Come farsi pubblicare un libro

Come farsi pubblicare un libro? Non sono tempi facili questi per l’editoria. La strada è percorribile se si ha un’opera di valore (o, altre volte, purtroppo, molto commerciale anche se non di grande qualità). Come vendere un milione di copie? Questa è una storia un po’ più complicata ma non impossibile. Parliamone. Tenendo però presente che a noi interessano i libri ben fatti, scritti bene, creati da autori che credono nel valore della scrittura.

Certo, farsi pubblicare un libro è un desiderio di molti e sono numerosi gli autori che ci riescono.

Come sappiamo le strade sono diverse: si può optare per il self-publishing o per proporre il testo ad un editore. Se vuoi avere informazioni dettagliate su questo e valutare i pro e i contro di ogni scelta t’invito a leggere la guida che ho scritto dal titolo Self-publisher: vantaggi e svantaggi dell’auto pubblicazione.

Pubblicare un libro è un traguardo, un sogno che molti realizzano, già, ma poi il libro va venduto. Non solo. Il desiderio è venderne tante copie, segno che abbiamo un pubblico e degli estimatori per cui continuare a scrivere.

Ci sono libri che vendono milioni di copie, alcuni best seller –  per esempio uno dei successi degli ultimi anni After di Anna Todd – hanno venduto oltre 10 milioni di copie. Senza arrivare a 10 milioni ci possiamo domandare: come farsi pubblicare un libro  e poi vendere, per esempio, un milione di copie? Vendere un milione di copie è un obiettivo non facile, certo, non impossibile ma richiede l’aver fatto una serie di mosse e più che altro è necessario scrivere bene. Così mi sono messa alla ricerca di un autore o di un’autrice che vendesse almeno 1 milione di copie e in realtà lo conoscevo già, Carlo Adolfo Martigli. Tradotto in 23 lingue nel mondo e con all’attivo un milione di copie vendute. In quest’intervista (che potete trovare in versione integrale su youtube) ci dona consigli super utili.

Come pubblicare un libro e farsi notare

Ho chiesto a Carlo da dove sia utile partire per farsi pubblicare un libro e attirare l’attenzione di editori e pubblico e lui intanto mi ha raccontato della sua ultima fatica.

  • Ho la fortuna di svolgere un lavoro che mi consente di isolarmi e, isolandomi, scrivo. Se proprio lo vuoi sapere Alessandra, ho scritto un nuovo romanzo in quarantatré giorni esatti.
  • Com’ è nata questa idea?
  •  È nata dalla lettura di un romanzo completamente diverso dai miei che sono thriller storici. Ad un certo punto mi sono chiesto: “Ma perché non sfidare la sorte facendo una cosa completamente diversa?” E, in effetti, è un libro molto diverso, per tre motivi. Intanto è scritto in prima persona, inoltre è ambientato nella nostra epoca ed, infine, è un sesto grado superiore di scrittura perché uso il tempo presente:   quindi non “venni”,  “andai”, “vidi”,  ma “vado”, “vedo”.
  • Molto interessante. Tu sei pubblicato in  tutto il mondo. Come scrittore hai esordito con il genere della favola.
  • Sì ed è accaduto in un modo singolare. Quando mia figlia era piccola amava molto la rima. Sai tipo “quant’è bella Sofia la più piccina che ci sia” …
  • Carlo, con questa rima non è che ti sia sforzato  proprio tanto eh…
  • In effetti no, ma lei si divertiva ed allora cercai un libro di favole in rima. Riuscii a trovare solo filastrocche  così decisi di scrivere un libro di favole in endecasillabi a rima baciata. Poi, come a volte accade, gli amici che lo lessero mi spronarono e io lo mandai  a qualche casa editrice. Mi rispose la Giunti dicendomi che avevano trovato il libro interessante perché inaugurava un genere che fino a qual momento non esisteva. Inoltre, successe una  cosa strana, ma  importante.  Avevo firmato da poco il contratto editoriale con la Giunti, mi trovavo in treno e stavo rileggendo questo libro. Ad un certo punto iniziai a parlare con una signora che sedeva nel mio stesso scompartimento finché lei  mi chiese una copia del libro e gliela feci avere. Dopo pochi giorni mi contattò dicendo che l’aveva fatta vedere ad un suo amico illustratore a cui avrebbe fatto piacere illustrare il mio libro. Sul momento fui riluttante, ma la signora non si scompose e si limitò a dirmi che il suo amico illustratore era Emanuele Luzzati. Il giorno dopo, il responsabile editoriale della Giunti incontrò Luzzati e dalla nostra collaborazione è nato “Duelli, castelli e gemelli”, un libro divertente, simpatico che ha riscosso molto successo ed è stato utilizzato in moltissime scuole elementari.

