancellature, riscritture e scelte precise. Scrivere è un atto creativo, ma è anche un mestiere. E i mestieri, come sai, si imparano.

Conoscere bene la lingua è il primo passo

La grammatica non è la parte meno creativa della scrittura, anzi, è ciò che ci permette di essere liberi. Più conosciamo la lingua, più possibilità abbiamo di piegarla alle nostre intenzioni, scegliere un ritmo, creare una voce, costruire una frase lunga oppure interromperla  quando la storia lo richiede.

Sintassi, ortografia e punteggiatura non sono quindi regole che limitano lo scrittore: sono strumenti.

Se abbiamo un dubbio, controlliamo. Se ci accorgiamo di utilizzare sempre una determinata costruzione, proviamo a capire perché.

Anche il vocabolario conta, ma attenzione: avere un lessico ricco non vuol dire che devi usare parole difficili. Solo possedere più possibilità. Ogni parola porta con sé una sfumatura diversa e chi scrive dovrebbe sviluppare una sensibilità particolare nei confronti di quelle sfumature.

Può essere utile tenere un quaderno delle parole: annotare termini incontrati durante una lettura, cercarne il significato e l’etimologia, osservare in quali contesti vengono utilizzati.

 

curarsi con la scrittura consapevole

Anche il vocabolario conta, ma attenzione: avere un lessico ricco non vuol dire che devi usare parole difficili. Solo possedere più possibilità. Ogni parola porta con sé una sfumatura diversa e chi scrive dovrebbe sviluppare una sensibilità particolare nei confronti di quelle sfumature.

Scrivere tanto? Meglio scrivere con attenzione

Continuo a credere che una delle regole fondamentali sia questa: per migliorare la scrittura bisogna scrivere.

La pratica è indispensabile. Un atleta non si allena soltanto il giorno della gara e uno scrittore non dovrebbe scrivere solo quando arriva l’ispirazione: se aspettassi l’ispirazione, scriveresti molto poco, credimi. Anche mezz’ora, se praticata con costanza, può diventare uno spazio importante.

Ma c’è una differenza tra riempire pagine e allenarsi. Allenarsi significa qualche volta assegnarsi un obiettivo preciso.

– Provare a scrivere una scena senza spiegare ciò che il personaggio prova.

– Descrivere un luogo attraverso pochi dettagli significativi.

– Riscrivere lo stesso episodio cambiando punto di vista.

– Costruire un dialogo e poi rileggerlo eliminando tutto ciò che i personaggi non avrebbero realmente bisogno di dirsi.

– Raccontare un momento rallentando il tempo narrativo, oppure riassumere mesi in poche righe.

Quando sappiamo che cosa stiamo allenando, la scrittura quotidiana diventa molto più efficace.

 

Impara a riconoscere le tossine della scrittura

Una buona revisione comincia anche imparando a vedere ciò che nel testo non serve.

Ci sono parole, espressioni e costruzioni alle quali ciascuno di noi tende ad affidarsi con troppa facilità. Avverbi inutili, aggettivi generici, verbi deboli, ripetizioni, spiegazioni che arrivano dopo che la scena aveva già detto tutto.

Io le chiamo spesso tossine della scrittura.

Non esiste una parola proibita in assoluto. Il problema nasce dall’accumulo e dall’automatismo. Un avverbio può essere perfetto nella frase giusta. Dieci avverbi nella stessa pagina cominciano invece a raccontarci qualcosa del nostro stile. Per questo è utile imparare a riconoscere le proprie abitudini linguistiche. Ogni autore ne ha.

La revisione serve anche a questo: rendere visibile ciò che durante la prima stesura non riuscivamo ancora a vedere.

 

Contenuto e forma lavorano insieme

Una buona idea è importante. Ma due persone possono partire dalla stessa idea e scrivere due testi completamente diversi.

Perché?

Perché in narrativa contenuto e forma lavorano insieme. Conta ciò che raccontiamo e  conta altrettanto il modo in cui scegliamo di raccontarlo.

– Chi è la voce narrante?

– Da quale punto di vista osserviamo gli avvenimenti?

– Quanto spazio concediamo a una scena?

– Dove interrompiamo un capitolo?

– Quando utilizziamo un dialogo e quando invece scegliamo il racconto?

– Quali informazioni diamo subito e quali tratteniamo?

Sono decisioni narrative.

Molti testi che mi capita di leggere hanno una storia interessante ma la raccontano quasi interamente attraverso il resoconto. Succede questo, poi accade quello, il personaggio pensa una cosa, prova un’emozione, prende una decisione. Il lettore viene informato, ma raramente ha la sensazione di essere dentro la storia.

La scena cambia tutto.

Una scena ha un luogo, un tempo, dei personaggi che agiscono. Qualcosa accade davanti al lettore. Ci sono gesti, parole, silenzi, oggetti, movimenti.

Se scriviamo:

Marco era molto nervoso mentre aspettava sua moglie.

abbiamo dato un’informazione.

Ma che cosa accade se proviamo a mostrare quella stessa tensione?

Magari Marco continua a guardare l’orologio. Sposta una tazza da una parte all’altra del tavolo. Apre il telefono, controlla se è arrivato un messaggio e lo richiude.

