come-promuovere-il-tuo-libro

Dopo aver scritto un libro si pensa – si dovrebbe pensare – a promuoverlo; è un argomento di grande interesse per gli scrittori: per chi ha un libro pronto per la pubblicazione oppure già pubblicato, ma anche per chi lo sta ancora scrivendo.

Una questione da affrontare con competenza e con una certa dose di praticità. Per questi motivi ne ho parlato in una intervista in diretta facebook con Fulvio Julita, storyteller ed esperto del complesso mondo dei social media, che con la sua esperienza professionale può fornire indicazioni utili e interessanti per muoversi nella giusta direzione. Inoltre, essendo egli stesso un autore, sa cosa voglia dire scrivere un libro e farsi la domanda “E adesso, come lo promuovo?”.

Perché un autore dovrebbe promuovere il proprio libro?

Ho detto a Fulvio che prima della domanda come promuovere un libro, forse ne abbiamo un’altra da considerare? E cioè perché un autore dovrebbe promuoversi?

Ecco la sua risposta.

Un autore è colui che ha realizzato un prodotto – il suo libro – e lo vuole vendere; deve quindi comprendere che uno degli strumenti principali attraverso cui raggiungere questo obiettivo è il marketing. Nell’ambito della promozione di un libro, gli scenari che si presentano sono di norma tre.

         L‘autore che ha scelto la strada del self publishing e deve raggiungere il proprio pubblico promuovendosi da solo; in questo caso la necessità primaria non riguarda tanto la vendita in sé, quanto la costruzione di un rapporto di fiducia con quel pubblico, che nel momento in cui proporrà il suo libro gli permetta di arrivare al compimento dell’azione di acquisto.

          L’autore è alla ricerca di un editore; in questo caso è importante che possa dimostrare la capacità di trasmettere il proprio pensiero non solo sulla carta ma anche nel rapporto con il pubblico. Un segnale che può in qualche modo condizionare la scelta dell’editore.

          Il terzo scenario è quello in cui il libro è già stato pubblicato e l’autore ha la necessità di promuovere se stesso in parallelo alla casa editrice. In questo caso l’autore collabora nel portare il progetto editoriale al pubblico e lo può fare seguendo opportune strategie di marketing digitale.

Identikit dello scrittore

Ragiono spesso, anche nelle community, su chi sia lo scrittore oggi, come sia cambiato e se abbia preso atto della necessità di cambiare. Che ne pensi Fulvio?

Credo che l’immagine dello scrittore chiuso nel suo studio e tutto il mondo fuori – come dice Vasco Rossi – sia un’immagine presente solo nella fantasia. In realtà, l’autore è qualcuno a stretto contatto con il mondo e, se vuole raggiungere l’obiettivo di portare il proprio libro all’attenzione di qualcun altro, deve in qualche modo alzarsi dalla sedia e agire. Non basta scrivere bene, il lettore va conquistato. Nel momento in cui l’autore si presenta sul mercato con il proprio libro, chiede al potenziale lettore di dedicargli tempo prezioso; gli sta chiedendo fiducia, ma questa dev’essere in qualche modo costruita.

In un’altra epoca non sarebbe stato possibile realizzare ciò che oggi è a portata di mano; la comunicazione digitale permette di stabilire relazioni e contatti, di raggiungere il proprio pubblico potenziale. Esattamente ciò che fanno professionisti e imprese che abbiano un prodotto da vendere: lo promuovono.

Cambiare mindset

Ci sono già esempi di autori che stanno lavorando molto bene in questo senso. Penso sia necessario un vero e proprio cambio di mind set, cioè capire che la promozione non è “sporcarsi le mani” ma iniziare un viaggio affascinante, gratificante e anche impegnativo – in quanto impone uno studio su se stessi e su ciò che vogliamo comunicare – ma che ci permette, come anche tu hai sottolineato, un contatto diretto con il nostro pubblico, inimmaginabile fino a poco tempo fa; a mio parere questa possibilità è una meravigliosa occasione per scambiare opinioni e confrontarsi con i lettori. 

