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Norme redazionali: indispensabili per chi scrive 

Norme redazionali: sappiamo tutti che cosa siano? Di certo abbiamo chiara l’idea che riguardino il mondo dell’editoria, i libri e la scrittura.

Chi scrive può stabilire un proprio vademecum di norme redazionali da applicare nei propri testi. Non vanno inventate, ci mancherebbe. Sono tratte dalle principali consuetudini che regolano il linguaggio scritto.

 

Vere guide di stile 

Le norme redazionali, dette anche norme editoriali, sono quelle soluzioni convenzionali, vere e proprie guide di stile, che servono a ordinare gli scritti da un punto di vista grafico e formale.

Non stiamo parlando di regole ortografiche o grammaticali, quelle non si discutono.

Po’, nel senso di poco, si scrive con l’apostrofo e non con l’accento e chi invece usa l’accento sbaglia. Se capita di trovarlo nei testi pubblicati anche da grandi autori ed editori, siamo di fronte a un refuso e non a una norma redazionale differente.

Le norme redazionali caratterizzano il lavoro degli editori e ogni casa editrice ha, o dovrebbe avere, le proprie norme e consegnarle sempre all’autore quando deve rivedere o scrivere un testo da pubblicare. Saranno poi i redattori e correttori di bozze a verificare che tutto corrisponda a quanto richiesto.

Ma vediamo nel dettaglio qualcuna delle norme redazionali più importanti.

 

Inserire le note 

Si può scegliere di collocare le note in un’appendice alla fine del testo oppure a fine di ogni capitolo. La scelta più diffusa – e forse la più agevole – è quella di inserire le note a piè di pagina numerandole progressivamente. Ad ogni capitolo la numerazione riprende.

 

Come inserire le note in word 

Sembra facile ma non tutti conoscono i passaggi per inserire le note in word.

  • La prima cosa da fare è posizionarsi nel punto in cui s’intende aggiungere la nota.
  • Dal menu Inserisci si seleziona: inserisci nota a piè di pagina.
  • Word inserisce automaticamente un segno di riferimento nel testo e riporta il segno di nota a piè di pagina.
  • A questo punto, si può digitare la nota a piè pagina.

Se si vuole aggiungere una nota di chiusura.

  • Posizionarsi e cliccare nel punto in cui s’intende aggiungere la nota di chiusura.
  • Dal menu inserisci si seleziona: inserisci nota di chiusura.
  • Word inserisce il segno di nota di chiusura nel punto indicato del testo e il richiamo a fine documento.
  • Digitare il testo della nota di chiusura.

 

Numerare le pagine 

La prima regola da seguire è quella di impostare le pagine del tuo testo in modo ordinato e gradevole alla vista. Dopotutto, se hai deciso di scrivere è perché desideri essere letto, per questo dovrai fare in modo di rendere agevole l’operazione a chiunque si avvicini alle tue parole (editor, editore, agente letterario o lettore finale che sia).

Numera le pagine, mi raccomando. Questa non dovrebbe essere un’opzione, ma un imperativo. È una condizione che anch’io, come editor, richiedo sempre in fase preliminare a chi mi vuole sottoporre i propri scritti.

Verifica che le pagine del tuo testo “respirino” vale a dire che l’interlinea non sia troppo stretto, la dimensione dei caratteri almeno di grandezza 12, il tipo di carattere pulito e facile da leggere.

Valuta anche se e quante volte sei andato a capo. Mi è capitato spesso di imbattermi in testi in cui le frasi si susseguivano una dopo l’altra, senza mai neanche un invio. Ti assicuro che scritti del genere non predispongono alla lettura e danno subito un’idea di pesantezza.

 

Come scrivere la bibliografia 

Capita spesso di dover citare, all’interno del nostro testo, altri libri. Anche in questo caso ci sono norme redazionali utili.

Le citazioni vanno impostate in questo modo:

  • nome e cognome dell’autore
  • titolo dell’opera, meglio se in corsivo
  • luogo di edizione, nome dell’editore, anno di edizione

Esempio: Nina Bianchi, Poesie, Torino, Editori Riuniti, 2010.

 

Virgolette: come usarle 

L’utilizzo delle virgolette è legato, in genere, a una scelta editoriale che risponde spesso anche a criteri di gusto grafico.

Personalmente utilizzo le virgolette alte (“…”) rispetto ai caporali («…»).

Molti editori consigliano di usare i caporali nel caso di dialoghi o citazioni.

Si sconsiglia in genere l’uso degli apici.

Scrivere implica delle regole di stile e quelle che chiamiamo norme redazionali ci aiutano ad avere parametri certi a cui attenerci. Un testo senza ancoraggi è un testo poco coerente e spesso frammentario. 

come inserire le note in word

Coerenza nella struttura dei dialoghi 

Quando parliamo di virgolette, dobbiamo anche trattare i dialoghi.

Basta aprire qualche romanzo, pubblicato da editori diversi, per rendersi conto di quante soluzioni difformi si possano trovare per strutturarli.

