realismo magico

Che cos’hanno in comune Gabriel García Márquez, Haruki Murakami, Isabel Allende, Italo Calvino e Dino Buzzati?

Che tutti quanti hanno scritto romanzi ascrivibili alla corrente cosiddetta del realismo magico.

Realismo magico: arte e letteratura

In verità il realismo magico nasce per definire una corrente artistica e non letteraria, ma poi diventa un binomio perfetto anche per indicare un certo modo di scrivere romanzi e racconti.

Partiamo allora dalla corrente artistica, soprattutto pittorica, e vediamo come, quando e perché nasce.

Prima di tutto il nome: realismo magico è un’espressione coniata nel 1925 dal critico tedesco Franz Roh per indicare come gli oggetti che fanno parte della realtà di tutti i giorni possano spesso apparire fantastici e stranianti allo sguardo dell’artista. In pratica per Roh l’aggettivo “magico” va attribuito più all’occhio di chi guarda che alla realtà in sé. Una specie di metafisica del quotidiano e di semplicità solo apparente.

Tuttavia ben presto, e soprattutto in letteratura, si fece strada un’interpretazione diversa della definizione, che è poi quella che ha preso piede, secondo cui i racconti intrisi di realismo magico sono quelli che in effetti contengono elementi soprannaturali o paranormali, inseriti però in un contesto assolutamente realistico e presentati come se nulla fosse, senza il bisogno cioè di fornirne spiegazione.

Franz Roh si accorse presto di essere stato equivocato e precisò che il termine “magico” non andava inteso “in senso religioso-psicologico né etnologico”, ma ormai l’interpretazione letteraria aveva preso il suo corso e non poté più essere rettificata.

Realismo magico in Italia 

Tra i pittori italiani che ci hanno lasciato le opere più emblematiche di realismo magico troviamo: Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Felice Casorati, Cagnaccio di San Pietro, Edita e Mario Broglio e Ubaldo Oppi.

Sono tutti artisti la cui produzione più significativa si colloca tra gli anni ‘20 e ’30 del Novecento, si rifanno all’arte figurativa quattrocentesca soprattutto di Masaccio, Mantegna e Piero della Francesca e avversano le tendenze e i soggetti proposti invece dalle Avanguardie storiche di inizio secolo (Futurismo, Espressionismo, Astrattismo, Cubismo, Dadaismo, Surrealismo).

Uscendo dall’Italia invece s’incontra l’esperienza della Nuova oggettività tedesca, che risente degli orrori della Prima guerra mondiale appena terminata. L’esponente più importante di questa corrente fu Christian Schad.

Ma tra i nomi di artisti le cui opere possono essere ascritte al realismo magico troviamo anche la messicana Frida Khalo, gli statunitensi Paul Cadmus ed Edward Hopper e l’olandese Dick Ket.

Molti sono i testi e gli autori indicati come rappresentanti del realismo magico. In realtà, sono pochi quelli che riescono davvero ad andare in profondità, a trasmettere un messaggio che non sia solo formale.

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Il realismo magico in letteratura 

E veniamo alla letteratura. Come ho detto all’inizio, qui il concetto di realismo magico ha assunto una connotazione tutta sua. Gli elementi magici e paranormali non sono una personale interpretazione di chi descrive la realtà, ma risultano effettivamente presenti nella realtà stessa, ne fanno parte.

Ciononostante, lo scrittore non sente il bisogno di giustificarne la presenza e il lettore, dopo l’iniziale sconcerto, impara ad accettarli facendo appello alla sospensione della propria incredulità. S’instaura cioè un tacito accordo tra lo scrittore e il lettore: il primo propone il proprio racconto, il secondo lo accoglie e decide di farlo suo anche quando sfora nell’irrealtà, purché siano salvate coerenza e verosimiglianza.

