Come scrivere il parlato dei personaggi

La domanda è più che legittima: come possiamo scrivere nel modo migliore il parlato dei personaggi?  Quando ci troviamo alle prese con una storia e quindi dobbiamo creare i personaggi è necessario confrontarsi con i dialoghi, quindi con il parlato del personaggio stesso. Non solo. Se la narrazione viene fatta attraverso la voce del o dei protagonisti la questione si pone ancora più urgente.

Devo rendere il parlato del personaggio nella sua totalità, a misura del caracter, anche a scapito della scrittura, della grammatica, a volte dello stile?

Se dobbiamo narrare di un personaggi che non abbia grande dimestichezza con la lingua ci domandiamo se dobbiamo scriverlo così, farlo parlare come noi lo percepiamo, con errori, inflessioni dialettali o magari, al contrario, espressioni enfatiche, poetiche, retoriche.

Quello di cui dobbiamo preoccuparci è prima di tutto questo: la credibilità.

Le persone di cui stiamo narrando la vicenda umana, i pensieri, le azioni sono credibili? Quando un personaggio è credibile? Il lettore è la misura di tutto. Se leggendo s’intravede l’autore e i suoi artifici dietro al protagonista siamo di fronte ad un errore narrativo. Quando il personaggio è vero, perché è stato “sentito” ma anche studiato, ascoltato, visualizzato, penetrato il linguaggio, credetemi, viene da sé e non può essere altrimenti. Per questo il lavoro capillare, attento, quasi maniacale sul personaggio non può che dare ottimi risultati e fugare la maggior parte dei dubbi.

Vi faccio alcuni esempi.

“Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda: è la storia vera di Enaiatollah Akbari, ragazzino,  e del suo ‘incredibile viaggio che, fuggendo dall’Afghanistan lo porterà in Italia passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Fabio Geda è un giornalista, ha intervistato il ragazzo e ha deciso di narrare la sua storia con la voce stessa di Enaiatollah Akbari. Come secondo voi? Mediando.

Mediando tra la verità di una voce che non poteva conoscere i costrutti della nostra lingua e la ruvidezza dell’espressività che può avere uno straniero di 13 anni con sulle spalle un vissuto così pesante e nello stesso tempo aperto al futuro. Altro esempio – che ho citato così tante volte che la Sellerio dovrebbe ormai decidersi a considerare una mia percentuale sulle vendite del titolo – “Uomini nudi” della Bartlett: si alternano quattro personaggi, parlano, pensano e dialogano tra loro. Quasi l’autrice non si preoccupa di dirci quando entra in scena l’uno piuttosto che l’altro tanto li ha così ben costruiti che lo capiamo da soli. Quando parlano certo sono diversi anche se non in maniera eclatante, differiscono nelle pause, nel fraseggio; in uno, più fluido e  nell’altro più spezzato ma è la personalità che li differenzia, il sentire, l’essere quello che sono e l’evoluzione delle loro esistenze che ci mostrano.

Bisogna trovare il compromesso tra il caracter e la scrittura?

Certo ma prima di tutto, prima di arrivare a questo quesito che è importante e va posto, preoccupiamoci di conoscere i nostri personaggi non in maniera superficiale ma in profondità così che quella parola proferita non possa che essere la loro. Ho creato un corso on line dedicato ai personaggi, chi l’ha seguito e lo sta seguendo mi ha detto: non avrei mai immaginato che andasse fatto un lavoro di questo tipo. Invece dovete immaginarlo, dovete spenderci tempo ed energie. I personaggi sono la storia, senza di loro che cosa narriamo? 

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