editing-romanzi

La Scheda del personaggio: il focus della narrativa 

Senza i personaggi non c’è storia, ecco perché una buona Scheda del personaggio è il punto di partenza di una narrazione romanzata. Credimi, quando non c’è studio sul personaggio si capisce subito perché è come vedere una persona senza i contorni definiti, senza una vera caratterizzazione. Aggiungo: senza trasformazione del personaggio non c’è sviluppo. Lo dice anche Dara Marks in un libro imperdibile (che ogni esordiente dovrebbe studiare, ma studiare a fondo) – L’arco di trasformazione del personaggio – senza evoluzione non c’è storia, niente che coinvolga il lettore.

 

Perché iniziare dai personaggi 

I personaggi non sono solo un elemento della narrazione: sono la narrazione. Ogni storia prende vita quando qualcosa accade a qualcuno. Ed è proprio il modo in cui quel qualcuno reagisce, cambia, cresce o fallisce a generare l’interesse del lettore. È facile cadere nella tentazione di iniziare da un’idea di trama, magari anche brillante o ricca di colpi di scena, ma una buona trama senza personaggi ben costruiti rimane una struttura vuota. Attenzione: non sto dicendo che questo non possa accadere ma, se ci pensi, che cos’è una trama? La vicenda di uno o più personaggi. Ritorniamo da dove siamo partiti.

Quando conosci bene il tuo o la tua protagonista – le sue paure, i desideri, le contraddizioni, i limiti – tutto ciò che accade nella storia acquista un vero senso. Le sue scelte non appaiono forzate ma inevitabili. E così la narrazione diventa credibile e chi legge si lascia del tutto coinvolgere. Sai che cosa ti dico? Che se il personaggio c’è, la storia lo chiamerà, cioè sarà una storia coerente con il carattere che hai creato. Per questo il lavoro iniziale sui personaggi è il vero investimento. Interrogati sui tuoi personaggi, sviscerali, approfondiscili fino allo sfinimento. Per esempio, quando un testo presenta un problema di struttura o di trama, in genere, è perché il personaggio non è stato “lavorato” bene e la storia non fluisce.

La tridimensionalità dei personaggi 

Un personaggio tridimensionale possiede profondità, complessità e coerenza, risultando credibile e coinvolgente per il lettore. A differenza dei personaggi “piatti”, che si limitano a pochi tratti distintivi e spesso rappresentano stereotipi, i personaggi tridimensionali mostrano una gamma completa di emozioni, motivazioni e contraddizioni, simili a quelle degli esseri umani reali.​

Secondo il drammaturgo Lajos Egri, un personaggio ben costruito si sviluppa attraverso tre dimensioni fondamentali: fisiologica, sociologica e psicologica. La dimensione fisiologica comprende aspetti come l’aspetto fisico, l’età, il sesso e la salute. La dimensione sociologica riguarda il background sociale, l’educazione, la professione e le relazioni interpersonali. Infine, la dimensione psicologica esplora la personalità, le emozioni, i desideri, le paure e le motivazioni del personaggio.​

Per creare personaggi tridimensionali, è essenziale dedicare tempo alla loro costruzione, esplorando ogni aspetto della loro esistenza. Questo processo include la scrittura di biografie dettagliate, l’analisi delle loro reazioni in diverse situazioni e la comprensione delle loro relazioni con gli altri personaggi. Inoltre, è importante mostrare, piuttosto che raccontare, le caratteristiche dei personaggi attraverso le loro azioni, dialoghi e decisioni, permettendo al lettore di dedurre le loro qualità e difetti: su questo ci torno tra poco.

Un personaggio tridimensionale evolve nel corso della narrazione, affrontando conflitti interni ed esterni che lo portano a cambiare o a rafforzare le proprie convinzioni. Questa evoluzione rende la storia più dinamica e coinvolgente, poiché il lettore si identifica con il personaggio e si interessa al suo destino.​ 

Consiglio la lettura di questi due testi di Lajos Egri

L’arte del personaggio

L’arte della scrittura drammaturgica 

 

Prima la trama o prima i personaggi? 

