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Writer coach: chi è e che cosa rappresenta, nel mondo del coaching e della scrittura, questa figura professionale?

Il coaching applicato alla scrittura, o meglio agli scrittori e agli autori, può dare e sta dando davvero un grande apporto rispondendo a un’esigenza sempre più diffusa. La cosa fondamentale però è che si faccia chiarezza sull’argomento perché il ruolo del writer coach viene spesso confuso con quello dell’editor o del consulente letterario. Ma siamo su un terreno del tutto diverso.

Oggi c’è un coach per tutto – dal business al life coach –  mentre il writer coach non ha ancora avuto una precisa definizione nel mondo del coaching, auspico che avvenga al più presto perché le persone devono essere formate, avere gli strumenti giusti per svolgere un ruolo così importante.

Il writer coach sostiene lo scrittore nel suo percorso di presa di consapevolezza che spesso è costellato di momenti complicati, blocchi, perdita di autodeterminazione. Qualunque sia il genere di libro che scriva. Scopriamo allora insieme le caratteristiche di un professionista sempre più importante, il vero trainer della scrittura. 

Chi è il writer coach

In questi ultimi anni avete di certo sentito parlare, nel mondo della scrittura e dell’editoria, di uno specifico professionista: il writer coach, il trainer della scrittura, o meglio, l’allenatore, il motivatore di scrittori o di autori in generale.

Va oltre la figura dell’editor e del ghostwriter, la completa, e la sua competenza è sempre più richiesta. Sono molti gli scrittori che manifestano il bisogno di essere affiancati da un coach, nello specifico un writer coach. Insieme alla revisione dei propri testi o alla scrittura di un libro (nel caso del ghostwriter) si domanda in maniera esplicita di essere affiancati in un percorso di coaching.

Si cercano professionisti che, da una parte, conoscano bene il mondo della scrittura e dell’editoria  – è senza dubbio molto più rassicurante perché si sa che l’interlocutore con cui affronteremo le nostre contingenze conosce il territorio in cui ci si muove –  dall’altra, abbiano una solida formazione nel coaching e siano in grado di applicare il metodo nella maniera più corretta.

Nel nostro Paese l’affermazione di un professionista del writing coach è lenta anche se è sempre più riconosciuto in vari settori. All’estero, invece, il ruolo è  molto diffuso. Non va confuso con l’editor, con il consulente letterario e neppure con il ghostwriter. Tra le due, l’editor è la figura che potrebbe anche includere questa specializzazione. Invece il ghostwriter di rado ricopre questo ruolo, suo è il compito di scrivere un testo che gli viene affidato. Diciamo che in parte anche il ghostwriter potrebbe sostenere l’autore per aiutarlo a chiarire le proprie scelte di stile o di struttura dell’opera ma non rientra nella quotidianità delle proprie mansioni. Va detto anche che non si tratta di una qualifica “obbligatoria”. I professionisti dell’editoria e della scrittura non sono tenuti a diventare coach. Per quanto mi riguarda, è stata una scelta personale quella di acquisire questa competenza e di diplomarmi in coaching. Forse la mia scelta è molto legata ad un’attitudine personale e caratteriale che si è manifestata in maniera molto evidente con un buon numero autori e clienti.

Coaching e scrittura

Essere writer coach, trainer della scrittura e degli scrittori, non significa “ti aiuto a organizzarti e a performare al meglio in termini di tempistica e risultati o ti affianco nella scelta dell’editore preparandoti la documentazione necessaria”. Questo fa parte di altre attività.

Il writer coach conosce le difficoltà degli scrittori e li sa affiancare in un percorso di emersione del potenziale attraverso il dialogo maieutico, l’individuazione delle risorse personali e la messa in atto delle giuste azioni che scaturiranno sempre e soltanto dallo scrittore-coachee. 

Nella mia esperienza di professionista nell’ambito di scrittura ed editoria, devo confermare questa tendenza. 

Gli autori non si limitano a richiedere la correzione o la scrittura dei testi, ma vogliono qualcosa di più: hanno bisogno di un supporto, di un alleato nel percorso che li porterà dall’idea alla pubblicazione di un libro. Un supporto a cui ricorrere nei momenti di blocco, di scoraggiamento o di perdita dell’entusiasmo. 

Ed ecco, il coaching è entrato nel mondo della scrittura. 

Bisognerà ora diffondere una cultura della competenza, c’è molta improvvisazione, non per mala fede, ma si pensa basti collaborare a una tabella organizzativa di scrittura e timing per definirsi coach, o che sia sufficiente incoraggiare lo scrittore, esserci nel momento di sconforto. Il writer coach è molto di più, o meglio, è qualcosa di diverso.

