Nel 1993 Toni Morrison vinse il Nobel per la letteratura. Fu la prima afroamericana a ricevere questo riconoscimento. Vinse anche il Pulitzer nel 1988 con Amatissima, considerato da molti il suo capolavoro. Può ben essere annoverata tra gli autori più rappresentativi della letteratura americana del ‘900

Con la sua morte, il 5 agosto 2019, pochi giorni fa, un altro pezzo di mondo che ci saluta. Un mondo in cui grandi autori americani hanno scardinato l’impianto del romanzo classico e hanno levato con forza la propria voce senza nulla cedere all’uniformità, alla scuola, alla maniera e alla frenesia del mercato editoriale e commerciale. 

 

 

Toni Morrison, artigiana della scrittura

Toni Morrison era un’artigiana della scrittura: si alzava molto presto al mattino per scrivere e le sue prime stesure erano tutte a mano, in matita, quella precisa matita, la n. 2. 

Scrivendo trasformò la lotta anti razziale in alta letteratura. Senza entrare mai nel mood della star neppure quando vinse il Nobel che rappresentò più che altro tranquillità economica e la possibilità come dichiarò di non cucinare più “ho cucinato per anni tre volte al giorno, adesso basta”.

Fu anche editor per diciannove anni presso la Random House, curò tanti romanzi e cercò in ogni modo di far uscire la voce di chi lottava contro ogni pregiudizio, contro chi annichiliva l’essere umano.  

 

 

Toni Morrison, voce di chi non ha voce

Nascita, vita e morte – tutte hanno avuto luogo nel lato nascosto di una foglia.

Toni Morrison

Barak Obama: Toni Morrison, un tesoro nazionale

Il suo ultimo romanzo, Home, (pubblicato a maggio negli Stati Uniti) uscirà in Italia a settembre con Frassinelli, editore storico di Toni Morrison.

Barak Obama su Twitter l’ha definita un tesoro nazionale. Matteo Persivale sul Corriere della Sera scrive che era la voce di chi non ha voce. Non dovrebbe essere questo infatti uno dei compiti principali della scrittura e della letteratura? Essere parola per chi non ne ha, essere forza per chi l’ha persa. Questo compito Toni Morrison l’ha assolto nel migliore dei modi.

Non ha mai avuto fretta: ha scritto undici romanzi ma ha pubblicato la prima volta all’età di quarant’anni. E in quest’epoca in cui scrivere sembra far coppia solo con pubblicare dovremmo ricordare quest’attitudine dei grandi. 

Leggendola si ha la sensazione – la certezza – che la scrittura non sia e non possa essere solo un fatto di tecnica e apprendimento o di talento: la scrittura è essere, anzi, essere umani. 

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