Come scrivere un'autobiografia

Autobiografia: ma come si scrive? Da dove si parte per mettere mano ad un testo autobiografico? Le ragioni che ci fanno pensare di dedicarci a questa pratica possono essere varie. 

Perché sentiamo il bisogno di scrivere un’autobiografia?

  • Testimonianza: molte autobiografie scaturiscono dall’urgenza di lasciare una testimonianza sui fatti che altrimenti andrebbero persi ma anche per raccontare la propria verità in contesti storici, sociali e anche familiari particolari. 
  • Auto analisi: l’autobiografia ha grande potere di mettere a nudo molti aspetti interiori di ciascuno di noi. Da secoli la psicoterapia si avvale della scrittura. Sono in molti i professionisti a consigliare ai pazienti di tenere un diario, di registrare pensieri ed emozioni. 
  • Scrittura terapeutica: la scrittura autobiografica è terapeutica, senza alcun dubbio. Quando narriamo e rivediamo il nostro vissuto ci viene resa una diversa visione della nostra storia che apporta spesso rivelazioni e benefici.
  • Ricerca: a volte ci si dedica a questa pratica perché sentiamo di dover ricercare qualcosa che ancora ci manca, reclamiamo risposte dalla nostra stessa vita e scrivere ci apre strade impensabili e davvero inizia un’avventura che ci cambierà.

Come scrivere un’autobiografia

La domanda è sempre quella: autobiografia, da dove si parte? Ci sembra di aver tanto da dire ma tutto questo materiale non riusciamo ad assemblarlo, a dare una forma, una struttura. Siamo confusi. Oppure ci pare che la nostra storia sia poca cosa e non sappiamo che cosa sia utile raccontare.

Primo step: parti dalla motivazione

Autobiografia: significa scrivere di se stessi, della propria vita. Dal greco autos+bios+grafé (se stesso-vita-scrittura). Però attenzione: perché per gli antichi la parola bios aveva un significato molto più ampio rispetto alla vita intesa come storia individuale, intendevano vita in senso biologico, componente umana, quindi molto più estesa e ampia.

La prima cosa su cui ti chiedo di portare attenzione è questa: uscire dalla convinzione che raccontando la tua storia stia facendo una pratica individuale. Non è così. Anzi. Stai mettendo insieme innumerevoli fili di una storia molto più ampia. Il bello di intraprendere la scrittura autobiografica è la possibilità di sentirsi parte davvero di una storia che va oltre il nostro vissuto.
Come primo step ti domando perché senti il bisogno, l’esigenza di metterti a lavorare sulla tua autobiografia.
Indaga questo e scrivilo:
  • che cosa ti motiva?
  • che cosa ti spinge a metterti a scrivere di te?
  • che cosa pensi di ottenere?
  • che cosa senti il bisogno di chiarire o di salvare?

Prenditi del tempo e rispondi alle domande, ti aiuteranno a comprendere perché hai deciso di dedicarti a questa scrittura. Ci saranno dei momenti in cui scrivere di sé diventa difficile, troppi elementi emergono e possono turbarci. Se la motivazione è forte supereremo anche questi ostacoli.

  

Secondo step: la cronologia

Concentrati sulla cronologia della tua vita.
Scrivi quelli che identifichi come gli episodi più significativi per te: questo rappresenta l’emerso, il visibile. 
Vai a fondo.
Poi individua, dedicandoci un po’ di tempo:
  • quello che ancora non hai raccontato a te stesso,
  • quello che non vorresti fosse dimenticato,
  • la parte più bella della tua vita,
  • la parte più difficile della tua vita,
  • quello che pensi sia importante che gli altri sappiano,
  • quello che hai bisogno di rivedere.

Terzo step: la raccolta del materiale

Qualsiasi lavoro di autobiografia non può prescindere dalla raccolta delle fonti. Si tratta del materiale importante che ci riguarda, attraverso cui siamo passati e che ha rappresentato dei momenti del vissuto.
Non sottovalutare mai nessuna delle fonti: analizzale perché spesso racchiudono rivelazioni importanti.

Che cosa intendiamo per fonti?

Fotografie.
Lettere.
Biglietti (d’auguri o di altro genere).
Messaggi.
Poesie.
Pagine di diario.
Documenti nostri o di famiglia (un testamento, una dichiarazione, un contratto). 