 

Scrittori esordienti: da dove si comincia

  • Però, il vero boom Carlo è arrivato con “999 l’ultimo custode”. L’ho letto e lo consiglio perché mi è piaciuto davvero: è un libro che trasporta il lettore in un’altra dimensione. Ecco, perché questo libro ha fatto la differenza ? Tu sei partito proprio da qui per diventare l’autore  che sei.
  •  Mah, onestamente non saprei darti una risposta univoca; d’altro canto, nell’ambito dell’editoria, esistono i misteri dolorosi da una parte e quelli gaudiosi dall’altra. Di fatto c’è stato un tam tam che ha portato questo libro a vendere, nei primi quindici giorni, 50.000 copie e già questa era una cosa incredibile. Poi, via via, ha superato le 200.000 e dopo 300.000 copie e poi sono arrivate le edizioni estere. Credo che tutto sia dovuto al fatto che, ad un certo momento della narrazione, ho raggiunto quel punto – che è interessante e divertente allo stesso tempo – in cui il rigore storico si unisce all’immaginazione.  Spesso, purtroppo, si vedono in giro o libri campati  per aria e che di sostanza hanno poco oppure che sono dei mattoni terrificanti. Alla fine, un libro è bello quando riesce ad emozionare. Diversamente, lo si può solo definire brutto.
  • Sono d’accordo con te perché quello che cerca il lettore è l’emozione  ed uno scrittore deve pensare al lettore, a quello che gli trasmette.
  • Esatto. Scrivere è comunicare e la comunicazione è l’arte della modifica del comportamento. Nel momento in cui tu riesci a modificare il comportamento di una persona che, magari, da indifferente diventa triste, allegra, ride o piange, ecco che in quel momento hai saputo comunicare.

 

Presentarsi ad un editore: i consigli giusti 

  • Se vuoi sapere come farsi pubblicare un libro bisogna affrontare l’argomento confrontarsi con l’editoria. A me capita spesso di confrontarmi con gli esordienti e con tante persone che scrivono anche dei buoni lavori. Al di là della crisi del mondo editoriale, a tuo parere Carlo come deve muoversi, oggi, un esordiente per presentarsi al meglio ad un editore?
  • Eh, prima racconto una cosa scherzosa poi ne dico una seria. Tempo fa a Radio 3 mi chiesero quali fossero i motivi del successo di uno scrittore. Io indicai la regola “delle 5 C” ovvero  ci vuole Cuore perché senza cuore nulla ha significato.  Poi occorre il Cervello che dà al cuore la possibilità di andare nella direzione giusta. Inoltre ci vuole la Competenza nel senso che bisogna scrivere di ciò che si conosce perché altrimenti il lettore se ne accorge.  In più occorre la Costanza: mi ricordo che il primo libro che pubblicai con Mondadori vinse diversi premi ma vendette solo 1.200 copie. Ebbene, queste prime quattro C, dissi, valgono circa il 20% poi c’è la qualità C che vale l’80%. A quel punto, il giornalista di Radio 3 mi fermò dicendo che gli ascoltatori avevano compreso benissimo  quale fosse la quinta C. Ora al di là di questa storia credo che l’esordiente debba prima  saper leggere. Si dice” imparare a leggere e a scrivere”; significa che per poter scrivere  bisogna leggere, leggere, leggere.

 

L’importanza di una buona idea

  • La lettura è l’elemento fondamentale. Poi, bisogna avere un’idea che sia interessante e, allo stesso tempo, che sia comprensibile per il pubblico. Non si deve dimenticare che un editore non è un ente di beneficenza, ma è un imprenditore e, dunque, l’idea deve avere un’appetibilità commerciale. Perché sia tale, occorre che sia un’idea trasmissibile a quanti più lettori possibile. Attenzione: con questo non intendo dire che bisogna dare ai lettori ciò che la loro pancia vuole, ma, semplicemente, che bisogna comunicare l’idea usando un linguaggio comprensibile al grande pubblico.  Il passo successivo   è quello della traduzione dell’idea in un progetto che dovrà essere sottoposto ad un agente letterario. Guarda, come dico sempre, è inutile mandare manoscritti alle case editrici perché non hanno il tempo di leggerli. A me arrivano, per email, circa 4 manoscritti  al mese; questo significa che io dovrei dedicare metà del mio tempo mensile a leggerli. Immaginate cosa accada nelle case editrici importanti. E quando parlo di case editrici  escludo l’editoria a pagamento.