La teoria delle quattro P

Nel marketing – come ci racconta Fulvio – c’è una teoria che viene definita “delle quattro P”; si può spiegare con l’immagine di un tavolo con quattro gambe: affinché il tavolo stia in equilibrio perfetto, le quattro gambe devono avere la stessa altezza. Le quattro gambe, o quattro P, rappresentano in questo caso: 

il prodotto, 

il prezzo, 

il luogo o canale di vendita 

e la promozione. 

Questo è l’ABC del marketing. Nel caso dello scrittore, il prodotto è il libro; il prezzo è la collocazione sul mercato ad un determinato livello, tarato sulle reali aspettative e sulla disponibilità a spendere del pubblico di riferimento; il canale di vendita è la libreria oppure l’e-commerce. 

La promozione, secondo questa formula, ha lo stesso valore degli altri tre elementi, la stessa misura delle altre gambe. Il concetto base di questa teoria è che la promozione valga tanto quanto prodotto.

Penso sia necessario un vero e proprio cambio di mindset, cioè capire che la promozione non è “sporcarsi le mani” ma iniziare un viaggio affascinante, gratificante e anche impegnativo  in quanto impone uno studio su se stessi e su ciò che vogliamo comunicare ma  ci permette un contatto diretto con il nostro pubblico,

come promuovere un libro su fb

Editore o self-publishing: che cosa fare? 

Se presentare la propria opera ad un editore o pensare al self-publishing è una domanda che però dovrebbe avere dietro di sé ragione bel solide. Fulvio ha sperimentato entrambe le soluzioni per cui gli giro quesito.

Ti consiglio in ogni caso di leggere l’articolo che ho scritto Self-publisher: vantaggi e svantaggi dell’auto pubblicazione.

Si tratta di una argomento piuttosto ampio, ma partiamo da un concetto: quando si parla di strategie di marketing, e di marketing digitale in particolare, non esiste un’unica strada. Ognuno deve individuare quella congeniale al proprio obiettivo, ma anche alla propria natura. Essere consapevoli dei nostri limiti e provare a superarli, puntare sulle nostre migliori risorse. Nella scelta tra auto-pubblicazione e casa editrice, posso rispondere sulla base della mia esperienza di autore. 

Perché ho scelto l’auto-pubblicazione

Nel 2012 ho scelto la strada dell’auto-pubblicazione in modo sperimentale, senza una guida, mentre nel 2017 è stata proprio Alessandra ad affiancarmi come editor e a consigliarmi l’auto-pubblicazione. La scelta dell’auto-pubblicazione in entrambi i casi è stata dettata dalla consapevolezza del peso e del valore delle mie opere che riconoscevo non adatte per la proposta a un editore, ma finalizzate innanzitutto all’auto-promozione . Diverso il caso del mio ultimo libro, in uscita fra qualche mese, che ho presentato ad una casa editrice perché lo ritenevo congeniale al mercato editoriale e alla diffusione attraverso il canale delle librerie. Si tratta quindi di una scelta molto personale.

Testimoniare la qualità del lavoro

Quando la scelta è il self-publishing, occorre mettere in moto tutti i meccanismi di promozione della vendita, se la vendita è l’obiettivo; non è detto infatti che guadagnare dalla vendita del libro sia l’obiettivo principale. Nel mio caso, ad esempio, lo scopo della pubblicazione era testimoniare, attraverso un manuale professionale, la qualità del mio lavoro. Effetto collaterale imprevisto – che mi piace sempre raccontare – è che lo scrivere di un argomento conduce a una diversa consapevolezza; il portare le cose su carta costringe in qualche modo a “unire i puntini”, a colmare una serie di vuoti nel proprio sapere, e questo è l’aspetto che più mi ha reso felice nell’aver pubblicato un libro. 

Conoscere il mercato editoriale

La scelta perciò è molto legata al tipo di opera che abbiamo realizzato. È un aspetto fondamentale da valutare; a volte ci sono fasi nel mercato editoriale che prediligono un certo genere di pubblicazioni e gli editori inseriscono nel loro catalogo testi che trattano alcune tematiche piuttosto che altre. Quindi, è possibile che in un dato periodo non sia l’opera in sé a non funzionare ma semplicemente non sia il momento giusto per proporla e questo porti a ricevere il rifiuto da parte degli editori.