Come dicevo, punto tutto sul personaggio. In fondo, man mano che costruisci il personaggio, costruisci la trama. Uno degli errori più comuni è costruire una trama dettagliata e poi “inserire” i personaggi come se fossero pedine della storia. Ma i personaggi non sono pedine da muovere su una scacchiera narrativa: sono esseri umani immaginari, con la complessità e l’imprevedibilità che questo comporta. 

Quando i personaggi vengono creati solo per rispondere alle esigenze del plot risultano artificiali. Le loro azioni sembrano forzate, le emozioni superficiali, e il lettore se ne accorge. Una storia popolata da personaggi piatti, che non sembrano vivere al di fuori della pagina, difficilmente riuscirà a coinvolgere davvero.

 

La coerenza psicologica 

La Scheda del personaggio ha la funzione di definire la psicologia di chi sarà protagonista della storia.

Un personaggio coerente, ben definito, donerà anima alla storia. Se conosci davvero il tuo protagonista non potrai costringerlo a compiere azioni che non gli appartengono solo per far avanzare la trama. Si configurerebbe una vera caduta narrativa. Sarà invece la sua coerenza interiore a suggerire la direzione degli eventi, a generare tensione narrativa, a creare ostacoli e soluzioni plausibili.

Il plot non è altro che la conseguenza delle scelte che i tuoi personaggi fanno di fronte ai conflitti. E quelle scelte, per essere credibili, devono nascere da una struttura psicologica solida. 

Ricorda: non adattare i personaggi alla trama, ma lasciare che sia la trama a emergere dai personaggi. 

Un personaggio coerente, ben definito darà anima alla storia. Se conosci davvero il tuo protagonista non potrai costringerlo a compiere azioni che non gli appartengono solo per far avanzare la trama. Si configurerebbe una vera caduta narrativa. Sarà invece la sua coerenza interiore a suggerire la direzione degli eventi, a generare tensione narrativa, a creare ostacoli e soluzioni plausibili.

editare un libro

Scrivere la biografia dei personaggi 

Lo consiglio sempre agli autori e alle autrici che seguo: prima, scrivi la biografia dei personaggi. 

Si tratta di ascoltare la voce del personaggio, lasciarlo emergere senza forzature. Che tipo è? Come parla, come guarda il mondo? Come ride? È impulsivo o riflessivo? Questo processo può sembrare astratto, ma è concreto per chi scrive. Definire i personaggi non significa solo stabilire che lavoro facciano o dove vivano, ma comprendere i meccanismi interiori che li muovono. Cosa desiderano profondamente? Di cosa hanno paura? Come reagiscono di fronte al dolore, al successo, al rifiuto? Ogni personaggio ha un centro emotivo da cui partono tutte le sue azioni. Devi individuarlo.

Scrivere la biografica vuol dire, molto probabilmente, che nessuna riga di quel testo finirà nel romanzo, servirà a te come mappa. Racconta la sua infanzia, le esperienze formative, i traumi, le relazioni, le tappe della sua crescita. Dove ha vissuto, chi ha amato, quali eventi lo hanno cambiato o cambiata per sempre. Emergeranno dettagli e sfumature che potrai usare nella narrazione. Ti permetterà di conoscere il personaggio così bene da sapere come si comporterebbe in qualsiasi situazione. E questa familiarità farà la differenza quando sarà il momento di scrivere davvero: ogni gesto, ogni battuta, ogni scelta saranno coerenti. 

Il lavoro invisibile è il lavoro che non si vede, ma si sente. Ed è ciò che rende un personaggio indimenticabile.

 

La scheda del personaggio: uno strumento indispensabile 

Chi scrive narrativa non può fare a meno di una bussola interiore che gli permetta di orientarsi lungo il percorso della storia. Mi pare chiaro che quella bussola sia la scheda del personaggio: uno strumento tanto semplice quanto potente. È un lavoro, come ho detto, che non va mostrato al lettore, ma che ne influenzerà profondamente l’esperienza di lettura.