 

Editoria a pagamento

  • Ecco, questo punto mi interessa – perché lo dico spesso alle persone che mi seguono –  e ti chiedo se condividi la mia opinione su questo tipo di editoria. Il fatto che un editore chieda un pagamento significa non  soltanto che non è un editore a tutti gli effetti, ma, soprattutto, che non crede nel libro che sta pubblicando perché, altrimenti, investirebbe in quel libro. Tu cosa ne pensi?
  • Penso che si tratta di una vera e propria una vendita che può fatta in tanti modi: possono essere chiesti soldi oppure l’editore ti dice “il libro è bellissimo però ne devi acquistare cento copie”.
  • Tra l’altro, mi sono capitati casi in cui il “bellissimo” significava non aver neanche letto il libro.
  • Infatti: è una buffonata, peraltro pericolosa per l’autore perché se anche quell’opera piacesse a una casa editrice vera, il fatto di averla pubblicata con una casa editrice a pagamento, pone il vero editore nella condizione di non pubblicare quel libro perché teme le condizioni contrattuali  pattuite tra lo scrittore emergente e l’editore a pagamento. Ed è così che quel libro muore. Cosa ben diversa è stampare i propri libri presso uno stampatore e poi venderli.
  • Esatto Carlo, stai parlando del self publishing che è molto sviluppato all’estero e che ha una sua ragion d’essere. Io curo molti autori che svolgono la professione di formatore e spesso loro decidono di auto pubblicarsi: si fanno stampare il loro libro e poi se lo gestiscono autonomamente. E questa è veramente un’altra cosa. In realtà, molto spesso l’editoria a pagamento fa leva sulla quella frenesia di pubblicare da cui l’autore si fa cogliere ed è  così che si cade in questa trappola.  

 

Diventare scrittore professionista: come si arriva?

  • Come farsi pubblicare un libro significa come diventare uno scrittore professionista quale sei tu Carlo. Quale strada intraprendere?
  •  Allora, prima di essere uno scrittore professionista, io lavoravo in banca. Ero un dirigente,  viaggiavo moltissimo per lavoro e godevo di una posizione economica ottima. Il problema era che detestavo questo lavoro. Nella vita io volevo fare soltanto lo scrittore e. ad un certo momento di tredici anni fa, rassegnai le dimissioni. Mi ricordo che quando ho firmato il mio primo contratto con Mondadori grazie al mio agente avevo delle riserve dato che il passo che avevo fatto era importante. Però posso dirti che avrei comunque continuato a scrivere perché mi ero preparato il piano ”B”: feci uno stage di 15 giorni  presso un casaro di Pontina per imparare a fare le mozzarelle.
  • Quindi avresti, comunque, lasciato la banca? 
  • Me ne sono andato in modo definitivo perché volevo fare lo scrittore di professione; ciò nonostante mi dedicai seriamente al mio piano “B”. Da buon manager qual ero stato, predisposi il piano finanziario calcolando quantità produttive e ricarico per singolo pezzo. Arrivai anche a dare un nome alle mie mozzarelle. Si sarebbero chiamate “MoMa” un po’ in omaggio al Moma di New York e  un po’ perché “MoMa” è abbreviazione di “MOzzarelle MArtigli”.
  • Fantastico, pensa di che cosa ci hai privati. Però ci hai regalato dei viaggi meravigliosi grazie ai tuoi libri. 
Come pubblicare un libro con Mondadori

Nell’ambito della narrazione storica “spesso, purtroppo, si vedono in giro o libri campati  per aria e che di sostanza hanno veramente poco oppure che sono dei mattoni terrificanti perché, sì, ti sapranno anche raccontare tutto della battaglia di Anghiari però non sono coinvolgenti. Alla fine, un libro è bello quando riesce ad emozionare. Diversamente, lo si può solo definire brutto”. (Carlo Martigli)

Come approcciarsi alla casa editrice

  • Senti Carlo, tornando un attimo al mondo editoriale, secondo te qual è il modo migliore per approcciarsi alla pubblicazione di un libro: affidarsi ad un agente come hai detto e mirare subito ad una grande casa editrice  oppure è meglio tentare prima con la media editoria?
  • La prima cosa da fare, come dicevo, è avere l’idea. Guardate che l’idea non è la trama. Esiste una leggenda sul film Rocky. Pare che lo sceneggiatore abbia presentato l’idea su Rocky al produttore con 17 parole che erano queste: “un pugile fallito sul ring e nella vita ha l’occasione di  combattere con il campione mondiale dei pesi massimi”. Finito qui. Cioè l’idea dev’essere qualcosa capace di colpire il pubblico e l’editore. Il punto non è scegliere tra un editore grande o un editore medio perché un agente letterario serio riconosce le potenzialità  di un libro e  sa a chi rivolgersi  con un buon margine di fiducia che quel libro sarà pubblicato. Dunque, lo ripeto, il dubbio tra rivolgersi ad una casa editrice grande o media non ha molto senso. 