Voglio anche sottolineare come l’auto-pubblicazione non sia un’opzione di serie B, l’extrema ratio, ma una scelta ben ponderata che necessita di strumenti, di mezzi a sostegno, e soprattutto di consapevolezza. Alla base di tutte le azioni ci deve essere la chiarezza dell’obiettivo, di dove si vuole arrivare con quell’opera. È la domanda che ogni autore si deve porre. 

Il tempo da dedicare alla promozione

La gestione – risponde Fulvio – del tempo è una delle questioni base, una delle domande fondamentali e delle prime che mi vengono rivolte quando spiego i principi del self marketing. Per promuoversi occorre dedicare tempo e il tempo lo si deve trovare. Quando affronto l’argomento invito a riflettere su questo aspetto: spesso il tempo che decidiamo di dedicare a un incombenza è determinato dal valore che le diamo.

Ci sono attività a cui dedichiamo del tempo perché le riteniamo importanti, anche se non lo sono. Occuparsi della propria promozione non è detto sia un istinto naturale, anzi. Ecco allora che a questa incombenza si dà un’importanza minore e sembra che il tempo dedicato sia eccessivo. La verità è che il marketing, come ho detto prima con la teoria delle quattro P, è il motore principale per il raggiungimento dell’obiettivo e quindi il tempo bisogna trovarlo.

Premesso ciò, la questione del tempo spesso si risolve con il metodo e un po’ di allenamento; l’abitudine e la pratica quotidiana, certo, ma anche la scelta di metodi che permettano di ottimizzare il tempo, legati alla creazione dei contenuti, allo stabilire delle routine per ricavare i momenti da dedicare alla promozione. Queste sono le indicazioni che posso dare per la gestione del tempo.

promuovere un libro

Voglio anche sottolineare come l’auto-pubblicazione non sia un’opzione di serie B, l’extrema ratio, ma una scelta ben ponderata che necessita di strumenti, di mezzi a sostegno, e soprattutto di consapevolezza. Alla base di tutte le azioni ci deve essere la chiarezza dell’obiettivo, di dove si vuole arrivare con quell’opera.

Promuovere un libro ovvero il marketing per lo scrittore

Chiedo a Fulvio se abbia una ricetta da proporre per promuovere un libro che identifichi un vero marketing dello scrittore. Ecco che cosa ci dice.

Non c’è una ricetta che ti guidi ingrediente dopo ingrediente. Ooccorre una certa conoscenza dei mezzi tecnologici e delle dinamiche di comunicazione. Però c’è anche una risorsa che è gratuita e che fa parte del nostro patrimonio, ed è la nostra esperienza, sono le nostre storie. Quindi il mio consiglio è quello di sfruttare il patrimonio di storie che fanno parte della nostra vita, perché lì dentro, a mio parere, c’è qualcosa che può fornire un propellente naturale alla nostra strategia. Le storie, le nostre storie, ciò che ci succede ogni giorno, il nostro modo di fare le cose, di osservare il mondo, di risolvere problemi, insomma, tutto quello che ci capita del nella vita, può essere materiale da utilizzare e quindi può fornire la base da cui partire per raccontarci.

Il potere della narrazione di sé

Poi, è chiaro – continua Fulvio –  ogni autore, ogni strategia è una cosa a sé; però, quello è un bacino da cui attingere e da cui partire per organizzare la nostra narrazione. Vedi, noi siamo le nostre storie e le storie sono qualcosa di interessante per le persone. Quando incontriamo una storia, la stiamo ad ascoltare perché abbiamo la consapevolezza che in qualche modo ne usciremo arricchiti; ci confrontiamo e confrontandoci con le storie degli altri riusciamo a capire quale sia il nostro posto nel mondo.

Questo è il potere della narrazione; quindi, partire dalla narrazione di noi vuol dire partire da qualche cosa che può coinvolgere chi sta dall’altra parte. Certo, bisogna trovare le storie giuste e avere la capacità di dar loro una forma adeguata; dobbiamo pensare che il nostro non è un narrare noi stessi a noi stessi; serve quell’attenzione per il nostro interlocutore che ci permetta di dare al racconto una forma intrigante.

I canali giusti per promuovere un libro

La curiosità di tutti coloro che devono attivarsi per promuovere il proprio libro ruota attorno alla scelta dei canali utili per questo tipo di promozione. Che cosa puoi aggiungere Fulvio?

