Sai di quante revisioni ha bisogno un testo scritto

Vi siete domandati – sono certa di sì – di quante revisioni in media abbia bisogno un testo per essere pronto alla pubblicazione, sia essa online o cartacea? Dirò una cosa scontata, lo so: dipende. Un post è cosa ben diversa da un racconto o da un romanzo, il testo di una landing page è differente – anche per finalità – da un articolo di giornale o di blog.

La cosa che sto per dirvi potrebbe incoraggiarvi o scioccarvi, esaltarvi o deprimervi. O forse nulla di tutto questo perché ogni testo e ogni autore hanno fasi diverse e differenti modalità di lavoro. Questa esperienza però ve la voglio raccontare. Tra i vari editing con su cui sto lavorando e scrittori con cui mi sto confrontando c’è l’autore di un racconto che è arrivato – anzi, siamo arrivati – alla revisione n. 61 ma non escludo che mentre sono qui a scrivere lui stia apportando ulteriori modifiche al suo testo. Considerate che lui ogni volta che mette mano rinumera la revisione (le conserva tutte dalla prima all’ultima della settimana scorsa). Pensate che sia una sindrome bisognosa di cure? No, per niente. Quest’autore ha deciso di fare allenamento, di scrivere questo racconto come una sorta di palestra per mettersi alla prova. Ha fatto, in effetti, dei passi enormi.

Ma per raggiungere buoni risultati è necessario rivedere così tante volte  un testo?

Diciamo che rivederlo è importante: correggere errori grammaticali, refusi, sintassi è la prima cosa. Se si tratta di un romanzo, poi, la revisione è un vero e proprio lavoro. Per esperienza posso dire che quando gli autori hanno voglia di migliorare e non si stancano i risultati sono ottimi, davvero la scrittura cresce e si perfeziona. A volte ci sono testi che hanno bisogno di poche riletture, di semplici aggiustamenti di taglio, di approfondimenti o di potature e allora il numero degli interventi si riduce. Per esempio, quando scrivo un post lo correggo, lo rivedo, lo riscrivo almeno 3 o 4 volte, quasi mai è “buona la prima”. Certo, non dobbiamo entrare in un circolo vizioso e non sentirci mai pronti, ne avevo parlato anche in un precedente articolo a cui ti rimando (Quando chi scrive è pronto per uscire allo scoperto?) ma, nello stesso tempo, dobbiamo essere consapevoli quanto sia importante rivedere, rileggere e correggere. Pensiamo a quello che scriviamo come ad un lavoro sartoriale: lo stile parlerà di noi. Smettiamo di correggere quando sappiamo di aver dato il meglio di noi stessi.

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