I segreti pesano. 

Non solo quelli che qualcuno ci ha rivelato pregando di non divulgarli,  ma anche quelli – in questo caso il peso è maggiore – che riguardano noi stessi, il vissuto o anche il presente.

Fatti, pensieri, azioni che non confesseremmo mai: possono riguardare traumi, brutte esperienze subite, episodi di cui abbiamo vergogna.

Per esempio molte donne non confessano la violenza subito o altre situazioni di abuso.

Ciò che non riveliamo inizia a sedimentarsi in noi anche se tendiamo a non pensarci a dimenticarlo o fare finta che non ci appartenga più.

Ma tutto quello che non è espresso resta nel nostro inconscio e lo condiziona.

scrittura terapeutica: i benefici della confessione scritta

Tutto quello che non è espresso resta nel nostro inconscio e lo condiziona. Scrivere significa chiarire e liberare nuova energia di consapevolezza. 

La scrittura terapeutica rivela e allevia il trauma

La scrittura terapeutica riveste un ruolo molto importante e curativo e in modo particolare nella fase iniziale del trattamento del trauma o del disagio. 

Jamie Pennebaker, per un certo periodo con Josh Smyth, ha dedicato anni di studi a questo aspetto della scrittura proprio nell’ottica di alleviare traumi e disagi, di portarli alla luce, di permettere alle persone di riprendere a vivere. 

I conflitti psicologici sfociano spesso nella malattia: asma, congestione, affanno, lievi forme di depressione sono legati a disagi mentali ed emozionali. Gli studi di Harold Wolff – pioniere nel campo della medicina psicosomatica – a metà del XX secolo furono dedicati al legame tra il conflitto psicologico e la salute. 

 

Ma che cos’è la scrittura terapeutica?

Avevo affrontato l’argomento in un precedente articolo dal titolo Scrittura terapeutica, che cosa significa e perché funziona.

La scrittura è una terapia nel senso che individua e spesso guarisce i blocchi, le paure, ci aiuta ad essere consapevoli di noi stessi. Perché?

Perché ci permette di portarli alla luce, conoscerli e analizzarli.

Fa bene alla salute perché scrivendo (e prima ancora parlando quindi esprimendo) ciò che ci turba, ci limita, ci ferisce noi superiamo l’inibizione riacquistando la leggerezza, la liberazione da un peso. 

Scriviamo anche se  – proprio perché – nessuno ci leggerà.

Il fatto di scrivere (e consiglio di farlo a mano)  rappresenta già di per sé un alleggerimento, quando scriviamo cerchiamo di portare fuori i nostri pensieri, di dare loro una forma, ci poniamo in uno stato di osservazione, usciamo da noi per guardarci dal di fuori. 

Non è una cosa da poco. E ci fa tanto bene, ci permette di rivedere la nostra vita, a volte comprendiamo addirittura perché nella nostra esistenza è entrata la malattia, perché ci sono state rotture, blocchi.

Ho avuto occasione d’incontrare Sonia Scarpante – un bellissimo incontro di grande sinergia – esperta e docente da molti anni di scrittura terapeutica e presidente dellAssociazione la cura di sé  che promuove attività sociali e sanitarie rivolte a persone con disturbi psichici e fisici invalidanti ed ai loro familiari allo scopo di migliorare la qualità di vita.

Mi ha confermato – con la grande testimonianza di una storia personale e con l’esperienza di studi e pratica condotti per molto tempo in tante e differenti realtà – quanto la scrittura possa scavare a fondo, quanto il taciuto ci possa invece invalidare e si manifesti attraverso la sofferenza del corpo. 

Se ci sono segreti che non abbiamo mai rivelato ma siamo stanchi di portarli dentro di noi come prima cosa scriviamo, poi decideremo che cosa fare dei nostri scritti. In molti casi vengono eliminati, distrutti perché hanno già assolto  la funzione di accogliere la confessione, lo sfogo. A volte si ha invece l’esigenza di lasciare testimonianza di fatti e verità e rivelazioni che tratteniamo da troppo tempo dentro di noi.

La scrittura terapeutica ci esprime

In momenti di confusione, di dolore, di difficoltà ma anche quando abbiamo esigenza di stare con noi stessi e conoscerci meglio dovremmo ricorrere a questo strumento. 

Prendiamo l’abitudine di dedicare a questa scrittura anche solo una decina di minuti al giorno. 

Magari all’inizio possiamo sentirci bloccati, inespressivi ma durerà poco. Iniziate a scrivere quello che vi passa per la testa, servirà ad attivare il cervello, la zona creativa. Questo tra l’altro è un metodo che consiglio anche agli scrittori quando lamentano di non avere ispirazione.

Chiudete gli occhi per qualche istante e percepite il vostro corpo, come vi sentite, se avete caldo o freddo, se c’è qualche punto dolorante.

Attenzione a non cadere in trappole come “ma io non so scrivere” “non conosco bene la grammatica” “ho una brutta calligrafia”.

Non state scrivendo per dare il vostro testo alle stampe. Lo state facendo per voi stessi, per il vostro benessere. Se scrivere invece è troppo gravoso iniziate con il parlarne, se non potete farlo con qualcuno fatelo con voi stessi: raccontate a voce quello che ancora non può trovare forma scritta. In genere il passaggio dall’orale allo scritto avviene con meno difficoltà. 

I principali benefici della scrittura terapeutica

I benefici sono davvero tanti ma possiamo citarne alcuni, i principali:

  • Costa meno di una seduta dall’analista. Intendiamoci non sostituisce l’analista ma – a parte che molti psicologi e psichiatri utilizzano ogni giorno la scrittura con i loro pazienti – può supportare una terapia in atto, può essere una fase iniziale; a volte, come in molti casi pratici che ho potuto verificare, è persino risolutiva: casi in cui abbiamo bisogno di portare chiarezza, di comprendere, di confessarci. 
  • Ha un effetto davvero di “rinascita”. 
  • Ci permette di arrivare in profondità, è una delle vie attraverso cui raggiungiamo la nostra memoria involontaria.
  • Non richiede mezzi o organizzazioni particolari, carta e penna, un luogo tranquillo (ma a volte anche affollato) va bene quando sentiamo il bisogno di scrivere, di esprimerci.
  • Possiamo praticarla tutti senza particolari abilità legate alla lingua, alla conoscenza della grammatica.
  • Semplicità dei supporti e degli strumenti: qualcuno mi chiede quali supporti utilizzare per praticarla. Come detto consiglio sempre la scrittura a mano poi si può passare al pc per raccogliere i testi scritti e salvarli. Se no basta un’agenda, un quaderno, un diario, quello che vi piace. La carta è silenziosa, accogliente, discreta: accoglierà le vostre confessioni come un’amica fedele e le custodirà. Insieme alla penna che scorre si prenderà cura dei vostri pensieri, magari anche delle lacrime ma vi sarà supporto incredibile per alleviare dolore e paura. 

Segnalo due importanti appuntamenti in cui ci dedicheremo alla scrittura che ci porta in profondità e ci aiuta a riconoscere la vita che stiamo vivendo per impostarne una nuova che ci corrisponda veramente. 

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