Come dicevo prima, non esiste una ricetta che vada bene per tutti, ognuno deve trovare la propria strada. Posso dire che in genere quando lavoro ad una strategia di marketing per un professionista o per una piccola impresa – che di solito sono il mio campo – al centro del progetto c’è un sito internet; quindi, se devo indicare un canale preferenziale è questo. Per sito internet intendo dire un blog, un spazio che per natura possa essere costantemente aggiornato e ospitare contenuti sempre freschi. 

Il sito internet rimane al centro della comunicazione

Metto il sito internet al centro e considero tutto il resto un po’ come delle “bocche da fuoco”, cioè degli strumenti che servono a portar fuori da quel sito internet i vari contenuti. Credo sia questa la strada più facile da seguire; poi ogni canale di comunicazione utilizzato potrebbe avere un proprio piano editoriale, ed è questa la parola magica: strategia editoriale dedicata. Quindi, la cosa più semplice è partire dall’avere un sito internet e scegliere i canali che ritengo essere più congeniali a me e al mio pubblico di riferimento.

Quando dico “a me” significa, ad esempio, che per alcuni stare davanti a una telecamera è una cosa facile e per qualcun altro invece non lo è; quindi scegliere, ad esempio, YouTube come canale di amplificazione e il formato video, che è un formato che va bene sia per Instagram che per Facebook, può essere la soluzione adatta per qualcuno e per qualcun altro no. Insomma, tutto il resto lo si decide dopo, ma al centro c’è sito internet e i canali social. 

Come promuovere un libro su fb

Ho chiesto a Fulvio che ne pensa della promozione su Facebook.

Facebook, per gli scrittori è forse il canale ideale perché permette di utilizzare scrittura, fotografia e video; Instagram, dal canto suo, mette alla prova nell’abbinare fotografia e testi, e si possono sperimentare tutta una serie di forme diverse di contenuto.

Aggiungo alle indicazioni di Fulvio il fatto da Fb passano tanti lettori e spesso è il maggior bacino di pubblico interessato alla nostra pubblicazione.

Email e messaggistica

Un canale in cui credo molto, per la sua capacità di condurre a destinazione una strategia, è l’uso della mail e dei sistemi di messaggistica, perché portano la relazione con il pubblico di riferimento ad un livello un po’ più alto. La mail è un luogo privato e se qualcuno ti dice “questa è la mia mail, scrivimi” significa “non mi disturbi, sono interessato a te”; pensare quindi anche all’utilizzo della mail e lo stesso vale per un gruppo WhatsApp o per un canale Telegram.

L’importante, in fondo, è capire qual è il nostro pubblico di riferimento e cosa siamo in grado di produrre per questo pubblico. Questo è un passaggio fondamentale. 

Quanto bisogna essere bravi?

Sottopongo a Fulvio una domanda che arriva dal pubblico che ci sta seguendo: quanto bisogna essere bravi per promuovere un libro?

Questa domanda mi permette di dire qualcosa a proposito di un concetto che per me è fondamentale: la perfezione. A causa del marketing tradizionale, ci siamo abituati a pensare che il comunicare significhi mostrare un’immagine ineccepibile e quindi, quando siamo noi a dover comunicare, tendiamo un po’ a emulare quel modello e ci preoccupiamo di non essere all’altezza.

La verità è che l’essere umano per natura è qualcosa di imperfetto. Portare in scena la nostra storia non significa portare in scena una rappresentazione ideale di noi stessi; significa portare in scena noi stessi, con tutti i nostri limiti. Vorrei fare una riflessione sul valore dell’imperfezione nei canali social. Quando osserviamo una fotografia su Facebook o su Instagram, quando ci troviamo davanti alla fotografia pubblicata da un amico, scattata in un’occasione di una cena o in un luogo di vacanze, forse quella fotografia non è perfetta perché il nostro amico non è un fotografo provetto, ma quell’immagine è in grado di trasmetterci qualche cosa nonostante l’imperfezione, forse proprio per la sua imperfezione. Nella perfezione di un’immagine pubblicitaria, la prima cosa che vediamo è quel messaggio subliminale che dice “ti voglio vendere questa cosa che stai vedendo”; nell’imperfezione invece riconosciamo l’autenticità: quella fotografia imperfetta in qualche modo costituisce un valore per noi perché la riconosciamo come qualcosa di vero, a cui prestare attenzione. Non sarebbe stato così se fosse stato uno scatto perfetto.

