Indice dell'articolo

La scrittura consapevole ecco cos'è

La scrittura consapevole: i benefici

Sentiamo spesso parlare di scrittura consapevole in diversi contesti e a volte anche con diversi significati e sfumature. In effetti, a dire il vero, può essere impiegata con valenze particolari. La prima cosa a cui pensiamo la esprime la parola stessa “consapevole”. La consapevolezza è la presa di coscienza di se stessi o di una situazione. Significa “sapere” ma non intendiamo certo un sapere culturale o erudito, intendiamo la capacità di guardare con lucidità a ciò che viviamo. C’è tutta una corrente di pensiero e di pratiche che identifica la scrittura consapevole con la conscious writing definita anche la scrittura del flusso di coscienza.

Conoscenza di sé attraverso la scrittura consapevole

La scrittura consapevole  diventa una forma quasi di meditazione, un modo per ritrovare la propria vera voce, la parte più profonda e interiore di noi stessi che ha bisogno di essere portata alla luce. Una scrittura che possiamo definire terapeutica e che in questi ultimi anni ho avuto modo di sperimentare anche con il supporto di centri di assistenza psicologica e psichiatrica. Fa bene a tutti. 

Perché è utile? Perché ci aiuta a comprendere noi stessi.

Sono sempre di più i grandi formatori e coach che utilizzano questo tipo di scrittura e devo dire che ne ho viste fare numerose applicazioni molto interessanti e utili da cui le persone traggono giovamento: questa è la cosa più importante.

Di fronte a qualsiasi pratica mi faccio sempre questa domanda: porta del bene alla gente? Può dare un contributo a chi è in ricerca, può fare luce su determinati aspetti o tematiche che stanno a cuore a chi la insegna e a chi l’apprende? Quando la risposta è sì la questione è esaurita e risolta. 

Questo tipo di scrittura non può essere rinchiusa in ristretti confini di definizioni, spesso sono le persone stesse che utilizzandola la trasformano e la plasmano in base ai loro profondi bisogni.

A i formatori il compito di saper guidare con competenza e consapevolezza, con la certezza di saper sempre dove si stia andando e la capacità di dare risposte ai molti dubbi o comunque di confrontarsi sempre con tutto quello che emerge.

La comfort zone delle parole: come uscirne con la scrittura consapevole

 Quando scriviamo non usiamo tutto il nostro vocabolario, tutte le parole che il nostro cervello contiene.

Nel 2016 Byrna Rene – editor, book strategist americana – scrive che la maggior parte delle persone ha un vocabolario di “comfort-zone” di circa 20.000 parole, con un database più grande e “passivo” di circa 40.000 parole. Pare che le prime 25 parole del nostro vocabolario attivo siano utilizzate nel 33% della nostra scrittura quotidiana e le prime 1.000 parole sono usate nell’89%.

Che cosa significa?

Ci sono delle parole migliori, più creative magari anche più nostre ma dobbiamo uscire dal recinto della nostra abitudine e programmazione mentale.

Ci sono parole che sono nostre, che usiamo di solito, che sono entrate nella nostra espressività. Non trovo che questo sia del tutto negativo nel senso che alcune nostre espressioni possono addirittura far parte di un brand, possiamo avere  un mantra che ripetiamo spesso per esempio e che ci rende riconoscibili ai nostri lettori.

Ci sono poi parole collettive, entrate nell’uso comune. Pensiamo per esempio ad una parola come storytelling diventata d’ uso comune a volte anche non sempre in modo corretto.

Come facciamo ad uscire da questa confort zone delle parole?

Cerca le sfumature dei pensieri

Per prima cosa dobbiamo cercare le sfumature dei pensieri, dei concetti: questo ci permette di andare oltre, di andare in profondità. Non limitarti a dire o scrivere una cosa come han sempre fatto tutti.

Il nostro messaggio deve essere semplice e chiaro ma questo non significa scrivere sempre utilizzando le stesse parole, anzi, dovremmo spingerci a cercare parole – pur sempre nella semplicità – che esprimano in modo più profondo  la sensibilità, la particolarità di quello che vogliamo comunicare.