Quarto step: luoghi e volti

Ricerca tutti i luoghi che per te sono stati importanti. Ti consiglio di tracciare una sorta di mappa che parta dai luoghi della tua infanzia fino ad oggi segnando quali case, giardini, soffitte, parchi, stanze sono state per te indimenticabili in positivo o in negativo. Potresti anche disegnare una mappa se ti piace come idea.

E poi i volti: quali sono stati i volti importanti? Dedica del tempo a questo pensiero, ti garantisco che spesso emergono volti che non avremmo mai immaginato.

Quinto step: gli accadimenti

Che cosa segna la nostra vita? Gli accadimenti che determinano azioni ed omissioni.
E anche emozioni che poi restano in noi.
Quali sono gli accadimenti che hanno avuto un peso nella tua vita?
Ti  voglio dare qualche consiglio su come procedere in questa fase.
Scegli una musica rilassante che ami.
Dedicati 10 minuti, occhi chiusi, e prova a rivedere come un film che si dipana davanti al tuo sguardo mentale la tua esistenza.
Cerca di rivedere anche quello che ti hanno raccontato della tua nascita e dei tuoi primi anni.
Assisti come spettatore o spettatrice.
Se senti la necessità prendi appunti.
Scrivi di quello che è emerso, degli accadimenti che si sono imposti alla tua consapevolezza.
Non dare giudizio.
Semplicemente fai un elenco.
Se puoi corredali anche di una data (non importa se precisa).
Solo dopo aver lasciato passare del tempo (qualche ora o un giorno) torna a rivedere quello che hai scritto, rimetti in sottofondo la musica che ti aveva guidato e prova ad analizzare i vari eventi che hai elencato.
Forse qualcuno che credevi importante manca e altri che neppure ricordavi sono emersi: qui sta la forza di questo incredibile lavoro.

I vari step della scrittura autobiografica.

L’ autobiografia è scritta dall’autore, di sua mano. Se non è così non si può parlare di scrittura autobiografica. Se un altro racconta la nostra vita è biografia. Ci sono però dei casi in cui la dettiamo a qualcuno che si occuperà solo di raccoglierla e trascriverla, ha comunque valore autobiografico.

Autobiografia e biografia: le differenze

Autobiografia e biografia: sono diverse. La scrittura autobiografica ha delle caratteristiche sue proprie che non vanno confuse non la biografia che, in genere, ha anche finalità ben diverse. Vediamo le differenze.

  • La prima differenza è macroscopica: l’autobiografia è scritta dall’autore, di sua mano. Se non è così non si può parlare di scrittura autobiografica.   
  • La biografia invece è scritta da un altro autore che racconta la storia di un determinato personaggio. La biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson è appunto una biografia non un’autobiografia, non si tratta di scrittura autobiografica. Tutti i testi in cui uno scrittore narra, raccoglie, scrive la vita di un altro personaggio va definita scrittura biografica.
  • La biografia racconta in genere di  personaggi famosi, storici, cantanti, politici, sportivi. Una biografia può essere definita postuma se pubblicata dopo la morte del protagonista e può essere autorizzata o non autorizzata a seconda del riconoscimento ufficiale del contenuto da parte del protagonista .

 Due generi narrativi distinti

Anche Wikipedia giustamente le distingue e definisce come due generi ben distinti.

  • L’autobiografia è un genere letterario che il critico letterario francese Philippe Lejeune ha definito “il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l’accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità”È scritto da chi, a un certo punto della propria vita, decide di rievocare le fasi già vissute e che sono state per lui importanti. L’autore  prende coscienza di sé attraverso i ricordi ed è protagonista delle vicende narrate. Non sono presenti tutti i fatti della vita dell’autore, ma soltanto quelli che lui vuol far conoscere per presentarsi in un certo modo. Lo stile è di solito “sostenuto” e vi sono poche inserzioni dialogiche, molte invece sono le riflessioni personali. 
  • Invece la biografia è un testo che contiene la ricostruzione complessiva della vita di una persona, scritto in forma narrativa o di saggio. Viene raccolta come dicevamo da un altro autore. A dire il vero ci sono  molti testi pubblicati a nome dell’autore che in realtà non sono scritti dal protagonista e hanno scopi diversi: la persona si avvale di un giornalista che in qualità di ghost writer presti il suo talento per aumentare la propria popolarità o per rispondere al suo pubblico. 