 

Cosa deve contenere una scheda completa 

Una scheda ben fatta non si limita a descrivere l’aspetto del personaggio. Serve a definire un essere umano a tutto tondo, come se esistesse realmente. Dovrebbe includere:

Dati anagrafici: nome, età, data e luogo di nascita, professione, stato civile.

Contesto sociale e culturale: ambiente familiare, livello di istruzione, classe sociale, religione, eventuale appartenenza politica o ideologica.

Relazioni importanti: famiglia, amici, nemici, legami affettivi rilevanti.

Passato significativo: eventi che lo hanno segnato, successi, traumi, cambiamenti radicali.

 

Aspetti fisici, caratteriali, emotivi e motivazionali 

Ogni personaggio ha un corpo e una mente. Ecco perché la scheda deve comprendere:

Aspetti fisici: statura, corporatura, colore degli occhi e dei capelli, eventuali segni distintivi, modo di vestire, andatura, gestualità.

Tratti caratteriali: punti di forza e debolezze, temperamento, qualità morali, difetti, abitudini, tic.

Emotività: come gestisce le emozioni? Che cosa lo commuove, lo fa arrabbiare, lo paralizza o lo motiva?

Comunicazione: tono di voce, ritmo, registro linguistico, canale rappresentazionale preferito (visivo, uditivo, cinestesico).

 

Il bisogno interiore (il “need”) e il fattore scatenante 

Due elementi fondamentali danno spessore narrativo al personaggio e direzione alla storia: il need e il fattore scatenante.

Il bisogno interiore è ciò che manca al personaggio, anche se spesso non lo sa. Può essere un bisogno d’amore, di riscatto, di riconciliazione, di perdono, di libertà. È il motore silenzioso che guida ogni sua azione.

Il fattore scatenante (o “incidente iniziale”) è l’evento che rompe l’equilibrio iniziale e costringe il personaggio a mettersi in moto. È l’occasione narrativa per far emergere il bisogno e iniziare il viaggio trasformativo.

 

L’ispirazione: da dove nascono i personaggi 

Non esiste un’unica fonte da cui trarre ispirazione per creare i personaggi: ogni autore ha il suo modo, il suo sguardo sul mondo e sulle persone. Alcuni personaggi nascono da un’intuizione. Altri emergono sedimentandosi nella memoria fino a farsi riconoscere. In ogni caso, ciò che conta non è da dove provengano, ma come vengono lavorati e resi vivi sulla pagina.

Fantasia, realtà, osservazione e memoria

C’è chi crea personaggi completamente inventati, modellati su figure archetipiche o immaginari originali. C’è chi si ispira a persone reali: familiari, amici, colleghi, incontri fugaci che hanno lasciato un’impressione profonda. Altri ancora combinano elementi diversi, mescolando esperienze personali e tratti osservati nella realtà.

Anche la memoria è una miniera preziosa: non solo quella autobiografica, ma anche quella emozionale. I ricordi di come ci si è sentiti in certe situazioni diventano materiali vivi da trasferire nei personaggi, anche se le circostanze concrete sono diverse. Un gesto visto in metropolitana, un tono di voce sentito per caso, una fotografia ingiallita possono diventare la scintilla da cui nasce una nuova figura narrativa.

Allenare la sensibilità e lo spirito di osservazione 

Lo scrittore è, prima di tutto, un osservatore. Allenare la propria capacità di cogliere dettagli – nelle persone, nei loro modi di parlare, nei silenzi, nelle posture –  è essenziale per costruire personaggi credibili e sfaccettati. La sensibilità non è solo una qualità emotiva, ma uno strumento di analisi: permette di leggere tra le righe, di comprendere ciò che non viene detto, di immaginare il mondo interiore dell’altro.

Avere uno spirito di osservazione allenato significa prestare attenzione anche alle incoerenze, ai momenti in cui qualcuno agisce “fuori personaggio”: sono proprio quelle sfumature a rendere un individuo reale, e un personaggio interessante.