E questo vale per tante espressioni della comunicazione; non dico di cercare l’imperfezione ad ogni costo, però di avere un po’ di tolleranza con noi stessi; d’altronde non possiamo pensare di comunicare in maniera perfetta fin dall’inizio se non l’abbiamo mai fatto, se ci presentiamo per per la prima volta in un contesto che non è il nostro e che non abbiamo mai provato. Dobbiamo testare, metterci alla prova, cercare di capire noi stessi e cosa siamo in grado di fare, e dobbiamo concederci anche lo spazio di qualche errore. Insomma, se quello che facciamo ora non è perfetto, miglioreremo nel tempo. Accettiamo questo principio che vale un po’ in tutti i campi e per tutti i canali di comunicazione.

Podcasting: da non sottovalutare

Oggi, per esempio, uno dei grandi fenomeni è il podcasting. Il podcast è una piattaforma di distribuzione di contenuti audio che trovo straordinaria. In passato ho avuto un’esperienza nel mondo delle radio private; mi ricordo l’epoca della radio degli anni ’80, che era una radio quasi pionieristica; in realtà la radio pionieristica era quella degli anni ’70 e negli ’80 cominciava ad essere qualcosa di un po’ più raffinato. Ecco, dobbiamo ritrovare quello spirito lì, quello spirito che ha permesso ai canali di comunicazione di esplodere e diffondere una cultura del fare le cose; dobbiamo concedere a noi stessi questo atteggiamento da pionieri nel momento in cui arriviamo in un territorio che non è il nostro.

Scrivere per promuovere la propria opera

La scrittura per comunicare la propria opera è diversa dalla scrittura narrativa, certo. La domanda che arriva dal pubblico è: quando abbiamo delle difficolatà andiamo avanti o ci affidiamo a qualcuno?

Che cosa consigli Fulvio?

Io dico: provateci. Non partite dal presupposto che scrivere sia questo e non quest’altro. Provate e vedete un po’ quello che succede. È un percorso, quello che ti porta a trovare la tua strada; un percorso in cui maturi la consapevolezza delle dinamiche e cresci poco alla volta, però devi superare quella paura. Viviamo in una società che tende un po’ a schiacciarci, il problema parte anche da lì. Abbiamo un certo timore per il giudizio degli altri: faccio questa cosa, oddio, cosa penseranno di me. Per questo motivo molti hanno il terrore di mettersi in gioco. In realtà, non ci sottraiamo mai al giudizio degli altri: in ogni momento della nostra vita siamo sotto gli occhi e il giudizio degli altri. A partire da quando usciamo di casa mattino e la nostra vicina di casa ci spia dalla finestra e giudica come siamo vestiti. Insomma, siamo sotto gli occhi del mondo in ogni momento della giornata. E se questo ci deve limitare, allora non arriveremo mai dove vogliamo arrivare; non si tratta di pensare di arrivare chissà dove, si tratta semplicemente di avere qualche cosa da dire e volerlo dire. Un autore fa questo.

Utilizzare gli strumenti a disposizione

Un autore è qualcuno che osserva il mondo e riceve degli input che trasforma in immagini meravigliose, e le porta sulla carta con la speranza di riuscire a condividere questa visione con altri. Se questo è il nostro desiderio dobbiamo uscire dagli schemi mentali e arrivare ad utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione. Abbiamo la fortuna di vivere un’epoca che non è mai esistita prima; la comunicazione, prima di venti anni fa, era un’altra cosa ed era nelle mani di chi poteva pagare. Oggi ci sono una serie di strumenti a disposizione di tutti e pagare è una scelta. Certo, il privilegio di poter utilizzare questi strumenti lo paghiamo in un altro modo: non con i soldi ma con i nostri dati personali. Però li abbiamo, utilizziamoli: sono un’opportunità. Cerchiamo di imparare a capire come funzionano, perlomeno guardiamoci dentro a quella scatola.