C’è chi scandisce ogni battuta con le virgolette, chi con i trattini; e tra le virgolette alcuni optano per quelle alte (“…”), altri per i caporali («… »), altri ancora per gli apici (‘… ’), questi ultimi come abbiamo detto non sono molto diffusi.

Ogni editore ha le proprie norme in questo senso e si potrebbero riconoscere le case editrici soltanto guardando il modo in cui sono state scandite le battute di dialogo.

Scegli la soluzione che preferisci, ma poi usa sempre quella per tutto il corso della tua opera, anche questo denota ordine e cura nei confronti di chi legge.

I testi devono essere coerenti, questo vale non solo per il modo di strutturare i dialoghi ma in generale. Se decidi, per esempio, di scrivere un nome o un’espressione particolare con la lettera maiuscola, tutte le volte che userai quel nome o quell’espressione dovrai scriverla così.

 

Gli accenti 

Con il discorso che riguarda l’uso corretto degli accenti entriamo più nel campo dei refusi che delle norme redazionali.

È, inteso come terza persona singolare del verbo essere all’indicativo presente, quando è scritto maiuscolo vuole l’accento grave e non l’apostrofo (E’). Lo so che non c’è il tasto comodo sulla tastiera del pc, ma esiste il simbolo e a quello devi fare ricorso.

Anche avverbi o congiunzioni come perché, affinché, sicché, giacché, solo per fare qualche esempio, esigono l’accento acuto e non grave sulla “e”. Non dovrebbe essere una scelta soggettiva quella di scriverli in modo corretto, ma il rispetto di una norma ortografica.

 

L’uso della “d” eufonica 

Si dice eufonica la “d” che si aggiunge alle congiunzioni e oppure o facendole diventare ed e od e alla preposizione semplice a facendola diventare ad.

Serve a dare vita ad un suono piacevole (eufonia dal greco eu = buono + foné = suono) evitando lo scontro di due vocali di uguale natura, ma se a incontrarsi sono due vocali diverse la “d” eufonica non ha ragione d’essere. Così scriveremo, per esempio: Siamo io, tu ed Elena: e adesso possiamo mangiare.

Ci sono poi alcune eccezioni che riguardano espressioni ormai entrate nell’uso come: ad esempio, ad oggi, ad eccezione, dare ad intendere.

Anche l’attenzione all’uso corretto della “d” eufonica rientra tra quelle norme redazionali che, se disattese, cominciano a sforare più che altro nell’inesattezza ortografica.

 

La punteggiatura e le sue regole 

Se c’è un campo in cui la soggettività impera e le discussioni non si contano questo è l’ambito della punteggiatura. Quando e come vadano usati punti, virgole, due punti, punti e virgola è questione spinosa. Se e quanti punti esclamativi si possano prevedere in un testo e ancora se dopo il punto interrogativo ci voglia sempre la lettera maiuscola o esistano casi in cui non sia necessario prevederla, sono interrogativi a cui spesso l’Accademia della Crusca è chiamata a rispondere e di fronte ai quali, non di rado, conclude dicendo che le opzioni e gli esempi sono molteplici e possono essere ammessi tutti, nonostante risultino antitetici.

Ma anche qui ci sono però alcune norme sacrosante che non è dato contraddire.

I puntini di sospensione, per esempio, qualora non si possa fare a meno di usarli – e i casi del genere non sono molti – sono sempre e soltanto tre, si scrivono attaccati alla parola che li precede e staccati da quella che segue. Per intenderci, si scriverà: “Non so… forse è meglio lasciar perdere”.

Dopo il punto e virgola non va la lettera maiuscola, a meno che la parola in questione non la preveda già di suo, come i nomi propri (Anna, Roma, per esempio) o nel caso, dopo il segno in questione, vi sia una battuta di dialogo che, per natura, inizia sempre con la maiuscola.

Insomma, anche qui occorre distinguere tra regole grammaticali e scelte personali. Le norme redazionali rientrano in queste ultime.

 

Corsivo, grassetto, tutto maiuscolo 

Capita, quando si scrive, di voler evidenziare in qualche modo alcune parole o espressioni. È lecito.

L’unico suggerimento però è di non abusare di queste soluzioni grafiche perché, un po’ come l’assoluta mancanza di a capo, a cui ho accennato sopra, tendono ad appesantire il testo e a impegnare troppo la vista di chi legge.

Scegli quindi quali termini valga davvero la pena rimarcare, decidi quale forma grafica usare per farlo e mantieniti fedele a questa scelta per tutto il corso del tuo scritto.

Puoi optare per il corsivo oppure includere il termine tra apici (‘… ’), se non li hai usati per scandire i dialoghi. Certe sigle, in quanto acronimi, possono richiedere di essere scritte tutte maiuscole, perché ogni lettera è l’iniziale di un’altra parola (per esempio CONI, Comitato Olimpico Nazionale Italiano).

Evita invece il grassetto e la sottolineatura, a meno che tu non stia scrivendo un manuale. Nei romanzi è bene non usare mai né l’uno né l’altra.

 

Alla fine, ognuno seguirà le proprie norme redazionali, facendo appello al gusto personale, ma soprattutto al buon senso, perché la finalità è sempre e soltanto una: presentare il proprio testo come meglio non si può.

 

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