fbpx
professionisti-della-scrittura

Professionisti della scrittura: con quali caratteristiche?

Si ricorre sempre di più ai professionisti della scrittura. Perché? Perché ogni giorno cresce il bisogno di contenuti e perché questi contenuti devono essere di qualità.

Scrivere un libro è diventata una scelta di diffusione del proprio brand, ma non solo. C’è anche l’esigenza di ritrovare equilibrio personale o professionale e allora ci si rivolge a professionisti che, attraverso la scrittura, ci possono supportare.

Chi sono?

Editor, ghostwriter, writer coach, content writer, copywriter, correttori di bozze, agenti e consulenti letterari, storyteller. 

La domanda è sempre più alta, ma l’offerta si presenta articolata e non sempre facile da decodificare.

Trovo che il tema sia davvero interessante, mi convolge in prima persona, e quindi ho avviato un sondaggio.

Il sondaggio dedicato alla professionalità della scrittura

La domanda principale a cui rispondere è stata questa: hai bisogno di un o una professionista della scrittura, su quali basi sceglierai? Quali saranno gli elementi che ti indurranno a sceglie una persona e non un’altra? 

Siamo mossi più da ragioni oggettive (come il prezzo, per esempio) o soggettive (come la competenza specifica o l’empatia)?

Ho lanciato il sondaggio sui seguenti canali (dove puoi visionare le risposte) e il numero di persone che ha partecipato.

Telegram 

LinkedIn

Gruppo FB Writing Way

– Gruppo di lavoro formato da autori e autrici, vari professionisti, lettori (hanno risposto 90 persone).

Le scelte possibili erano queste, con la possibilità di aggiungere anche altro che non fosse contemplato.

 

  • Curriculum ed esperienza, quindi sceglierai chi vanta più anni di lavoro e maggiore esperienza.
  • Referenze e lavori svolti, in particolare se i clienti sono tanti e autorevoli, se i pareri sono positivi.
  • Passaparola: ti fidi dei consigli di chi ha già usufruito del servizio e ti passa un feedback positivo.
  • Approccio, quindi la simpatia, l’accoglienza e l’empatia.
  • Prezzo: valuti la quotazione, scegli la convenienza.
  • Comunicazione e followers: preferisci chi è più presente sui social, ha molti followers.
  • Molteplicità dei servizi: ti orienti verso chi possa offrirti più servizi possibili nell’ambito di tuo interesse (per esempio, un editor che ti possa presentare un editore e curare la pubblicazione del tuo testo).

Qual è stata la scelta vincente?

Sul podio ci sono curriculum ed esperienza e referenze.

O meglio, su Linkedin, vincono le referenze e i lavori svolti, con al secondo posto curriculum ed esperienze, al terzo posto l’empatia e poi il passaparola, cioè ci si fida di quello che persone conosciute ci consigliano.

Su Telegram invece il podio è occupato da curriculum ed esperienze, seguito da referenze, passaparola e simpatia.

Sia nel gruppo Writing Way che nel gruppo di lavoro dominano curriculum ed esperienze, seguiti da referenze e lavori svolti, empatia e passaparola. In tutti hanno poco peso il numero di followers e anche il prezzo o la molteplicità dei servizi svolti non sembrano avere un impatto così determinante sulla scelta.

Curriculum ed esperienza

Meno male, mi viene da dire, che il curriculum – inteso non come titoli da accumulare, ma esperienze vere che ti permettono di saper affrontare e risolvere i problemi – conta. 

In questi ultimi anni, tante persone sono diventate professionisti della scrittura, molti però – non entriamo nel merito della bravura – arrivano da altre professioni esercitate magari per venti o anche trent’anni. Ovvio che l’esperienza accumulata sia minore così come le esperienze di curriculum. Il curriculum non è altro che vita vissuta. Ma garantisce anche preparazione, competenza e, in particolare, la capacità di affrontare e risolvere i problemi. 

Curriculum significa anche studio e in quest’ambito è davvero fondamentale. 

Referenze e lavori svolti (portfolio)

Su LinkedIn, come abbiamo visto, referenze e portfolio sono al primo posto e non stupisce. In una piattaforma che premia, o dovrebbe premiare, la professionalità, ci sta che le referenze siano considerate importanti. Fondamentale è che queste referenze siano reali e non chieste per cortesia a conoscenti e amici che poco hanno a che fare con il nostro lavoro, ma a persone che davvero abbiano lavorato con noi, si siano avvalse del nostro servizio; anche collaboratori che hanno prestato la loro opera presso la nostra realtà aziendale.

Non davo molta importanza alle referenze, sbagliando. Non sempre i clienti ti lasciano una referenza di propria spontanea volontà, soprattutto quando è positiva. Allora, perché non chiederla? Sul mio sito ho dedicato una pagina alle referenze e una ai lavori svolti  e devo dire che molti clienti, quando arrivano, fanno riferimento proprio all’aver letto quelle pagine e all’essersi sentiti così motivati a contattarmi. Le referenze, quelle vere, aiutano chi è alla ricerca di un professionista.

Empatia e simpatia

L’empatia, la simpatia, la capacità di accoglienza contano molto.

Non sono al primo posto e lo capisc. Se abbiamo un obiettivo necessitiamo di chi abbia prima di tutto le competenze per aiutarci a raggiungerlo, questo è legittimo e, diciamo, anche saggio. Posso incontrare il e la professionista di grande simpatia ma se poi non sa fare il proprio mestiere, che me ne faccio?  Tuttavia, unire capacità, esperienza, curriculum con un approccio empatico eleva il nostro business. Sono per natura incline al rapporto con le persone, amo ascoltarle e aiutarle a realizzare i propri sogni. Il percorso di coaching e altre scelte formative affini mi hanno aiutata (se ti interessa saperne di più puoi leggere l’articolo Editor professionista: ti racconto il mio percorso) a essere sempre più vicina alle persone.

