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Se ti stai chiedendo come scrivere i titoli dei tuoi articoli o dei tuoi libri sappi che la domanda è più che mai legittima perché i titoli sono importanti, costituiscono non solo il biglietto da visita con cui si presenta un testo ma, se ben pensati, sono in grado di coinvolgere da subito il lettore.

 

Copertina e titolo: funzione e potenzialità 

 Non si giudica un libro dalla copertina e nemmeno dal titolo. Giusto, ma non è del tutto vero.  Quando entriamo in libreria o scorriamo paginate di elenchi di testi online, funziona davvero così? Scrivere i titoli investendo del tempo è operazione poco utile?

Siamo soggetti a suggestioni sottili, che sfuggono al nostro raziocinio, il più delle volte anche alla nostra volontà. L’occhio cade su quella particolare immagine, il cervello è attratto da una determinata parola. Allora la mano si allunga, afferra un libro, magari lo apriamo, leggiamo l’incipit, lo giriamo e diamo un’occhiata anche alla quarta di copertina. Poi forse lo riponiamo oppure lo acquistiamo, non si può sapere, ma a lui abbiamo dato una chance e invece al libro vicino no. E non è detto che il contenuto del libro ignorato potrebbe piacerci meno, peccato però che non abbia avuto modo di “dircelo” fin da subito.

Allora titolo e copertina sono importanti, eccome. E in quanto tali vanno scelti con cura e attenzione; aggiungerei anche con una buona dose di pazienza perché è difficile, soprattutto riguardo al titolo, che la prima idea che ci è venuta in mente risulti essere alla fine anche quella giusta.

Del resto persino Alessandro Manzoni, che in origine attribuì il titolo di Fermo e Lucia al romanzo che lo ha reso famoso, decise poi di cambiare idea e optare per il più pregnante I promessi sposi.

Trovare un titolo appropriato è una delle operazioni più difficili per uno scrittore.

 

Che cosa deve comunicare il titolo? 

 A questo punto, ci domandiamo come scrivere i titoli e, ancor di più, che cosa debba comunicare un titolo.

Il titolo di un libro è come abbiamo detto il suo biglietto da visita. Ecco alcune considerazioni da tenere presenti.

  • Il titolo deve far capire fin da subito il genere di testo che abbiamo di fronte. Un romanzo? Un manuale? Un saggio? Una raccolta di poesie? Ha dunque la funzione di orientare e ci consente di operare una prima scrematura fra i volumi che incontriamo. Nelle librerie fisiche o virtuali di solito questa selezione è già stata operata a monte da chi ha collocato i libri nelle diverse sezioni, ma di fronte ad una miscellanea di testi – penso ad esempio ad alcune bancherelle o mercatini dell’usato, ma anche ad un libro che ci capiti in mano fuori contesto – dobbiamo fin da subito capire di che cosa e come intenda parlarci.
  • Se dunque hai scritto un manuale, sarà bene che il titolo inquadri l’argomento che vuoi trattare, per intercettare l’interesse del lettore che sta cercando testi dedicati proprio a quel determinato tema.
  • Allora nel titolo compariranno parole chiave a seconda del contenuto, come cucina, chitarra, marketing, businnes, yoga oppure concetti affini che a quelle parole rimandano, ad esempio menu, musica, economia, benessere.
  • Un discorso simile vale anche per i titoli di saggi, in cui è bene che compaia l’oggetto o il personaggio sui quali è stata condotta la ricerca.
  • Diverso invece è il caso dei libri di narrativa: qui puoi dare più spazio alla fantasia, anzi è proprio l’originalità di alcune trovate a rivelarsi talvolta vincente. Ma attenzione a non esagerare con le stranezze, perché potrebbero risultare fuorvianti.

Domandarsi come scrivere i titoli dei propri testi è operazione inutile? No, anzi. Non dimentichiamo che lo stesso Manzoni passò dal titolo “Fermo e Lucia” a “I promessi sposi”, molto più incisivo.

come scrivere i titoli dei libri

Quando un titolo può dirsi buono? 

 

Esistono delle regole per redigere un titolo che funzioni? No. Di oggettivo riguardo a questo argomento non c’è niente.

Ci sono però alcuni principi a cui attenersi che fanno appello più che altro al buon senso e ai gusti condivisi delle persone. Allora un buon titolo sarà:

 

  • Inedito 

 

Prima di attribuire al tuo libro quel titolo che ti piace tanto, fa’ una ricerca nel web. Può darsi che qualcun altro prima di te ci abbia già pensato o che ne abbia usato uno che si avvicina molto al tuo. In questo caso, seppure a malincuore, dovrai cambiare direzione e cercare ancora.

 

  • Accattivante 

 

Sono i titoli capaci di destare simpatia o interesse. Originali al punto giusto, in grado di strappare un sorriso, se l’argomento del libro lo consente, o di suscitare curiosità e voglia di saperne di più, se l’intreccio tende al misterioso o all’intrigante.