Come comunicare

Credo che il modo migliore sia porsi come siamo, punto e basta. Certo, è necessario trovare il giusto equilibrio nel momento in cui porti in scena te stesso, proprio come fa l’attore di teatro; rappresenti ciò sei come su un palcoscenico e occorre trovare quell’equilibrio e quella delicatezza che ti permettano di non addentrarti in ambiti non pertinenti o di trattare temi non adatti.

Serve un po’ di astuzia per portare in scena solo i temi che sono propriamente tuoi, con cui hai dimestichezza. Quando dico che dobbiamo mettere in scena noi stessi, portare in scena le nostre storie, significa riflettere su ciò che siamo, su quello che la vita ci ha insegnato, sulle considerazioni che traiamo dalle cose che impariamo ogni giorno e condividerle con gli altri. Consideriamo che i contenuti condivisi nei nostri canali di comunicazione sono il modo per stabilire un rapporto, per confrontarsi con il nostro pubblico, fatto di persone che nelle cose che noi diciamo possono trovare un valore.

La verità è che noi non andiamo bene per tutti e anche le cose che raccontiamo possono non andare bene per tutti. Noi stiamo stabilendo un dialogo con un qualcuno che ha delle affinità con noi e quindi può vedere del valore nelle nostre considerazioni, così come le nostre considerazioni hanno un valore per noi stessi. Dobbiamo cercare la strada che ci permetta di essere autentici, non i migliori.

mercato-editoriale

I compiti dell’editore

Su questo argomento mi sento di dire che l’editoria è cambiata, che c’è stata una vera e propria rivoluzione nel panorama editoriale. Non è vero che l’editore non faccia nulla per la promozione; certo, dipende anche dall’obiettivo che si è posto. Ritengo che un editore serio debba comunque e sempre fare cultura, quindi scegliere le opere da pubblicare in base a questo valore; di conseguenza, supporterà l’autore sul quale ha investito. È chiaro che adesso l’editoria si trova a confrontarsi con tutta una serie di problematiche e con una situazione che non è dovuta, se non in minima parte, a quello che stiamo vivendo in questi mesi, ma è una storia che ha radici lontane perché sono ormai vent’anni che l’editoria è in crisi.

La personalizzazione della promozione

Sganciamoci dall’idea che l’editore debba supportare lo scrittore in tutto e per tutto. Oggi assistiamo a una personalizzazione della promozione. Addirittura – questo l’ho visto con i miei occhi – spesso si è generato il fenomeno inverso: è l’editore che va a cercare l’autore perché lo segue e vede che sta facendo una bella comunicazione, perché tante persone lo seguono e perché è interessante; quindi si verifica anche questo fenomeno.

L’idea è che, sia che pubblichiamo con un editore sia che ci auto-pubblichiamo, il lavoro lo dobbiamo fare e lo dobbiamo fare bene. Poi è ovvio che un editore, una grande etichetta, ci possa dare un supporto. Ma è così anche con le piccole case editrici, perché ne vedo tante capaci di lavorare bene con l’autore. Quindi non è una questione di grande o piccolo editore, anche se è evidente che il grande, avendo più mezzi economici, riesca ad avere una distribuzione più capillare. 

Interessante la precisazione di Fulvio: “credo che il promuoversi sia un po’ slegato dal concetto del vendere il libro, cioè non significhi vendere il singolo libro. Il libro è semplicemente un oggetto, uno dei prodotti dell’autore, che può realizzare più di un libro. Lo scopo del promuoversi, dell’imparare a promuovere se stessi, è costruire quel rapporto che ti permetta di vendere innanzitutto te stesso, in un tempo illimitato; senza porsi il limite del promuovere quell’oggetto specifico. Credo che sia un po’ più importante costruire questo.”

Mettersi nei panni del lettore

Mettiamoci un po’ nei panni del lettore: ci sollecita Fulvio.

Quando siamo noi dall’altra parte, che cosa ci piace? Che cosa ci intriga? Quando scopriamo un autore che ci trasmette qualcosa, con quell’autore vorremmo stabilire un rapporto diverso, che va oltre quello che c’è sulla carta. Da autori, coltivare una propria strategia significa costituire qualcosa di appagante al di fuori di quel contesto che è il foglio di carta, vuol dire dare un senso superiore a ciò che abbiamo già trasmesso attraverso la carta. Credo che sia questo il senso da ricercare.