L’agente letterario

  • Attenzione però: l’agente letterario a cui ci si affida dev’essere serio e lo è quell’agente che non chiede soldi per promuovere un libro. L’agente letterario serio è colui che,  valutata la tua idea, il tuo progetto  e la tua capacità di scrittura, a quel punto decide di rappresentarti. Di cosa vive l’agente letterario? Allora, io che di professione faccio lo scrittore vivo di royalties e di anticipi da parte delle  case editrici. L’agente letterario vive del 10% – che è la percentuale standard – del ricavato dalla vendita di un libro in Italia nonché del 15% del ricavato dalla vendita all’estero. Stop. L’unica somma di denaro che un agente letterario può chiedere prima di iniziare a rappresentare uno scrittore  è quella necessaria per la scheda di valutazione del libro. Ed è corretto che chieda il pagamento di questa attività.
  • Questa Carlo è una precisazione importante. Come dicevo prima, alcuni autori hanno un unico scopo: pubblicare. In realtà, ci sono testi validi per la pubblicazione e testi che devono servire come palestra di scrittura e tramite i quali un autore si forma, si prepara, si allena per diventare un vero scrittore. Quanto è stato importante e quanto è importante, per te Carlo, quello che chiamiamo l’allenamento alla scrittura?

La scrittura ha bisogno di allenamento

  • Comincio col dire che è importantissimo. Allenarsi a scrivere è come allenarsi per una gara olimpica: non è detto che si possa arrivare a gareggiare ma, allenandosi, è possibile che un giorno avvenga. Come dicevo in precedenza, il primissimo allenamento è leggere; la scrittura viene dopo. Se non si legge è impossibile poi disporre  di una  scrittura capace di comunicare. Detto questo, una persona può allenarsi a scrivere in tanti modi. Uno di questi, avendo delle idee, è cominciare con la scrittura di racconti. Da ragazzo ne scrivevo tanti: alcuni più brevi, altri più lunghi. Oggi  come oggi è difficile pubblicare  racconti perché,  dal punto di vista editoriale, il racconto è un genere che vende poco.

 

Genere letterario: uscire dai confini

  • Torno ancora all’allenamento per chiederti: Come possiamo definire il genere a cui ti dedichi tu Carlo? 
  • Dal punto di vista giornalistico sono ricompreso nel  cosiddetto genere storico.
  • Sì romanzo storico.
  • Però detesto questa formulazione e ti spiego perché. Prendi un attore, non so… Robert De Niro (voglio dire, viaggio basso vero?): lui è capace di fare film drammatici, comici, divertenti, ironici noir, commedie e così via. Ora, perché non dovrebbe poterlo fare anche uno scrittore? Guarda che all’estero questa cosa succede spesso.  Il vero problema sta nel fatto che le case editrici temono questa commistione. Devo dirti che a me, in realtà, frega niente nel senso che ho pubblicato ed ho intenzione di pubblicare anche libri che con il romanzo storico non hanno niente a che fare. Sai perché? Perché è una prova, una sfida, ecco. Il gusto della sfida nel provare a comunicare anche con altri mezzi. Vero, con il romanzo storico ho venduto più di un milione di libri; però perché mi devo fermare a  questo? Scrivere deve essere anche un divertimento, bisogna uscire fuori da quella  che è  la normalità.  Se non hai questo fuoco dentro come fai a comunicare con il lettore, come fai a modificare il suo comportamento o a rendere tutto questo emozionante?

 

Scrittura e cultura

  • La cultura è divertimento. Guarda, ci fanno credere che la cultura  sia una cosa noiosa  perché più siamo ignoranti meno  più siamo manipolabili. La cultura è libertà; al termine delle mie conferenze, io uso una frase e dico “leggere  rende liberi”. Ed è vero perché, allenandosi, il cervello ha un pensiero libero. Solo avendo un pensiero libero possiamo fare delle scelte consapevoli e questo è ciò qualunque genere di potere –  non mi riferisco ad uno o ad un altro- teme davvero perché vuole la tranquillità di poterci gestire come  gregge. Bene, leggendo noi siamo fuori dal gregge.

Le fonti

  • Ascolta Carlo però tu lavori  molto sulla storia; leggendoti mi ponevo sempre questa domanda che adesso ti rivolgo: dietro ai tuoi romanzi quanto lavoro di studio delle fonti  c’è?
  • Beh c’è molto lavoro.
  • Si percepisce chiaramente che c’è una grandissima conoscenza della storia. Tu riesci a muoverti con una grandissima agilità storica, va bene che ti diverti a scrivere, ma quanto studi?
  • Allora, io leggo tanto perché leggere mi diverte tanto quanto mi diverte  scrivere. Quando su alcuni argomenti che non posso non conoscere mi vengono in mente delle idee, ecco a quel punto  inizia proprio uno studio sistematico dell’argomento  intorno al quale vorrei scrivere un  libro. A volte mi capita anche di andare avanti su delle storie che poi non scrivo. Altre volte devo studiare moltissimo come è accaduto, ad esempio, per “La scelta di Sigmund” che è ambientata  a Roma nel 1903. In questo libro  Freud è un  investigatore  chiamato da Papa Leone XIII. Beh, ti dico la verità, per scriverlo mi sono letto quasi tutti i libri di Freud perché volevo cercare di  entrare nel suo spirito. E non ho letto soltanto i libri, ma anche le sue lettere perché è dalle lettere si conosce davvero l’animo di un uomo, no? Per i libri storici, solitamente, impiego molti, molti mesi nella lettura. Ci sono degli scrittori di romanzi storici che pubblicano continuamente anche perché hanno problemi di carattere editoriale, magari le case editrici chiedono loro anche un libro ogni sei mesi. Però, ad un certo punto, si vede che manca non solo  l’approfondimento, ma  proprio quello che  è il fuoco  ed è un peccato.
  • Lavorando in questo modo  si perde  il divertimento perché diventa una costrizione.
  • Certo. Ai ragazzi dico  “Cercate di avere una passione dentro di voi. Qualunque cosa sia. E poi cercate  di seguire questa passione; intanto seguendo questa passione sarete  più felici e poi con l’impegno, con la  voglia di fare le cose  beh, magari poi arriveranno un po’ di quei soldini che, chiaramente, servono.
  • Non  sta scritto da nessuna parte che le nostre passioni non possano avere un ritorno e  soddisfarci anche economicamente. Forse dobbiamo anche un po’ liberarci da questa idea che nel momento in cui tu fai una scelta e segui le tue passioni non avrai soddisfazione economica. Io credo proprio il contrario e tanto più  t’impegni a seguirla con un alto livello di qualità.
  • Certo, devi usare  due delle famose “C”:  Cervello e Cuore. Se ti manca una delle due, niente serve a qualcosa.