Punti in comune tra i due generi

La LUA (Libera Università dell’ Autobiografia) – che ho frequentato per passione e per diventare cultrice in autobiografia in modo da apprendere tutti gli aspetti di questo genere – mira, in alcuni suoi progetti, a trovare punti d’incontro tra i due generi. Il nostro intento – dichiara l’equipe di Duccio Demetrio, fondatore con Saverio Tutino della LUA – è dunque quello di coniugare la tecnica di scrittura autobiografica, le cui competenze sono degli esperti della LUA,  e tecniche diverse di raccolta di biografie con la ricerca storico-memoriale su luoghi di rilevanza storica e comunità di particolare interesse culturale o socio-politico.”   

Autobiografia: nuova modalità di pensiero

Nello specifico, possiamo parlare di autobiografia se scriviamo di noi, degli altri, della nostra storia, della nostra vita. La parola greca (- autos, me stesso + bio, vita – grafein, scrittura)  contiene questo aspetto cruciale che non solo ci consente di trasferire i ricordi del nostro parlato o della nostra mente sulla carta e di conservarli, di proteggerli. Ma la scrittura autobiografica e la scrittura in generale possiedono una particolarità che oggi sempre più viene studiata e che consiste nel dar vita ad una modalità di pensiero, accanto alle altre di cui ci serviamo. Il pensiero autobiografico risveglia immagini, emozioni e ricordi, ma ci spinge anche ad interrogarci e a  porci domande ed è adatto innanzitutto laddove “lo riconduciamo all’introspezione, a quei processi di auto-indagine,  di auto-esplorazione intorno al nostro essere come donne, uomini, ragazzi. L’autobiografia è stata definita, rispetto ad altre tipologie narrative, una scrittura della realtà, un tentativo di riscoprire verità celate sotto le apparenze”( Duccio Demetrio- L’Atelier Autobiografico- Atti-Convegno Erikson 2009). 

scoprire l'utilità della scrittura autobiografica.

Scrivere la propria storia è un modo di rendere onore al vissuto, comunque sia andato. Significa riconoscere quanto sia stato prezioso abitare la vita e poterla narrare.

A cosa serve l’autobiografia

Mi dedico ormai da anni alla scrittura autobiografica, l’ho sperimentata su di me per poi seguire molte persone nella stesura dei loro testi. Quando mi chiedono a che cosa serva l’autobiografia, non ho dubbi sulla prima e certa risposta: ci fa acquisire consapevolezza di noi stessi. E quindi ci fa stare meglio perché quando scopriamo molti aspetti che ignoravamo della nostra vita stiamo bene.

Ecco alcuni dei principali benefici:

  • quando scriviamo si innesca un meccanismo psicologico grazie a cui la mente si calma perché costretta a portare l’attenzione su ciò che stiamo scrivendo, sul momento riflessivo presente,
  • la parola scritta porta chiarezza di pensiero, inizio a vedere la mia storia, mentre la narro, in modo più obiettivo e con meno implicazioni di giudizio,
  • la scrittura autobiografica è un atto di coraggio: scendere in sé non è facile ma è un atto coraggioso che viene premiato da importanti restituzioni,
  • a volte è rifugio (quella stanza tutta per sé di cui parla Virginia Woolf) altre volte è un ponte che ci porta a comprendere il mondo: ripara e unisce,
  • permette di ritrovare il filo conduttore della propria vita: scrivendo ci rivediamo e cogliamo molti aspetti del nostro agire, molte situazioni in cui siamo stati quello che siamo stati e che ciò ha un senso al di là delle nostre valutazioni, 
  • permette il recupero della Memoria di noi stessi e del vissuto,
  • ci dona un nuovo modo di vedere le relazioni perché spesso scrivendo abbiamo una visuale più ampia, riusciamo a vedere oltre il muro delle convinzioni personali,
  • scrivere la propria storia è un atto di gratitudine verso la nostra vita e questo non può che farci bene,
  • perdono: spesso la scrittura autobiografia porta al perdono degli errori commessi e quindi di noi stessi. Dice Florinda Scott Maxwell nel libro “La misura dei miei giorni”: “sono diventata leggera e duttile grazie a tutti gli errori che ho fatto” ,
  • ci permette di comprendere l’unicità della nostra vita e della nostra storia, la consapevolezza che tutto alberga in noi, gioia e dolore, ogni sentimento, ogni emozione, vittorie e sconfitte. 