Fiducia e reputazione

Quindi c’è un prima e un dopo essere stati letti; il prima, è il conquistare la fiducia e creare quel terreno di reputazione tale per cui, nel momento in cui il lettore potenziale si troverà davanti alla scelta, sceglierà noi invece di qualcun altro; perché avrà capito che il tempo – non tanto il denaro, ma il tempo – che dedicherà a noi sarà tempo ben speso e ben investito: l’ha capito prima e quindi fa una scelta consapevole. E poi c’è un dopo, ed è tutto quello che succede attraverso i canali di comunicazione, in questo caso i social, che ti permettono di gestire la quotidianità. Ed ecco che quell’esperienza chiusa tra le pagine di un libro viene un po’ fuori, trova un sequel e si collega magari all’opera successiva nel momento in cui arriverà sul mercato.

Individuare i lettori

Se mi rivolgessi ad un’impresa o un professionista, che di solito hanno degli slot di tempo piuttosto consistenti dedicati alla creazione della strategia, suggerirei tecniche legate alla definizione della “buyer personas” che è sostanzialmente una simulazione del cliente tipo.

Nel caso dello scrittore, traendo spunto dalla dinamica tipica delle attività di marketing, quello che posso suggerire è di soffermarsi su quali siano le domande più ricorrenti che ci vengono poste; osserviamo le persone con cui interagiamo e cerchiamo di capire in che cosa siamo appaganti per loro; cioè, comprendere chi sia il nostro lettore, secondo me, arriva dopo aver capito con precisione che cosa siamo noi, quale sia “la ricetta della nostra torta”, e per capirlo confrontiamoci con quello che c’è sul mercato e chiediamoci in che cosa siamo differenti.

Mettiamo nero su bianco i nostri valori. Quali sono i nostri valori? Quali sono gli elementi che ci caratterizzano? È un lavoro di costante autoanalisi, usiamo pure questo termine. Dobbiamo porci tante domande ed essere attenti nell’osservare le reazioni di chi entra in contatto con noi; è questo che ci porta a individuare il nostro lettore tipo.

Il piano editoriale

Comprendendo cosa vogliono le persone da noi siamo anche in grado di elaborare il nostro progetto di comunicazione, che in ambito di comunicazione marketing si chiama “piano editoriale”, ovvero l’insieme delle azioni strategiche che puntano a un obiettivo o a una serie di obiettivi misurabili e passano attraverso la diffusione di contenuti. La parola “editoriale” ci connette alla creazione dei contenuti, alla creazione e diffusione di micro-informazioni per arrivare a costruire nella testa delle persone un’idea di noi che sia coerente, che coincida con la nostra personalità.

Il posizionamento

Nel marketing si definisce “posizionamento”.

Da consumatori lo sperimentiamo ogni giorno, quando confrontiamo i marchi presenti sul mercato: nella nostra testa, tra tanti prodotti, c’è un marchio che si trova qui e un marchio che si trova là. Tra le automobili, ad esempio, nella nostra testa c’è Fiat che si trova in un determinato punto e Mercedes in un altro; oppure, quando confrontiamo due prodotti della stessa nicchia di mercato, Mercedes e BMW le posizioniamo mentalmente nella stessa nicchia di mercato ma c’è una differenza di valore, una differenza a livello di percezione emozionale; ecco, questo è l’effetto del posizionamento. L’obiettivo della nostra strategia di comunicazione è quello, cioè far capire in che cosa siamo differenti dagli altri, dove siamo nello scacchiere di possibilità che un utente, o un potenziale lettore, si trova davanti. Se capiamo qual è la nostra posizione, possiamo lavorare per consolidarla.

Il metodo SIEPE

Ho chiesto a Fulvio di raccontare un metodo che ha ideato e che può essere utile nella promozione di contenuti.

A me piace giocare facendo formazione, perché credo che il gioco sia lo strumento migliore per imparare, per acquisire il giusto mindset, la mentalità giusta per affrontare le cose. Uno dei temi sui quali sollecito spesso le persone è quello di imparare ad osservare le cose che ci capitano ogni giorno in maniera un po’ distaccata e a pensarle come materiale narrativo; fare in modo che scatti nella testa il meccanismo per cui, quando succede una cosa, pensiamo: “Ah, questa cosa la posso raccontare”.