“Oggi ho fatto il mio lavoro” può diventare “Oggi mi sono dedicato al mio lavoro” con una scelta del verbo meno scontata.

Byrna Rene ha parlato e scritto di 5 modi per superare i nostri limiti e scegliere consapevolmente le parole giuste per la nostra scrittura.

5 modi per scegliere e scrivere le parole giuste

1. Prestare attenzione: individuiamo le nostre parole confort. Se indichiamo sempre una nuova avventura come “stimolante” forse su questo dovremmo lavorare. O se iniziamo sempre molte frasi con “per quanto riguarda”. Possiamo modificare quello che conosciamo.

2. Fare una lista: importante è fare una lista sulle parole più usate. Meglio lavorare su una parola per volta.

3. Leggi generi letterari diversi da quello a cui ti dedichi di solito: questo apre nuovi orizzonti e introduce ispirazioni nel nostro vocabolario.

4. Compra un dizionario dei sinonimi. Byrna scrive “Un thesaurus vecchio stile è uno strumento favoloso per trovare parole nuove e interessanti per sostituire i tuoi vecchi standard logori.”

5. Una parola al giorno: puoi aprire il dizionario a caso scegliere una parola e utilizzarla durante il giorno per radicarla nella memoria. Più parole utilizzeremo e più allargheremo il nostro vocabolario.

Quando conversiamo possiamo spiegare quello che intendiamo con l’aiuto della mimica, della gestualità, possiamo ricercare parole nel corso della conversazione ma quando scriviamo dobbiamo cercare il termine giusto, la parola perfetta – le mot juste di Flaubert – così doneremo al lettore il meglio di noi e della nostra ricerca.

Prendere coscienza del proprio vissuto

La parola consapevole unita a scrittura ci fa pensare ad una pratica che in qualche modo ci dia coscienza di qualcosa. Ed è così. Praticando questa scrittura acquisiamo da subito maggiore consapevolezza di noi stessi, del vissuto. Può essere legata ad un ambito strettamente personale ma anche professionale. Del resto questi due ambiti non sono certo disgiunti.

Mi dedico alla scrittura da che ne ho memoria. Ancora bambina mi affascinavano le storie e la parola. Scrivere è da sempre la voce espressiva che rende al meglio quello che penso, sento, osservo. Riesce a rendere la sfumatura che il linguaggio a volte frantuma. Eppure mi stupiscono ancora gli orizzonti infiniti che scrivere rivela. Quando pensi di aver compreso, ecco, ancora l’atto di imprimere parole, di dar loro una forma visibile e concreta, sa stupirti.

La scrittura creativa è quella che consente di raccontare storie, di narrare. Imbastire romanzi in cui i lettori possano avventurarsi e quindi offrire loro un tempo prezioso, ricambiando così la fiducia di abbandonarsi tra le pagine.

L’editoria è stata la mia formazione, quindi la scrittura vista e portata nella sua praticità: idea che si fa libro (carta, colore, copertina, scelta della font, confezione incollata o cucita, prezzo di vendita, contratti editoriali, distribuzione, librerie, presentazioni, pubblico). Come editor entro nelle storie degli scrittori, li aiuto a far emergere la loro voce migliore.  Mi sono resa conto quanto ci sia bisogno di prendere consapevolezza della propria storia per quello che può rivelarci e senza alcun dubbio possiamo dire che la scrittura autobiografica è una forma di scrittura consapevole.

 

scrittura consapevole

La scrittura autobiografica ci permette una visione esterna: rivediamo la nostra vita da un punto di vista differente. Scrivendo di noi, rivedendoci, prendiamo consapevolezza di molti momenti e sensazioni che non ricordavamo o che ora ci appaiono sotto una luce differente.

L’importanza di narrare la propria storia

Da anni mi sono resa conto che oltre quella che chiamiamo scrittura creativa esiste un’altra scrittura, con altre potenzialità. La scrittura consapevole si lega in senso molto stretto con la scrittura autobiografica.

