il piccolo museo del diario

Se Anghiari, borgo antico vicino ad Arezzo, è il luogo magico che racchiude tra le sue mura la sede della LUA, la libera università dell’autobiografia, Pieve Santo Stefano, a poca distanza è la città del diario. Duccio Demetrio e Saverio Tutino hanno fondato la LUA ma hanno fatto molto di più dando grande impulso alla raccolta delle storie personali, ne hanno compreso il valore e questo è diventato l’anima del loro lavoro e direi anche della loro vita.

Demetrio in uno degli incontri del corso che ho frequentato quest’anno ad Anghiari raccontava quanto fosse profondo l’attaccamento di Saverio Tutino al diario, lasciava tutto quando veniva l’ora di dedicarsi alla scrittura del vissuto, del pensiero. Tutino viveva a Pieve Santo Stefano che oggi  ospita Il piccolo museo del diario.

 

raccogliere le storie

Le storie individuali si fanno corali, la storia personale entra e racconta la grande Storia.

Un luogo che merita di essere vistato non solo dagli amanti della scrittura, della narrazione di sé, del genere diaristico ma perché qui sono conservate le storie delle persone, degli italiani e si può sentire la vita, la storia scorrere. Non è un museo convenzionale, anzi, è originale, particolare. Storie individuali diventano corali, raccontano un Paese, le sue vicende, le implicazioni.

Le voci che si odono entrando nel museo – e che rivolgendosi al visitatore in modalità nuove e inaspettate lo sorprendono – rappresentano quel “fruscio degli altri” di cui amava parlare Saverio Tutino, fondatore dell’Archivio dei diari che nel 1984 iniziò a raccogliere queste memorie divenute oggi – letteralmente – le pareti del Piccolo museo del diario, a lui dedicato“.

Salvare le storie significa rendere onore alla vita

L’attenzione alle voci, alla propria e a quelle degli altri è uno dei fondamenti della narrazione di sé. “Un fruscio che ci avvolge e ci conduce nelle stanze della memoria, trasformando la visita in un’esperienza unica fatta di suoni, voci, luci, parole che volano nell’aria e dialogano con il visitatore, sempre più immerso in un percorso intimo, in un confronto costante con sé stesso e col proprio passato”.

Quando entro in contatto con queste realtà provo un profondo conforto: pensare che le storie non vadano perdute ma siano salvate, conservate, incentivate è un modo per rendere onore alla vita e alla storia. Questo, in tutti gli incontri non mi stanco mai di ripeterlo: salvate il vostro vissuto, impressioni, fatti, parole. Non riguarda mai solo noi stessi ma l’umanità intera.

 

La storia di una persona è storia universale

La mia storia è la tua storia. Dedicandomi alla scrittura autobiografica questa mi appare sempre di più come una verità inconfutabile. Narrandoci ci rendiamo conto che non siamo mai isolati, che un dolore e una gioia sono sempre condivisibili. Che la nostra narrazione s’inserisce in un racconto molto più vasto.

Entrare oggi nel Piccolo museo del diario significa attraversare un pezzo di storia d’Italia, camminarci in mezzo: significa aprire idealmente tutti gli scaffali dell’Archivio dei diari, scartabellarne i faldoni, aprirne le lettere, sfogliarne i diari e ascoltare, toccare o sfiorare una delle oltre 7500 storie in esso conservate”.

conserviamo la memoria

Scrivendo la nostra storia conserviamo la memoria, la salviamo dallo scorrere del tempo

Vi voglio segnalare un testo “Il paese dei diari” di Mario Perrotta.

L’autore racconta la sua permanenza nel museo che è poi  l’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano (Arezzo), fondato nel 1984 appunto dal giornalista Saverio Tutino. “L’Archivio è un luogo unico, nato per raccogliere e conservare i diari, le memorie e gli epistolari della gente comune. Ed è proprio qui che Mario, il narratore di questo romanzo-verità, rimane inavvertitamente chiuso una notte, iniziando così un viaggio che lo porterà a incontrare, scalino dopo scalino, stanza dopo stanza, gli abitanti di questo edificio magico che ogni notte si animano per raccontare la propria storia.”

Narrare è ascoltare, fare posto

Narrare se stessi e il mondo significa prima di tutto saper ascoltare la nostra voce, lasciarla emergere nella sua verità e autenticità. Significa essere attenti e cercare di fare posto a quello che ci appare, senza giudizio. Troppo spesso giudichiamo e perdiamo l’essenza delle persone e delle cose. La scrittura, il racconto di una vita dovrebbe portarci ad uno sguardo più comprensivo.

Ogni storia è preziosa e unica, essa porta in sé il senso del cammino umano, le domande, i sogni, i desideri di ciascuno e propone la sua personale narrazione.

Il piccolo museo del diario è un’opera di conservazione grandiosa, mirabile e coraggiosa. Vale davvero la pena andarlo a visitare, sostare nelle stanze in ascolto, leggere e sentire quanta vita ci riportino le parole, i racconti. 

 

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