Strumenti alternativi: PNL e canali rappresentazionali 

Quando si parla di costruzione dei personaggi, ogni strumento utile ad arricchirne la complessità è benvenuto. Uno di questi, sebbene non appartenga alla narrativa in senso stretto, è la Programmazione Neuro Linguistica (PNL). Pur non essendo una disciplina scientificamente riconosciuta, la PNL offre alcune chiavi interpretative interessanti per comprendere come le persone percepiscono il mondo e come comunicano. Ed è proprio questo che può rivelarsi utile per chi scrive: osservare e riprodurre le modalità individuali di elaborazione dell’esperienza, per dare ai personaggi voce, stile e coerenza.

Che cos’è la PNL 

La PNL parte dal presupposto che ciascuno di noi filtra la realtà attraverso un sistema personale di rappresentazione sensoriale. In altre parole, usiamo i nostri sensi – vista, udito, tatto, olfatto, gusto – non solo per percepire l’esterno, ma anche per organizzare le esperienze e comunicarle. Questo filtro influenza il linguaggio, la postura, il tono di voce, perfino il modo di pensare. Ed è proprio qui che entra in gioco la narrativa.

Visivi, uditivi, cinestesici: come riconoscerli 

Secondo la PNL, esistono tre principali canali rappresentazionali:

  • Visivo: chi predilige questo canale tende a ragionare per immagini. Parla in fretta, usa molti gesti ampi, e impiega espressioni come “vedo chiaro”, “mi è venuta un’idea luminosa”, “mettere a fuoco”. I personaggi visivi sono spesso energici, rapidi nel pensiero e nell’azione, attratti dall’estetica e dai dettagli visivi.
  • Uditivo: le persone uditive elaborano meglio ciò che sentono. Hanno un tono di voce più modulato, fanno pause ben calibrate e prediligono frasi come “me lo sento dire”, “mi suona bene”, “ascolta bene”. I personaggi uditivi possono essere riflessivi, amanti della musica o del dialogo, più inclini alla logica sequenziale.
  • Cinestesico: questo canale è legato alle sensazioni corporee, al tatto, all’olfatto, al gusto. Chi lo predilige tende a parlare lentamente, con voce profonda, cercando spesso il contatto fisico. Usa espressioni come “mi tocca profondamente”, “ho una brutta sensazione”, “toccare con mano”. I personaggi cinestesici sono spesso emotivi, empatici, e profondamente legati alla concretezza e alla fisicità.

Applicare i canali rappresentazionali alla scrittura 

In narrativa, questi canali rappresentazionali possono essere usati per caratterizzare i personaggi in modo originale e coerente. Attribuire a ciascuno un “canale dominante” ti permette di differenziarli nel parlato, nei pensieri, nei gesti. È un trucco raffinato, che dona tridimensionalità e realismo ai tuoi protagonisti e, allo stesso tempo, evita l’omologazione delle voci.

Per esempio, in un dialogo, un personaggio visivo potrebbe dire: “Mi è tutto chiaro, finalmente vedo la soluzione”, mentre un cinestesico potrebbe esprimere lo stesso concetto dicendo: “Ora la sento giusta, mi scorre dentro”. Il contenuto è simile, ma il modo di esprimerlo racconta molto di più.

Naturalmente, questo strumento non va usato in modo meccanico. Non si tratta di etichettare i personaggi, ma di ispirarsi a queste categorie per rendere la loro voce più autentica. 

Ti consiglio la lettura del mio articolo “Creare personaggi con i canali rappresentazionali

Si tratta di ascoltare la voce del personaggio, lasciarlo emergere senza forzature. Che tipo è? Come parla, come guarda il mondo? Come ride? È impulsivo o riflessivo? Questo processo può sembrare astratto, ma è concreto per chi scrive. Definire i personaggi non significa solo stabilire che lavoro facciano o dove vivano, ma comprendere i meccanismi interiori che li muovono. Cosa desiderano profondamente? Di cosa hanno paura? Come reagiscono di fronte al dolore, al successo, al rifiuto? Ogni personaggio ha un centro emotivo da cui partono tutte le sue azioni. Devi individuarlo.

editare un libro

Show don’t tell: il personaggio nella narrazione 

Uno dei principi fondamentali della scrittura narrativa – forse il più citato ma anche il più frainteso –  è il celebre “Show, don’t tell”, ovvero “mostra, non dire”. Applicarlo correttamente è essenziale per rendere i personaggi vivi, credibili, memorabili. Non basta dire al lettore com’è un personaggio: bisogna farlo vedere in azione.