 

  • Breve 

 

Non è obbligatorio puntare alla brevità nel titolo, ma è sempre una buona idea. I titoli non hanno il compito soltanto di attirare i lettori, devono anche rimanere impressi ed essere ricordati con facilità. Più sono lunghi e arzigogolati, meno saranno memorizzabili. E poi ricorda che se vuoi esprimere più concetti di quanto il titolo ti consenta, puoi sempre ricorrere al sottotitolo. Un esempio recente è dato dal libro di Rula Jebreal intitolato “Il cambiamento che meritiamo”, a cui segue il sottotitolo Come le donne stanno tracciando la strada verso il futuro.

 

  • Evocativo, ma sincero 

 

Va bene liberare la fantasia e puntare all’originalità, ma il titolo deve avere a che fare con quello che il testo racconta. Senza rivelare in anticipo ciò che si scoprirà soltanto nel finale, ovvio, potrà essere anche misterioso, purché alla fine il lettore trovi il nesso che lo motiva e capisca perché l’autore l’abbia usato.

 

  • In linea con il genere narrativo 

 

Se hai scritto un thriller, un romanzo rosa, un racconto di fantascienza, storico o poliziesco il titolo dovrà rispecchiare il genere che hai scelto, perché il pubblico a cui ti rivolgi deve capire subito che quel libro potrebbe fare al caso suo. Un romanzo d’amore intitolato “Il cadavere”, giusto per fare un esempio, difficilmente attirerà gli amanti del romance mentre rischierà di colpire, e poi deludere, chi invece è appassionato di horror.

 

Scrivere titoli belli, ma come? 

 

Alcuni autori partono a scrivere il loro romanzo avendo già in testa il titolo che gli attribuiranno, altri non ne vogliono sapere fino alla fine, altri ancora cominciano a farsi un’idea in corso d’opera, ma poi l’aggiustano e perfezionano oppure la cestinano e la cambiano.

Anche qui non esiste una norma uguale per tutti. In qualunque momento si scelga di pensare al titolo però ci sono degli accorgimenti che puoi seguire per cercare di trovarne uno buono.

 

  • Parti dall’idea 

 

Qual è l’idea che sta alla base del tuo libro? Laddove per idea intendo proprio la scintilla che ti ha fatto scattare il proposito di scrivere, quella che potresti riassumere in una riga, se non addirittura in una sola parola. Ecco quella parola o quell’idea potrebbero essere il punto di partenza per elaborare il tuo titolo. Annotati tutte quelle parole che hanno a che fare con ciò che hai scritto, tra di loro potrebbero esserci quelle giuste da inserire in copertina.

 

  • Fatti aiutare dagli altri 

 

Quando hai terminato di scrivere la tua opera, la farai senz’altro leggere a qualcuno di cui ti fidi per avere un riscontro. E allora perché non chiedere anche a loro quale titolo pensino sia più adatto per inquadrarla? Lo sguardo di chi non è stato coinvolto nella stesura di un testo è a volte più lucido di quello dell’autore.

 

  • Non accontentarti e non incaponirti 

 

Il nostro cervello è pigro, quando trova una risposta tende a dormirci sopra e a non sforzarsi più. Se hai già trovato un titolo al tuo libro, prova comunque a pensarne un altro, a cercare altrove, ad ampliare lo spettro delle possibilità. Potresti trovare una nuova ispirazione, magari più originale e persino più azzeccata.

 

Titoli famosi e ben riusciti 

 

Posto che ciascuno è attirato da titoli diversi e per ragioni differenti, bisogna ammettere che ci sono titoli che spiccano sugli altri per originalità o per forza evocativa, capace cioè con poche parole, a volte anche solo una, di portarci subito in un preciso contesto.

Gli esempi che segnalo a conclusione di questo viaggio nei titoli dei libri non vogliono entrare nel merito della trama, del successo o della qualità dei testi in questione, ma solo sottolineare la scelta che è stata operata per titolarli, che si rivela, se non altro, fuori dal comune:

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon incuriosisce e attira;

L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, interroga e fa venire voglia di indagarne il significato;

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello suscita immediata simpatia;

La prosivendola di Daniel Pennac sorprende per il neologismo ingegnoso;

Kafka sulla spiaggia di Murakami colpisce per il nonsense;

It di Stephen King ci rende fin da subito inquieti;

L’idiota di Fëdor Dostoevskij stupisce per l’arditezza della scelta.

 

Se poi entriamo nel genere comico, allora il divertimento che il libro vuole regalare comincia spesso già nel titolo. Penso ad esempio a:

Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta; un titolo con un evidente errore sintattico eppure rimasto impresso nella memoria.

Le balene restino sedute di Alessandro Bergonzoni;

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino & Michele;

E l’alluce fu di Roberto Benigni.

 

Un discorso non diverso vale per i libri per bambini, dove abbondano nomi strani, giochi di parole e allusioni divertenti. Come ad esempio in:

Chi me l’ha fatta in testa? di Werner Holzwarth.

Il trattamento Ridarelli di Roddy Doyle. 

L’Ickabog di J.K. Rowling.

Le mille e una note di R. Piumini e G. Caviezel, dove il tema e la presenza nel libro di un Cd musicale giustificano l’apparente errore che attira l’attenzione.

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