Non abbiamo bisogno di dire che è nervoso.

Lo abbiamo fatto vedere. Questo non significa che nella narrativa si debba sempre mostrare e mai raccontare. Una storia ha bisogno di entrambi.

Il punto è sapere quando utilizzare l’uno e quando l’altro.

Leggi come uno scrittore

Si può essere grandi lettori senza avere alcun desiderio di scrivere. È molto più difficile diventare buoni scrittori senza leggere. Ma a un certo punto chi scrive deve imparare a fare qualcosa in più: trasformare la lettura in osservazione.

Quando un libro ti coinvolge, prova a chiederti perché.

– Come è iniziato il capitolo?

– Quando è entrato in scena quel personaggio?

– Che cosa ti ha fatto capire che era arrabbiato anche se l’autore non l’ha mai scritto?

– Come è costruito quel dialogo?

– Perché quella descrizione non ti ha annoiato?

– Che cosa rende riconoscibile la voce dello scrittore?

– Non significa smettere di abbandonarsi al piacere della lettura.

Significa sviluppare un secondo sguardo. A volte è utile persino tornare su una pagina che ci ha colpiti e rileggerla lentamente, osservandone il meccanismo.

Il lettore sente che qualcosa funziona. Lo scrittore deve imparare a capire perché funziona.

Anche i libri che non ci piacciono possono insegnarci molto. Capire perché una pagina ci annoia, perché un personaggio non ci convince o perché un dialogo ci sembra artificiale è un eccellente esercizio di consapevolezza narrativa.

Cerca la tua voce

Quando cominciamo a scrivere è naturale essere influenzati dagli autori che amiamo. Ti capita, vero? Leggiamo una voce potente e per qualche pagina ce la ritroviamo addosso. Fa parte dell’apprendimento. Ma non dobbiamo mai cercare  di “scrivere da scrittore”.

La scrittura si irrigidisce. Le parole diventano più ricercate del necessario.  Lo stile nasce dalle scelte che ripetiamo: il ritmo delle frasi, il lessico, il modo di osservare la realtà, la distanza dai personaggi, ciò che diciamo e ciò che scegliamo di lasciare fuori.

Per questo trovare la propria voce richiede tempo e molto allenamento.

La prima stesura

C’è un momento per scrivere e un momento per diventare lettori del nostro stesso testo. Sono due posture differenti, ricordalo. Anche a livello cerebrale.

Durante la prima stesura abbiamo bisogno di avanzare, esplorare, permettere alla storia di prendere forma. Durante la revisione dobbiamo invece essere disponibili a interrogarla.

– Questa scena serve davvero?

– Sto ripetendo un’informazione?

– Questo dialogo suona naturale?

– Ho scelto il punto di vista migliore?

– Il ritmo rallenta proprio dove dovrebbe accelerare?

– Questo personaggio desidera qualcosa oppure si limita a muoversi dentro gli avvenimenti?

– Posso eliminare dieci parole senza perdere nulla?

A volte migliorare una pagina significa aggiungere. Molto spesso significa togliere.

E imparare a revisionare è una delle competenze più importanti per chi desidera scrivere narrativa. Spero che queste domande – che ti devi porre davanti al tuo testo – ti aiutino a riflettere e quindi a migliorare.

 

Corso di scrittura creativa: serve davvero?

Non è indispensabile frequentare un corso per diventare scrittori. Ci sono autori che hanno costruito la propria formazione leggendo, scrivendo e lavorando per anni sui propri testi.

Ma un buon percorso di formazione può abbreviare molti passaggi.

Può darci nomi e strumenti per comprendere problemi che percepivamo senza riuscire a identificarli; aiutarci a distinguere una questione di stile da una questione strutturale, a comprendere meglio il funzionamento di una scena o di una voce narrante, a osservare con occhi nuovi ciò che abbiamo scritto.

In particolare, può insegnarci un metodo. Perché migliorare la scrittura non è tanto arrivare al punto in cui non avremo più nulla da imparare – questa è un’illusione, lo dico sempre agli scrittori e alle scrittrici che seguo – ma acquisire strumenti sempre più raffinati per capire che cosa stiamo facendo quando scriviamo.

Ed è una ricerca che, per chi ama davvero questo mestiere, non finisce mai.

 

come migliorare la scrittura

Un buon percorso di formazione può abbreviare molti passaggi.

Può darci nomi e strumenti per comprendere problemi che percepivamo senza riuscire a identificarli; aiutarci a distinguere una questione di stile da una questione strutturale, a comprendere meglio il funzionamento di una scena o di una voce narrante, a osservare con occhi nuovi ciò che abbiamo scritto.

Vuoi lavorare sulla tua scrittura narrativa?

Se vuoi approfondire questi aspetti e acquisire strumenti concreti per osservare e migliorare i tuoi testi, ho creato il video-corso online Scrivere Bene Narrativa.

Un percorso dedicato alle fondamenta della buona scrittura: contenuto, forma e stile, grammatica, elementi che appesantiscono il testo, descrizioni, sequenze narrative, voce narrante, editing e revisione.

Puoi seguirlo secondo i tuoi tempi e utilizzarlo anche come occasione per tornare sui tuoi testi con uno sguardo più consapevole.

 

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