Scrivere per Netflix, come fare?

Non ho mai nascosto la mia passione per il cinema e le serie su Netflix, Amazon video, Infinity.

Netflix, al momento, è di certo la piattaforma con l’offerta maggiore e più variegata.

Sono appassionata di fantasy, fantascienza, avventura e polizieschi.

Al di là del piacere però questo tipo di visione – e non è un alibi – è molto utile per chi scrive. Con la giusta attenzione, certo.

Si possono studiare le trame, la resa dei personaggi, i dialoghi.

Uno dei problemi principali per chi scrive romanzi, racconti ma lasciatemi dire anche per blogger e giornalisti è condurre una narrazione che davvero coinvolga il lettore, che lo tenga impegnato nella lettura, che per lui sia interessante. Non solo. C’è la difficoltà di creare accadimenti, sviluppi di trama davvero efficaci.

Invece la maggior parte delle serie – pur con qualche caduta narrativa ogni tanto – hanno una grande tenuta, si basano proprio sull’abilità di trattenere gli spettatori: da questo c’è da imparare molto. Così come la resa dei personaggi. Valutare come siano stati costruiti, quale sia il linguaggio adottato, quali aspetti caratteriali emergano. 

Devo dire che quando guardo le mie serie preferite non posso fare a meno di prendere appunti. Sono sempre fonte di grande apprendimento. Questo comporta che ci impieghi molto tempo a vedere una serie su Netflix ma ne vale la pena. 

scrivere per Netflix

Le serie sono una vera e propria palestra per chi vuole migliorare nella scrittura.

In Italia ci sono sceneggiatori molto bravi e che si sono fatti davvero strada. Questi giorni leggevo un’intervista al riminese Giacomo Durzi, 42 anni:  ha firmato “Baby” una delle serie più viste che va in onda su Netflix. Narra la vita di due adolescenti romane che creano un giro di prostituzione. Una storia che abbiamo purtroppo visto realizzarsi anche nella realtà del nostro Paese. Insieme a  Isabella Aguilar guidano un gruppo di cinque sceneggiatori chiamato Grams.

Certo non deve essere facile farsi largo in questo mondo. Dichiara infatti Durzi in una recente intervista. 

«Sicuramente non è stato facile, ma sono stato fortunato, come si dice in questi casi, quando non sai ripercorrere con esattezza quando tutto è cominciato. Di certo mi ha aiutato tanto la scelta di trasferirmi a Roma dopo l’università a Bologna e un anno di Erasmus in Inghilterra, quando ho fatto il concorso per entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia. In quel momento ho capito che avevo fatto una scelta definitiva  e che non potevo più tornare indietro».

Il lavoro dello sceneggiatore è fondamentale per la buona riuscita del film o della serie. Per questo quelli bravi sono molto ricercati. Il pubblico delle serie, i fruitori di piattaforme come Netflix, crescono in continuazione. 

A lui spetta di scrivere in dettaglio tutti i passaggi e i dialoghi della storia, deve fornire al regista una traccia precisa sulla base della quale si gireranno poi le scene. Bisogna quindi avere la conoscenza della tecnica di scrittura che appunto s’impara a scuola o sul campo (o meglio, in una scuola che ti porta sul campo).

 

Ma fantasia, creatività e originalità sono indispensabili per la scrittura di un buon copione che appassioni gli attori, il regista, il pubblico.

 

Come si arriva a scrivere una serie per Netflix?

La prima cosa utile è frequentare un corso di sceneggiatura cinematografica, questo ha il vantaggio di far  entrare nell’ambiente giusto, di conoscere persone che già lavorano a contatto con il mondo della produzione televisiva.

Io ne ho frequentata una a Milano, la Cinelife, e devo dire che il metodo per me è stato fondamentale. Ho poi continuato a studiare sceneggiatura, a leggere script (sceneggiature), tutti quelli che potevo. 

 

Questo aiuta molto a raggiungere un altro aspetto basilare della buona scrittura: l’essenzialità. La pulizia della scrittura. Ci abitua a scrivere quello che davvero serve. 

 Scrivere per le piattaforme online richiede molta disciplina e organizzazione. Sia che tu diriga un team sia che tu ne faccia parte. C’è un contratto e quindi una scadenza. I committenti sono grandi case di produzione con tempi e uscite programmati e definiti, grossi investimenti. Per molti aspetti è un lavoro senza orario, gli sceneggiatori nei periodi caldi lavorano spesso fino a notte fonda per portare aventi il progetto.

 

Quindi è utile valutare la propria attitudine a sostenere questi ritmi di lavoro, a impegnarsi all’interno di un gruppo coordinandosi con altri professionisti.