Evitare la descrizione enciclopedica 

Una trappola comune, soprattutto quando si è investito molto nella costruzione dei personaggi, è voler condividere tutto ciò che si è scoperto su di loro. Il risultato? Lunghe descrizioni statiche, quasi da scheda anagrafica, che rallentano il ritmo e appiattiscono l’interesse. Quasi tutti i giorni, nelle revisioni dei testi, trovo espressioni di questo tipo: “era davvero un uomo coraggioso, che non si sarebbe fatto piegare da nulla”.

Questa è un’etichetta, è un dire e non un mostrare.

Dire che un personaggio “era davvero un uomo coraggioso, che non si sarebbe fatto piegare da nulla” non ha lo stesso effetto che mostrarlo mentre si comporta in modo coraggioso, affrontando un nemico o un ostacolo.

Descrivere in modo diretto le qualità, i sentimenti, le intenzioni del personaggio priva il lettore del piacere della scoperta. E il lettore vuole scoprire, non essere istruito.

Far emergere la personalità attraverso le azioni 

Devi far parlare il personaggio attraverso ciò che fa, ciò che dice, e soprattutto come lo fa. Un gesto, una reazione fuori luogo, una parola evitata possono dire molto più di un’intera pagina di spiegazioni. Mostrare significa lasciare che il lettore intuisca chi è il personaggio, senza bisogno che glielo si dica apertamente.

Un esempio semplice: invece di scrivere “Giulia era insicura”, puoi mostrarla mentre cambia tre volte vestito prima di uscire, mentre cerca conferme negli occhi degli altri, mentre esita a parlare durante una riunione. Ogni dettaglio costruisce la sua identità in modo naturale e narrativo.

Anche i dialoghi sono uno strumento potentissimo per rivelare la psicologia dei personaggi. Le parole che scelgo, i silenzi, i toni, le interruzioni, tutto contribuisce a far emergere chi sono.

Il principio dello Show don’t tell non è un divieto assoluto, ma un invito a fidarsi dell’intelligenza del lettore. A lasciargli lo spazio per interpretare, immaginare, sentire. Quando i personaggi agiscono, anziché essere spiegati, diventano reali. E la storia prende vita con loro.

I personaggi raccontano la storia 

I personaggi – ormai è chiaro, vero? – sono il fondamento stesso del racconto. Investire tempo nella creazione dei personaggi non è un passaggio secondario o accessorio: è un investimento sulla qualità complessiva del romanzo. Un protagonista ben pensato genera relazioni più autentiche, dialoghi più credibili, conflitti più potenti. E, soprattutto, emozioni più vere. Quelle che il lettore porterà con sé molto tempo dopo aver chiuso il libro.

Dedicarsi ai personaggi significa dare un’anima alla storia. E quando la storia ha un’anima possiede tutto ciò che serve.

Hai bisogno di lavorare su personaggi e trama?  Vuoi averer aggiornamenti utili? Insieme possiamo trasformare il tuo romanzo e realizzare il tuo sogno.

Iscriviti alla mia Newsletter

LEGGI ANCHE

Scrittura accademica: che cos’è e  come si pratica

Scrittura accademica: che cos’è e come si pratica

La scrittura accademica: che cosa s’intende davvero con questa definizione? Nel mondo della formazione universitaria e della ricerca, la scrittura accademica rappresenta una competenza fondamentale, spesso trascurata o fraintesa. Non si tratta di "scrivere bene", ma...

Perché avere un sito web se scrivi

Perché avere un sito web se scrivi

Perché avere un sito web? Perché se svolgi una professione nell’ambito della scrittura è una scelta di autorevolezza e ti permette di raggiungere un vasto pubblico, di creare una tua community

Pin It on Pinterest

Share This