Carlotta Laterza, sul gruppo Writing Way, commenta: “Referenze e portfolio sono importanti secondo me. Ma alle doti esperienziali ho aggiunto la simpatia. Perché cosa me ne faccio di tanta professionalità se non si è empatici e simpatici? Un pizzico di umanità e sensibilità sono un valore aggiunto alla capacità professionale e non sono mai tanto presenti in questa categoria”.

Sul fatto che umanità e sensibilità vengano indicati come valori non tanto presenti nella categoria dei professionisti della scrittura, dovrebbe farci riflettere.

 

Il passaparola

Una volta, diciamolo, era uno dei canali principali attraverso cui si contattava un professionista. Mi capita di chiedere a qualche amica “hai un buon elettricista da consigliarmi?” Così si può domandare di un buon editor o ghostwriter. 

Il parere di chi ci è amico, delle persone di cui ci fidiamo, conta molto e, anche se non emerge in maniera preponderante, credo che rivesta ancora un ruolo di primo piano. Si tratta di avere una sicurezza, la prova di un’esperienza che qualcuno ha già vissuto. Certo, contiene una dose di rischio perché, non sempre, quello che va bene per altri, va bene anche per te. Ci sono molte variabili, ma, in ogni caso, una buona dritta è sempre utile. Cara Valli commenta: “io mi baserei sull’esperienza di qualche collega, chiedendo di raccontarmi la loro esperienza, ma anche valutando il lavoro finito, leggendo il romanzo”.

 

Quando cerchiamo professionisti della scrittura abbiamo presenti criteri ben definiti. Senza dubbio il curriculum, l’esperienza, le referenze e il portfolio giocano un ruolo fondamentale. Se ci pensiamo, meno male. Poi vengono simpatia e capacità di accogliere, di rispondere ai bisogni. Non dovremmo dimenticare l’etica, indispensabile in qualsiasi rapporto di questo tipo.

professionisti della scrittura

La presenza social e la comunicazione

Non è tra i primi posti della classifica, eppure conta. Seguire un o una professionista sui social, leggere gli articoli del suo blog (ci si aspetta che abbia un blog e che scriva con una certa continuità), i video, i podcast.

Marco Simini, che è un autore, commenta: “Tutti questi aspetti sono ovviamente rilevanti: per me è importante anche seguire, se c’è la possibilità, la persona sui social e su YouTube per verificare il suo modo di pensare, di intervenire sul testo (vorrei un contributo puntuale, ma anche rispettoso dello stile dell’autore) e di condividere con generosità parte del suo sapere”.

Ecco, la comunicazione permette proprio di valutare la cifra delle conoscenze, non solo, la capacità e la generosità nel condividerle. Quando alcuni praticanti editor, ghostwriter e writer coach mi domandano “che cosa posso fare per farmi conoscere?” Io rispondo: “comunica bene, con costanza e generosità”. 

C’è anche chi distingue – ed è giusto, a mio avviso – in base all’obiettivo. 

Monica Portiero, anche lei autrice, dichiara: “Trovo un po’ difficile rispondere alla domanda: referenze e portfolio se si tratta di un agente letterario. Deve poter presentare il romanzo a Case Editrici cui io, da sola, non posso arrivare e quindi non le piccole CE per intenderci. Se ho bisogno di un editor direi competenza assoluta nel settore ed empatia, una qualità che serve assolutamente. Se necessito di un correttore di bozze deve essere perfetto dal punto di vista grammaticale ed essere molto formato e attivo sul campo dell’editoria. Infatti non basta essere un’insegnante di lettere per esserlo. Una virgola o un punto al posto sbagliato rischiano di compromettere il lavoro dello scrittore che è il principale interessato all’opera”.

La molteplicità dei servizi e il prezzo

Sono due aspetti che hanno un peso relativo; il prezzo – pare – quasi nullo.

Non credo sia del tutto così. Ricordo il caso di una campagna promossa da una giovanissima editor che offriva l’editing di romanzi al costo di un euro a pagina. Molti miei colleghi si scandalizzarono, anch’io, in effetti, pensai che un euro a pagina fosse proprio una svendita, quasi uno svilimento dell’attività di editing. In parte lo è, ma si trattava anche  di un’operazione di marketing, credo anche con buoni risultati. Utile a entrare in contatto con i clienti.

Poi, la questione è saper fare il lavoro e rendere soddisfatti quelli che si sono rivolti a noi.

La molteplicità dei servizi, invece, secondo me ha un peso maggiore rispetto a quello emerso dal sondaggio. Sono molte le persone che mi chiedono, dopo l’editing o il ghostwriting, di essere seguite nel percorso di pubblicazione e promozione del loro libro. In tanti anche optano per percorsi di writing coaching. 

 

Per quanto mi riguarda credo che esperienze e competenza, studio continuo, buona comunicazione e, certo, una dose naturale (se è forzata non serve) di empatia siano gli aspetti su cui lavorare come professionisti. Però va tenuto presente che ognuno di noi “emana” uno stile, una carica energetica che richiamano le persone sintonizzate sulla stessa frequenza. Insomma, a ciascuno il professionista che sente affine. 

Aggiungo anche – ma è forse scontata – l’etica professionale che impone determinati doveri nei confronti della nostra clientela. Senza etica tutto il resto crolla.

 

Nelle mie Newsletter tematiche affronto spesso argomenti di approfondimento professionale e letterario,

se non hai ancora fatto l’iscrizione puoi farla qui

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER COMPILANDO IL MODULO CHE TROVI QUI SOTTO

"

Pin It on Pinterest

Share This