incipit di un libro

L’incipit di un libro in relazione all’editore

Incipit di un libro: come va considerato?

La prima cosa a cui dovresti pensare è quali obiettivi ti proponi con il tuo libro.

Premesso che scrivere bene è una regola e una condizione di leggibilità a prescindere, considera la strada che vorrai far prendere al tuo testo.

Se hai in mente di pubblicare dovrai considerare anche il punto di vista del mondo editoriale. 

Gli editori prestano davvero molta attenzione agli incipit dei testi che arrivano alla casa editrice. Sono stata editore per dieci anni e ho diretto varie collane. Ti confesso che prima ancora che la sinossi o la lettera di presentazione, io guardavo subito l’incipit. Dalle prime righe, scorrendo le pagine inziali, potevo già rendermi conto della maestria dell’autore o meno.

L’incipit rivela il tuo livello di autore

Lo sai che l’incipit rivela il tuo livello e la tua competenza di autore?

Gli editori valutano il modo in cui una storia inizia. Da diversi punti di vista che ti elenco anche se certo non sono esaustivi ma posso dire che sono quelli principali.

  • Con quale scena inizia la storia.
  • Da quale idea è partito l’autore.
  • L’idea è buona oppure è banale.
  • L’idea è originale o consuetudinaria.
  • Pur non essendo nuova è trattata in modo originale.
  • La scrittura è di qualità o meno.
  • L’incipit interessa il lettore.

L’incipit di un libro agli occhi dell’editore dovrebbe rispondere in maniera affermativa alle questioni riportate poco sopra.

Le prime dieci righe contano

Quale parte del testo si può identificare come incipit?

Possiamo dire, in senso stretto, le prime dieci righe. In realtà io guardo sempre le prime tre parole. Esagero: la parola con sui inizia la storia. In questa scelta c’è tanto dell’autore e del suo stile. Però diciamo che le prime dieci righe sono il vero incipit. E comunque la prima scena che si snoda nelle pagine iniziali.

Il lettore e a maggior ragione l’editore leggono con attenzione: il lettore spesso da questa prima lettura decide se acquistare il libro o meno. L’editore, ancora prima di chi leggerà, decide se pubblicare o no il testo che ha per le mani.

Pensa al cinema e alla sceneggiatura

Pensa al cinema, se guardi i film con spirito critico ti sarai reso conto di quanto la prima scena contenga in sé tutto lo sviluppo successivo. Così è anche nella narrazione: devi essere capace di creare una scena che lasci intravedere – come una porta che si apre – un mondo in cui il lettore sta per entrare.

L’ incipit di un libro è proprio questo: l’invito che rivolgiamo ai lettori. Scopo dell’editore, del resto, è che il libro sia apprezzato dai lettori; sa bene quanto conterà il modo in cui la storia sarà raccontata fin da subito.

Gli sceneggiatori di film e serie tv conosco bene questo aspetto: nella costruzione di un film viene datav grande importanza alla prima scena perché, come dicono gli addetti ai lavori, essa contiene tutto il film a livello di imprinting e di atmosfera; lascia presagire l’avventura che si sta per vivere. Ci sono prime scene all’apparenza differenti da quello che seguirà ma se le analizzi ti renderai conto che – magari per contrasto  – contengo in sé il germe degli accadimenti futuri.

Gli errori da evitare nell’incipit di un libro

Ci sono errori che devi evitare nell’incipit di un libro o perché non si adattano al tuo stile o perché sono modalità che non incentivano la lettura.

Alcuni suggerimenti che mi auguro ti siano utili.

  • A volte, per esempio, una descrizione troppo particolareggiata non si adatta al tipo di storia che stai narrando, altre volte invece si adatterebbe se solo riuscissi a condurla nel modo corretto senza l’effetto che io chiamo “sbrodolamento” cioè troppe parole, frasi complicate, divagazioni inutili.
  • Non prenderla troppo alla lontana: cerca di iniziare con equilibrio.
  • La prima parola fa la differenza: se usi un sostantivo o un verbo cambia l’impatto sul lettore. Ti sconsiglio di iniziare la narrazione aprendo la prima pagina con un avverbio in ente, come “finalmente”, per fare un esempio.
  • L’incipit è anche ciò che fa capire subito il tono della narrazione. Basterà una parola, un riferimento, una battuta di dialogo per farci capire in quale dimensione ci stiamo avventurando: se sarà una storia misteriosa, un giallo mozzafiato oppure un rosa avventuroso o se ci sarà da divertirsi. 
  • Certo, poi dovrai tenere fede alle tue premesse ma posso dirti che quasi mai ho visto un incipit grandioso seguito da un testo non all’altezza. A volte, anzi, succede che incipit deboli si rivalutino ma in questo caso si rischia di perdere molti lettori, quelli che appunto valutano il libro dalle prime righe e decidono se accettare o meno l’invito dell’autore.
  • Gioca bene le tue carte fin da subito. Ci sono editori che di fronte ad un incipi lento, prolisso che pare condurre la narrazione senza ritmo lasciano perdere e non continuano la lettura. Lo so, dirai che non è giusto, che bisogna dare fiducia alla storia. La penso come te, infatti leggevo e leggo sempre tutto ma anche come editor posso dirti che le prime righe suggeriscono un’idea della storia che quasi mai viene ribalatata. A volte accade ma come dicevo poche volte.
  • Non accontentarti del primo incipit, sperimenta, prova con diverse modalità e scene differenti e vedi quale sia più coinvolgente ed efficace. 

Incipit di Anna Karenina

A proposito di incipit di un libro mi capita spesso che i partecipanti ai miei corsi di scrittura o autori che seguo citino l’incipit di Anna Karenina, dello scrittore russo Lev Tolstoj, autore anche di Guerra e pace e di altri testi di grande valore letterario.

Ve lo ricordate -s e l’avete letto – questo incipit?

Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

Tutto era in scompiglio in casa Oblònskij. La moglie aveva saputo che il marito intratteneva una relazione con la governante francese che era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere nella stessa casa con lui. Questa situazione durava già da più di due giorni ed era avvertita in modo doloroso dai coniugi e da tutti i membri della famiglia, nonché dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che la loro convivenza non aveva più senso e che persone riunite dal caso in una locanda qualsiasi erano più legate fra loro che non essi, familiari e domestici degli Oblònskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da più di due giorni. I bambini correvano abbandonati per la casa; la governante inglese aveva litigato con l’economa e scritto un biglietto a un’amica, pregandola di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato già il giorno prima durante il pranzo; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.” (traduzione tratta dall’opera edita da Garzanti)

Questo è uno degli incipit più famosi di tutti i tempi nonostante il libro risalga al 1877.

Quali sono gli aspetti coinvolgenti?

La prima frasi sembra scolpita nella pietra tanto è di forte impatto. 

Una frase di questo genere non ha tempo e può essere davvero valida per ogni epoca. Inoltre tutto quello che viene descritto dopo, lo sconvolgimento della vita di una famiglia, lascia presagire molti accadimenti. 

Come vediamo c’è un vero e proprio sovvertimento della quotidianità e tutti sono in qualche modo allo sbando. Da queste poche righe però si aprono numerosi interrogativi. Che cosa succederà ora a questa coppia? Assisteremo ad una lite? Che ne sarà dei figli e della casa? Nel lettore vengono suscitate queste domande e di certo vorrà dare risposta.

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