Lettera a se stessi

Editoria italiana: come sta? 

Nel 2021 le vendite sono aumentate per quasi in tutti i canali, ancora un po’ di fatica per la grande distribuzione. Nei primi sei mesi dell’anno, secondo quanto riportato dall’Associazione Italiana Editori che indica i dati NielsenIQ, si è registrato un incremento delle vendite del 44% rispetto al 2020 e del 31% rispetto al 2019. Questo è un buon segno e non possiamo che esserne felici: significa che gli italiani leggono o, comunque, che ne hanno l’intenzione. In effetti, non leggiamo tutti i libri che compriamo, vero?

 

Editori veri e falsi 

Ma gli autori e i lettori possono ancora riporre fiducia in una realtà che ha – o dovrebbe avere – come obiettivo, come mission, quello di divulgare cultura? Certo, non dobbiamo dimenticare che una casa editrice è un’impresa a tutti gli effetti e i conti, alla fine, devono tornare in ogni caso. 

Il dato che emerge, come editor e ghostwriter lo registro ogni giorno, è una generale sfiducia nel mondo editoriale. Sono sempre di più le esperienze di chi, dopo essersi affidato (forse un po’ ingenuamente) a un editore, rimane deluso. Ma non si dovrebbe mai dare un giudizio generale. 

L’editoria italiana è vasta, articolata, sono tante le voci che la rappresentano.

Esistono grandi editori, nel senso di seri, impegnati, onesti, che credono nel proprio lavoro, nonostante in questo Paese non sia facile. L’Italia non ha una legislazione che aiuti l’editoria, non l’ha mai avuta: lo sanno tutti, non è un mistero. Non si è mai investito davvero in questo settore. Forse non si è voluto, chissà. Abbiamo assistito alla chiusura di tante piccole case editrici che producevano letteratura di qualità, schiacciate dai costi della distribuzione. 

Poi ci sono i finti editori, quelli che propongo contratti di vendita al posto dei contratti editoriali e chiedono agli autori, in modo spudorato, l’acquisto delle copie. 

Come se un produttore di scarpe si comprasse le sue stesse scarpe per poterle mettere sul mercato: prima ne acquisti tu 200-300 paia poi noi le diffondiamo. Verrebbe da dire: quanto credi nel mio prodotto, nelle mie scarpe? Se pensi che il mio libro sia bello come dici perché non investi, perché non vuoi correre il rischio? Il business è il libro, non l’autore.

 

Scegliere bene l’editore 

Bisogna valutare con attenzione a quale editore ci rivolgeremo. L’editore non è un mecenate, come abbiamo detto, ma ha come scopo, oltre che di diffondere cultura, di avere un ritorno economico. Ci mancherebbe altro che non fosse così. 

Mi capita di ricevere email da chi lamenta che sul proprio testo non sia stato fatto l’editing promesso, che non c’è stata una vera distribuzione e promozione del libro. Diciamo anche, a onore del vero, che non può occuparsi di tutto l’editore; gli autori non dovrebbero delegare le attività attorno al testo, in toto, alla casa editrice. Oggi più che mai. La tecnologia offre vaste opportunità di comunicazione agli scrittori e, con la giusta strategia e l’uso consapevole degli strumenti, chi scrive può addirittura raggiungere il pubblico in modo più facile e immediato. In ogni caso, gli scrittori devono collaborare in modo attivo con la casa editrice.

L’editoria italiana – ma non solo – è stata attraversata da una grande rivoluzione dei mezzi di comunicazione che l’anno costretta a cambiare, pensiamo all’avvento dell’ebook, alla necessità di avere un sito, una vetrina virtuale di cui molti anni fa non si sentiva certo l’esigenza. Ma è stata colpita anche da una forte crisi economica che ha fiaccato molte imprese del settore. Eppure, dovremmo comprendere quanto sia importante sostenere una sana editoria. 

 

Il contratto editoriale 

Vedo e valuto molti contratti editoriali. Il desiderio di pubblicare, di poter realizzare un sogno, spinge tanti scrittori ma anche professionisti a firmare questi contratti che poi si rivelano improduttivi per lo scrittore.

Il contratto editoriale non dovrebbe mai prevedere come condizione obbligatoria l’acquisto di copie.

L’autore può acquistare copie del proprio libro, certo, può anche concordarlo con l’editore chiedendo uno sconto ma non deve essere una condizione obbligatoria del contratto. 

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Dov’è oggi la buona editoria italiana? 

Dopo tutti i ragionamenti che abbiamo fatto, viene da chiedersi dove e come possiamo trovare un buon editore. 

Il primo parametro è che cosa ci viene richiesto: quando l’acquisto di copie è obbligatorio (anche se viene chiamato contributo) state all’erta.

Vero che in Italia esiste l’Associazione Italiana Editori: ci aiuta? In un certo senso può offrirci qualche strumento in più per capire con chi abbiamo a che fare. 

L’AIE – Associazione Italiana Editori, all’articolo 4, comma 1, del suo Statuto dedicato agli associati, ai soci effettivi recita:

1. Possono essere ammesse all’A.I.E. in qualità di soci effettivi le Case editrici:

a) che siano iscritte al Registro delle Imprese istituito presso le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura;

b) che provvedano con attività continuativa alla pubblicazione per proprio conto e a proprie spese di opere dell’ingegno in forma di libri, riviste e prodotti dell’editoria digitale;

c) che presentino un’adeguata produzione qualitativa e quantitativa e che svolgano la loro attività da un periodo di tempo sufficiente per formulare un giudizio sull’attività stessa; 

d) la cui proprietà e direzione siano tenute da persone che diano garanzie di serietà e di competenza. 

Sono linee guida. Non esiste una vera e propria certificazione, un albo di qualità dell’editoria ma da questi pochi elementi possiamo trarre alcune riflessioni che ci dovrebbero mettere in guardia.

Il punto a): non è determinante l’essere iscritti al registro delle imprese per essere un vero editore, anche un tipografo si iscrive; quindi, la norma non apporta un criterio davvero differenziante.

Il punto b): è importante perché sottolinea che la pubblicazione deve avvenire per proprio conto e a proprie spese. Se quindi vengono chieste somme di denaro per pubblicare o acquisto di copie come condizione per la pubblicazione, non siamo davanti a un vero editore a tutti gli effetti. In poche parole, è editore chi si fa carico delle spese di produzione e diffusione dei testi.

Il punto c): adeguata produzione, cioè un vero e proprio catalogo non due o tre titoli diversi tra loro senza un progetto culturale che li tenga insieme.

Il punto d): andate a verificare chi siano queste persone alla testa della casa editrice. 

Sono indicazioni utili che ci possono guidare nell’identificazione di una buona e affidabile editoria.

 

Quale futuro per l’editoria italiana? 

Auguriamoci che la ripresa economica della filiera editoriale sia un trend duraturo. Sarebbe, come ho avuto modo più volte di sottolineare, opportuno un vero e proprio albo per gli editori, o meglio, una certificazione di qualità che garantisca l’autore, lo tuteli sulla serietà e onestà della casa editrice. Per quanto riguarda gli autori invece devono prendere coscienza che la loro attività di promozione del libro è fondamentale e ormai indispensabile.

 

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