Intanto, per fregiarsi del titolo nel vero senso del termine, va intrapreso un percorso strutturato, arricchito da pratica e studio. Il writer coach deve essere certificato. Solo frequentando un percorso di vera formazione, studiando e sperimentando si potrà fornire un servizio all’altezza della richiesta. 

Il coaching è un metodo e come tale va appreso. Attenzione, non un metodo rigido, anzi, un metodo di sviluppo creativo delle potenzialità, in questo caso, dello scrittore.

Maxwell E. Perkins: un grande da ricordare

Il seme del writer coach arriva da lontano. Le radici affondano nella storia della letteratura. 

Ci sono stati editor che hanno fatto interventi migliorativi sui testi e, nello stesso tempo, hanno affiancato l’autore sostenendolo nei momenti di dubbio o difficoltà, ma gli hanno anche permesso di prendere consapevolezza del proprio ruolo di autore, di superare blocchi e ritrovare energia, scoprendo da sé e in sé le risorse a cui attingere.

Uno su tutti – e non possiamo non citarlo – fu Mr. Perkins considerato il più grande editor del mondo; se però andiamo a leggere con attenzione la sua storia ci renderemo conto quanto abbia svolto un ruolo embrionale di coach, proprio per il talento di supportare gli scrittori nel far emergere il loro potenziale, nell’attivarsi nelle varie fasi in cui veniva meno l’autodeterminazione degli autori.  Certo, non fu un coach a tutti gli effetti ma applicò nel suo rapporto con gli autori molti aspetti del coaching.

Considerato uno dei più grandi editor che siano mai esistiti. A lui l’autore Andrew Scott Berg ha dedicato un libro “L’editor dei geni” da cui il regista Michael Grandage ha tratto il film Genius.  Maxwell E. Perkins curò i testi di Thomas Wolfe, Hemingway, Fitzgerald. 

Il primo cliente di Perkins fu proprio Fitzgerald con il testo “The Romantic”. Nessuno credeva in questo testo, solo Perkins. Agì in modo severo con numerosi tagli e varie riscritture e  il testo fu pubblicato nel 1920 con il titolo “Di qua dal paradiso”. 

Maxwell E. Perkins (1884-1947) curò anche i testi di Thomas Wolfe, Hemingway. Tanto per dire con chi avesse a che fare, mostri sacri, insomma. Ma Perkins, come un vero coach, guardava all’uomo e non certo al nome (anche perché, diciamolo, molti di loro non erano ancora affatto famosi all’epoca).  Il talento di Mr. Perkins si esplicava nel sostenere gli scrittori persi nei meandri delle loro stesse menti creative, noncuranti di un potenziale latente. Lui era famoso per la sua capacità di portare gli scrittori a dare davvero il meglio di sé. Hemingway dedicò a Perkins “Il vecchio e il mare”: è detto tutto. 

Poi, certo, assumeva comportamenti che con il coaching c’entravano poco come prestare soldi o intervenire per calmare certe turbolenti relazioni amorose. Ma questa è un’altra storia.

Se vuoi approfondire questa tematica ti consiglio di leggere l’articolo Come diventare editor e ghost writer.

Quando hai bisogno di un writer coach

Il writer coach sostiene lo scrittore, lo allena per essere nel flow, nel flusso creativo, vede il suo potenziale e l’enorme valore che si porta dentro. Qui il concetto di “flow” è duplice: non significa solo essere immersi in ciò che amiamo, nel pieno svolgimento dei nostri talenti; per chi scrive vuol dire pure ispirazione creativa, idee che trovano parole e parole che diventano testi. Gli  scrittori lamentano di “non riuscire più a essere nel flusso”. Il flusso della creatività. E quando accade soffrono.

Il writer coach supporta lo scrittore, è il suo alleato.

La relazione è importante e deve essere facilitante, anche qui si esplica nelle quattro fondamentali declinazioni su cui si basa una relazione di coaching.

Accoglienza: non conta quello che ha scritto o non ha scritto, se abbia valore letterario o meno. L’autore viene accolto con comprensione.

Ascolto: nella fase del writing coaching non ci deve essere alcun giudizio, qui non si fa valutazione tecnica, ma ci si concentra sul presente percepito della persona che si ha davanti, regalandogli quegli attimi di silenzio che, in determinati momenti, lo scrittore non riesce a trovare, nel suo continuo e inarrestabile dialogo interiore.