Mi sono dedicata alla scrittura autobiografica studiandone la storia, non solo, frequentando la Libera Università dell’Autobiografia (presso cui tengo seminari) e incamminandomi su una strada che consiglio a tutti: scrivere la propria storia.

Perché?

Perché la scrittura autobiografica ci permette una visione esterna: rivediamo la nostra vita da un punto di vista differente. Scrivere la mia storia è stata una sorta di rinascita, di comprensione. All’inizio di questo percorso le persone hanno quasi timore di rituffarsi un un passato che è stato magari doloroso, difficile. Ma tutto viene rivisto attraverso il ricordo, da una visuale che si è già allontanata dal contingente. Si apprende e si comprende.

Il tempo trascorso permette inoltre di sentire gli accadimenti su altre frequenze.

Perché la scrittura autobiografica ci aiuta?

Perché la scrittura autobiografica – che è scrittura consapevole per eccellenza –  ci permette una visione esterna: rivediamo la nostra vita da un punto di vista differente. Scrivere la mia storia è stata una sorta di rinascita, di comprensione. All’inizio di questo percorso le persone hanno quasi timore di rituffarsi un un passato che è stato magari doloroso, difficile. Ma tutto viene rivisto attraverso il ricordo, da una visuale che si è già allontanata dal contingente. Si apprende e si comprende.

Il tempo trascorso permette inoltre di sentire gli accadimenti su altre frequenze.

La scrittura consapevole è terapeutica: non c’è alcun dubbio

La scrittura consapevole è senza dubbio una scrittura terapeutica: serve a fare delle parole la valvola di sfogo di un disagio, per alleggerire un dolore. Ne ho parlato in modo approfondito in un articolo che ti segnalo: scrittura terapeutica, perché funziona.

Questa è quella che io definisco una pratica salvavita. Pensiamo a quali scenari abbia aperto la medicina narrativa, a quanto la storia del paziente (scritta o raccolta da altri) possa gettare luce non solo sul rapporto medico paziente ma anche sull’approccio alla malattia, riconoscendone spesso l’origine, il fattore scatenante.

scrittura consapevole

Scrivere per andare in profondità. Entrare in connessione con noi stessi, senza timori, lasciarsi andare in modo che le parole possano risalire in superficie. 

Questa pratica richiede tempo e dedizione, allenamento, ma poi diventerà così utile e importante, porterà così tanto equilibrio che non sarà difficile farne a meno.

Come si pratica la scrittura consapevole

A volte non percepiamo particolari stati d’animo ma dedicarsi alla scrittura consapevole può sempre essere utile per fare chiarezza su noi stessi.

Di che cosa si tratta? Come si pratica?

Scrivere per entrare in profondità. Entrare in connessione con noi stessi, senza timori, lasciarsi andare in modo che le parole possano risalire in superficie restituendoci immagini, sensazioni, ricordi, intuizioni utili per comprendere chi siamo, quali siano le nostre vere radici e le strada da intraprendere. 

  • Prendiamoci del tempo prezioso per noi stessi: trova un tuo spazio in cui isolarti, in un momento in cui sai che nessuno ti disturberà.
  • Ascolta della buona musica prima di iniziare a scrivere ma se senti che ti fa stare bene tienila come sottofondo anche durante la scrittura.
  • Puoi lasciarti andare e vedere che cosa emerge: inizia a scrivere quello che senti, che attraversa la tua mente, senza porre ostacoli, senza frenare.
  • Si consigli anche di far precedere la scrittura da un momento di pensiero libero, dove, ad occhi chiusi, osservi i pensieri passare nella mente.
  •  Lanciate delle domande se ne avete prima di iniziare, interrogativi che vi stanno a cuore. Immergetevi in voi e poi scrivete anche di ciò che in un primo momento vi pare inspiegabile.
  • Scrivi dai 10 ai 20 minuti.
  • Poi smetti e lascia decantare la scrittura.
  • La riprenderai dopo un paio d’ore o il giorno dopo addirittura. In questa fase di rilettura segna le parole, i verbi, le immagini che ti colpiscono, che hanno qualcosa da dirti. Può darsi che tu debba praticarla un paio di volte prima di arrivare a cogliere indizi importanti ma può anche darsi che emergano immediatamente.