 

metodo di scrittura

Quando si comincia a scrivere assale il terrore della pagina bianca, è  tipico no? Quello che suggerisco sempre è  chiedersi quale sia la storia centrale, quella che abbiamo in mente. Bene, cominciamo da lì senza  iniziare con “fin dall’antichità…” o cose di questo genere. (Carlo Martigli)

Metodo di scrittura

  • Ti chiedo una cosa, Carlo, riguardo un altro argomento che  affronto spesso. Quanto è importante e qual è, se c’è, il tuo metodo di scrittura cioè come ti organizzi quando scrivi? Voglio entrare nella pratica, nel segreto del tuo modo di scrivere: cosa fai  quando inizi a scrivere? Magari hai un rito ?
  • Non ho riti particolari perché non sono così scaramantico  anche se, per esempio,  Benedetto Croce portava un cornetto rosso in tasca e una volta, durante un’intervista, gli fu chiesto “Ma come maestro, lei porta un cornetto rosso in tasca; ma allora è superstizioso ?” lui disse “No,  io superstizioso no, però nella vita non si sa mai”.  Ecco, io non ho riti. Direi questo:  sono un bradipo, ho la pressione bassa  e poi diciamo pure  un’altra cosa. Quando si scrive il 90%  è traspirazione e il 10% è ispirazione cioè  scrivere è fatica, sudore  e stanchezza. Quindi, la mattina io mi preparo lentamente alla scrittura;  leggo i giornali, soprattutto  quelli on line. Non  leggo  non solo quelli per i quali ho più simpatia, ma anche quelli dall’altra parte in modo tale che mi faccio  un’opinione un po’ più mia.  Dopo, leggo e controllo quello che ho già scritto facendo un’editing ovvero una lettura attenta di quello che ho scritto il giorno prima e riprendo a scrivere da lì in modo tale che ci sia sempre una sorta di filo logico. La logica è fondamentale; anche per bambini: se in una favola si dice che una bacchetta magica può trasformare l’uomo in bestia  e, ad un certo punto, la bacchetta  trasforma l’uomo in fiore il bambino si arrabbia.

 

Scrivere il finale della storia

  • Dico sempre che quando si inizia  a scrivere un libro bisogna scrivere subito  la fine  cioè bisogna avere esattamente in testa il finale. Si possono pensare tutte le deviazioni che si vogliono, ma si sa che, ad un certo punto, è lì che bisogna arrivare: è una cosa fondamentale. Poi si scrive, ci si lascia trasportare dal proprio cervello e dal proprio cuore. E una cosa: se ci si blocca, non c’è problema. Una sera ero a cena con un grande editore; ero preoccupato e gli dissi che erano tre o quattro giorni che non riuscivo a scrivere una parola. Lui mi chiese “Carlo, ma tu pensi?” “Certo che penso” gli dissi  “Continuamente, non faccio altro”. “Allora va bene” mi rispose “perché pensare a quello che si deve scrivere è metà della scrittura”. L’importante è avere sempre il cervello pronto, perché il cervello funziona in modo un po’ strano: a volte si riflette, si legge,si guarda senza pensare che tutto ciò  possa  avere riferimento con quello che vogliamo fare o scrivere. In realtà, il pensiero è come un fiume carsico che viaggia in maniera sotterranea e poi, ad un certo momento,  esce fuori all’improvviso. Tu non sai da dove venga quella idea perché è come se fosse nata da nulla, ma non è affatto nata dal nulla.  Arriva da  un percorso mentale che, comunque, si manifesta. Per esempio, quando si comincia a scrivere assale il terrore della pagina bianca, è  tipico no? Quello che suggerisco sempre è  chiedersi quale sia la storia centrale, quella che abbiamo in mente. Bene, cominciamo da lì senza  niziare con “fin dall’antichità…” o cose di questo genere.
  • Ci fai un esempio?
  • Per esempio, partiamo con un omicidio. Da qualcosa si deve pur partire; e con questo ritorno al discorso che abbiamo affrontato quando parlavamo della scelta editoriale. Bisogna sempre partire con qualche cosa che catturi l’attenzione. Entro in libreria, vedo un libro; la copertina mi interessa, il titolo mi piace, lo apro, leggo la prima pagina: c’è  qualcosa di noioso? Prendo e lo chiudo. Se, invece, c’è qualcosa che cattura la mia attenzione, magari questo libro lo compro. 