Alleanza: il writer coach è un alleato in cui riporre fiducia. 

Autenticità: dal momento in cui il writer coach conosce se stesso, si comprende e si accetta, si porrà con la massima trasparenza nei confronti del suo scrittore o della sua scrittrice coachee. 

 Vediamo in dettaglio in quali casi gli scrittori abbiano bisogno di un coach.

Il blocco dello scrittore

Chi non ne hai mai sentito parlare? Eppure qualcuno sostiene che non esista, ma derivi dalla mancanza di allenamento e determinazione; altri affermano che invece la creatività possa arrestarsi e rimanere bloccata. Incubo da pagina bianca. Al writer coach non importa nessuna delle suddette teorie, si preoccupa di come stia nel presente lo scrittore e lo affianca con le sue domande, con il metodo maieutico proprio del coaching perché possa comprendere da dove arrivi questa situazione e con quali risorse e azioni concrete affrontarla. Nel rapporto con gli scrittori, l’azione concreta è basilare e il più delle volte consiste in esercizi di scrittura;  altre volte invece, la stimolazione del pensiero laterale lo porta a fare scelte del tutto differenti e lontane dal mondo della scrittura anche se poi sapranno ricondurlo proprio a questa dimensione espressiva.

 

Frustrazione dovuta a Kronos

Quando gli scrittori firmano il contratto editoriale – che contiene il termine di consegna del testo – scatta l’ansia, la preoccupazione. Molti confessano di dormire male, di prefigurarsi gli scenari peggiori, di non riuscire a terminare il loro libro e questo, in numerosi casi, si ripercuote sulla produttività. L’intervento del writer coach può essere determinante.

 

Bisogno di organizzazione

Un’altra situazione molto frequente nel mondo degli scrittori in cui si manifesta una carenza di autodeterminazione è l’organizzazione del lavoro. Pianificare e mantenere la scrittura dentro a un piano di timing non è facile, considerando che molti autori hanno un altro lavoro e devono riuscire a inserire la pratica dello scrivere tra numerose attività e incombenze quotidiane. Entrano quindi in frustrazione con molta facilità.

Qui si tratta, sempre attraverso un dialogo maieutico, di portarli a vedere con chiarezza il presente per mettere in atto quei passi – anche piccoli – attraverso cui potranno cambiare la situazione. 

 

Necessità di prendere consapevolezza della qualità del proprio lavoro

La questione riguarda in modo particolare gli esordienti: hanno una forte passione per la scrittura, ma non riescono ad acquisire consapevolezza di ciò che fanno e della qualità del proprio lavoro. Il writer coach dovrà supportare il coachee nel sentirsi “dentro” la scrittura, nel comprendere quanto sia vitale e importante il rapporto con lo scrivere e in particolare che tipo di contributo si stia dando al mondo della letteratura e ai lettori. In tali situazioni, giocano un ruolo impattante gli ambienti familiari e relazionali che il più delle volte giudicano secondo alcuni stereotipi di vecchio stampo, capaci però di influire sullo stato d’animo dello scrittore-coachee. 

 

Ritrovare entusiasmo

La scrittura, soprattutto se si hanno mire professionali, se si ha in progetto di scrivere un romanzo, un manuale o un saggio, è un impegno costante: richiede allenamento e crescita sia dal punto di vista tecnico, sia da quello della sensibilità; chi non è attento agli altri e al mondo in cui abita così come alla propria interiorità, come può scrivere e comunicare nel modo migliore? L’attività di editing e di revisione del testo, per esempio, sono momenti in cui è richiesta attenzione minuziosa da spalmare su tempi lenti. E tutto questo può essere percepito come routine (nella routine, in realtà, sta uno dei benefici della scrittura) e viene meno l’entusiasmo dell’inizio, dei primi tempi. Del resto però è difficile scrivere senza essere appassionati, il recupero di energia e di buon equilibrio si rivelano basilari per chi scrive. Ecco che, quando non si riesce a risolvere in autonomia, il ricorso al coach può rivelarsi provvidenziale. 

 

Affrontare il rifiuto da parte dell’editore 

Ah che meraviglia, l’opera è terminata, grande soddisfazione. Meritata, senza dubbio perché scrivere è già di per sé attività particolare e pubblicare un libro lo è ancora di più. Così si può puntare tutto su quell’editore sognato da tempo e inviargli la propria opera.

Può succedere che, per una serie di ragioni, l’editore dica “no”.

