ritmo narrativo

Ritmo narrativo: ma di che cosa si tratta? 

Se sei appassionato di scrittura, sei un autore o anche un lettore attento avrai di certo sentito esprimere delle considerazioni sul ritmo narrativo. Se ne parla molto quando si scrivono o si leggono recensioni di testi perché non può mancare una valutazione sul ritmo della scrittura.

Il ritmo narrativo è il tempo in cui si svolgono gli eventi narrati, o meglio, tutti gli eventi narrati in un romanzo – e il romanzo stesso – si modulano su un ritmo narrativo che può avere diverse velocità. 

 

Il ritmo narrativo: come si caratterizza 

Penso che ogni storia abbia il proprio ritmo narrativo adatto e lo scrittore esprime attraverso lo stile. Dal ritmo narrativo dipende il coinvolgimento del lettore. Se il ritmo si adatta alla storia – e viceversa – la lettura ci appassiona.

Come può essere il ritmo narrativo?

  • Lento: in questo caso gli eventi sono narrati in modo dettagliato, spesso minuzioso. Chi scrive si prende il tempo per entrare nei particolari e spiegare i vari passaggi. Questo non significa essere prolissi. Il rischio del ritmo lento è quello di diventare troppo particolareggiato, di rivestirsi di elementi superflui, di annoiare il lettore. Ma ci sono ritmi lenti (come l’esempio che vi riporto nel prossimo paragrafo) che sanno affascinare il lettore. In genere il ritmo lento è creato dalla costruzione di frasi lunghe e spesso articolate. Si usano di più virgole e punti e virgola rispetto al punto fermo.
  • Veloce: la narrazione è meno dettagliata. Le frasi in genere sono brevi, con più punti che virgole. Il susseguirsi degli eventi ha un ritmo con poche pause o addirittura – nelle storie d’azione – nessuna pausa.  

Il ritmo narrativo quindi è dato non solo dal fatto che ci si dilunghi o meno nella narrazione degli eventi ma anche da:

  • utilizzo della punteggiatura,
  • gestione del fraseggio,
  • abbondanza o meno di aggettivi o avverbi.

Tipi di ritmo narrativo 

Possiamo parlare quindi di diverse tipologie di ritmo narrativo. Il valore di una storia non può prescindere dalla scelta del ritmo. Per questo chi scrive dovrebbe sempre considerare questo elemento e la sua importanza.

 

Alla ricerca del tempo perduto: ritmo lento che affascina 

Può essere molto interessante rileggere l’incipit di un capolavoro quale Alla ricerca del tempo perdutoLa strada di Swann (nella traduzione di Natalia Ginzburg).

Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera. A volte, non appena spenta la candela, mi si chiudevan gli occhi così subito che neppure potevo dire a me stesso: ‘M’addormento’. E, una mezz’ora dopo, il pensiero che dovevo ormai cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro, sembrandomi averlo ancora fra le mani, e soffiare sul lume; dormendo avevo seguitato le mie riflessioni su quel che avevo appena letto, ma queste riflessioni avevan preso una forma un po’ speciale; mi sembrava d’essere io stesso l’argomento del libro: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco primo e Carlo quinto.”

Non possiamo certo dire che sia un’entrata in scena d’azione e che quindi il ritmo sia veloce. Anzi, è lento. Ma di quella lentezza che io chiamo “morbida” che in qualche modo ci cattura e ci affascina. Osservate il complemento di tempo con cui si apre la narrazione: “per molto tempo”, ci fa sentire la tonalità del “C’era una volta”, esprime una continuità, un prolungamento dell’azione e ha un grande potere evocativo. 

Il ritmo è il tempo con cui percorriamo una strada. Ma è anche la modalità con cui conduciamo il lettore attraverso la narrazione e riusciremo a conquistarlo solo se il ritmo sarà quello giusto per la storia che raccontiamo.

il ritmo narrativo

 La leonessa bianca di Mankell: ritmo veloce che conquista 

La leonessa bianca è un romanzo di genere giallo dell’autore svedese Henning Mankell. Lo cito come esempio ma sono molti i testi che potrei riportare per mostrare l’efficacia di un ritmo veloce.