La tecnica

  • E devo dire che tu, Carlo, questa cosa la fai perché nei tuoi libri agganci il lettore a pagina 1.
  • Si tratta di tecnica.
  • Certo,  è tecnica, ma è quello che il lettore vuole. Come lettore cerco quello.
  • Io strimpello la chitarra, faccio anche delle canzoni mie, ma  non sono capace  di mettere le note sul pentagramma e, men che meno, di  imbastire una sinfonia. Scrivere un libro è  comporre una sinfonia perché ci sono tanti strumenti che sono i personaggi e le situazioni. Devono diventare tutti un unicum armonico perché la lettura sia piacevole e dia emozioni.  Io non sono capace di scrivere musica, ma il musicista che ha la passione e la tecnica ha la capacità di scriverla. Anche per scrivere un romanzo bisogna avere delle  capacità tecniche oltre, naturalmente, a conoscere l’ortografia e la sintassi  

I modelli

  • Carlo, una curiosità: ci sono stati degli scrittori a cui ti sei ispirato come modelli ? Se sì, chi sono? E poi vorresti dare anche qualche consiglio di lettura?
  • I cinesi mi hanno fatto il più bel del regal che potessi ricevere: la critica  ha paragonato la mia scrittura  a due maestri, uno italiano e l’altro inglese. Parlo di Umberto eco da una parte e di Ken Follett dall’altra .
  • Caspita!
  • Tra l’altro, Umberto Eco è colui che ha sdoganato il romanzo storico nel mondo. Gli altri, Ken Follett compreso, son venuti tutti dopo di lui. Quindi, Umberto Eco è stato ed è, per me, il riferimento fondamentale . Poi c’è un’altra autrice che io trovo straordinaria e cioè Marguerite Yourcenar. Secondo me questi sono autori da leggere, in particolare per quanto riguarda il romanzo storico. E  non solo per imparare cosa sia leggere l’emozione, ma anche soltanto per imparare. Imparare è una delle  cose più belle che ci siano. Una volta mi chiesero cosa voglio fare l’ultimo giorno della mia vita e, così d’emblèe,   risposi “ Imparare. Per che cosa? Per imparare”. Ed è una cosa meravigliosa. Comunque ci sono anche altri libri da leggere; ad esempio “L’opera al nero” sempre della Yourcenar e poi “Danubio” di Claudio Magrì – un po’ romanzo ed anche libro di formazione, è bellissimo- ed, infine, “Le nozze di Cadmo e Armonia” di Calasso. 
  • Vero, è molto bello. Voglio dire una cosa, Carlo, a proposito del tuo modo di narrare e che trovo veramente molto bella. Anche quando racconti momenti cruenti, forti, inserisci sempre un personaggio che sa portare una grande dolcezza, delicatezza. Hai un particolare sguardo verso l’animo  umano; queste pennellate di delicatezza sono veramente belle e mi faceva piacere sottolinearlo.
  • Ti ringrazio Alessandra. Scavare dentro l’anima umana e riuscire, quando è possibile, a portarla a livello di comunicazione nei confronti del lettore credo sia una cosa bella. D’altra parte  leggere (come anche scrivere, ma leggere di più) ti consente  di vivere mille vite oltre la tua perché vivi la vita dei personaggi,  le loro storie,  i viaggi. Leggere è come viaggiare e quando viaggi incontri di tutto: incontri il bene, incontri il male, incontri la bruttezza,  la bellezza. Insomma, l’uomo e la sua anima.