Alcuni vivono il rifiuto come una spinta a non mollare e a ritentare con lo stesso editore dopo un po’ di tempo oppure rivolgersi ad altre case editrici. Ci sono però scrittori che vivono molto male questo rifiuto; in realtà, potrebbe anche dipendere da condizioni di mercato o di budget, quindi del tutto indipendenti dalla qualità dell’opera. Però gli autori iniziano a mettere in discussione ogni aspetto del lavoro di scrittura perdendo la chiarezza di valutazione. In alcuni casi, cadono in periodi depressivi profondi che portano a un (in genere, non definitivo) abbandono della scrittura. L’intervento dei writer coach può essere efficace e necessario per supportare gli autori a uscire da questa zona buia e poco produttiva ritrovando la fiducia in se stessi.

Una guida nella scelta 

Hai terminato il tuo libro e non sai che cosa scegliere. Sarà meglio prendere la strada del self-publishing oppure cercare un editore che sia serio e e creda nel testo che hai creato? Certo un editor e un agente letterario possono consigliarti al meglio. L’agente letterario o il tuo stesso editor ti metteranno in contatto con le case editrici, per esempio. Eppure anche in questo caso l’apporto del writer coach può essere fondamentale: ti aiuta a chiarire obiettivi e aspettative. A comprendere meglio dove vuoi andare.

Il writer coach ti aiuta  a fare chiarezza, a comprendere quale sia la strada migliore e più congeniale per te, per l’autore che vuoi essere.

Attenzione, il writer coach non è uno psicologo e non è un terapeuta. Sia ben chiaro. La sua attività è diversa e avrà cura di illustrarla in modo chiaro e trasparente alle persone che chiederanno il suo supporto. Un coach predispone sempre un “patto di coaching” in cui saranno illustrate tutte le condizioni del percorso che state per intraprendere.

Aspetti del writing coaching da considerare 

C’è una questione da affrontare nell’ambito del writing coaching: il writer coach può essere – come nel mio caso – l’editor che apprende il metodo del coaching. Certo, può anche non essere così, ma accade.

Conosce molto bene le dinamiche della scrittura, i meccanismi mentali degli scrittori e il mondo dell’editoria. Ottimo? Non del tutto. Perché la situazione porta in sé un rischio non da poco: nella fase di coaching non si sta più ragionando sull’opera in sé ma si deve essere concentrati sul coachee, lasciando fuori dalla relazione condizionamenti come la conoscenza di quanto e quale lavoro sia stato fatto e della qualità di quanto prodotto.

Avrà assolto il suo compito quel coach che saprà non farsi condizionare da quanto conosce e potrà aprirsi allo scrittore in totale libertà. 

Nella relazione di coaching la prestazione è data dal potenziale meno le interferenze. 

Tra le interferenze che riguardano chi scrive rientrano spesso le situazioni di vita. Per esempio, diventa un problema non avere un luogo per scrivere (quella famosa stanza tutta per sé di cui parla Virginia Woolf) o poter godere di momenti di tranquillità così necessari sia per l’ispirazione e la stesura che per la revisione del testo. 

Sono questi, molte volte, gli scogli da affrontare prima di veder emergere davvero il potenziale di chi scrive.

Sarà la relazione facilitante tra coach e coachee a favorire l’emersione del potenziale e il passaggio all’azione.

Agire. Il piano d’azione è fondamentale. Elemento fondante del percorso di coaching, vitale per gli scrittori. L’inattività è ciò che davvero fa soffrire e poter passare ad azioni anche minime è di certo un primo importante passo di cambiamento.

Lo scrittore ha bisogno di ritrovare nella quotidianità il tempo della scrittura e potrà farlo scegliendo quelle azioni utili e capaci di sbloccare la situazione o comunque di avviarla a una svolta. 

Nel writing coaching, ovvio, dovrà essere verificata la vera motivazione a riprendere a scrivere o a superare un momento difficile. Se lo scrittore invece intende riversare sul writer coach la mancanza di motivazione perché sia lui a prendere decisioni e a risolvere i problemi fornendogli la soluzione preconfezionata, allora, non siamo di fronte a un reale desiderio di intraprendere il percorso. 

La volontà di iniziare un cammino in affiancamento con un professionista e la determinazione a mettere in campo le proprie risorse sono davvero condizioni sine qua non per iniziare il percorso di coaching. 

Il writing coaching deve presentare una relazione simmetrica, sullo stesso piano benché i ruoli siano ben distinti e complementari. L’asimmetria si dovrà riscontrare anche in questo caso nel porre al centro sempre il contenuto dei coachee.