Per questo mi sono inventato alcuni giochi e in particolare un metodo che si chiama SIEPE. SIEPE è l’acronimo di: Soluzioni, Ispirazioni, Emozioni, Persone ed Eventi, che sono dei filoni editoriali. In pratica, se non sappiamo come organizzare le cose che vogliamo raccontare attraverso i canali di comunicazione, proviamo a pensare a questi cinque filoni principali di argomento.

Soluzioni: un esempio

Ad esempio: Soluzioni. Analizza quali siano i problemi che ti capita di risolvere alle persone e racconta come li risolvi. È un filone di contenuti molto stimolante: le persone prestano attenzione alla soluzione di un problema perché magari è lo stesso che devono affrontare anche loro e cercano di capire come uscirne, oppure cercano un modo alternativo per fare ciò che fanno ogni giorno; e così funziona per ognuno degli altri filoni.

Un gioco che si chiama Plume shake

Da questo metodo è nato un gioco che si chiama Plume shake che è una sorta di slot-machine nella quale schiacci un pulsante ed ecco che parte un meccanismo combinatorio che suggerisce una serie di spunti e di idee per comporre delle storie. Niente di nuovo, perché anche Gianni Rodari utilizzava meccanismi di questo genere per stimolare la fantasia dei bambini e stimolarli a creare delle storie. Nel mio caso ho dato a questo meccanismo un’ispirazione un po’ più “aziendalese”, cercando di stimolare l’utilizzo delle storie di impresa o degli accadimenti professionali, per inquadrarli poi all’interno della strategia di comunicazione e del piano editoriale. Quindi si tratta di inventare delle storie partendo dagli spunti che la combinazione di Plume Shake di volta in volta propone, questo è il gioco.

Come promuovere un libro: scopri il libro che ti aiuterà

Se vuoi davvero acquisire strategie fondamentali per saperti promuovere prenota la tua copia del volume “Come promuovere un libro” scritto da me e da Fulvio Julita. Facendo così sosterrai la pubblicazione del libro che arriverà direttamente a casa tua. 

LEGGI ANCHE

Lavorare nell’editoria: quali sono oggi le professioni?

Lavorare nell’editoria: quali sono oggi le professioni?

C'è ancora possibilità oggi di lavorare nell'editoria? Va detto che il settore ha subito un'evoluzione che ha inciso sulle modalità di svolgere le diverse professioni editoriali. C’erano una volta le case editrici che raccoglievano in sé buona parte delle figure...

Come scrivere i titoli efficaci e coinvolgenti

Come scrivere i titoli efficaci e coinvolgenti

Se ti stai chiedendo come scrivere i titoli dei tuoi articoli o dei tuoi libri sappi che la domanda è più che mai legittima perché i titoli sono importanti, costituiscono non solo il biglietto da visita con cui si presenta un testo ma, se ben pensati, sono in grado di...

I dialoghi: come scriverli bene e renderli efficaci

I dialoghi: come scriverli bene e renderli efficaci

I dialoghi: diciamo la verità, quando leggiamo un racconto o un romanzo, i dialoghi sono i momenti che ci piacciono di più, quelli in cui abbiamo la sensazione di vedere in azione i personaggi di cui ci siamo fatti un’idea precisa nella testa. La sequenza dialogica in...

Crowdfunding libri: editoria e opportunità per scrittori

Crowdfunding libri: editoria e opportunità per scrittori

Oggi, con sempre più insistenza, si parla di crowdfunding libri. Che cosa significa? Possiamo dire che, insieme all’editoria tradizionale e al self publishing, il crowdfunding sia diventata a tutti gli effetti la terza via di pubblicazione di libri, a mio avviso una...

Come fare un buon tema? Consigli da applicare subito

Come fare un buon tema? Consigli da applicare subito

Abbiamo fatto tutti i conti con il tema e magari ci siamo domandati: come fare un buon tema? Il tema: per alcuni studenti rappresenta la formula migliore per esprimere se stessi, per altri un incubo. E tra i luoghi comuni che si sentono ripetere c’è anche quello di...

Pin It on Pinterest

Share This