 Autobiografia: libri e tipologie

L’autobiografia può essere scritta con diversi stili e modalità; sono molte le tipologie e dovremmo individuare quella che sentiamo più congeniale per noi, per la nostra storia.

Diario

Si tratta di una delle basilari e semplici forme di scrittura autobiografica.  Il diario è registro del quotidiano, una scrittura in genere privata, intima ed è importante sapere come scrivere un diario e perché ci fa bene.  Da notare che spesso accanto a fatti privati si finisce poi con l’annotare fatti storici e spaccati sociali.

Mi vengono così alla mente

 Il genere epistolare

 Ho visto e letto molte autobiografiche impostate come raccolta o scambio di lettere. Se ti viene più semplice scrivere lettere (anche ad un personaggio immaginario) è una modalità molto interessante. Oppure ci sono autobiografiche che raccolgono carteggi tra diverse persone.

 Vorrei citare 

  • Lettere Persiane di Montesquieu, pubblicata anonima nel 1721 ad Amsterdam. Lo scambio epistolare fra due persiani che viaggiano in Europa, Usbeck e Rica, offre a Montesquieu l’espediente per pubblicare, in forma di lettere, brillanti saggi attraverso cui fa una satira sferzante,dell’assolutismo francese, della crisi finanziaria conseguente alla politica economica attuata da Luigi XIV
  • La paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria di Oriana Fallaci dove emerge invece davvero un quadro autobiografico autentico attraverso lettere inviate e ricevute.

 Il racconto di sé e di una parte della vita

 Entriamo in un altro genere che a mio avviso è quello davvero autobiografico: il racconto di sé e sottolineo di una parte della vita. Non dovremmo pensare di scrivere tutta la nostra vita, dall’inizio all’attualità, in ordine cronologico. Certo, possiamo farlo ma forse abbiamo la necessità di narrare un periodo, un’esperienza particolare, una fase, un amore, un viaggio.

 Penso per esempio all’Autobiografia di Marie Curie

 La prima donna a insegnare nella prestigiosa università della Sorbona. La prima donna a vincere un Nobel. La prima (fra uomini e donne) a ottenerne due, di premi Nobel. La vita di Marie Curie, memorabile scopritrice della radioattività, sembra una lunga sequenza di primati che hanno sconvolto la storia della scienza e dell’umanità. Questa autobiografia fu scritta nel 1923 su richiesta degli americani che la ospitarono. Eppure lei inizia così la sua narrazione: “È una piccola storia semplice, senza grandi eventi. Sono nata a Varsavia, da una famiglia di insegnanti. Ho sposato Pierre Curie e ho avuto due figlie. Ho lavorato in Francia.”

 Altre narrazioni di sé che ho letto in questi ultimi tempi e che ho apprezzato molto sono state:

  • Al giardino ancora non l’ho detto – Pia Pera  che incentra la sua storia sull’addio al giardino, perché – dice – altre forme d’arte sopravvivono all’artista ma il giardino no.

 Autobiografia emozionale

Le autobiografie emozionali sono scritte in genere per trasmettere un messaggio. 

Rientrano tutte quelle storie di grandi personaggi, imprenditori e che non sempre sono scritte da loro stessi; spesso  vengono affidate ad altri, ai ghostwriter anche se poi escono a firma dell’autore: l’autore racconta e un altro scrive, ed è abbastanza normale. Forse dovremmo interrogarci se si possa definire davvero autobiografia perché è un caso diverso rispetto a quello in cui l’autore detta perché non se la sente di scrivere. Qui è il ghostwriter che scrive. Penso che la vera autobiografia, autentica, rimanga quella scritta dall’autore di proprio pugno. 

  • L’arte della Vittoria autobiografia di Phil Knight, fondatore della Nike: “Mi alzai prima degli altri, prima degli uccelli, prima del sole. Bevvi una tazza di caffè, trangugiai un pezzo di pane tostato, indossai calzoncini e maglietta e mi allacciai le scarped a corsa verdi”
  • Mi è molto piaciuta l’autobiografia di Walt Disney scritta però da un’altra persona che è la voce narrante firmata da Francesco Benedetto Belfiore. Forse in questo caso, anche se scritta in prima persona, sarebbe opportuno parlare di biografia. L’incipit è molto classico, vecchia scuola: “Il piccolo Walter Elias Disney Junior nacque a Chicago il 5 dicembre 1901, quart di cinque figli”
  • A proposito di niente, autobiografia di Woody Allen che inizia così: “Come il giovane Holden non mi va di dilungarmi in stronzate alla David Copperfield anche se in questo caso i miei genitori magari possono essere un soggetto più interessante del sottoscritto.”