Il futuro del writing coaching

Sempre di più ci stiamo muovendo verso una maggiore attenzione alla persona. La Pandemia se, da una parte, ha generato nuove inquietudini, dall’altra, ha ristabilito delle priorità tra cui il bisogno di realizzarsi in ambienti favorevoli al benessere. In questi mesi stiamo assistendo a dimissioni di massa dalle aziende o, almeno, da quelle aziende che non rispecchiano valori umani.

Ecco il coaching diventa una competenza importante, direi fondante, per tutti coloro che lavorano con le persone, le supportano in diversi percorsi per il raggiungimento dei loro obiettivi.

Una panoramica del mondo della scrittura e dell’editoria ci dice che sarà sempre più frequente, da parte degli scrittori, la richiesta di un supporto del writer coach. 

 Auspico che le organizzazioni e le associazioni del coaching professionale prestino attenzione a questa specializzazione e la affianchino ad altre già consolidate come il business coaching, il life coaching, lo sport o il team coaching. Il writing coaching esiste e prima sarà annoverato tra le tipologie di coaching che richiedono competenza e apprendimento, prima si eviteranno tante improvvisazioni.  

L’obiettivo di chi scrive è scrivere, prima di tutto. Quando non si scrive, si soffre, ci si sente incompleti. Una volta completata l’opera, ci si pone ulteriori traguardi come la ricerca dell’editore e quindi la pubblicazione, la diffusione del libro e il raggiungimento del pubblico. 

Il writer coach dovrà essere competente. Non solo: dovrà – e questa è una caratteristica necessaria – credere nella persona, nel suo potenziale, vederne la bellezza. La sua specializzazione sarà poi quella di comprendere il valore della scrittura e muoversi con rispetto e cura nel territorio della creatività. 

Come diventare writer coach

Non c’è un albo professionale a cui iscriversi e non c’è una scuola dedicata al ruolo. Serve esperienza nel mondo della scrittura e dell’editoria e una buona scuola di coaching certificata presso cui diplomarsi. Non tutte le scuole e le organizzazioni lo sono. 

Le qualità necessarie?

Avere una conoscenza della scrittura e delle problematiche ad essa connesse. Il writer coach deve sapere che cosa significhi strutturare e scrivere un libro. Non solo, deve aver ben chiaro quale stress comporti la ricerca di un editore e poi, magari, il conseguente rifiuto. A mio avviso per intraprendere questo percorso è richiesta tanta fiducia nelle persone e la convinzione di poterle supportare nell’emersione del loro potenziale.

La mia attività di writer coach: come nasce e come si sviluppa 

Come editor e ghostwriter lavoro con molti autori e ho consolidato un vero e proprio metodo di scrittura (Il metodo Writing Way che t’invito a scoprire sul mio sito). Ho approfondito la mia formazione con la scrittura autobiografica e terapeutica che può diventare un valido esercizio da affidare agli autori al di fuori degli incontri di coaching.

Il trainer della scrittura 

Ecco, hai presente un allenatore, un trainer?  Il writer coach dovrebbe essere questo.

Ho introdotto accanto al format Writing Way un altro percorso Vision che comprende una vera e propria strategia di consapevolezza di sé, della propria storia e del proprio talento attraverso la scrittura consapevole.

Quando si ha dentro di sé un sogno a volte serve che qualcuno ci dia una mano per farlo emergere e le cose cambiano.

Ho raccontato tempo fa del mio lavoro in un’intervista che mi ha fatto l’amico e storyteller Fulvio Julita “Personal storytelling di una writer coach”. 

Amo questo aspetto della mia professione, certo è difficile e comporta grande responsabilità ma vedere gli autori soddisfatti del proprio percorso è una grande gratifica.

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Amo il mio lavoro perché mi offre la possibilità di affiancare gli autori, gli scrittori, i creativi e di accompagnarli in un percorso di consapevolezza della scrittura e del ruolo di chi scrive. Supporto queste persone nelle scelte fondamentali che riguardano la scrittura ed è davvero un’esperienza di immenso valore.

Writing coach online

Molti mi domandano se l’attività di writing coach possa essere svolta anche online. La risposta è: senza alcun dubbio. Da anni seguo persone online con grandi risultati. Oggi la tecnologia ci permette di lavorare e di essere vicini anche quando ci sono tanti chilometri di distanza.

Ti invito a scoprire la mia pagina dedicata al writing coach così potrai vedere in dettaglio di che cosa mi occupo e scoprire se ti posso essere utile.

Nel caso non esitare a contattarmi.

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