Errori ortografici. Ecco i più diffusi

Il peso degli errori ortografici

Gli errori ortografici sono lo spauracchio di tutti quelli che scrivono e vogliono farlo bene. Un errore ortografico dovuto a poca cura o disattenzione va a minare la nostra presentazione come autori. Certo, può succedere. Gli errori possono scappare ma se stiamo attenti correremo meno rischi. 

Che peso hanno gli errori di ortografia nei testi che scriviamo? 

Di certo il contenuto dovrebbe prevalere sulla forma, se non altro perché correggere un errore ortografico è più immediato che mettere mano alla struttura e alla sostanza di uno scritto, ma attenzione: errori ortografici, sintattici, grammaticali, specie se reiterati, denotano scarsa cura da parte dell’autore, e rappresentano un’autentica caduta di stile.

Fino al punto di costare l’accantonamento del testo e l’interruzione della lettura? A volte sì.

Perché soprattutto da chi scrive, per passione o per mestiere, ci si aspetta un amore incondizionato nei confronti della lingua che non tollera negligenza o superficialità. 

Uno scritto sgrammaticato e zeppo di errori ortografici, inoltre, è poco rispettoso anche nei confronti di chi legge.

Il lettore, invece, si merita il meglio dai nostri testi.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

Il bello degli errori è che possono essere individuati, corretti ed evitati la volta successiva. Bisogna però prendere coscienza del fatto che siano errori, perché spesso sono entrati a tal punto nell’uso comune di molti – anche giornalisti e scrittori d’alto rango – da non essere più riconosciuti come tali.

Gli errori ortografici più diffusi come evitarli

Uno scritto sgrammaticato e zeppo di errori ortografici è poco rispettoso anche nei confronti di chi legge. Il lettore, invece, si merita il meglio dai nostri testi.

Gli errori ortografici più comuni

Quali sono, dunque, gli errori d’ortografia più gravi e comuni?

– Un pò invece di un po’

Po’ sta al posto di poco si tratta quindi di un troncamento. Il segno grafico che ne deriva è l’apostrofo e non l’accento

– Un’altro invece di un altro

Un è articolo indeterminavo maschile singolare che si usa davanti a tutte le parole che iniziano per vocale, non si apostrofa mai.

Diverso il caso di un’altra, che invece vuole l’apostrofo, perché l’articolo indeterminativo da cui deriva è una (femminile singolare) a cui, davanti a tutte le parole che iniziano per vocale, cade la a finale, lasciando come segno di elisione l’apostrofo.

Alla stessa stregua quindi si scriverà:

un amico e un’amica,

un insegnante (uomo) e un’insegnante (donna), 

qualcun altro e qualcun’altra.

Qual’è invece di qual è (senza apostrofo). Non c’è nessuna elisione perché in italiano esiste qual come forma autonoma, quindi l’apostrofo non va.

Vecchi errori ortografici sempre attuali (purtroppo)

Con la i o senza la i?

– Valige invece di valigie

– Ciliege invece di ciliegie

Qui ormai l’uso comune della forma senza la i sta mettendo in discussione il fatto se sia da considerarsi ancora un errore o meno e forse un giorno verranno accettate senza problemi entrambe le forme. Resta il fatto però che esiste una regola, definita “empirica” da Treccani che disciplina l’uso o meno della i al plurale nelle parole che finiscono per -cia, -gia ed è questa:

– se prima della sillaba finale -cia e -gia c’è una vocale allora la parola al plurale mantiene la i (vali-gia/vali-gie; cilie-gia/cilie-gie; gri-gia/gri-gie; cami-cia/cami-cie)

– se invece prima della sillaba finale -cia e -gia c’è una consonante allora la parola al plurale perde la i (provin-cia/provin-ce; lan-cia/lan-ce; puleg-gia/puleg-ge; as-cia/as-ce)

Attenzione agli accenti

Le congiunzioni e avverbi come:

perché

– poiché

– affinché

– sicché

– finché

– dopodiché

e simili, hanno tutti l’accento acuto sulla e finale (é) non grave (è).

È terza persona singolare del verbo essere maiuscolo vuole l’accento grave, non l’apostrofo e naturalmente minuscolo si scriverà è e non e’.

come negazione (es.: né l’uno né l’altro) vuole l’accento acuto, ma se usato come pronome (es.: ne prenderò uno) o come avverbio di luogo (sta’ in camera tua e non ne uscire fino a domani!) non è accentato.

Attenzione all’espressione: Non ce n’è (forma corretta) che si trova scritta a volte Non c’è né (forma sbagliata)

– I verbi alla seconda persona singolare dell’imperativo: Fa’, sta’, va’ ecc. vogliono l’apostrofo, non l’accento. L’apostrofo è il segno che rimane dopo la caduta della i (Fai, Stai, Vai ecc.)

– A scuola, qualche decennio fa (senza accento, mi raccomando) le maestre usavano ripetere agli alunni: Su qui e su qua l’accento non va, su e su l’accento va. Un valido espediente per evitare l’errore anche oggi.

Pronomi personali

– Il pronome personale gli è attribuibile solo alla terza persona singolare maschile, per esempio: Mario è goloso: i dolci gli (a lui) piacciono da morire, ma se è attribuito a un nome femminile, bisogna usare le, per esempio: Maria è golosa: i dolci le (a lei) piacciono da morire.

Allo stesso modo non si potrebbe – e qui il condizionale è d’obbligo, perché ormai l’errore è entrato a far parte dell’uso comune della lingua sia parlata che scritta – usare gli come pronome personale di terza persona plurale, ma bisognerebbe usare loro. Es.: Ho incontrato i miei amici e gli ho chiesto (ho chiesto loro) di passarmi a chiamare stasera.

Da ricordare

Soprattutto si scrive con 4 “t” (non sopratutto).

come affermazione vuole l’accento sulla i.

Se stesso si può scrivere con o senza accento, mentre (da solo) vuole l’accento acuto per distinguerlo da se congiunzione condizionale. Es.: Pensa solo a sé e Se piove, non vengo.

– Si scrive d’accordo e non daccordo, purtroppo e non pultroppo, proprio e non propio.

– In espressioni come: Non c’entra niente, ci vuole l’apostrofo (sta per ci entra, a cui è caduta la i). Se scriviamo Non centra niente il verbo di riferimento è centrare e qui l’unica cosa ad essere centrata è l’errore.

L’elenco potrebbe continuare, perché le insidie della lingua, specie italiana così ricca di sfumature ma anche di regole e di eccezioni, sono davvero tante, però mi fermo qui dandovi un ultimo consiglio: ricorrete ai dizionari, consultateli spesso, soprattutto quando sorgono dubbi. Scegliete quello che è più adatto a voi, cartaceo oppure on line, di un’edizione o di un’altra e usatelo non solo per correggere, ma anche per imparare, perché la lingua è lo strumento dello scrittore e il testo la sua musica, bisogna evitare le stecche.

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Capita a tutti di avere dei dubbi quando si scrive.

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Scrivere in modo corretto è il miglior biglietto da visita. Regole e approfondimenti per non cadere negli errori più comuni. Oggi la scrittura è strumento di comunicazione d’eccellenza. Alzare il livello della nostra espressività significa migliorare come autori, conferire autorevolezza al nostro brand e e la nostra web reputation.

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