 Vediamo quindi diverse modalità di affrontare la scrittura autobiografica:

  • chi ha scritto seguendo dei ritratti, quindi attraverso i volti delle persone, chi ha scandito il percorso attraverso libri, film o canzoni, 
  • altri hanno preso a riferimento solo un periodo della loro vita: sentitevi liberi di fare una scelta.  

 

 Autobiografia di uno yogi

Questo testo è uno dei più conosciuti e venduti nel mondo. Era il libro preferito di Steve Jobs e lo citò in diverse occasioni. Autobiografia di uno yogi narra la vita e gli insegnamenti di Paramhansa Yogananda, grande yogi e indiscusso guru. L’autore parla di vita e morte, di rinascita, dell’Universo e dei suoi segreti; si tratta di un testo di grande intensità e profondità. Fu pubblicato per la prima volta in Italia da Astrolabio, tradotto in almeno 12 lingue e letto da milioni di persone. Ebbe poi altre due edizioni negli anni Sessanta e poi negli anni Settanta.

 

Pubblicare o non pubblicare l’autobiografia?

Quando si inizia a scrivere la propria autobiografia in genere non si pensa alla pubblicazione ma può essere che, ad un certo punto,  il pensiero emerga pur con tanti dubbi.  Sappiamo bene che si tratta di opera personale e privata e una volta pubblicata in qualche modo la nostra vita sarà leggibile, divulgabile: deve essere una scelta ponderata. Possiamo pensare di pubblicarla quando in essa sono contenuti fatti storici e sociali su cui vogliamo che si conosca il nostro pensiero; oppure quando intendiamo lasciare memoria della nostra famiglia, in questa casi può essere dono fatto ai figli, ai genitori, ai propri cari ma – per la qualità raggiunta dal testo – può essere bello pensare che sia una lettura condivisa con un pubblico. 

Ciò che trattiene spesso è il timore che qualcuno si possa risentire per i fatti che narriamo oppure avrebbe preferito non essere coinvolto. In alcune situazioni mi è successo che fosse la famiglia stessa ad opporsi alla diffusione della storia autobiografica da parte dell’autore o dell’autrice. 

Ho guidato alcuni autori a prendere questa decisione: fare due versioni del testo. Una, con più particolari dettagliati, da conservare intima e privata; l’altra, più generale, epurata di ogni elemento “scottante”, da pubblicare. 

Pubblicare in molti casi può essere importante perché diventa monito per altre persone. Penso per esempio al volume Abbi cura di te di Luisanda Dell’Aria (il libro è scaricabile gratuitamente): in questo testo l’autrice racconta la sua esperienza con il cancro mettendo in guardia altre donne perché stiano attente a rilevare i sintomi, perché non perdano tempo e si rivolgano a specialisti veri. Verrebbe da dire:  meno male che è stato pubblicato per questa sua importante funzione di grido d’allarme e di forza di sensibilizzazione. 

Certo che quando si decide di pubblicare un testo autobiografico ci sono una serie di verifiche che devono essere fatte:

– rivolgersi ad un professionista, un avvocato, per verificare – se nutriamo dei dubbi – che non ci siano passaggi offensivi o in cui si siano citati nomi o situazioni che non avremmo dovuto citare;

– informare prima le persone citate e chiedere il loro consenso: è meglio che le eventuali opposizioni emergano subito e ci si possa accordare prima dell’uscita del libro; 

– rivedere con attenzione il testo, se avete dei dubbi sullo sviluppo narrativo consultate un editor;

– può essere utile far leggere il testo da lettori che ci diano un parere; 

– valutare se orientarsi verso la presentazione del testo ad un editore o scegliere il self-publishing (se vuoi saperne di più t’invito a leggere il mio articolo Self-publishing, vantaggi e svantaggi dell’autopubblicazione).

  

A questo punto, voglio indicarti alcuni percorsi di scrittura autobiografica che spero ti possano essere utili. 

T’invito ad ascoltare il Podcast dedicato all’autobiografia sul mio canale Spreaker. Potrai ascoltare molti contenuti interessanti tra cui l’affascinante storia del genere autobiografico. Non solo, ho dedicato un episodio al diario e a come dovremmo scriverlo.

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