Consigli di scrittura

 

  • Carlo, ci stai dicendo delle cose veramente molto belle e non solo nel campo della mera scrittura, ma anche riguardo al modo di affrontarla. Adesso ti chiedo tre consigli  lapidari da dare ad un esordiente,  alla persona che si sta confrontando coi propri testi  e che pensa di pubblicare. Insomma, alla  persona che vorrebbe  fare quello che fai tu, cosa consiglieresti? A chi si domanda come farsi pubblicare un libro?
  • Una l’ho già detta: leggere, non smettere mai di leggere. Tempo fa un tale che ha pubblicato un libro mi disse “Sai ho deciso di smettere di leggere per non farmi  influenzare”
  • Ah ma è diffusa questa cosa, molto diffusa.
  • Io gli ho risposto che era un cretino e definisco cretini tutti quelli che pensano una cosa del  genere. Secondo consiglio: scrivere solo di cose che si conoscono e di immaginare di avere davanti quatto lettori, due uomini e  due donne,  di quattro nazionalità diverse e di quattro età diverse. A prescindere da ciò che si scrive –  cose intime, storia, qualunque cosa – se si ritiene che quello che si sta scrivendo possa interessare queste quattro persone vuol dire che si è sulla strada giusta.
  • Questa che  hai appena detto è una cosa molto bella davvero.
  • La ritengo importante perché è una cartina di tornasole; certo, il presupposto perché funzioni è essere onesti con se stessi. Si possono scrivere delle cose del tutto minimaliste che, però, al loro interno contengano una sineddoche di quello che è l’animo dell’uomo. Il grande libro popolare che ci ha consegnato Manzoni è la grande storia nelle piccole storie. Quindi si possono scrivere anche delle piccolissime storie che però abbiano un riflesso ampio e tale da interessare un russo, un’americana, un  cinese e un’araba. Infine, il terzo consiglio è ricordarsi la relazione scrittura-comunicazione. Bisogna scrivere quello che proviamo e sentiamo ma, in un linguaggio – ve ne prego – che sia il più possibile comprensibile al più grande numero possibile di persone.  La genialità nella scrittura è scrivere le cose più profonde in un linguaggio semplicissimo: è una sorta di santo Graal;  è vero, arrivarci è impossibile. Però quello che, del Graal, è importante non è arrivare al Graal, ma il cammino che si compie per cercare di arrivarci. Non conta giungere a Compostela; quello che conta  è il cammino di Compostela e si chiama così proprio per questo. 
  • Qualcuno dice che soprattutto la seconda cosa è  bella ma mica semplice da realizzare.
  •  Chi l’ha detto che è semplice? Come ho detto: 90% traspirazione, 10% ispirazione.

Come pubblicare un libro con Mondadori 

  • Ti chiedo, però, di ricordarci qual è l’ultimo libro che hai pubblicato.
  • L’ultimo libro pubblicato, sempre con Mondadori, risale ad un anno e mezzo fa  ed è “Il settimo peccato”: è una specie di legal thriller ambientato  a Venezia nel 1503. Ti racconto come è nato questo libro.  Ero da Mondadori e mi chiesero “Beh Carlo, adesso cosa hai intenzione  di scrivere?”  e io dissi “Mah, penso di scrivere il sequel  de “Il nome della rosa” “.  Tutti sobbalzarono sulla sedia e mi dissero “No, Carlo guarda… non è possibile, non si può fare una cosa di questo genere” e io risposi “ Lo so, lo so  però questo libro è raccontato,  in prima persona, da Giovanni Ciocchi del Monte  che poi diventò Papa. Quindi lui, già Papa, ricorda il tempo in cui fece un’indagine assieme a Martino  da Barga che era un giovanissimo apprendista. In questo c’è un parallelo con Guglielmo da Baskerville e Adso. Inoltre è scritto quando il narrante è vecchio e questo è un altro parallelo.  La storia è ambientata nel 1503 ed è completamente diversa, ma contiene un accenno preciso a “Il nome della Rosa”: durante un processo inquisitorio, Martino da Barga nota che il magistrato  sfoglia le pagine di un libro inumidendo  il dito con la lingua.  Rivolto a Giovanni Ciocchi, Martino dice “Sai, un paio di secoli fa qualcuno è morto  per sfogliare le pagine in questo modo perché le pagine erano impregnate di veleno. Ma questa è un’altra storia”.  Un omaggio al maestro dei maestri, Umberto Eco. E questo è l’ultimo pubblicato, ma l’ultimo scritto – non quello terminato in 43 giorni di cui parlavo all’inizio –  probabilmente uscirà in ottobre – novembre; il titolo non lo dico ancora perché lo deciderò insieme all’editore all’ultimo momento.  Però posso dire che, poiché ricorre il decimo anniversario della pubblicazione  di  “999 l’ultimo custode”,  questo libro è un po’ il prequel e il sequel  di “999 l’ultimo custode”.
  • Che notiziona!
  • Si tratta di una cosa molto particolare, adesso siamo in fase di editing.
  • Senti,  uscirai  sempre con Mondadori ?
  • Si con Mondadori.
  • Allora, a presto e grazie di questa bellissima chiacchierata.

Leggere bene per scrivere meglio

Se vuoi davvero sapere come scrivere un libro, una cosa deve essere chiara: l’importanza della lettura. Io non credo che si debbano macinare libri su libri ma leggere bene, con attenzione, con metodo i testi che affrontiamo. Quello che fa la differenza è come leggiamo e quanto riusciamo a trarre dalla lettura. Nel suo famoso testo On writing Stephen King dice “dovete leggere di tutto, continuando nel frattempo a correggere e riformulare i vostri lavori. Mi riesce difficile credere che chi legge poco o niente pretenda di scrivere o ricevere complimenti per il proprio operato ma purtroppo so che è vero”.

