Se posso dire una cosa che ho notato, soprattutto in questi ultimi anni, nella mia attività di editor è questa: gli autori non si preoccupano abbastanza del loro esordio, di come si presenteranno al pubblico, ai lettori.

Sono spesso presi dalla frenesia e dal desiderio comprensibile (fino ad un certo punto) di pubblicare un libro. Che bella parola: pubblicare un libro, ancora più allettante che scrivere a volte, anzi, succede che si scriva con l’unico obiettivo di pubblicare. 

A che prezzo però?  Molto alto.

Arrivano da me giovani autori alla prima opera oppure persone che da anni tengono un’idea abbozzata nel cassetto (ah, quel fatidico cassetto quante ne potrebbe raccontare) e si sono decisi a scrivere. Le aspettative di entrambi vanno rispettate e comprese.

Non scriviamo mai per noi stessi, anche la scrittura più intima ha bisogno di un interlocutore, piuttosto che niente sia pure il nostro io profondo e inconscio ma qualcuno ad ascoltare ci deve essere. Lo scrittore cerca un pubblico, è normale, è fisiologico. Ma c’è anche il rischio di iniziare male un rapporto che invece si vorrebbe duraturo, eterno.

scrivere un libro

A volte si scrive con il solo obiettivo di pubblicare e questo non comporta la lucidità di analisi che invece servirebbe a chi scrive

Pubblicare un libro richiede allenamento

Pubblicare un libro non significa dover aspettare anni e anni per essere certi della qualità di quanto scritto ma, insomma, una buona e sana autoanalisi andrebbe fatta nel modo più semplice: il confronto. 

Basterebbe confrontarsi con i grandi autori del genere scelto per vedere se ci sia ancora strada da percorrere o meno. 

Affidarsi a chi fa il mio mestiere, certo, potrebbe essere il secondo step. Chi si rivolge ad un editor non accetta con molta facilità che gli si dica: prendi questo lavoro come allenamento, lavoriamo sodo sul testo non per pubblicarlo ma per apprendere ciò che ti servirà a fare esperienza, a testare la tua scrittura.

In genere, davvero, la prima opera dovrebbe essere una palestra. Una fase di allenamento intenso. 

Quando pubblicare il primo libro è un successo

Poi sappiamo bene che ci sono stati molti casi in cui l’esordio è stato di gran successo. 

Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu un esordio, anche Fight Club di  Chuck Palahniukn  e, sentite, pure Carrie di Stephen King fu il suo primo libro che divenne addirittura un film diretto da Brian de Palma. 

Siamo d’accordo, nessuna regola è assoluta e se si ha l’idea ben fondata di aver scritto un testo di tutto rispetto, pubblicarlo è la strada da percorrere. Il problema è quando il testo è invece lacunoso, ingenuo e avrebbe bisogno di una profonda revisione non tanto per essere pubblicato (quando è così non è facile trasformarlo) ma per utilizzarlo come una scuola di crescita professionale.

Può essere utile avere ben chiaro quali siano i passaggi necessari e utili per scrivere un romanzo oggi così come conoscere i diversi livelli di un buon editing che inizia sempre dal lavoro fatto dall’autore stesso e quindi come si corregga un libro. 

 

pubblicare un libro

Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu un esordio, anche Fight Club di  Chuck Palahniukn  e, sentite, pure Carrie di Stephen King fu il  primo libro e divenne addirittura un film diretto da Brian de Palma.

 

Pubblicare sì ma attenzione ai finti contratti

Ne ho parlato molte volte: attenzione agli pseudo contratti editoriali. 

Mi sono occupata per molto tempo di contrattualistica editoriale e vi assicuro che quello che viene proposto agli autori, agli esordienti è tutto tranne che un vero contratto editoriale.

Potete scaricare il modello di un vero contratto standard gratuitamente dal mio sito, nella sezione dedicata alle risorse. 

La prima cosa importante è difendersi dai contratti capestro, dalle truffe soprattutto che sono sempre in agguato. Fanno leva sul desiderio di veder stampato e pubblicato il proprio libro. Già,  ma il corrispettivo è alto e quasi mai l’autore ci guadagna.

Sono stata editore, ci sono tanti editori onesti, serie e capaci. Li riconoscete perché non pubblicano tutto ma scelgono con cura e investono in quello in cui credono. L’editoria è cambiata, non ci sono dubbi ma sono anche poche le opere su cui venga  voglia di investire proprio perché poco curate e per nulla originali. 

Nel video che segue parlo proprio del perché prima di pubblicare un libro valga davvero la pena fare un ragionamento saggio e lungimirante. 

 

 

 

 

Pubblicare un libro: alcuni passi importanti per un buon esordio

Come costruire allora il proprio esordio?

Senza fretta ma con strategia. Valutate quello che avete scritto come dicevamo confrontandovi con testi di riconosciuta qualità, fate leggere a persone di cui vi fidate (astenersi parenti amorevoli che non sono quasi mai buoni critici e alimenterebbero il vostro ego) e che hanno un minimo di competenza, basterebbero anche buoni lettori, abituati a leggere cose buone, bei libri. Se siete certi e sicuri potreste inviare direttamente a dun editore (con cautela e scegliendo con cura): mi è capitato un autore che aveva inviato il suo romanzo ad un editore per bambini. Gli chiesi perché. Mi rispose non si sa mai.

Questo è spreco di energia e risorse.

Mirate bene, mirate giusto. 

Se non volete andare dritti all’editore affidatevi ad un editor o ad un agente letterario, lavorate con chi ha esperienza e conosce bene il mondo editoriale. Un lettore di libri di non è un editor anche se vi può dare buoni consigli. Cercate sempre dei professionisti, avrete un risultato professionale.

Vi invito a seguie il gruppo writing way dove spesso affronto anche con video in diretta queste tematiche cercando di darvi buoni consigli. 

Formatevi, sperimentate e allenatevi. La qualità viene premiata. 

 

 

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