 

 Durzi dice che «scrivere per il cinema e la tv è un mestiere che ti accompagna ogni giorno, ogni istante. È un lavoro complesso e piacevole allo stesso tempo, per cui è necessaria disciplina e organizzazione. Ti impegna sempre, senza orari né weekend finché non arrivi a scrivere la parola “Fine” nell’ultima pagina».  (Leggi l’intera intervista a Durzi)

scrivere per Netflix

Il mestiere dello sceneggiatore richiede carattere, dedizione e tanta originalità.

Scrivere una sceneggiatura migliora la scrittura

Scrivere una sceneggiatura può essere molto utile per imparare a scrivere e  migliorare. Anche leggere le sceneggiature, studiarle, analizzarle è una vera  e propria scuola.

Che cos’è una sceneggiatura? Suddivisione in scene o quadri, descritti nelle loro caratteristiche visive o acustiche, dell’azione di un’opera teatrale, cinematografica o radiotelevisiva. Per dirla in breve, è il copione. Un romanzo può essere trasformato in sceneggiatura e (anche se avviene con meno frequenza) viceversa. Nella mia formazione c’è anche un anno di corso ad una scuola di cinema, con specializzazione sceneggiatura.  Non ho mai fatto la regista, in qualche occasione la sceneggiatrice di opere teatrali, ma quell’esperienza mi è stata utilissima.

Utile perché? Per un aspetto fondamentale: la sceneggiatura obbliga e abitua all’essenzialità. Nella sceneggiatura 50 righe di descrizione ambientale si traducono così: interno, cucina, rumore della lavastoviglie, sera. Entra Marco (uomo, 30 anni).

Questa è già un’ambientazione. Scarna. Certo. Povera. Sì. Ma essenziale per creare una storia. Nella sceneggiatura i dialoghi sono importanti perché esprimono il personaggio, bisogna lavorarci bene, a volte poi interviene anche l’attore a cambiare le battute, ad adattarle al proprio personaggio e alla sua interpretazione.

Inoltre, nel cinema non possono mancare i colpi di scena. Invece, spesso, nei romanzi mancano. Leggere sceneggiature, concentrarsi sugli accadimenti, vedere come vengono ideati e quali sviluppi abbiano vi garantisco che può accrescere molto la capacità narrativa. Il cinema inoltre ci influenza da sempre, sviluppa il nostro immaginario.

Le scuole per sceneggiatori

La scuola di sceneggiatura può essere conseguente al diploma o alla laurea (si consigliano lauree umanistiche ma non poniamoci mai dei limiti). 

Alla Sapienza di Roma c’è un vero e proprio corso  di laurea in arte e scienze dello spettacolo e sempre a Roma il Centro Sperimentale di Cinematografia, lo stesso frequentato da Durzi; il DAMS che forma per lavorare nei settori del Teatro e dello Spettacolo, del Cinema e della Musica è presente a Torino, Bologna, Genova, Cosenza.

Bisogna dire che negli ultimi tempi molte università hanno inserito corsi specifici, anche la Scuola Holden di Torino ha una sezione dedicata alla scrittura per il cinema. 

Bibliografia di scrittura cinematografica

Sono tanti i testi utili e formativi, attraverso la lettura di buoni manuali si apprendono le basi della sceneggiatura. 

 Per me i tre volumi importanti e che ancora consulto sono stati:

 1. La sceneggiatura. Il film sulla carta di Syd Field

 2. Save the cat di Blake Snyder

 3. Story. Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie di Robert McKee

Devo poi consigliare il libro da cui derivano buona parte delle sceneggiature, quasi la totalità della cinematografia e quindi delle serie: Il viaggio dell’eroe di Vogler.

Considerato un classico Per scrivere un film di Ugo Pirro, un grande sceneggiatore che ha firmato grandi capolavori tra cui Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e La classe operaia va in Paradiso.

Ma mi piace anche suggerire Scrivere per il cinema e la televisione di Cristina Borsatti e Scrivere sceneggiature per il cinema e la tv di  Francesco Spagnuolo.

Un libro da godersi è Hitch e io di Evan Hunter. Evan Hunter è lo pseudonimo di Ed McBain (in realtà il vero nome era Salvatore Albert Lombino, nato da una famiglia di immigrati italiani originari di un paesino in provincia di Potenza, Ruvo del Monte): è lui che, tra le tante, ha firmato la sceneggiatura originale del film Gli uccelli portato sul grande schermo dal regista Alfred Hitchcock. Proprio a Hitchcock e al suo metodo di lavoro Hunter dedica questo libro.

Ti consiglio la lettura di un articolo se vuoi approfondire l’argomento:

Serie televisive: idee e tecniche a disposizione degli scrittori pubblicato su Accademiadiscrittura.it

 

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