 Laboratorio di scrittura consapevole

Ti segnalo che sul gruppo fb VIsion-narra te stesso tengo un laboratorio permanente di scrittura consapevole guidata in modo da mantenerci sempre in esercizio, con il focus su noi stessi e il nostro stato d’animo.  Esercizi di stimolo alla riflessione, di sollecitazione della memoria involontaria donano tante, numerose indicazioni a cui le persone possono fare riferimento per valutare quello che stanno vivendo, farsi domande, cambiare rotta. 

Diventare  casa da abitare con la scrittura, luogo sicuro e intimo in cui ritrovare se stessi e nello stesso tempo saper guardare all’esterno con occhi nuovi.

Indagare la paura con la scrittura consapevole

Uno degli ambiti in cui la scrittura consapevole ci è davvero d’aiuto è quello dell’identificare e conoscere, scandagliare le nostre paure, quelle autentiche, quelle che diventano spesso un limite al nostro agire, alla nostra realizzazione, le paure che si infiltrano nelle relazioni con gli altri e che non ci fanno stare bene. 

Nel momento in cui ci affidiamo alla pratica della scrittura può davvero essere di supporto per stare meglio, per contribuire ad alleviare stati d’ansia, di preoccupazione, portare chiarezza in quelle fasi della vita in cui ci sentiamo bloccati. 

Non posso non citare Pennebaker e i suoi studi.

Dobbiamo a lui, infatti, l’aver davvero compreso fino in fondo quanto la scrittura possa allontanarci dal nostro disagio proprio perché ci permette di vederlo, dall’esterno, come se ci osservassimo dal di fuori. Pennebaker fece numerosi studi e sperimentazioni, anche con l’ausilio di medici e scienziati (ne parla nel libro Il potere della scrittura) e davvero dimostrò, senza ombra di dubbio, come il solo parlare di quelle che sono le nostre paure –  quindi il dare parola, linguaggio a quello che sentiamo – ci porta sollievo, permettendoci di stare meglio.  

Poi fece un passo ulteriore. Fu quello di scrivere, quindi di vedere quanto la scrittura potesse agire in maniera decisiva sulla presa di coscienza del proprio stato d’animo, della propria paura, e l’utilizzò anche nell’analisi dei traumi e vide come questi traumi, queste sensazioni, andavano chiarendosi e in qualche modo diminuendo, quindi la sensazione di limite, di peso arrecati dalle  paure, con la scrittura potevano e possono essere alleviati.

Quali sono le tue paure?

Questo è l’esercizio che vi suggerisco: scrivete – a mano – sul vostro quaderno, agenda, quello che preferite la domanda “quali sono le mie paure?” e poi “qual è la mia paura dominante?”

Abbiamo sempre una paura più forte delle altre, quella che magari ci condiziona di più, ci limita di più. Leggiamola questa domanda in modo che la mente la imprima. Sapete che quando la mente legge quello che noi abbiamo riportato sulla carta lo legge con un potere maggiore, lo legge come pensiero rafforzato. Quindi con questo pensiero, con questa domanda proiettata sullo schermo della nostra mente, dedichiamoci al pensiero, dedichiamoci a cercare le risposte a queste domande. 

Non sempre le risposte sono immediate. Ci sono persone che dicono di non avere paure, può anche essere e quindi indaghiamo, può essere invece un disagio.

 Per come siamo fatti abbiamo sempre qualcosa da sanare, io credo che il nostro essere qui su questo mondo e su questa terra sia un cammino di miglioramento costante, quindi abbiamo sempre qualche angolo da smussare, magari piccolo ma che può farci essere sempre migliori di quello che siamo stati fino a ieri. 

Scoprire le vere paure con coraggio

A volte le paure sono molto grandi e le identifichiamo con facilità, altre volte, e qui entra in gioco in modo fantastico la scrittura, andiamo a coprirle con altre paure che in realtà sono più superficiali.