Chi scrive deve leggere con spirito critico, professionale. Nei libri che leggi valuta, per esempio, com’è l’incipit, in che modo viene trattato lo sviluppo narrativo, se il lessico sia di qualità o meno. Ti consiglio un esercizio: prendi una scena, un capitolo di un libro e riscrivila secondo il tuo stile e poi confrontala con quella del testo che stai leggendo. Leggi anche generi diversi dai tuoi preferiti per allargare i tuoi orizzonti.

Per scrivere bene imparate a nuotare

C’è un’affermazione del grande Giuseppe Pontiggia che ogni persona che scrive dovrebbe ricopiarsi e ogni tanto andare a rileggere. Ma anche la gente che fa il mio mestiere dovrebbe tenerne sempre conto. 

Ad un giornalista che gli domandava che cosa fare per diventare scrittore, lui rispondeva: “Quello non lo insegno. Non basta avere l’attitudine, la volontà, l’ambizione. Come per il nuoto, si possono ottenere però buoni risultati, impadronendosi della tecnica, osservando i modelli, allenandosi duramente. Per scrivere bene (con stile) bisogna prima liberarsi da una serie di pregiudizi: che scrittori si nasca, che il talento e l’ispirazione contino più di un severo apprendistato, che un testo letterario (e in generale un testo efficace) nasca già perfetto anziché perfettibile”. 

 

Rivediamo le fasi del libro

Rivediamo le fasi importanti e necessarie quando scriviamo un libro

  1. Testare l’idea: scrivi l’idea in 5-6 righe.
  2. Sviluppare l’idea: facendo anche un breve riassunto e poi un lungo riassunto. Scrivi prima una decina di pagina e poi venti, venticinque (ragioniamo su un romanzo di 150-200 pagine).
  3. Strutturare la storia (utilizzando un metodo che ti sia congeniale).
  4. Organizzare il lavoro. Saper gestire il tempo a disposizione significa ottimizzarlo.
  5. Costruire i personaggi.
  6. Costruire le ambientazioni.
  7. verificare lo sviluppo narrativo: che tutto funzioni.
  8. Scrivere la prima bozza del testo.
  9. Revisione ed editing della prima bozza.
  10. Scrivere la seconda bozza.

 

Come pubblicare un libro: una scelta difficile

Come scrivere un libro precede un’altra domanda: come pubblicare un libro e questa è una scelta difficile in cui spesso abbiamo bisogno di raccogliere informazioni e di essere assistiti. Penso che soprattutto oggi si debba ragionare su i pro e i contro della strada che decidiamo di intraprendere: editore o self-publishing? Ho scritto una guida molto dettagliata per condurti in un vero e proprio viaggio di considerazioni e riflessioni su questa questione molto importante: Self-publishing, vantaggi e svantaggi dell’auto pubblicazione.

In ogni caso, qualunque cosa tu decida, cerca di ponderare bene quali siano gli obiettivi che vuoi raggiungere perché in base a questo ti orienterai nel mondo editoriale.

Penso che l’aspetto da cui non possiamo mai prescindere è la qualità del lavoro di scrittura, la forza espressiva, la ricerca costante di miglioramento: questo ci rende veri autori, al di là di tutto.

 

L’importanza della formazione

Qualcuno sostiene che nella scrittura la formazione non serva, che il talento debba bastare a se stesso. Sappiamo bene che non è così. Anche Pontiggia ci ha ricordato l’importanza del lavoro sui testi. 

Ti segnalo i miei CORSI ONLINE LIVE: corsi strutturati in due sessioni di 3 ore ciascuna, in diretta, su zoom. Un’aula virtuale in cui apprendere e confrontarsi sia con me sia con altre persone.

Ecco che cosa scrive Stefania De Vito che ha partecipato al corso di Struttura Narrativa: “il corso di struttura narrativa mi è piaciuto moltissimo e soprattutto l’ho trovato utile. Non è facile mantenere alta l’attenzione dei partecipanti in un corso online per tre ore (ogni sessione) e questo denota capacità organizzative e alto livello di professionalità. Inoltre hai espresso i concetti in modo semplice e chiaro e sono convinta che questa sia la chiave del tuo successo. L’ultima considerazione, che mi ha colpita molto, è la tua sensibilità ed empatia, la capacità di ascolto e il fatto che ci hai concesso di esprimere emozioni e sensazioni senza giudicare.” 

I corsi live sono un’opportunità di formazione e pensa che puoi seguirli stando a casa tua.

Corsi di scrittura on line live: una grande opportunità

Scopri, tra le diverse proposte, quale sia di tuo interesse. I corsi sono dedicati a singoli argomenti in modo da scandagliare ogni aspetto della tematica affrontata.

Pin It on Pinterest

Share This