Da questo testo è stato tratto anche un film. 

Nella storia ci sono varie vicende che s’intrecciano e che richiedono una narrazione molto coesa, senza sbavature o rallentamenti. La tensione deve essere tenuta alta. 

Ecco l’incipit (nella traduzione di Giorgio Puleo per Marsilio).

“Sudafrica 1918. Nel tardo pomeriggio del 21 aprile 1918, tre uomini si incontrarono in un modesto caffè nel quartiere di Kensington a Johannesburg. Tutti e tre erano giovani. Werner van der Merwe, il più giovane, aveva appena compiuto diciannove anni. Il più vecchio, Henning Koppler, ne aveva ventidue. Il terzo uomo, Hans du Pleiss, avrebbe compiuto ventidue anni dopo qualche settimana. Si erano incontrati proprio quel giorno per decidere come avrebbero celebrato il suo compleanno. Nessuno dei tre aveva la benché minima idea che quel loro incontro in un bar di Kensington avrebbe avuto un’importanza storica”.

 

Da notare che inizia con un luogo e una data. Siamo molto lontani dal complemento di tempo prolungato di Proust che abbiamo visto prima. Qui l’attacco è deciso e preciso: ci sono un luogo e un anno ben definiti, anzi, anche un giorno. Inoltre, conosciamo subito alcuni personaggi e ci viene detto che quel loro incontro avrà un’importanza storica.

Il ritmo è veloce, in poche righe abbiamo tanti elementi e sappiamo che qualcosa di importante sta per accadere. 

 

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry: ritmo narrativo alternato

Se c’è un testo che cito spesso come esempio è proprio L’imprevedibile viaggio di Harold Fry.

In questo testo l’autrice, Rachel Joyce (eh, un bel peso di cognome) compie, grazie allo stile, delle variazioni di ritmo. Harold parte per un viaggio non previsto e con le sue scarpe da vela inizia a camminare per raggiungere un’amica malata. Leggendo ci rendiamo conto che il fraseggio sembra seguire i ritmi – a volte lenti, a volte serrati – della camminata del protagonista. Interessante studiare le frasi che la scrittrice costruisce a seconda della fase in cui la storia si trova. Questo ci mostra come in un romanzo i ritmi narrativi possano essere più d’uno. In realtà non è facile e non sempre consigliabile tenere sempre lo stesso ritmo narrativo. In alcune storie, dalle vicende serrate, sarebbe insostenibile non inserire dei passaggi di ritmo più lento. 

 

Scrivere Bop: a ritmo di jazz 

Quando si parla di ritmo narrativo non si può citare il manifesto della beat generation: Scrivere Bop di Jack Kerouac.

Il testo non è più così facile da reperire ma è molto interessante perché si pone in antitesi con quanto in letteratura era stato prodotto fino a quel momento (Kerouac visse tra il 1922 e il 1969). I sostenitori del manifesto propugnavano una scrittura quasi a ritmo di jazz, il bop appunto.

Bebop, abbreviato in bop, è uno stile del jazz che si sviluppò a New York negli anni Quaranta. Si caratterizza per i tempi molto veloci, le scelte armoniche innovative. Così si auspica un ritmo della scrittura battente, senza revisioni, con poca punteggiatura “se non il vigoroso trattino”. L’immersione dell’autore nel proprio mondo immaginario senza filtri o intrusioni dell’editing.

Va detto che era già stato diffuso in quegli anni Il manifesto del futurismo, scritto da Filippo Tommaso Marinetti e pubblicato nel febbraio 1909. Ecco che cosa sosteneva. 

Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.”

 

Studiare il ritmo 

Come si può approfondire questo argomento, esercitarsi nel perfezionamento del ritmo narrativo? Prima di tutto leggendo e osservando come, nei vari testi, viene costruito il ritmo. Poi bisogna sperimentare, provare a scrivere diverse variazioni ritmiche sulla base di quello che scriviamo. 

 

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