Succede che  le persone mi raccontino delle loro paure e quando si passa alla fase scritta e appunto scrivono ti accorgi, dalle parole che usano (la scrittura non mente mai, ricordatelo) che non è quella di cui hanno parlato la vera paura ma un’altra più profonda che le parole o le immagine usate, evocate, rivelano.

 Questo è un esercizio quasi mai immediato, nel senso che magari dovrete praticarlo per più volte, per più giorni prima di andare ad individuare la vera paura, il vero disagio, un timore, ciò che diventa un ostacolo alla nostra realizzazione, al nostro benessere. 

Può anche succedere, ed è normale, che manchi  il coraggio di scrivere la verità, di scrivere con autenticità quella che è la nostra paura perché ci sembra sciocca, puerile, abbiamo vergogna, ma nella scrittura dobbiamo davvero svestire tutti i nostri panni. Quando scriviamo dobbiamo essere nudi,liberi da di tutte quelle sovrastrutture che andiamo a metterci addosso per non rivelare quello che siamo.

Perché?

Perché rivelare chi  siamo spesso implica lavoro, impegno,presa di coscienza. Ma è un lavoro costruttivo che ci fa ad essere migliori. 

 

La lettera alla paura

 Poi ce n’è un altro passo ulteriore della scrittura consapevole che vi consiglio. 

Dopo che abbiamo definito, dopo che abbiamo chiarito, scriviamo alla nostra paura, scriviamo proprio “cara paura del buio”, “cara paura di rimanere sola”  “cara paura di non essere amato” andiamo ad identificarla, ”ti voglio proprio scrivere, ti ho riconosciuta, ho riconosciuto quello che comporti nella mia vita;  ho visto che mi crei questo e questo limite ma io oggi ti voglio salutare, oggi ci diciamo addio, oggi è il momento in cui io e te, paura di incontrare gente nuova, di stringere relazioni, paura di un nuovo lavoro, paura di vivere”, a volte abbiamo veramente paura di vivere, “oggi la nostra storia finisce qua, ho imparato questo da te, ma noi oggi ci dobbiamo separare, ti ringrazio e ti lascio andare, tu lascerai andare me da questo momento”. 

Diciamo e scriviamo tutto quello che sentiamo, salutiamo la nostra paura, mettiamoci enfasi, il nostro desiderio di dirle addio. 

Rileggeremo e completeremo questa lettera anche in un momento successivo. 

Ci porterà grande sollievo, lucidità e inizieremo a prendere coscienza, quindi ad allontanarci dalla nostra paura perché davvero la scrittura consapevole ha un potere incredibile di avvicinarci alla vera parte di noi stessi, quella che prende consapevolezza delle proprie paure, sa di doverle affrontare ma continua il proprio cammino perché le paure fanno parte della nostra vita ma il anche coraggio di superarle fa parte della nostra vita. 

 

Indagare la paura con la scrittura consapevole

Uno degli ambiti in cui la scrittura consapevole ci è davvero d’aiuto è quello dell’identificare e conoscere, scandagliare le nostre paure, quelle autentiche, quelle che diventano spesso un limite al nostro agire, alla nostra realizzazione, le paure che si infiltrano nelle relazioni con gli altri e che non ci fanno stare bene. 

Nel momento in cui ci affidiamo alla pratica della scrittura può davvero essere di supporto per stare meglio, per contribuire ad alleviare stati d’ansia, di preoccupazione, portare chiarezza in quelle fasi della vita in cui ci sentiamo bloccati. 

Non posso non citare Pennebaker e i suoi studi.

Dobbiamo a lui, infatti, l’aver davvero compreso fino in fondo quanto la scrittura possa allontanarci dal nostro disagio proprio perché ci permette di vederlo, dall’esterno, come se ci osservassimo dal di fuori. Pennebaker fece numerosi studi e sperimentazioni, anche con l’ausilio di medici e scienziati (ne parla nel libro Il potere della scrittura) e davvero dimostrò, senza ombra di dubbio, come il solo parlare di quelle che sono le nostre paure –  quindi il dare parola, linguaggio a quello che sentiamo – ci porta sollievo, permettendoci di stare meglio.  

