ispirarsi o copiare

Ispirarsi o copiare? La differenza c’è. La rete, con la pubblicazione dei contenuti e delle grafiche on line, ha accentuato di molto il rischio di veder copiare i propri contenuti e la proprie scelte d’immagine. Spesso dietro ci sono anche investimenti notevoli di studio e di comunicazione e vedersi copiati sembra vanificare il nostro lavoro.

Per quello che vedo, penso che vada chiarito bene il concetto. Un conto è prendere spunto, ispirarsi; un altro copiare.

Ispirarsi è trovare un punto di partenza, un input che poi però richiede elaborazione, ricerca, impegno. Nell’ispirazione c’è uno sforzo da compiere per trovare la propria originalità. Mi ispiro quando traggo un suggerimento da un argomento che un altro ha trattato e, trattandolo a mia volta, faccio esplicito riferimento (nome e cognome) all’autore da cui ho preso spunto. Non prendo l’idea e faccio un mio articolo che magari rispecchia anche il procedere della trattazione di un altro: questo è copiare.

Perché si copia?

Perché non abbiamo una strategia ben precisa e quindi abbiamo bisogno di ancorarsi a chi invece ce l’ha e la mette in atto, bella o brutta che sia. Perché non siamo abbastanza orgogliosi e sicuri di quello che stiamo facendo. Se sai dove stai andando sarai tu a stabilire la rotta e non ti sognerai neppure di seguire strade tracciate da altri o, almeno, le rivestirai della tua personalità.

Copiamo perché non sappiamo immergerci in noi stessi e trovare la nostra unica espressività. Perché è più comodo. E perché non abbiamo abbastanza fiducia in noi stessi. A volte, più furbescamente, pensiamo in questo modo di sfruttare la scia ascendente di un’altra persona.

Certo, lo so di chi mi state per fare il nome: Steve Jobs. Molte delle sue più grandi idee poggiano le basi su progetti di altri: è vero. Ha fatto di più che prendere spunto, più che ispirarsi. Si è del tutto impadronito dell’idea. Ha copiato? No: ha stravolto, ha potenziato. Ha fatto quello che il proprietario dell’idea non ha saputo fare: comunicarla al mondo come la migliore idea che si potesse avere.

Peccato che in genere non si vedano queste tipologie di “copiature” ma tutto si fermi nel fare proprie idee e contenuti di altri. Nelle modalità di fare video per esempio, nelle grafiche promozionali anche. Essere copiati, invece, dopo il primo momento di scoramento, dovrebbe essere gratificante: si fa scuola. Mettiamola così.

Nell’ambito dei contenuti della formazione i plagi veri e propri sono tanti. Il grande Tony Robbins per esempio in Italia ha da anni delle vere e proprie controfigure (anche se non ne raggiungono l’altezza in ogni senso). Non possiamo creare un format riempiendolo di contenuti di altri; andare a certificarsi in una data disciplina, per esempio, è poi riprodurre (nelle movenze, nelle musiche, nei titoli) i format originali di altri.  Portiamo avanti quello che abbiamo imparato ma mettiamoci del nostro, ideiamo nomi e contesti, troviamo idee, mettiamoci in gioco con fatica, creatività, lavoro. Trovo che sia frustrante copiare. E le persone poi lo vedono.

La differenza tanto la farà sempre e comunque la personalità. Lo stile che nasce dalla conoscenza di sé.

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