I romanzi più significativi del realismo magico 

Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez è considerato il padre del realismo magico. La vicenda è ambientata nell’immaginaria città colombiana di Macondo, fondata dal capostipite della famiglia Buendía dopo averne sognato il nome. Il racconto segue sette generazioni, annovera un numero straordinario di personaggi, la maggior parte dei quali condivide non solo l’appartenenza allo stesso nucleo familiare, ma anche il nome di battesimo, il tempo è come sospeso, i destini sono spesso anticipati dall’autore prima che in effetti capitino ai personaggi. Superstizione, magia, credenze locali entrano di continuo nella narrazione e il lettore se ne fa coinvolgere, smettendo fin da subito di esigerne spiegazione, catturato com’è dall’atmosfera che l’autore sa creare e mantenere con sapienza dall’inizio alla fine.

Non diverso il caso di alcuni romanzi di Italo Calvino, ad esempio quelli della famosa trilogia, formata da Il Barone rampante, Il cavaliere inesistente e Il Visconte dimezzato, dove fiaba e realtà si mescolano e si supportano a vicenda.

Sempre in ambito italiano, un’altra voce importante del realismo magico fu Dino Buzzati con Il deserto dei tartari, romanzo psicologico, in cui l’ossessione del protagonista di fronte all’attesa del nemico si trasforma in uno straniamento dalla vita.

Anche alcuni romanzi di Murakami sono presi ad esempio come espressioni del realismo magico: Kafka sulla spiaggia è senz’altro uno, ma anche il più recente L’assassinio del commendatore, dove su una vicenda del tutto realistica si vanno ad innestare eventi inspiegabili, presenze inquietanti, situazioni al limite dell’assurdo.

E poi ancora, La casa degli spiriti di Isabel Allende in cui i fantasmi entrano nella vicenda con grande naturalezza, al fianco dei personaggi reali.

Va detto che il mondo e la cultura dell’America latina con le sue storie, superstizioni e tradizioni locali si presta in modo particolare alla commistione fra magia e realtà, tanto da essere considerata la culla del realismo magico, ma come si vede dagli esempi che ho riportato sopra, questo genere di narrazioni trova degni rappresentanti anche altrove, in aree geografiche anche molto distanti e diverse.

Realismo magico e percezione soggettiva del tempo

Tra gli aspetti che contraddistinguono il realismo magico in letteratura, si può incontrare anche un modo del tutto soggettivo dell’autore di maneggiare il tempo. A volte viene distorto, invertito, annullato in un’assenza di temporalità che avvolge gli eventi e li sospende in una sorta di incertezza cronologica, in cui è ciò che accade, più che l’ordine in cui si svolge, a meritare attenzione.

È questo il significato che possiamo trovare nel libro All’antica. Una maniera di esistere di Duccio Demetrio. Qui l’autore, partendo proprio dalla percezione comune e consueta che viene attribuita all’espressione adottata nel titolo, la trasfigura invitandoci a leggerla con gli occhi della soggettività. Il tempo interiore, infatti, è svincolato dal capestro della durata e permette di cogliere significati che, diversamente, rischiamo di perdere.

Non a caso il libro è corredato anche di immagini di dipinti, molti dei quali ascrivibili proprio alla corrente artistica del realismo magico su ricordata.

Scrive testualmente l’autore a commento della sua scelta: Sono immagini, queste, che ho associato ai temi del libro per la loro inafferrabilità e indecifrabilità temporale, sebbene gli eleganti soggetti riflettano gli abbigliamenti e le mode d’arredamento dei primi anni del secolo scorso, fino e non oltre il terzo decennio. Mi hanno colpito e coinvolto per l’emozionante bellezza della loro presenza corporea antica e classica che tutte le pervade.

Latitudini del desiderio: tra Rushdie e Márquez?

Latitudini del desiderio è un romanzo – o meglio, sono quattro novelle – dell’autrice indiana Shubhangi Swarup che s’inserisce nella tradizione del realismo magico.

Gli ingredienti del realismo magico ci sono tutti, anche la conversazione con gli spiriti. Ricorda I figli della mezzanotte di Rushidie (un romanzo che ho amato tanto) e anche L’amore ai tempi del colera di Márquez. 

Terremoti, valanghe tsunami, alluvioni sono presenti con la stessa forza dei protagonisti.  

Il libro non ha al momento riscosso il  plauso della critica: forse non basta ripercorrere una tradizione, riprodurre le caratteristiche di un genere, per raggiungere l’anima di una narrazione.

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