Poi fece un passo ulteriore. Fu quello di scrivere, quindi di vedere quanto la scrittura potesse agire in maniera decisiva sulla presa di coscienza del proprio stato d’animo, della propria paura, e l’utilizzò anche nell’analisi dei traumi e vide come questi traumi, queste sensazioni, andavano chiarendosi e in qualche modo diminuendo, quindi la sensazione di limite, di peso arrecati dalle  paure, con la scrittura potevano e possono essere alleviati.

Quali sono le tue paure?

Questo è l’esercizio che vi suggerisco: scrivete – a mano – sul vostro quaderno, agenda, quello che preferite la domanda “quali sono le mie paure?” e poi “qual è la mia paura dominante?”

Abbiamo sempre una paura più forte delle altre, quella che magari ci condiziona di più, ci limita di più. Leggiamola questa domanda in modo che la mente la imprima. Sapete che quando la mente legge quello che noi abbiamo riportato sulla carta lo legge con un potere maggiore, lo legge come pensiero rafforzato. Quindi con questo pensiero, con questa domanda proiettata sullo schermo della nostra mente, dedichiamoci al pensiero, dedichiamoci a cercare le risposte a queste domande. 

Non sempre le risposte sono immediate. Ci sono persone che dicono di non avere paure, può anche essere e quindi indaghiamo, può essere invece un disagio.

 Per come siamo fatti abbiamo sempre qualcosa da sanare, io credo che il nostro essere qui su questo mondo e su questa terra sia un cammino di miglioramento costante, quindi abbiamo sempre qualche angolo da smussare, magari piccolo ma che può farci essere sempre migliori di quello che siamo stati fino a ieri. 

Scoprire le vere paure con coraggio

A volte le paure sono molto grandi e le identifichiamo con facilità, altre volte, e qui entra in gioco in modo fantastico la scrittura, andiamo a coprirle con altre paure che in realtà sono più superficiali.

Succede che  le persone mi raccontino delle loro paure e quando si passa alla fase scritta e appunto scrivono ti accorgi, dalle parole che usano (la scrittura non mente mai, ricordatelo) che non è quella di cui hanno parlato la vera paura ma un’altra più profonda che le parole o le immagine usate, evocate, rivelano.

 Questo è un esercizio quasi mai immediato, nel senso che magari dovrete praticarlo per più volte, per più giorni prima di andare ad individuare la vera paura, il vero disagio, un timore, ciò che diventa un ostacolo alla nostra realizzazione, al nostro benessere. 

Può anche succedere, ed è normale, che manchi  il coraggio di scrivere la verità, di scrivere con autenticità quella che è la nostra paura perché ci sembra sciocca, puerile, abbiamo vergogna, ma nella scrittura dobbiamo davvero svestire tutti i nostri panni. Quando scriviamo dobbiamo essere nudi,liberi da di tutte quelle sovrastrutture che andiamo a metterci addosso per non rivelare quello che siamo.

Perché?

Perché rivelare chi  siamo spesso implica lavoro, impegno,presa di coscienza. Ma è un lavoro costruttivo che ci fa ad essere migliori. 

La lettera alla paura

 Poi ce n’è un altro passo ulteriore della scrittura consapevole che vi consiglio. 

Dopo che abbiamo definito, dopo che abbiamo chiarito, scriviamo alla nostra paura, scriviamo proprio “cara paura del buio”, “cara paura di rimanere sola”  “cara paura di non essere amato” andiamo ad identificarla, ”ti voglio proprio scrivere, ti ho riconosciuta, ho riconosciuto quello che comporti nella mia vita;  ho visto che mi crei questo e questo limite ma io oggi ti voglio salutare, oggi ci diciamo addio, oggi è il momento in cui io e te, paura di incontrare gente nuova, di stringere relazioni, paura di un nuovo lavoro, paura di vivere”, a volte abbiamo veramente paura di vivere, “oggi la nostra storia finisce qua, ho imparato questo da te, ma noi oggi ci dobbiamo separare, ti ringrazio e ti lascio andare, tu lascerai andare me da questo momento”. 

