scrivere e pubblicare comporta avere un'etica

Scrivere, pubblicare, postare foto in rete. Non c’è una normativa seria e nuova che regoli la protezione dei contenuti sul web. Sarebbe davvero necessaria e da più parti è stata chiesta a protezione di quel diritto d’autore che ancora viene regolato da una normativa del 1941 (con vari emendamenti non incisivi e ormai vecchi). Tutti possono appropriarsi di tutto.

Qual è quindi il limite?  In attesa di una regolamentazione più che mai necessaria, di una risposta legislativa che tuteli la creatività on line il limite è la propria etica professionale. Mi capita di vedere appropriazioni indebite e macroscopiche di contenuti di altri dove magari l’autore viene anche citato (nelle ultime righe in fondo, per senso di colpa o per mettere le mani avanti?) o il più delle volte neppure.

In un mondo come la rete credo che l’ispirazione sia all’ordine del giorno. Leggendo gli altri ci formiamo, miglioriamo, prendiamo spunto per trattare vari argomenti. La linea però è sottile. Basta poco per sconfinare nell’appropriazione di contenuti senza neppure tentare di rivestirli di una propria personalità, originalità.

 

 

rispondere l'etica professionale.
Manca una normativa che tuteli i contenuti. A questo punto può rispondere l’etica professionale.

A volte si vede che un determinato argomento funziona e quindi lo facciamo nostro senza pensare che poi saranno necessari approfondimenti, risposte. Bisogna essere preparati su quello che affermiamo, sugli argomenti che trattiamo. Ad ogni cosa, certo, possiamo dare due risposte che la rete accetterà: prendo, per esempio, la scrittura terapeutica. La prima risposta superficiale “scrivi che ti fa bene, l’han fatto tanti prima di te” per esempio, la seconda che spiega anche scientificamente, storicamente, con gli ultimi studi fatti nel mondo, con i dati della medicina narrativa e le sperimentazione seguite sulle persone perché scrivere possa davvero aiutarti. Cambierà il tuo pubblico a seconda delle risposte che darai e l’efficacia della tua presenza.

Sarà differente la percezione della tua preparazione e affidabilità.

Ecco i rischi dell’utilizzare contenuti altrui

C’è un rischio insito nel prendere contenuti e argomentazioni che non sono proprio nostri: la confusione. Le persone poi non capiranno quale sia la vostra specificità, di che cosa vi occupiate, in che cosa siate gli esperti da consultare.  Vedo casi di persone partite con  argomentazione belle e interessanti, poi trattarle in modo molto superficiale, ripetendosi spesso e per poi passare ad altro. E “l’altro” è vario, prende da tematiche che magari toccano in modo  troppo marginale il proprio argomento, si scrive senza approfondire, senza avvalorare con fonti, dati, pratiche, esperienza concreta. 

Og Mandino scriveva “Sono quelli che si concentrano su UNA cosa sola alla volta che progrediscono nel mondo“. Quella cosa su cui ci concentriamo che approfondiamo è un talento che si sviluppa. La passione lo nutre, la ricerca lo rende saldo, lo studio lo nobilita.

 

Siamo a corto di argomenti?

Siamo a corto di argomenti? C’è un metodo infallibile: studiare. Non rimanete in superficie, approfondite. Fate ricerche, spingetevi a vedere che cosa si dice all’estero sul vostro argomento, quali innovazioni, quali studi siano stati fatti. Incontrate persone e sperimentate i vostri contenuti, raccogliete dati. Seguite i bravi, i maestri.

E poi, alla fine, traete le vostre conclusioni, date la vostra impronta anche nella scelta delle tematiche. Siate voi stessi. Ogni tematica ha una sua storia, un percorso che, a sua volta, si dirama in altre strade, sentieri, teorie e applicazioni. Saltare da un argomento all’altro, senza mantenere un vostro filo conduttore, una radice che vi tiene ben saldi, non è un modo efficace di comunicare. A volte può essere più produttivo prendersi del tempo e formarsi, dedicarsi alla ricerca, rinnovarsi piuttosto che pescare dagli altri (che poi, diciamolo, non sono neppure troppo contenti di lavorare per voi). 

seminiamo buone piante
La rete è un territorio che aspetta di essere coltivato. In questa terra seminiamo buone piante che diano frutti utili e sani.

La regola in rete è essere presenti con costanza, quotidianamente. Questo paga. Nel breve. A lungo termine resiste chi si muove secondo l’autentica logica del valore dato agli altri. Non sul dire comunque qualcosa e pur di dire ripeto, prendo a prestito, m’invento competenze che non ho, tratto argomenti che poi non saprei approfondire perché non sono i miei, ma dovrei trattare per slogan, frasi fatte, pacche sulle spalle.

Tutti possiamo dire (quasi) tutto, siamo liberi di esprimerci. Nulla è appannaggio solo di una persona o di un gruppo, ci mancherebbe. Però procediamo con correttezza, con rispetto di noi stessi e del lavoro degli altri.  La rete è un territorio fertile che attende di essere coltivato. In questa terra seminiamo buone piante che diano frutti utili e sani.

L’autenticità è il vero brand

La strategia è fondamentale: per gestire bene la comunicazione online ci sono regole efficaci, ci sono professionisti che possono aiutarci a crescere, tecniche che se applicate portano a buoni risultati. Il brand però siamo noi. Più siamo autentici (con pregi e difetti) più la nostra voce emergerà.

La parola autenticità deriva dal greco: composta da autòs (se stesso) ed entòs (in, dentro) e quindi in vuol dire  che autentico è ciò che si riferisce alla nostra vera interiorità, al di là di quello che vogliamo apparire o tentiamo di essere. Lavoriamo su noi stessi, sul valore che abbiamo, sugli argomenti che conosciamo. Saremo così riconosciuti sempre.

Lavoriamo su noi stessi, sul valore che abbiamo, sugli argomenti che conosciamo bene. Emergeremo sempre. Per quello che siamo.

Quando non trovi le parole cercale in te, non negli altri. Solo così ti esprimeranno al meglio.

 

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