Diciamo e scriviamo tutto quello che sentiamo, salutiamo la nostra paura, mettiamoci enfasi, il nostro desiderio di dirle addio. 

Rileggeremo e completeremo questa lettera anche in un momento successivo. 

Ci porterà grande sollievo, lucidità e inizieremo a prendere coscienza, quindi ad allontanarci dalla nostra paura perché davvero la scrittura consapevole ha un potere incredibile di avvicinarci alla vera parte di noi stessi, quella che prende consapevolezza delle proprie paure, sa di doverle affrontare ma continua il proprio cammino perché le paure fanno parte della nostra vita ma il anche coraggio di superarle fa parte della nostra vita. 

 

Ci sono molti esercizi utili e sperimentati di scrittura consapevole con cui puoi cimentarti. Sono scritture semplici, certo, a volte la difficoltà sta nel fatto che ti spingono in profondità di te stesso ma è ua pratica salutare che ci permette di acquisire sempre maggiore consapevolezza di noi, del nostro carattere e più di tutto delle nostre emozioni.

esercizi di scrittura consapevole

Scrittura consapevole con le immagini: un suggerimento

Un suggerimento che  dovrebbe essere applicato sempre: rendete con un immagine a come vi sentite di fronte alla vostra paura, come vi vedete, personificatela. 

Per esempio la paura di conoscere persone nuove può essere personificata come un grosso animale che si para davanti a noi, una scimmia, un orso, date proprio un’immagine visiva, un muro di metallo, scivoloso che non si riesce a scalare. 

Cercate un’immagine che possa apparire anche strana, assurda, non preoccupatevi, ciò che conta è che identifichiate la paura e il vostro sentire di fronte ad esso.

Si tratta di un esercizio che rappresenta un grande aiuto.

Quando la nostra mente è nebulosa, non è chiara, soffocata dalla paura trova nell’immagine una risposta precisa, visibile; inoltre, quando identifichiamo una paura, le diamo un nome, essa si affievolisce.

Quando ci esprimiamo, troviamo una chiave di lettura, tutto si allevia. 

E così diventiamo sempre più consapevoli di noi stessi perché poi magari troviamo il modo di affrontare  questo grande animale, questo muro; ed è il primo, importante passo.

La scrittura consapevole rivela etica e disciplina

Più ci conosciamo, andiamo in profondità, più le parole ci rivelano e ci permettono di osservare la nostra vita da una diversa prospettiva.

La scrittura ci aiuta a definire la nostra etica, le nostre regole di buon comportamento. Permette di rimanere lucidi di fronte a se stessi e quindi con una reale chiarezza di pensiero, d’intenti, d’ideali.

L’ho detto e scritto tante volte: la scrittura non mente mai, ci mette a nudo, ci rivela a noi stessi nella nostra grandezza e anche nei nostri limiti.

Non solo.

Ci permette di fare grandi passi nella disciplina.

Disciplina, perché?

Molti autori mi dicono di avere gradi difficoltà a darsi disciplina nel lavoro di stesura di un libro, professionisti che non riescono più a darsi un percorso che li mantenga sulla strada intrapresa. La disciplina non è un limite o un confine. S tratta di una strategia, di un modus vivendi che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi, di stare meglio anche di salute.

La scrittura consapevole porta a galla molti aspetti di noi che sono di ostacolo a instaurare una disciplina che per noi sarebbe utile: conoscendoli iniziamo a superarli. Porta a galla alcuni nodi del passato che impariamo a sciogliere.

Se vuoi cimentarti con esercizi di scrittura consapevole ti aspetto sul gruppo fb Vision-Narra te stesso, scrivi il tuo futuro

Scopri il gruppo fb di scrittura consapevole Vision. Narra te stesso, scrivi il tuo futuro

Scopri il gruppo fb dedicato alla scrittura consapevole e alla scrittura autobiografica: per mantenerti in esercizio, per riservare dei momenti all’analisi della tua interiorità attraverso la scrittura.

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